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(L. Mies v. d. Rohe)

 

Sviluppo urbano sostenibile: in Germania e nel mondo

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Di sviluppo urbano come impegno globale sostenibile si discute già dai tempi della Conferenza mondiale di Rio 1992. La sostenibilità si riferisce essenzialmente a comportamenti di tutela e salvaguardia delle risorse naturali da consegnare alle generazioni future. Il principio di non tagliare più alberi più di quanti possono crescere ebbe origine in ambito delle Scienze forestali ed è stato già applicato fin dal 18. Secolo. L' insita idea della sostenibilità è collegata ad una visione integrativa nel senso che interessi sociali, economici ed economici devono essere condotti ad un riequilibrio responsabile degli ecosistemi.

 

Anche il concetto di sviluppo urbano sostenibile non è nuovo nel contesto della pianificazione urbana, tenuto conto che già fin dagli anni Sessanta in alcuni Paesi occidentali a democrazia compiuta, che certamente „questa“ italia è inspiegabilmente assente, continua è un dibattito intorno ad una pianificazione urbana integrata. L' idea di una saggia Governance delle politiche urbane è sempre esistita nella coscienza die popoli. Con il sopravvento della rivoluzione industriale, che non poco con il sorgere della questioni igienica ed abitativa e la condizione sociale dei lavoratori nel 19. Secolo finì per cambiare il volto delle città, s' impose una nuova dimensione dello sviluppo urbano in Europa. Uno sviluppo che oggi continua, assumendo macroscale in altri tempi inimmaginabili, nelle città della Cina e nelle megacities. Lo sviluppo sostenibile trafersice così l' idea di un affastellmento degli interessi concernenti la difesa dell' Ambiente, dello sviluppo economico e del riequilibrio sociale dalla scena della politica mondiale in direzione del livello comunale.

 

Lo sviluppo urbano sostenibile viene, pertanto, assunto come modello,talvolta con tendenza, se non aspetti romantico-idealisti, al punto da far percepire il processo pianificatorio urbano e territoriale come sforzo d' incerto successo. L' implementazione dello sviluppo urbano sostenibile continuò negli anni Novanta con l' individuazione di indicatori sistemici in workshops di esperti e cittadini nel contesto della cosiddetta Agenda Locale 21. Aspetti di accettanza così come il carattere progettuale di molte iniziative conferirono alle premesse degli indicatori stessi segni di una debole sostenibilità. Raramente ebbe luogo un monitoring sistematico a lunga scadenza finalizzato al controllo e all' ottimatizzazione die provvedimenti. Oggi i sistemi degli indicatori sono stati più volte sostituiti da valori della qualità della vita come, p.e., urbanità, riscoperta del ruolo degli spazi pubblici, verde e sicurezza nelle città. Purtroppo in tal senso poco o nulla è successo in „questa“ italia, vuoi per inerzia politica e istituzione, vuoi per la carente formazione di soggetti tacnici nelle Scuole di Architettura e d' Ingegneria.

 

Per inquadrare il discorso sulla sostenibilità latu sensu e dello sviluppo urbano, strictu sensu, occorre tener presente il dato secondo cui oggi una persona su due vive in città.con tendenza alla crescita, donde per poter vivere bene in futuro, in primis abbiamo bisogno di alloggi a prezzi accessibili e di una politica di sviluppo urbano sostenibile e integrato, ma anche di lavoro a dignità d' uomo, infrastrutture e mobilità sostenibili, sicché salute e partecipazione umana fanno tutte parte delle città vivibili. Aree rurali vivibili, centri minori con buoni posti di lavoro e infrastrutture primarie e secondarie, rapporti di vicinato e contatti sociali più intensi contribuiscono ad attenuare la voglia di vivere nella città. In tal senso si sono impegnati Governo federale e comunità internazionale.

 

A livello globale, più della metà della popolazione in Germania,anche tre persone su quattro vivono nelle città. Si prevede che circa il 66-75% della popolazione mondiale vivrà nelle città entro il 2050. Le sfide cui si dovrà andare incontro sono considerevoli, in ispecie per quanto attiene difesa e cura dell' ambiente, salute, approvigionamento energetico e gestione die rifiuti. Sebbene la vita nelle città possa essere resa più efficiente che in campagna, le città attualmente consumano fino al 75% dell'energia prodotta nel mondo. Allo stesso tempo, generano circa l'80% del prodotto interno lordo globale. Sono quindi responsabili fino al 75% delle emissioni di CO2 legate al fabbisogno energetico globale dell'umanità.

 

Il futuro delle città sarà cruciale per uno sviluppo ecocompatibile e per la lotta ai ambiamento climatici in atto. Inoltre mobilità in tutte le sue forme e l' accesso a prezzi accessibili al bene-casa in termini di alloggi sono decisivi per la qualità della vita, donde una delle principali sfide riguarda le politiche di sviluppo urbano. Inoltre la città inclusiva deve poter offrire agli abitanti il miglior accesso possibile all'istruzione e all'assistenza sanitaria.

 

Nel concorso "Città del futuro" del Ministero Federale dell'Istruzione e della Ricerca, i comuni di tutta la Germania sviluppano visioni per la città del futuro insieme ai loro cittadini, che traducono in concetti di pianificazione concreti e mettono in pratica già dal 2019. L'Agenda 2030, concordata dalla comunità internazionale a New York nel 2015, contiene importanti risposte a queste sfide. Con l'obiettivo di <Sostenibilità globale 11>, gli stati sono per la prima volta impegnati in uno sviluppo urbano sostenibile e inclusivo in tutto il mondo! Questo obiettivo globale è stato concretizzato dalla New Urban Agenda (2016).

 

Lo sviluppo urbano sostenibile e integrato è al centro della politica del governo federale: nel 2007, la "Carta di Lipsia" ha posto le basi per una nuova politica di sviluppo urbano in Europa. L'iniziativa congiunta tra Stato federale e Regioni, denominata "Politica di sviluppo urbano nazionale", serve ad implementare gli obiettivi e i principi della "Carta di Lipsia" a livello nazionale.

 

La politica di sviluppo urbano integrato è anche un pilastro importante della strategia high-tech del governo tedesco. Con esso, nel 2012 è stato definito il progetto futuro della "Città CO2 neutrale, adattata al clima ed efficiente dal punto di vista energetico" ed è stata sviluppata una "Agenda di ricerca e innovazione per la città del futuro" (FINA) all' interno della "Piattaforma nazionale per la città del futuro" insieme a comuni, scienza, imprese e società civile. Con l'obiettivo di una solida implementazione viene promosso e attivato lo scambio di buone soluzioni da trasferire nella pratica locale. A tal uopo nel 2016 è stata fondata la "Piattaforma per l'innovazione Future City" del governo federale.

 

Lo sviluppo dei centri minori è altrettanto importante per garantire condizioni di vita uguali a tutti i cittadini Oltre all' offerta di diversificate opportunità è prevista la promozione di iniziative locali grazie all'impegno della società civile, nonché il superamento del divario digitale tra regioni urbane e centri minori. Lo sviluppo urbano è stato di conseguenza implementato come uno dei campi d'azione della politica di sviluppo europea, laddove per sviluppo urbano sostenibile non deve intendersi soltanto iniziative espansive che necessariamente richiedono un' infrastrutturazione del territorio dai costi esorbitanti che in Italia, per via del deficit delle varie fasi di programmazione, progettazione, esecuzione, controllo e gestioni dei costi (vedasi in tal senso il perverso silenzio che avvolge ancora il costo totale di ricostruzione del ponte-viadotto „Polcevera“ di Genova), fino alle forme più disoneste di speculazione fondiaria ed edilizia in assenza di una rigorosa gestione dei suoli, ma anche, e soprattutto ,un „intelligente“ processo d' implosione che senza se e senza ma deve sollecitare innovative strategie urbane, vuoi per l' esistenza nella città di tutte le infrastrutture primarie e secondarie e la disponibilità di interstizi urbani da edificare ed aree dismesse da densificare, e così poter avviare una radicale operazione di <renovatio urbis> e di cultura urbana avente come obiettivo primario la demolizione e ricostruzione di fatiscenti cortine edilizie, siano esse semplici o doppie, la demolizione e rifusione di edifici contigui fatiscenti, il tutto da ricostruire secondo i più attuali criteri di sicurezza (antisismica), di igiene (ventilazione naturale degli edifici), di soleggiamento, di economia e distributivi.

 

Sarebbe questa un' occasione unica per coniugare finalmente analisi, sociologia, psicologia e pianificazione urbane affidando, come da prassi costante in Germania, al ruolo del Piano Particolareggiato,

 

 

 

 

finalizzato alla pianificazione definitiva e vincolante, che con le sue prescrizioni (a differenza del Piano Regolatore Generale che in forza delle sue indicazioni è finalizzazo soltanto alla ´zonizzazione“, intesa come distribuzione sull' intero territorio comunale delle „zone di destinazione“): allineamenti e tipologie stradali, tipologie urbanistiche, tipologie residenziali, indice di superficie per lotto edificabile, indice di superficie di piano per il numero die piani fuoriterra consentiti, esclusione categorica del disonesto <indice di cubatura>, forma dei tetti, distanze tra gli edifici, etc., consente la costruzione „logica e razionale“ (L.B. A l b e r t i) della città che così diventa espressione di quella Cultura del Progetto (V. Gregotti) che per forza di cosa deve essere ricondotta al „Bauen Wohnen Denken“ di Martin Heidegger, laddove questi non intende la vita come un' attività tra le altre, ma come quella il modo assoluto di essere dell' uomo sulla terra. Lo sottolinea in forza delle sue discussioni etimologiche (bauen => ich bin/io sono, p. 141). Il suo concetto dell' abitare (Wohnen) che evidentemente non si esaurisce nel mero alloggio („Innehaben einer Unterkunft). Già il costruire (Das Bauen) è per lui, secondo l' etimologia, abitare (Wohnen).“Non viviamo perché noi abbiamo costruito, ma noi costruiamo e abbiamo costruito nella misura in cui abitiamo, cioè siamo abitanti“ („Wir wohnen nicht, weil wir gebaut haben, sondern wir bauen und haben gebaut, insofern wir wohnen, d.h. als die Wohnenden sind“, p.143).

 

Heidegger intende il tratto fondamentale dell' abitare nella quadrupice bellezza del quadrilatero, cioè del quartiere („im vierfaeltigen Schonen des Gevierts“, p. 145). Parla di salvare la terra, di ricevere il cielo, dell' attesa del Divino, accompagnare i mortali. Ciascuna delle quattro „aree“ dell' inseparabile quadrilatero si riferisce a un aspetto centrale della nostra esistenza (Dasein). La terra indica l' ambiente, flora e fauna concretamente il suolo. Il cielo indica il tempo così come quei fenomeni che strutturano il nostro tempo( cambio del giorno e della notte, etc.). Il termine mortale esprime la finitezza della nostra esistenza. Con il Divino Heidegger non si rivolge soltanto alla Religione, bensì credibilmente anche, o soprattutto, alla temporalità. Heidegger, tanto per restare in ambito dell' Architettura, demarca nettamente il suo concetto di spazio (Raum) da quello di matematica o geometria. Gli edifici costituiscono luoghi e spazi la cui individualità non può mai essere ridotta allo spazio della matematica. Di conseguenza, la „piazza“, il luogo della socialità, viene protetta tenendola nelle cose, cioè tra gli edifici, dove le viene assegnato un posto („eine Staette verstatte“). Heidegger illustra questo concetto richiamandosi alla funzione „ponte“ (Noi ne abbiamo curato un breve accenno nel corso dell' elaborazione dell' Idea | Progetto per la ricostruzione del Ponte-Viadotto „Riccardo morandi“, oggi San Giorgio“, di Genova), respingendo il principio secondo cui il pavimento delle stanze („der Grund der Raeume“) è da trovare in quello spazio astratto. Contro una tale assolutizzazione del concetto matematico di spazio, Heidegger ricorre ad un rapporto „più originale“ („urspruenglicheres Verhaeltnis“) tra zuomo e spazio, un rapporto che a sua volta si basa sull' abitare e quindi motivato in riferimento al „quartiere“ („Geviert“).

 

Ma vivere tenendo conto del „quartiere“ è secondo Heidegger per niente ovvio. Il „vero bisogno dell' abitare“ consiste nel fatto che l' abitare deve essere prima appreso (diremmo, „metabolizzato“, ndr). Ciò consente nello stesso tempo una nuova comprensione del rapporto tra costruire e abitare. „Soltanto se nello stesso tempo abbiamo la capacità di abitare, possiamo costruire corretteamente“ („Nur wenn wir das Wohnen vermoegen, koennen wir | „richtig“ | bauen.“)

 

Più complesso è il discorso sull' origine e significato del „progetto“ („Entwurf“), in ispecie per l' architetto, che Heidegger introduce nella scomposizione del termini „progetto“ in „pro“ e „getto“ („ent-wurf“) e riconduce alla „svolta copernicana“ di Kant nella filosofia riconoscendo che „la ragione vede solo ciò che essa stessa produce secondo il suo disegno“. Ecco, allora, apparire il termine „disegno“ che si consolida nel termine „pro-getto“ („ent-wurf“), laddove il prefisso „pro“ (ted.: „ent“) possiamo configurare come un atto finalizzato al „getto“ di qualcosa (ted.: „wurf“) che per l' architetto è quel momento, idea-lampo, dal quale, poi, scaturisce l' elaborazione finale, p.e., di un edificio e l' impianto di una città. Diremmmo lo „skizzo“ ! E così è. Non è stupendo tutto questo per capire la complessità e la differenza di quel „cogitare“, cioè „pensare“, che sta tra la „ragione“ (le tre „Ragioni“ di Kant!), razionalità, riflessione in area della Germania ed emotività, impulso in area dell' Italia. E quì che occorre fermarsi per porci, come italiani, criticamente in discussione e penetrare le differenze di fondo esistenti tra i due mondi e, indi, trasferire la riflessione alle premesse che devono informare l' utilizzo e l' applicazione del Recovery fund nelle linee formulate qualche giorno fa dalla Signora, Dr. Ursula von der Leyen, in nome dell' Unione europea, e rivolte alla classe politica dirigente di „questa“ italia che da tempo „Italia“ non è (più) al fine di individuare e definire con nitidezza assoluta in termini di progetti „esecutivi“ controllabili i punti di forza primari (siamo, pertanto, alle priorità), vitali e indispensabili per poter parlare di radicali mutamentici (così come si parla di mutamenti climatici e demografici) politici, sociali, economici e comportamentali nella realtà odierna italiana.

 

E un discorso che non è fatto di parole, bensí di „questioni“: abitativa irriissolta (v. „Zur Wohnungsfrage“ di Friedrich Engels) e urbana (v. „La Révolution urbaine“ di  Henri Lefebvre), in primis, che deve ricondotto al recupero di quella unica e irripetibile eredità qual' è quella della città storica italiana da tempo consegnata alle fauci di sciacalli nel silenzio più disonesto del culturame accademico e istituzionale che gli spiriti nobili e sensibili possiamo cogliere nella realtà urbana della Mediolanum,

 

ex capitale morale sognata d' Italia alla quale spudoratamente viene ripropostoa la semina di „nuovi grattacieli“ (v. Milano/Cronaca del 14.9.2020) sgembi a mortificare il disegno dall' ordinato impianto radiocentrico (che fu anche del Leonardo-urbanista),

 

per sfamare quegli architetti, ingegneri e geometri meneghini che recentemente hanno latrato un sos pietoso al grido rauco di: <Burocrazia lenta, serve uno sprint digitale> (v. Milano/Cronaca 6.8.2020), giammai una ribellione per la vergognasa assenza di: a. Una <Legge urbanistica „nazionale“> e l' abolizione delle cretine leggine urbanistiche regionali, b. Un <Ordinamento „nazionale“ sull' uso die suoli e die lotti edificabili> che escluda quel disonesto e radicato „indice di cubatura“ (Diritto urbanistico); c. <Regolamenti edilizi regionali>, autentici volani di economia e, d. <Statuti urbani> (Diritto edilizio pubblico).

 

Realtà tutte che si possono cogliere nella composta e ordinata Germania con la città di Francoforte sul Meno legata a Milano da un gemellaggio e mai assunta, sia pure per curiosità, come possibile ispirazione a fare le cose con serietà. Raccomandazione accorata a suo tempo dallo scrivente rivolta alla „sindachessa“ Letizia Moratti e ad un balbettante prof. del Polimi, entrambi inondati di informazioni tecnico-giuridiche e Piani Particolareggiati precipui della saggia Governace urbana in Germania.

 

Con l'Agenda 2030, nel 2015 è stato concordato per la prima volta a New York un obiettivo globale per la creazione di città e comunità sostenibili. Questo è uno dei 17 obiettivi globali per lo sviluppo sostenibile della comunità internazionale. I 17 obiettivi globali per lo sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), sono rivolti ai governi di tutto il mondo, oltreché alle società civili, al settore privato e soprattutto alla scienza, didattica e ricerca nelle sedi di competenza..

 

L'obiettivo generale è quello di rendere le città inclusive, sicure, resilienti e sostenibili. Nello specifico, questo include, tra le altre cose: Uso sostenibile del territorio; Mobilità sicura, economica e sostenibile in città e nei centri minori; Riduzione dell'impatto ambientale; Servizi di base sicuri e connessione digitale delle comunità rurali e dei centri minori; Alloggi a costi accessibili grazie ad un ricorso generalizzato sia all' industrializzazione edilizia, che alla prefabbricazione, guardando con attenzione alle già ben avviate e solidificate tecnologie del legno, di economia circolare con l' impiego di inerti provenienti da macerie dell' edilizia, di innovazione e ricerca nella produzione di leganti cementizi e di conglomerati con armature al carboni (v. www.teorico.eu, Categoria: Costruzione) in Paesi come Austria, Svizzera, Germania, Olanda e Paesi Scandinavi.

 

Il modo in cui i governi nazionali e locali e la comunità internazionale affrontano le opportunità e le sfide della crescente urbanizzazione ha un impatto diretto sul conseguimento degli obiettivi dell'Agenda 2030 e degli obiettivi climatici di Parigi. Questo è il motivo per cui la comunità internazionale degli Stati nel 2016 ha adottato la "New Urban Agenda" come linea guida politica comune per lo sviluppo urbano per i prossimi due decenni. Le finalità ambiziose della "Nuova Agenda Urbana" è la definizione di un modello di città sostenibile, che sia vivibile, economicamente forte, rispettosa dell'ambiente, resiliente e socialmente inclusiva.

 

La strategia perseguita dalla Germania per uno sviluppo urbano sostenibile a tutti i livelli è possibile grazie all' esistenza dei consolidati Diritto urbanistico e Diritto edilizio pubblico, di un efficiente apparato di norme edilizie, la seria Governance in tema di politiche urbane rispettivamente ai livelli federale, regionale, comprensoriale e comunale.

 

Diritto urbanistico, ripetiamo ancora una volta, nelle sue due componenti essenziali di <Legge urbanistica „nazionale“> e <Ordinamento „nazionale“ sull' uso dei suoli e dei lotti edificabili>; Diritto edilizio pubblico nelle sue due componenti essenziali di <Regolamenti edilizi regionali> e <Statuti urbani>. La presenza ai livelli delle grandi e medie città, delle Regioni e dei Comprensori di Uffici tecnici e Uffici per lo Sviluppo, la Pianificazione urbana e Mobilità, affidati a team di architetti di provata capacità professionali e coordinati da Decernenti (dal lat.: decernere; ital.: decidere) – gli assessori in Italia raccattatti dalle discariche della malapolitica - , costituiscono una sicura premessa che trova il suo pendant nella buona politica, per affrontare e gestire le immani sfide che ci attendono.

 

Si tratta, beninteso, non di una prerogativa di esclusività della Germania, bensì di una costante presente in tutti i Paesi della Mittel- e Nordeuropa che vede, e chissà per quanto tempo ancora, „questa“ italia strangolata dai tentacoli della malapolitica, del malaffare, della corruzione, del caos e da radicate superficialità e improvvisazione che vive e si rinnova soltanto in ragione di quell' eterna e vischiosa, quanto puerile e irresponsabile vocazione alla <bellafigura>, che ha finito per avvolgere nel fumo della sua vuotaggine ogni spinta emotiva e, ahinoi, il pulsare di un interiore orgoglio nazionale.

 

È un' italia, la Nostra, che festeggia la ricorrenza della fine del potere temporale dei papi, ma non riesce a liberarsi da una provocante invadenza chiesastica inchiodata sui suoi dogmi che sfuggono alla ragione e all' intelletto. Un' italia che giubila per le conquiste (sic) conseguite a farsa elettorale consumata in attesa di un fantomatico Recovery fund anticipato giammai da proposte fondate su programmazione, pianificazione, scelte di obiettivi dai contorni chiari, piuttosto da: nuove assunzioni nella pubblica (dis)amministrazione (leggasi „precari“), incentivi per il lavoro, per i pagamenti elettronici, tante . . . . tantissime misure per lo smart working e la digitalizzazione . . . . dal voto elettronico per gli italiani all' estero alla <giustizia predittiva> (vai a spiegarlo all' uomo della strada!) per l' Avvocatura di uno Stato (che non c' è in quanto strangolato ancora in fasce il 1. Maggio 1947 a Portella delle Ginestre da Bernardo Mattarella, padre del Sergio), che aiuta a scrivere pareri e memorie sulla base dei precedenti, fino a una <costellazione di piccoli satelliti per il monitoraggio dello spazio extra atmosferico>

E allora che „questa“ italia – che mai avrà le sembianze dell' ITALIA che portiamo nel cuore - continui pure a tenersi Paola De Micheli e Gianfranco Cancelleri a quel MIT squinternato che da anni avrebbe dovuto assurgere alla dignità di <Ministero per lo Sviluppo, la Pianificazione urbana e territoriale, Mobilità e Trasporti>, masticare e rimasticare le consuete banalità quotidiane servitele prima a mezzogiorno e, come se non bastasse, ancora una volta a sera da media statali ad usum delphinorum, oltreché da quotidiani, print e online, asserviti alla malapolitica, che né informano né formano.

 

Ad affrontare e risolvere le sfide del presente e del futuro provvedono altri. E tanto basta.

 

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