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eno è più)
(L. Mies v. d. Rohe)

 

La città tra densità urbana e urbanità

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La densità urbana è sempliciter un numero . . . .

ma può diventare „urbanità“, se . . .


questa“ Italia fosse un paese civile. E, a proposito di civiltà, qualche tempo fa ho letto un pensiero che mi sono annotato e che di seguito riporto.

 

Civiltà è di l' opposto di caos e barbarie. La civiltà è una fase avanzata della società umana, in cui le persone vivono con un ragionevole grado di organizzazione e comfort e possono e possono dedicarsi a cose come l' arte e l' istruzione, avendo superato le problematiche relative al procacciarsi il cibo o difendere la propria prole.

Solitamente si attribuiscono alla civiltà caratteristiche positive, tra le quali spicca il saper starre insieme e condividere una vicinanza sociale basata (Covid permettendo, ndr.) sul rispetto reciproco. Le persone civili sono quelle che sanno essere gentili con il prossimo, anche se gli sta antipatico. Solo attraverso la civiltà si possono porre le basi per l' instaurarsi di una società in cui possiamo tutti vivere allegramente.

 

Si può equiparare l' urbanistica alla pianificazione urbana (dt.: Raumplanung)? La relazione delle varie discipline ai temi di densità e città è alquanto differenziata, tale da essere vista come problema o un'opportunità.

Spazi urbani con la stessa densità, ma di aspetti completamente diversi? Una circostanza, questa, che può essere possibile come dimostrano le due immagini di contesti urbani della la stessa densità, tuttavia la composizione spaziale, la loro edificazione e la conformazione dello spazio che generano non potrebbero essere più diversi.

Quale il significato espresso dall' indice di densità nel contesto della pianificazione urbana all' in considerazione dei suoi diversi aspetti e delle sue interfacce in riferimento alla pianificazione interdisciplinare, in genere? Il tema è oltremodo attuale e allo stesso tempo molto impegnativo in quanto al ruolo di collegamento delle discipline coinvolte nel processo di pianificazione urbana come: architettura, pianificazione urbana e territoriale (pianificazione spaziale), ecologia, economia, diritto e ingegneria, geografia e scienze sociali. In questo contesto, non sorprende che urbanistica e pianificazione urbana vengano sovente confuse tra loro nel senso che, mentre l' urbanistica si configura come disciplina che studia il territorio antropizzato, coinvolgendo l' estetica urbana, fino alla percezione sensuale dello spazio pubblico nelle sue diversificazioni in piazze, slarghi, strade maestre, generatrici di urbanizzazione (in massima retaggio di antichi cardi, decumani e antiche platee), campi, campielli, sottoporteghi et varia, che possiamo definire „coreografia spaziale“, la pianificazione urbana affronta gli aspetti dello sviluppo urbano e relative sue strutture spaziali e sociali tenendo in debito conto interessi pubblici e privati allo scopo di minimizzarne tensioni e conflitti. Inoltre serve a creare le premesse d' ordine dell' attività edilizia pubblica e privata pilotando nel miglior modo possibile lo sviluppo del complesso sistema infrastrutturale ed urbanistico del sito (territorio comunale, quartiere, comparto urbano, etc.) sulla base di una procedura formale in forza di direttive regolate da una <Legge urbanistica „nazionale“>.

 

Il primo passo è di conseguenza in direzione di una pianificazione „preliminare“ in forza di un <Piano Regolatore Generale> che investe tutto il territorio comunale ivi distribuendo le varie destinazioni d' uso (Zoning). In sostanza il PRG essenzialmente contiene „indicazioni“. mentre le „prescrizioni“ insite ad una pianificazione „vincolante“ per ambiti spaziali contenute nel <Piano Particolareggiato>, in forza di un <Ordinamento „nazionale“ sull' uso dei suoli e dei lotti edificabili> stabiliscono in maniera chiara ed inequivocabile: 1. <Indice di superficie> che prescrive quanti mq. della superficie del lotto sono consentiti e di conseguenza possono essere edificati (GRZ= Grundflächenzahl, in Germania) ,2. <Indice di superficie di piano> che prescrive quanti mq. di superficie abitabile sono ammessi nel senso della superficie di cui al Punto 1. (GFZ= Geschossflaechenzahl, in Germania) per il numero die piani fuoriterra consentiti, 3. Numero (vincolante e/o no) dei piani fuoriterra prescritti dal PP, regolano tassativamente e in maniera dettagliata l' uso edilizio dei suoli in guisa che ai settori competenti dell' Amministrazione comunale (Uffici tecnici comunali) possa essere consentito l' esame e il controllo della rispondenza delle richieste all' edificazione da parte della committenza pubblica e privata alle direttive, norme e regolamenti vigenti. Responsabili della redazione di PRGi e PPi sono le Amministrazioni comunali che a loro volta devono sottostare al controllo tecnico e giuridico di stadi amministrativi superiori. Una prassi, questa, del tutto assente in „questa“ Italia senza regole, preda dell' ingordigia di una malapolitica invadente che scientemente ha reso insignificante una chiara distinzione di ruoli e funzioni tra Pubblica Amministrazione e Potere politico.

 

In termini aritmetici, se p.e. per il Punto 1. la superficie di un immobile delle dimensioni di 12m x 10m è di 120 mq e la superficie del lotto edificabile è di mq 600, il rapporto 120/600= 0,2 altro non esprime che l' indice di superficie Se p.e. la „mascherina“ nell' angolo sotto a destra dell' illustrzione relativa ad uno stralcio diPiano Particolareggiato ha previsto un indice di superficie edificabile dello 0,3, in tal caso l' indiice conseguito dello 0,2 è < (minore) di quello prescritto dello 0,3.

 

 

Nello stralcio di Piano Particolareggiato secondo la prassi vigente in Germania.si possono notare due lotti con ciascuno una casa monofamiliare. La „mascherina“ (td.: Nutzungsschablone), in basso a destra nell' illustrazione, contiene: WA per la destinazione d' uso prevista (td.: nel caso zona destinata a funzione d' uso abitativo, Wohnen, in genere, Allgemein); a destra, il numero „vincolante“ consentito dei piani fuoriterra è dentro un cerchietto (senza cerchietto il numero dei piani consentito non è vincolante!); sotto, a sinistra, l' indice 1. di superficie di edificabilità di lotti, GRZ, è dello 0,3. Per un lotto di terreno della superficie di 600 mq è consentita una superficie di lotto edificabile pari a 600 mq x 0,3 = 180 mq; a destra l' indice 2. di superficie di piano, GFZ, per il numero dei piani fuoriterra è dello 0,6. Per lo stesso lotto di terreno della superficie di 600 mq è consentita una superficie abitabile massima pari a 600 mq x 0,6 = 360 mq distribuita sui due piani fuoriterra consentiti; sotto ancora, a sinistra, SD (td.: Satteldach; copertura con tetto a due spioventi); a destra erroneamente una g al posto di o, üer indicare con una tipologia urbanistica del tipo „chiuso“ g e o stanno rispettivamente per le due consuete tipologie urbanistiche: g per la tipologia „chiusa“ (td.: geschlossen, cioé edifiici contigui) e o per la tipologia „aperta (td.: offen, cioè edifici isolati con distacchi laterali, nella tipicità di case unifamiliari o altre tipologie edilizie non contigue).

Le „prescrizioni“ contenute nella mascherina, trattandosi di uno stralcio di Piano Particolareggiato, denotano la meticolosità della prassi di pianificazione urbana vigente in Germania, donde la raccomandazione al lettore interessato e curioso di approndirne analisi e studio nel contesto generale del complesso Diritto urbanistico per capire quanta perversa e disonesta sia la prassi condotta da 75 anni in Italia dove ancora, e sfacciamente, alla luce della più vergognosa speculazione fondiaria ed edilizia, del degrado urbanistico in ambito urbano e periferico, a predominare è la vergognosa dittatura di un sedicente <indice di edificabilità mc./mq.> a fronte di masse informi di politicanti, giuristi, sedicenti „urbanisti“ ed accademici delle Facoltà di Ingegneria e di Architettura sfornati in serie da fabbrichette universitarie dissestate che han fatto scrivere a taluni critici attenti essere in buona parte la causa dello spudorato debito pubblico nazionale e sollecitato lo scrivente a prendere aspramente posizione contro il „carosello mediatico“ indetto dal capo del Governo, il „giurista“ (Giuseppe Conte, enfaticamente propagato dai soliti media ruffiani asserviti alla malapolitica come sedicenti „stati generali“ radunati per trarre l' Italia dalla mota nella quale affonda da 75 anni con la prospettiva certa di restarvi ad infinitum.

 

Cosa dobbiamo intendere, pertanto in „questa“ Italia, per Urbanistica e Pianificazione urbana? Come affrontare e risolvere le cogenti questioni: abitativa e urbana, regime dei suoli, speculazione fondiaria ed edilizia, gentrificazione, città in contrazione, città sociale, recupero sociale delle periferie, ricostruzione postsismica, cultura urbana, etc., se non si dispone di un efficiente e moderno Diritto urbanistico (Legge urbanistica „nazionale“ e Ordinamento „nazionale“ sull' uso dei die suoli e dei lotti edificabili) e di un rigoroso Diritto edilizio pubblico (Regolamenti edilizi „regionali“ e Statuti urbani), di Scuole di Ingegneria e di Architettura d' avanguardia, di ottimi pianificatori urbani e architetti, di maestranze qualificate e, soprattutto, di orgoglio nazionale e consapevolezza di essere stata l' Italia per secoli culla di autentica cultura urbana ed incubatrice di quella città europea espressa nell' arco storico che dalla polis greca e della Magna Grecia, attraverso urbs romana e civitas medievale, fino alla città (ideale) rinascimentale ha trovato felice e unanimamente riconosciuta conclusione nell' apoteosi delle Citta di Fondazione del Fascismo, in Italia e nelle ex colonie d' Oltremare?

 

Ha un senso, allora, nel clima di dissesto politico e istituzionale, economico e sociale, parlare di sostenibilità, urbanità, identità, estetica, cultura urbana, innovazione, che, poi, altro non sono se non le premesse irrinunciabile del divenire-città?Helsinki

Helsinki

 

 

 Shanghai

 

 

 

Seul

Tuttavia, il dibattito sulla densità urbana, a clima inoltrato di contrazione ed implosione urbana, è quantomai attuale, considerato il fatto che essa, vista in relazione alle tendenze di rivalutazione degli spazi urbani ed alla esaltazione del loro ruolo di riconciliazione del cittadino con la città, oltre a servire al superamento della discrepanza esistente tra la definizione convenzionale di densità strutturale e la predisposizione verso nuovi modelli urbani imposti dai mutamenti demografici in atto, serve a riappropriarsi di quella perduta urbanità e ad elevare la pianificazione urbana agli onori di <progetto urbano> e il pianificatore urbano al ruolo autentico di costruttore della città.

La questione su come può cambiare la forma della città in dipendenza della densità urbana è altrettanto rilevante per poter rispondere alla sentita richiesta di recupero dei tradizionali spazi urbani quali sono stati strade, piazze, parchi, etc., e ed alla riscoperta di quei valori della città compatta che in Italia è „città storica“. O, invece, a causa della negligenza della Politica e dello scarso „amore per la città“ (Le Goff) dobbiamo piompare nella rassegnazione? Come cambiare, allora, il volto e la qualità abitativa della città dell' abbandono in forza della rivalutazione dello spazio urbano pubblico in dipendenza di densità urbana e urbanità?

 

 

In considerazione del fatto che l'indice di densità urbana è uno die parametri fondamentale del processo pianificatorio, vale la pena pensare alla rilevanza del suo valore numerico, ma anche ideale, e chiedersi fino a che punto lo spazio urbano può essere influenzato dalla densità urbana e in dipendenza variare ampiamente la forma della città. Si tratta di un discorso che concerne le proporzioni e il design degli spazi urbani, la questione della privacy o della pubblicità, gli usi, la qualità formale e la qualità stessa della vita nella città da offrire ai cittadini, la dimensione storica e culturale, ma anche l' identità specifica di questi luoghi. In sintesi: domande di Architettura correlata a un contesto più ampio a livello di scala della città.

La visione degli aspetti strutturali e spaziali della città è una caratteristica dello sviluppo urbano. E questo forte riferimento alla morfologia della città (urbanistica nel senso di «costruire una città») è un punto centrale in cui la visione degli architetti differisce dalla pianificazione spaziale. Lo spazio non può essere progettato in quanto funzionale al suo utilizzo, donde l' inutilità di concentrarsi esclusivamente su questioni morfologiche, tralasciando aspetti tecnico-giuridici e infrastrutturali o requisiti di più ampia portata, siano essi sociali, ecologici o economici.

Il fattore decisivo è quì se parlare di spazio architettonico o di spazio geografico. Con un solo numero nella città possono cambiare tante cose e la questione è come manovrarlo.

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