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(L. Mies v. d. Rohe)

 

Il futuro dell' abitare e della città

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Il futuro dell' abitare

 

Alcun tema occupa e preoccupa le società della grande famiglia mondiale in maniera così intensa come l' abitare, sia che si tratti della casa che della città. Si tratta di un trend centrale del quale in Germania ad occuparsi è lo „Zukunftinstitut“, che,,fondato nel 1998, ha caratterizzato in maniera notevole la ricerca sul futuro ponendosi come un influente Thin Tank della ricerca europea sui ternd e sul futuro. L' ambito della sfida quotidiana ruota intorno alla domanda: quali cambiamenti, trends e megatrends caratterizzano il nostro presente e quali deduzioni si possono trarre per il futuro della società, dell' impresa e della cultura.

 Il tema dell' abitare non riflette gli aspetti se in proprietà o in affitto, bensì larelazione tra pubblico e privato, famiglia e lavoro, libertà individuale e sicurezza colletiva. In primopiano si pongono i concetti dell' abitare che devono rispondere alle cogenti domande poste dai mutamenti demografici in corso e in definitiva in che modo di reagire sia ai cambiamenti climatici che agli avvenimenti della natura. Le recenti inondadazioni in Italia, in Europa e nel mondo ha conferito (meno in Italia) al dibattito sul futuro dell' abitare una completamente nuova dimensione e una inaspettata forza esplosiva. Ma anche imprese di servizi e del terziario in quasi tutte le branche: dalle banche alla gestione dei rifiuti urbani, dall' industria dei mobili fino all' high-tech, dalla gastronomia ai gestori di servizi di formazione.

 Gli ambiti del dibattito non sono nuovi e, come da storia ed esperienza, già in tempi lontani l' Italia è sta una precorritrice. Nel primo die dieci libri del re aedificatoria, Leon Battista Alberti paragona lo stato a una grande casa e la casa, a sua volta, a un piccolo stato. Nella parte successiva si chiarisce che egli non intende riferirsi all' involucro, bensì agli spazi della casa, allorché presenta gli elementi della grande casa come Casipole, Atrio, Portico, etc. Nel quinto libro, nell' nesposizione sugli edifici privati, l' Alberti definisce la casa come una piccola città, durante la costruzione della quale si debba prendere in considerazione alla stessa maniera tutto quanto si associa all' impianto di una città: <La città è una grande casa per una grande famiglia>. In quanto „casa grande“ lo stato e la città sono posti in analogia: nella struttura spaziale della città. Corrispondentemente nell' articolazione spaziale di una „casa grande, si rispecchia la struttura dell

Domotica totale

Ma la casa, anche come volano dell' economia e fonte di occupazione, se si pensa al Piano Fanfani, istituito con la Legge 28 Febbraio 1949, 43, Provvedimenti per incrementare l' occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori, voluto dall' uomp politico, ministro del Lavoro e della Previdenza e successivamente presidente del Consiglio, che lo varò, del quale ancora fresco era il ricordo (lui che era stato docente di Mistica Fascista) della ristrutturazione dell' Istituto fascista per le Case popolari in Azienda delle <Popolarissime> il cui ente bandisce un concorso per alloggi da destinarsi a famiglie numerose. Il progetto vincitore è quello degli architetti Franco Albini, Renato Camus e Giancarlo Palanti, esponenti di punta del razionalismo architettonico milanese, adattato alla realtà locale dal giovane tecnico Francesco Santini. I primi fabbricati consegnati nell' estate 1935 componevano insediamenti la cui struttura era a rioni chiusi e autosufficienti che consentivano la messa in comune di vari servizi – l' asilo la lavanderia, il gruppo rionale del PNFG – e il controllo sociale tramite la portineria. Il programma milanese destò l' attenzione della critica europea, in particolare della Germania, e si chiuderà alla fine del 1937 con l' edificazione di più di 700 alloggi per ca. 3.500 abitanti. Ancora una volta l' Italia con Milano anticipa di 80 anni quella rivoluzione sulle nuove forme dell' abitare sociale che più tardi ha visto la prima fiera su teoria e pratiche in occasione dell' Experiment Days tenutasi il 23 e il 24 giugno 2017 che farà dire all' architetta israeliana Liat Rogel: <Non è una cosa da radical chic, ma una bellissima opportunità di inclusione sociale>.

Ed ecco che siamo a <Together!>: la nuova architettura della comunità>. Una esposizione del Vitra Design Museum tenutasi il 2 Giugno 2017 a Weil am Rhein con tema „L' abitazione come risorsa limitata“,alla quale partecipano architetti di tutto il mondo. Per la prima volta vengono focalizzati la scalata gigantesca dei prezzi delle abitazioni e degli affitti, l' insufficienza dei concetti classici dell' edilizia residenziale a soddisfare il fabbisogno abitativo, innescando così una rivoluzione silenziosa nell' architettura contemporanea: Costruire e Abitare nel Collettivo. <Together! La nuova Architettura della comunità>. Con l' aiuto di modelli, films e abitazioni alla scala 1:1 vengono presentate soluzioni dall' Europa, Asia e USA che hanno visto i loro precursori storici nelle esperienze del pensiero utopico dall' antichità (la Polis greca e quella più autentica della Magna Grecia), del Rinascimento (L' Utopia, alias Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia, di Tommaso Moro; La città del sole, di Tommaso Campanella; La città felice, di Francesco Patrizi e Francesco Bacone autore de La Nuova Atlantide), del Socialismo utopico e filantropico di socialisti francesi come Henri de Saint Simon, Charles Fourier (Il Falansterio), Jean-Baptiste Andrè (Il Familinsterio di Guise, vicino a l' Unitè d' habitation di Le Corbusier); dell' inglese Robert Owen, tanto per ricordare i più noti e rappresentativi.

 

Il futuro dell' abitare in Paesi come Svizzera, Austria, Paesi Bassi, Francia, Gran Bretagna e Paesi scandinavi ha avuto origine dalla semplice  e ragionevole considerazione che il modello di crescita delle città fino ad oggi seguito ha fatto il suo tempo arrecando danni sociali  e ferite irreparabili a natura e qualità della vita. Anonime periferie delle quale non s' intravede alcun accenno di recupero sociale e urbatettonico, da un lato; sovraccarico della città storica (almeno in Europa), dall' altro. Una constatazione, questa, che dovrebbe far riflettere la politica e i pianificatori urbani (in Italia, urbanisti!) sul concetto ormai superato dello "zoning" adottato per anni come figliastro del Movimento Moderno nella redazione dei PRGi avente come finalità la collocazione (almeno nella teoria) delle <destinazioni d' uso> sul territorio comunale.

Da auspicare a nostro debol parere è, invece, una (ri)conciliazione di alcune di queste e loro (re)introduzione nella vita(lità) di un "quartiere" rivitalazzitato (rigenerazione urbana) sostituendo il PRG con un PPG-g (Piano Particoleraggiato Generale-guida) della città, articolabile di volta in volta in settori d' intervento,  che con la "prescrizione" di: tipologie e allineamenti stradali, tipologie urbanistiche ed edilizie (nei centri minori medievali, in genere, e in quelli di volta in volta colpiti da eventi sismici, di cui la "townhouse" come reinterpretazione in chiave moderna della casa urbana "a schiera", e la casa "a torre"); indice di superficie edificabile del lotto; indice di superficie di piano per il numero dei piani fuoriterra consentiti; divieto assoluto del ricorso all' <indice di cubatura>, cagione della disonesta speculazione fondiaria ed edilizia; distanze tra gli edifici; divieto di muri  comuni tra unità immobiliari contigue in considerazione della sismicità prevalente di Cl, 2, ma anche di Cl.1, del territorio italiano, etc, consente la costruzione "logica e razionale" (L.B. Alberti) della città. 

 

Atteso che il modello di pianificazione urbana e territoriale fino ad oggi seguito ha fatto il suo tempo, l' auto ha inquinato l' aria che respiriamo, le superfici stradali hanno danneggiato l' ambiente e ogni metroquadrato dell' abitazione o della casa che viene riscaldato ha continuato a consumare energia, ecco l' attenzione di ricerca e innovazione concentrarsi non soltanto sul cambiamento dei modelli dell' abitare, ma anche sugli aspetti della vita in comune nella considerazione secondo la quale, p.e., in Germania mediamente lo standard di superficie abitabile/persona è di 46 mq., in ispecie a cagione dell' aumento di nuclei familiari di 1-2 persone e di anziani, ecco, allora, architetti,  pianificatori urbani e Scuole di Architettura giungere alla determinazione che tale modello non è più perseguibile e che addirittura un vano per ogni persona non è più conciliabile con i fenomeni sociali di limitazione delle nascite e invecchiamento della popolazione. Due o tre bagni per appartamento o casa, un proprio vano cantinato e un proprio garage, etc. non sono più finanziabili, donde non soltanto l' abitare sarà sottoposto a radicali cambiamenti, bensì anche la vita collettiva. La famiglia odierna e del futuro è già, e sarà diversa, dalla famiglia del passato. Oggi un bambino su cinque viene cresciuto o dal padre o dalla madre. Madre, padre, fratellastro, adolescente: questa è la famiglia normale o, per dirla in maniera più franca e aperta, una delle tante (e simiili) famiglie normali.

 Per i nuovi nuclei familiari con le mamme nel ruolo di uniche educatrici, e per le famiglie-pachtwork, altrove gli architetti progettano abitazioni-Cluster (dall' ingl.: "cluster", addensamento) con caratteristiche comprese tra certe abitazioni colletive di lusso (ognuno ha almeno in proprio vano utilizzato soprattutto per dormire), comprensivo di un bagno. Gli altri spazi - p.e.: cucina, soggiorno, lavanderia, posto di lavoro, deposito, laboratorio per il fai da te, spazi per gli ospiti, spazi-giuco per i bambini, palestra, piscina, internet-cafè, biblioteca, etc. - vengono utilizzati insieme (Together!). È la nascita del modello Co-Housing - l' AbitareCo  delle 12 mila case nuove (non ancora costruite) della Milano verso il tutto esaurito -, il termine anglofono, tradotto in intaliano coresidenza a definire insediamenti abitativi composti, per l' appunto, da alloggi privati, corredati da ampi spazi comuni (coperti e scoperti) ad uso collettivo ed alla condivisione di cohousers, coresidenti.

Un' altro trend è quello del microappartamento, piccole abitazioni ammobiliate, spesso della superficie massima di 20 mq. dove si vive come in una camera d' abergo, ma in maniera permante e con la possibilità dell' abitare insieme, se si dispone di di spazi collettivi. Piccole abitazione per aprire la città a più persone (la città del futuro) che per i painificatori urbani significa "densificazione" coniugata con l' utilizzazione e il recupero abitativo degli interspazi urbani compresi tra gli immobili esistenti. In altri termini: dalla tipologia urbanistica del tipo "aperto" al tipo "chiuso" o "a nastro". Per alcuni un "horror", per altri una speranza. Comunque, le recenti esperienze che ci vengono da Tokio, la megacity di 30 milioni di abitanti, sono certamente esaltanti, innovative e degne di attenzione, in ispecie se trasferite al mancato precesso di ricostruzione postsismicica nei centri minori di alto valore storico e urbatettonico dell' Italia centro-settentrionale , ma anche insulare, minacciati da eventi sismici. Proposte che, se esaltate da un contributo di fantasia creativa, coraggio e predisposizione alla ricostruzione secondo sani criteri di sicurezza, economia e sostenibilità energetica - criteri che vediamo nel ricorso ad una gabbia in c.c.a. autonoma per le strutture portanti perimetrali e di controvento, con i muri di prospetto e retroprospetto eseguiti "a cassetta" con paramento esterno in tavelle coibentate di grande formato „Poroton“, sp. 8-11,5 cm., trattate ad intonaco nel rispetto più coerente dei caratteri formali, compositivi e cromatici della città storica medievale italiana nella quale, come ci ricorda anche Italo Calvino (Le città invisibili) per Zora, <il tutto è più importante delle sue parti> in guisa che l' insieme urbanistico acquista la sua scena nello spazio urbano e ogni singola casa ritmo e struttura nella premessa di parlare di case di una ben definita dimensione (larghezza e altezza) la cui architettura non deve essere né bizzara né vistosa.

Co-Housing

L' idea di una casa possibilmente stretta, componente  urbanistica unitaria di base, <muro a muro>, che, poi, altro non è che una ordinata disposizione della casa urbana "a schiera" - il tipo edilizio più noto di tutti i tempi, dalla casa unifamiliare alla casa alta, capace di esprimere gli autentici caratteri della città storica italiana, densità e urbanità, ma anche a fare da alfabeto di un ordine grammaticale dell' architettura urbana che, ancora oggi, possiamo ammirare nell' affresco databile tra il 1494  e il 1425 (ca. 260x599 cm) di Masolino (Masaccio), <La Guarigione dello storpio e resurrezione di Tabita>, facente parte della decorazione della Cappella Brancacci nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze -, è un bene comune dell' umanità che deve essere protetto dal degrado e consegnato al tempo ed allo spazio per farne memoria tangibile di cultura urbana e politica (civiltà comunale) irripetibili.


In tale ruolo la casa urbana „a schiera“ medievale italiana, che con la sua disposizione è nello stesso tempo cornice e quinta scenica (cortina edilizia) dello spazio urbano nei suoi elementi fondamentali di strade e piazze, definsce, così, un principio costitutivo della città; diventa in uno, semantica e armonia celeste. Una casa urbana „a schiera“ che ha due volti, anteriore e posteriore; un esterno e un interno; un sopra e un sotto. La convenzione invisibile e perenne di questo tipo edilizio tutto italiano è stata ripetutamente interpretata nei secoli passati, offrendo così un campo sperimentale privo di limitazioni alla cultura del progetto contemporaneo e futuro.Un tipo edilizio deve essere coniugato con le onde hertziane del sentimento per poter muovere la staticità del tempo, se questo non viene percepito, e commuovere l' animo come ha fatto il canto melodico della tradizione canora italiana. E, allora, musica, arte e architettura concorrono all' elevazione dello spirito conducendolo per mano al settimo cielo e per questo non potranno mai esistere abitare e città del futuro possibili – almeno per la realtà italiana - al di fuori delle coordinate spaziali testé richiamate. Senza per questo non voler riconoscere la pressioni dei mutamenti sociali repentini che investono il mondo.

Donde la nostra tesi che densificazione non significa perdita in qualità della , se pensiamo alla perdita di preziose superfici urbane che molte catene di supermercati hanno destinato a parcheggi. In quanto, se la vendita e il parcheggio delle auto possono continuare ad articolarsi al pianoterra, solide coperture a tetti piani possoono consentire abitazioni a più livelli. In tal senso l' esempio del „Dachkiez“ di Berlino dell' architetto danese Sigurd Larsen è paradigmatico.proprio per la sua offerta di moduli abitativi variabili in legno che offrono spazi di vita a studenti, coppie senza figli, ma a piccoli nuclei familiari, atelier di artisti, etc., il tutto per un' altezza massima di 20 m. (p.t., 1. – 4. piano) e a misura d' uomo. Poiché „l' uomo resta sempre la misura delle cose“ (Protagora). Tra i moduli si articolano percorsi a verde con con alberetti e aiuole e non in pietrischetto, come si suol fare oggi per risparmiare tempo e denaro. Da calcoli di massima e secondo uno studio progettuale curato dall' Università Tecnica di Darmastadt e dell' Istituto Pestel di Hannover, l' utilizzo di tetti su supermercati, parcheggi e edifici alti consentirebbe la realizzazione di 2, 7 milioni di abitazioni con la superficie del tetto sull' ultimo piano adibito alla coltivazione di ortaggi ed alla produzione di miele. Realizzazzioni che già possono essere visitate.

Insomma, il futuro della città è ancora tutto da delineare e a disegnarlo dovranno essere sociologi e pianificatori urbani capaci di tessere quel „fil ruoge“ che sottente ambiente, urbanità, mobilità e trasporti con al centro, <L' uomo, questo sconosciuto> (Alexis Carrel) „condannato“ a vagare sulla terra e negli spari siderali alla ricerca di un „io“, espressione di individualità e non di egomania: debole e fragile all' inseguimento del suo destino.

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La <citta del futuro> è oggetto di una nostra indagine già in corso.

 

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