< weniger ist mehr >
(m
eno è più)
(L. Mies v. d. Rohe)

 

Coronavirus, Cambiamenti climatici, Mutamenti sociali e Ricostruzione postsismica

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Smart Working, Home-Office, la Casa e la Città del Futuro

in Europa

alla luce di crisi pandemiche.

(Un recente esempio dalla Cina)

 

Come sappiamo dall' esperienza recente per Smart Working va inteso un modello di lavoroche usa le nuove tecnnologie e sviluppa quelle esistenti per migliorare sia le prestazioni che il piacere al lavoro.Non deve confuso con il concetto del Co-Working che si riferisce ad un posto di lavoro in comune. Nella regola gli Co-Working Spaces vengono usati da lavoratori autonomi e sia pure trattandosi dello stesso concetto in maniera più estesa, lo Smart Working fonda su due idee-chiave:

 

  • Un modo più razionale e redditizio di lavoro

  • L' Impiego di tecnologie

 

Il significato di Smart Working

è già insito nel concetto in quanto, oggi, tutto è „smart“, sia che si tratti del telefoni, orologi o automobili, è diventato impossibile immaginare la nostra vita quotidiana senza apparecchiature elettriche ed elettroniche. Lo Smart Working è strettamente legato al concetto del lavoro telematico tanto da essere considerato il suo sviluppo naturale. E, se prima il lavoro digitale ha reso possibile il trasferimento del lavoro a casa, oggi consente di renderlo possibile in ogni luogo, si tratti di parchi, caffè, sale di attese negli aereoporti, etc. Vantaggi e svantaggi dello Smart Working sono ambiti trattati ampiamente ed a questi si rimanda per approfondirne gli aspetti. C' è anche chi parla di un nuovo umanesimo per gli uffidi del futuro in ragione anche degli effetti collaterali del Lockdown in dipendenza della pendemia da Coronavirus.

 D' altra parte chi lavora a casa produce meno emissioni di CO2 e sotto questo aspetto il lavoro flessibile dovrebbe sensibilmente mitigare l' impronta di carbonio (emissioni) prodotta dalle attività d' impresa. Affinché la rilevanza ecologica del Home-Office possa accertata in maniera corretta occorre considerare altri fattori d'influenza quali possono essere i costi di nuove infrastrutture o i mutamenti dei comportamenti umani.

 A questo punto le cose si complicano se esaminiamo nella loro valenza sociale ed economica la casa e la città e se a stretto rigor di logica si vuol partire dai concetti di „oikos“ e „domus“ per la casa e di „polis“, „urbs“ e „civitas“ per la città, entrando così in quel concetto generale di civiltà, dal latino civilitas, a sua volta derivato dall' aggettivo civilis, da civis („cittadino“), a sua volta ancora derivante da civitas, con il quale in passato veniva inteso l' insieme delle qualità (buone maniere cittadine contrapposte a rusticitas) e delle caratteristiche del membro di una comunità cittadina contrapposte alla rozzezza degli abitanti della campagna, il tutto necessario per discernere l' organizzazione dello Stato (Polis, latu sensu) civile da quella individualistica e autarchica della vita nella campagne.

 Vale, pertanto, la pena ricordare di trovarci nella vecchia Europa e di questa nell' Italia della cultura e della civiltà urbane per eccellenza dove, tralaltro, il concetto di „civiltà“ si consunstanzia nel concetto di „città“ percepita nel tempo come incabatrice della storia umana, luogo privilegiato di aggregazione, centro propulsore dello sviluppo economico, sociale e culturale che nella „città europea“ e in Italia, a partire dal XV secolo ha registrato una colta fioritura della trattatistica sulla progettazione che da Leon Battista Alberti in poi ha saputo raccogliere artisti, filosofi, sociologi e urbanisti intorno al desco della cultura urbana.

Un' eredità, questa, che ci deve poter consentire l' individuazione dei punti forza per procedere verso la trasformazione e innovazione strutturale e funzionale della città storica italiana e de centri minori, in particolare, in guisa che poter conciliare una nitida visione per il futuro con i valori culturali della città europea che nel tempo ha costituito il modello per la costruzione e la diffusione dell' urbanità nel mondo. Un 'eredità che hanno ben recepito alcuni giovani architetti della Cina contemporanea riconoscendo a Italia e Germania un ruolo, se non fonte e ragione d' ispirazione, l' occasioine per accostarsi alla città di un futuro, che è già realtà, con una nuova carica di umanesimo e la dovuta sensibilità capaci di ricondurci alla dimensione ed alla scala umana degli spazi di vita, di lavoro e del tempo libero. Ecco, pertanto, la ragione di riprendere e diffondere con sentito entusiasmo e participazione il risultato di un recente concorso internazionale di progettazione bandito in Cina e suggerito dalle vicende della pandemia da Coronavirus.

 Infatti, allo scopo di essere preparati in futuro a nuovi casi di Lockdown in Cina vengono pensati nuovi concetti urbani ispirati alla sana logica di migliorare le esperienze raccolte se si vuole fare meglio di prima, anche se uno scandaglio molto accurato su cause e origini della pandemia da Coronavirus sarebbe stato salutato dal mondo con molto favore. Comunque sia, ci auguriamo che il risultato conseguito dal concorso internazionale di progettazione con punto di forza una città ad alto grado di sicurezza  e con lo sguardo attento rivolto all' Europa possa essere foriere di una più profonda connessione di ciulture ed esperienze

ll progetto vincente della competizione è stato quello dello Studio di Architettura spagnolo Guallart Architects che secondo la commissione giudicatrice ha cercato di dare una risposta coerente al problema posto presentando una proposta innovativa che fonda essenzialmente le sue ragioni su alcuni principi strutturali delle costruzioni in legno

ed organizzazione degli spazi abitativi seguiti in Europa, guardando alle esperienze conseguite in Paesi come Svizzera, Austria, Germania e Paesi scandinavi, di questi in particolare la Norvegia, all' evidenza del fatto che non possiamo più continuare a progettare città ed edifici come se niente fosse stato.

 In effetti lo studio dell' architetto Vicente Guallart ha sviluppato l' idea per una comunità da realizzare su un sito esistente a Xiong'an ispirandosi, si, a principi di massima nella tipicità urbatettonica e strutturale della tradizione europea, tuttavia nel rispetto più assoluto del <Genius loci> di un contesto tipicamente cinese. Per inciso, il team di progettazione, sotto la pressione del Lockdown a fronte del conseguente blocco degli incarichi professionali, altro non ha fatto che seguire la traccia di un' idea visionaria di città di Vincente Guallart.

È Honorata Grzesikowska, direttrice dello studio Guallart, a precisare: “Abbiamo sviluppato questo progetto durante le restrizioni poste dalla pandemia. Quando ognuno del team lavorava da casa orientandoci, così, a considerare ed includere tutti quegli aspetti che di conseguenza avrebbero migliorato la nostra vita e in tal guisa poter definire un nuovo standard come risposta al Lockdown, ispirato dalla logica compositiva di una „cipolla“, donde il concepire una “Self-sufficient City” seguendone il principio di sovrapposizione degli strati.

 Ad ogni livello della città sono state assegnate le funzioni richieste su scale diverse e necessarie ai bisogni della vita quotidiana focalizzando l'attenzione sul flusso ininterrotto della vita e così soddisfare le esigenze della comunità ponendo al centro dell' indagine il quartiere urbano suddiviso in quattro blocchi strutturali, che dovrebbero essere tutti realizzati in legno massiccio e i cui edifici coperti da serre

 

per la coltivazione di beni alimentari,

 

 

in ispecie nel caso di Lockdown, donde anche la disposizione di un impianto di pannelli solari sui tetti spioventi in modo da essere autosufficienti dal punto di vista energetico. Inoltre, tutte le unità residenziali sarebbero dotate di un' ampia terrazza in funzione di termoregolatori naturali orientata a sud per consentire nello stesso tempo ai residenti funzioni varie di soggiorno all' aperto (giocare, riposare, lavorare, etc.) in qualsiasi momento dei periodi di reclusione. Il principio dell' Home-Office è garantito da postazioni di telelavoro sempre pronte all'uso, grazie all' impianto nell' intera struttura di un collegamento ad una rete autosufficiente del sistema 5G finalizzato alla creazione di reti sociali per lo scambio di risorse e assistenza a scala di quartiere.

Nelle „foglie di cipolla“ più esterne, infine, possono trovare ubicazione piccoli impianti di produzione ritenuti particolarmente rilevanti in casi di Lockdown, come processi di prototipazione rapida e sistemi di stampa 3D che renderebbero possibile la fabbricazione di prodotti e oggetti per l'uso quotidiano in modo rapido e semplice, senza avere accesso al mondo esterno, oltre a.uffici, piscine, negozi, mercati alimentari, un asilo nido, un centro amministrativo ed una stazione dei vigili del fuoco.

Insomma una proposta dettata dalla necessità di trovare soluzioni alle cogenti e più impreviste problematiche in manifestazione, anche simultanea, sul nostro pianeta e finalizzata a creare criteri innovativi di una vita urbana basata sui sani principi della „bioeconomia circolare” da metabolizzare come costante di un „modus vivendi“ diventato realtà. 

Per dovere d' informazione dobbiamo ricordare che l' idea di ricorrere all' impiego del legno a fini strutturali e a grande scala si trova in uno stato alquanto avanzato in Europa con soluzioni coraggiose e d' avanguardia di grande raffinatezza. Nelle vicinanze del centro di Kopenhagen su un terreno di 18 ha. recuperati da una vecchia discarica di rifiuti, l' architetto danese Hennig Larsen, noto come il <Maestro della luce> e morto recentemente all' età di 87 anni, sulla scorta di un Masterplan dello Studio „Henning Larsen Architects“, ha progettato un quartiere sostenibile la cui architettura è tutta in legno. Il quartiere, articolato in tre unità di vicinato che ospiterà 7000 abitanti, già nella fase di costruzione eviterà la produzione di CO2 a fronte dell' impiego di conglomerato cementizio e acciaio, e, per via delle grandi superfici destinate a verde naturale ne assorbirà notevoli quantitativi dall' aria.

Henning Larsen era noto per il suo stretto legame e rispetto alla tradizione del suo Paese nel quale proprio il significato della <Hygge>, in verità di origine norvegese e recepito in Danimarca sul finire del XVIII secolo, è inteso come ricerca di un „benessere“ integrato in tutti i contesti della vita quotidiana: dal contatto con la natura alla luce delle candele nell' atmosfera familiare, al vivere nella città, agli amici ed alla famiglia. „Hygge“, insomma è quel tutto che noi, ora, e prima che sia troppo tardi, dobbiamo riscoprire nell' Urbatettura del tessuto edilizio urbano medievale, connotato delle due tipologie residenziali della casa urbana „a schiera“

 

e della casa urbana „a torre“.

 

 

La prima, dal fronte modulare variabile di 4/6 m e dalla profondità di 6/12 m, si sviluppa su più piani sovrapposti a destinazione differenziata per il lavoro, la zona giorno e la zona notte, ha di solito in una cortina edilizia semplice un' area di pertinenza libera retrostante in funzione di giardinetto. La seconda, costruita in muratura e in periodi diversi, rappresentò nelle Regioni Toscana, Lazio e Umbria dell' Italia comunale, il consoilidamento dell' edilizia medievale cittadina.

Si tratta di due tipologie edilizie residenziali da approfondire in una accurata analisi tipologica e ricognizione sistematica dei tessuti edilizi nei diversi ambiti regionali sia per quanto attiene la tecnica edilizia che il rapporto con lo spazio urbano. E nei Paesi dell' area anglossassone che la casa unifamiliare urbana „a schera“ ha espresso negli ultimi 25-30 anni valori di buona architettura residenziale nella versione della „Townhouse“ (Olanda, Germania, Gran Bretagna, Paesi scandinavi, etc.). Sono la casa urbana „a torre“ e la casa urbana „a schiera“, questa sia in cortine edilizie semplici che doppie, da sottopore ad una attenta anasili dei caratteri distributivi e formali dalla quale trarre una interpretazione in quella chiave contemporanea da leggere sotto la spinta dei mutamenti sociali in atto e della minaccia di un rischio sismico più che mai presente nel nostro Paese.

 Una ricerca meticolosa, pertanto, che necessariamente dovrebbe condurre alla soluzione di quella che Friedrich Engels definì <Questione abitativa> e più tardi Henry Lefebvre <Diritto alla città>. Questiones tutt' ora irrisolte e aggravatesi nel tempo. È la ricerca che il nostro Studio conduce da tempo elaborando appositi <moduli urbanistici> incastonandovi rieleborate tipologie residenziali ispirate dalle due testè ricordate e contestualizzate tenendo conto degli oltremodo sensibili aspetti di mobilità urbana (pedonale e motorizzata) e traffico, sostenibilità ecologica „latu sensu“, economia, sociologia urbana in una grande visione di prevenzione e ricostruzione postsismica da consegnare alla redazione di „intelligenti“ e coraggiosi Piani Particolareggiati capaci di  coniugare e tessere in un ricamo dall' intreccio innovativo quella  implosione urbana nata dalla sconsiderata espansione degli anni Sessanta messa in atto da una politica insensibile alla lezione del passato, rifusione di edifici contigui, sicurezza e buona architettura.

Si tratta di un' operazione complessa che non può prescindere sia da una attenta analisi urbana che da una connessione costante con didattica e ricerca nelle Scuole di Architettura e d' Ingegneria, ma anche, e/o soprattutto, da un proficuo contatto con innovazione tecnologica neigli ambiti della produzione di materiali per l' edilizia nel segno della sostenibilità e dell' economia.

Dobbiamo registrare che proprio il movimentismo registrato in questi giorni sia a livello centrale che periferico (Regione Sicilia). Non si riesce a capire cosa possa continuare a dare un inutile Landini nel ruolo di commissario per la ricostruzione postsismica e vaganti soggetti come Paola De Micheli e il suo vice, Gianfranco Cancelleri, ad un ministero senza specificità di merito come il MIT, già assente dal palcoscenico della realizzazione delle grandi opere, come s' è potuto constatare in occasione della ricostruzione del ponte-viadotto di Genova vista in tutte le sue fasi di realizzazione: dai preliminari alla progettazione, fino alla costruzione, se vero è che, come hanno già anticipato alcuni media nazionali, trattasi di un' arteria fuori norma con cricità del tracciato e problemi di sicurezza di un nodo fondamentale per le connesioni stradali e i trasporti del polo industriale più importante d' Italia, senza ancora voler entrare nel merito dei costi in relazione al generoso importo di ca. 202 milioni di euro preventivato.

Doveva andare proprio così in un' Italia ancora senza regole, incomprensibilmente allergica all' ordine e nella mani di una malapolitica che ha fatto della Pubblica Amministrazione e delle istituzioni democratiche un ambito dove gerarchia, professionalità, competenza e moralità avrebbero dovuto confrontarsi con il modello ereditato dal Fascismo servito a superare le inevitabili difficoltà postbelliche per essere infine consegnato all' anarchia? Il "modello-Genova" per una ricostruzione postsismca nell' assenza totale di un minimo di organizzazione nei gangli vitali di una moderna e dinamica P.A., di sani principi di Diritto urbanistico, edilizio pubblico,  contrattuale, professionale e gestionale nell' interesse sia della committenza pubblica che privata?

Quante volte abbiamo denunciato sui media una corretta e trasparente procedura di approvazione del progetto architettonico e del progetto strutturale del ponte-viadotto di Genova? Infinite! Al punto di aver segnalato all' attenzione di un' assente politica e di una squiniternata P.A. aspetti essenziali e irrinunciabili di una prassi ordinata, qual' è quella esistente in Germania (e nel mondo civile), ben nota per le sua articolata esperienza professionale all' architetto Renzo Piano. Per i due stadi progettuali di un' opera pubblica (ma anche privata) della rilevanza del ponte-viadotto di Genova secondo le leggi vigenti in Germania il <Progetto architettonico> in tutti i suoi aspetti segue un percorso di approvazione rispettivamente da parte del Comune (Delibera delConsiglio comunale), prima, e delle varie istanze dell' Amministrazione regionale, infine.  Il <Progetto strutturale>, invece, è sottoposto ad una certosina verifica preliminare da parte di ingegneri-verificatori all' uopo scrupolosamente abilitati che nel caso di Genova srabbero stati 2, rispettivamente per le strutture in c.c.a. e in acciaio. Nulla di questo ancora oggi in Italia e, pertanto, anche a Genova. Dov' erano i tre grandi "giuristi" Sergio Mattarella, Giuseppe Conte e Danilo Tonilli al momento della stipula del contratto d' appalto (un' opus giuridica complessa in Germania) con i rappresentanti legali della "cordata" di imprese esecutrici dei lavori? Quale progetto architettonico e quali esecutivi di cantiere hanno fatto parte rilevante ed integrande del contratto d' appalto? È stato stipulato un contratto con il progettista, direttore e contabile dei lavori? Perché non è stato predisposto un impianto antifulmune indispensabile alla sicurezza degli utenti della strada ed a protezione dei sensibili impianti tecnologici installati sul nastro stradale, tenuto conto che istanti prima del collasso del ponte-viadotto <Riccardo Morandi> un fulmine di media intensità, registrato dalla stazione di Monaco di Baviera, si era abbattuto sulla campata poi crollata?

Ci chiediamo, e chiediamo ai solerti e movimentisti Capo del Governo, Giuseppe Conte, e Presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, sulla scorta di quali premesse intendono procedere alla ricostruzione postsimica in assenza di norme e regolamenti tecnici che prescrivono la ricostruzione di edifici lungi dall' avere muri contigui in comune; quale la distanza da osservare tra gli edifici (in Giappone 70 cm!), quale la profondità delle fondazioni di edifici contigui; quali le modalità costruttive (muri portanti e di controvento in laterizio armato o in c.c.a.?) e quali le modalità costruttive dell' orditura in legno dei tett*i, considerato che in Italia gli strutturisti non conoscono i procedimenti di calcolo e l' assenza di "maestri" di caroentieria in legno, "maestri-muratori", "maestri-installatori", tutti autorizzati ad eseguire i lavori di competenza nell' interessa della committenza pubblica e privata è paurosamente totale?

Chi scuote l' inerzia dei Consigli Nazionali e degli Ordini Provinciali (altra baggiana tutta italiana!) dei "dottori e dottoresse" ingg., archh. e geomm. (laureati!)? Il Governo, un pepè o un piripillè? Signori, siamo in Europa! 

O ci si risveglia o si muore: di fame e di vergogne!

 

*Principi e particolari costruttivi delle orditure di tetti in legno in Germania

 

      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maestro in carpenteria in legno (Zimmermann): uno dei più "nobili" mestieri dell' Edilizia in Germania, Austria e Svizzera.

 

 

 

 

 

Importante: le travi in legno vengono saldamente collegate da due profili piatti in acciaio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Legenda: Trave (Sperren), Arcareccio in in legno di base > 10x10 cm (Fusspfette), Cordolo in c.c.a. esternamente termicamente coibentato per evitare un ponte termico(Ringbalken), Parte del muro d' imposta tra solaio e tetto per consentire maggiore altezza e comodità nel sottotetto (Kniestock/Drempel), Solaio del sottoteto.

 

Sezione orizzontale di un tetto: 1.Manto di tegole; 2. Arcareccio (Lattung) inclinato secondo pendenza del tetto con sopra l' arcareccio orizzontale per la posa e fissaggio delle tegole; 3 Guaina d' impermeabilizzazione del tetto; 4. Materassino coibente; 5. Trave in legno impregnato (> 10/18 cm); 6 Barriera al vapore; 7. Listello in legno per il fissaggio della lastra 8. in Cartongesso, indi tapezeria (Raufaser) tinteggiata nel colore preferito.

 

Stampa Email

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.