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(L. Mies v. d. Rohe)

 

Politica, casa, città & società

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Politica, casa, città & società

 

Le dimostrazioni di piazza a Hong Kong sono una chiara richiesta di democrazia da parte della società e in particolare dei giovani. Non si sentono rappresentati dal loro governo e lottano nelle strade per la loro idendità. E così anche in Italia in quisa da sostituire le proteste contro la TAV con richieste più cogenti come, p.e., il diritto all' abitazione e alla città?

 

Vivere a Hong Kong, una delle più popolate megacity del mondo, è stato sempre un problema a causa degli affitti in aumento. Per i giovani, anche una piccola abitazione, è stato sempre un sogno irrealizzabile, donde la loro protesta.

                                     

 

Il fenomeno è ormai globale: la popolazione cresce e le città sono sottoposte ad un crescente processo di densificazione conseguente al processo d' implosione, dopo la dissennata crescita espansiva con l' invasione, l' infrastrutturazione primaria e la cementificazione del territorio (la „campagna“ nel Medioevo!). Altrove molti architetti hanno affrontato con consapevolezza il tema e in tal senso, con punto di partenza il Giappone contemporaneo, si è registrato un continuo moltiplicarsi di cosiddette Tiny House-Minicase nelle quali è possibile abitare in pochi metriquadrati e in maniera confortevole. Dai tubi sovrapponibili di Hong Kong fino alle alle casette strette in un interstizio urbano di Varsavia.

 

Cosa accade in Italia, a parte gli sdolcinamenti della Milano, capitale a-morale d' Italia? Nulla. Eppure una saggia, ponderata e critica ricostruzione postsismica, declinata con storia, tradizione, cultura urbana, sensibilità, avvededutezza e insegnamento del passato, avrebbe potuto stimolare un incipit il quale, con al centro la <casa a schiera urbana> di consolidata memoria e realtà nei borghi e centri minori dell' Italia centro-settentrionale, avrebbe potuto condurre alla cosiddeta <townhouse> di anglosassone matrice contenporanea ed aprire la porta ad una ricerca abitativa ed edlizia di alta qualità percepita, in primis, come stimolo di crescita economica ed occupazionale nella grande visione dei processi di rigenerazione e rivitalizzazione urbana.

 

Nulla di tutto questo – d' altra parte impossibile in una Paese come „questa“ italia senza regole e senso del bene comune generalizzato, distratta da futili manifestazioni locali di massa ed „eventi“ spogli di autentici contenuti sociali -, né in prospettiva percepibili sono indicazioni anticipatrici di sostanziali mutamenti sociali e comportamentali ancorati nella realtà della vita quotidiana.

 

Istituzioni democratiche, scuole e università, ordini professionali et varia si sono posti mai la domanda sul come vivere e abitare in un clima di continui e cavalcanti mutamenti climati e sociali? Quale ruolo svolge la digitalizzazione in relazione ai nuovi trends abitativi per introdurci, così, gradualmente nell' abitare di domani? Come vivremo nel 2025? Alla luce delle prognosi elaborate da attenti istituti di ricerca, nell' area mitteleuropea la popolazione è soggetta ad un processo di contrazione al quale fa eco la crescita di nuclei familiari. Un trend che continua da tempo e che, posto come riferimento gli anni Settanta, ci fa constatare come dalla composizione di nuclei familiari di tre persone negli anni Novanta si è passati a nuclei familiari di due persone, mentre oggi il trend, in crescita, è quello di nuclei familiari „single“.

                                         

 

Un aspetto è chiaro: questo trend in direzione della individualizzazione avrà ripercussioni notevoli sul modo di abitare, ma su quali basi e secondo quali concetti? „Smart Living“, „Smart Home“ e nel merito „l' Abitare intelligente“ sono ormai slogans correnti che in „nu“ contengono possibilità immense di automatizzazione e collegamenti in rete di processi abitativi dentro le mura della propria casa i quali terribilmente contrastano (facendo ritorno alla realtà del nostro Paese) con il degrado del patrimonio immobiliare, storico e non, in particolare dei centri minori, sottoposti non soltanto all' alto rischio sismico che incombe su tutto il territorio nazionale, ma soprattutto all' incuria e al fatalismo da carpe diem senza senso che connotano personalità e carattere di noi italiani. Né le disperate condizioni di vita di tante famiglie, condannate a vivere ancora, e chissà per quanto tempo ancora, in malsani alloggi d' emergenza, sollecita una presa di coscienza, sia a livello politico che operativo (questo da parte di ingg., archh., Scuole di Architettura, Isttituti di Ricerca, Associazioni industriali, etc.), con in prospettiva reale: lavoro, crescita economica, innovazione e ricerca.

 

Dal misero (economicamente e socialmente) Sud al prospero (si fa per dire) Nord – ad eccezione dell' esemplare realtà sudtirolose – assente sempre è stata, ed è, un' attenta analisi urbanistica ed edilizia dei tessuti urbani vecchi di secoli, connotati da cortine edilizie semplici e doppie all' interno delle quali la stabilitá delle singole unità immobiliari è affidata al principio del mutuo soccorso imposto dall' esistenza di muri portanti comuni tra edifici contigui e l' aggravante, nei tessuti a cortina doppia, dell' assenza assoluta della indispensabile/irrinunciabile ventilazione naturale longitudinale degli spazi primari, ma anche accessori, con conseguente formazione di muffe e umidità, nocive alla salute, principalmente di anziani e bambini.

 

Già la demolizione di due edifici contigui e la loro ricostruzione in un unico immobile pluripiano con scala centrale, piccolo atrio interno per la ventilazione naturale di bagni e cucine, nel contesto di un sistema costruttivo d' alta sicurezza antismica, consentirebbe la realizzazione di abitazioni di piano a misura d' uomo. E se dal punto di vista costruttivo, fisiologico e climtico si pongono in primo piano i grandi mutamenti climatici in corso, già omologati dalla natura in risposta alla rapina a mano armata messa in atto dall' uomo, ci si accorge come dal punto di vista eminentemente fisico-tenico ci si trovi al cospetto di pressanti riflessioni che mutano i concetti di difesa dal freddo e coibentazione termica fino ad oggi perserseguiti e imposti da legislazioni assurde, in difesa dal caldo (afa!) e dall' incombente e minaccioso rischio sismico che, più che richiedere, impongono la permanenza del tetto a falde inclinate, longitudinalmente ventilate internamente (i raggi del sole non investono una superficie piana, bensi una superficie inclinata con la conseguente scomposizione dell' irragiamento verticale nelle due sue componenti), il ricorso a muri di prospetto monolitici in laterizio armato o in c.c.a. „ultraleggero“

                       

 

                               

Impiego del conglomerato cementizio armato "superleggero)                     Il pionere del c.c.a. "superleggero" (Germania)

(peso specifico 450-550 kg/mc a fronte del c.c.a. „normale“ di 2000-2200 kg/mc), già realtà in Paesi come Francia, Svizzera, Austria, Germania, Paesi bassi). Già la semplice adozione di spessori di muri portanti esterni dello sp. di 25 cm in c.c.a (2)., intonaco interno in malta di calce, sp. 15 mm (1), vuoto di 2 cm (3) per la ventilazione verticale tra (2) e (3) e paramento esterno (4) in Poroton WDF-80-MV

                                                                    

 Impiego POROTON.- WDF - 80 - MW all' esterno                                                                                        Impiego POROTON - WDF - 80 - MW all' interno

 del muro portante in c.c.a. o laterizio armato                                                                                                del muro portante in c.c.a. o laterizio armato

 

dagli alveoli ripieni di materiale termo-isolante (pomice, lana di roccia), previsto di feritoie a 30 cm dal suolo e in sommità (ventilazione verticale per l' effetto termico dell' aria tra (2) e (4) intonaco esterno, sp. 25 mm (5) idrofobato, è garanzia per una esecuzione dei lavori nel rispetto delle unanimente riconosciute regole dell' arte e della tecnica (un incomprensibil tabù, tra i tanti, in „questa“ italia).

 

E, allora, oltre aver salvato i nostri centri minori, unici al mondo, dal degrado e dal cammino in direzione di <città-fantasma>, abbiamo fatto, come l' uomo sulla luna, un grande passo in avanti verso „Third Place Living“: la città come paesaggio abitativo; „Collaborative Living“ e „Conceptual Living“: unità immobiliari modulari.

 

Non è cosa da poco.

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