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(L. Mies v. d. Rohe)

 

Aristotele - Trattato dei governi

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Aristotele – Trattato die governi

 

(Politica, iv Secolo a.C.)

traduzione dal greco di Bernardo Segni (XVI secolo)

 

Libro primo – Capitolo II: Che cosa sia città

 

 

Ma la città è una compagnia perfetta di più borghi composta, la quale ha, per via di dire, l' ultimo di ogni sufficienza; e è stata costituita per cagione del vivere: ma infatto si mantiene per cagione di ben vivere. Laonde conseguita, che ogni città sia per natura, dappoichè per natura sono le compagnie prime, che la compongono; che inverso essa città è il fine di tutte l' altre, e la natura non è altro, che fine. E ciò si prova, perchè è si si dice ciascuna cosa avere la natura sua, quando la generazione di essa di essa cosa ha la sua perfezione, e il suo fine; come è, verbigrazia, nell' uomo, nella casa, e nel cavallo,. Oltra di questo la cagione, onde son fatte le cose, e il fine si ripone infra le cose ottime; e però la sufficienza è il fine e è ottima come medesimamente.

 

Onde si fa manifesto, che la città è infra le cose, che sono per natura; e così che l' uomo è per natura animale sociale: e che chie è per natura, e non per fortuna senza città, si debbe stimare, o cattivo uomo, o da più che uomo, siccome è quegli da Omero fiffamano:

 

Uom senza legge, e senza tribù, è 'puro.

 

Conciosiacchè un tal uomo così fatto dalla natura sarà in un medesimo tempo e di gerra vago, come quelli che da nassun giogo sia ritenuto, non altrimenti che sono gli uccelli.

 È ancor manifesto, onde nasca, che l' uomo è animale sociale, e molto che la pecchia, e che ogni altro bruto che vada in gregge; imperocchè non facendo la natura (siccome si dice) niente indarno, ha ella solamente a lui infra tutti gli altri animali dato il parlare. La voce adunque è manifestatrice di quello che contrista, e di quello che ralle gra; e tale è data dalla natura a tutti i bruti; avendo essa natura insino a qui porto loro questo giovamento, cioè, ch' essi possin sentire quello, che lor dia o piacere, o molestia,: e sentitolo, possin per il mezzo della voce l' uno all' altro significarlo. Ma il parlare di più è stato dato all' uomo, acciocchè per mezzo di lui e' possa dimostrar l' utile, e il nocivo; e così per conseguenza il giusto e l' ingiusto: in questo avanza l' uomo tutti gli altri animali, ed è lui proprio, il poter, dico, aver sentimento della virtù, e del vizio, e del l' ingiusto e del giusto. E di tali s`fatti le compagnie costituiscono la città e la casa.

È ben vero, che la città per natura è la prima casa, e di ciascuno uomo particolare; e la ragione è, che il tutto per necessità è prima, che non sono le sue parti, conciosiacchè, totlto via tutto il corpo, non vi resti nè piè nè mano, se non equivocamente, come se uno, verbigrazia, dicesse di pietra, perché una siffatta mano è priva del suo offizio: e tutte le cose son definite per il loro moffizio, e per la potenza. Onde non potendo essere atte cotali cose ad eseguire il loro ministero, non si debbono più chiamare per il medesimo nome, se non equivocamente. Èssi adunque manifestato, che la che la città è per natura imprima, che non sono i particolari; imperocchè se nessuno uomo dispersè è sufficiente, 'e verrà a stare non altrimenti, che si stieno le altre parti col tutto. Ma se è si trova di quei, che con gli altri uomini non possono partecipare, o che la sufficienza, ch' egli hanno, non abbino di nulla bisogno; questi tali non si debbon chiamare parte della città. Onde conseguita, che tali sieno o bestie, o dii.

È per tanto in ciascuno, come si vede, un impeto naturale a questa civil compagnia: della quale il primo, che ne fu autore, fu autore di grandissimi beni, imperocchè così come l' uomo che è nella sua perfezione, è il migliore di tutti gli altri animali, parimenti l' uomo, che è dalle leggi, e dalla giustizia separato, è di tutti gli altri il peggiore: essendo invero insopportabilissima quella ingiustizia che ha l' arme in mano. Ma l' uomo ha l' armer per mezzo della prudenza, e delle virtù che con lui insieme nascono; le quali può egli usare nondimanco a contrario fine: onde crudelissimo e impissimo diventa egli, quando ei non ha la virtù, e inclinatissimo alla libidine e a tutta l' intemperanza.Ma la giustizia è cosa civile, perchè il giudizio è ordine della civil compagnia, nè già altro, che un' azione d' esso giusto.

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