INNOVAZIONE & RICERCA per un' ECONOMIA CIRCOLARE

Written by Nicolò Piro on .

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Un' economia circolare è un sistema rigenerativo in cui l'uso delle risorse e la produzione di rifiuti, le emissioni e gli sprechi di energia sono ridotti al minimo rallentando, riducendo e chiudendo i cicli di energia e materiali; ciò può essere ottenuto mediante costruzione, manutenzione, riparazione, riutilizzo, rigenerazione, ricondizionamento e riciclaggio durevoli. Il riciclaggio è di solito l'ultima risorsa. Il contrario dell'economia circolare è per lo più chiamato economia lineare (anche "economia a perdere"). Si tratta del principio attualmente prevalente della produzione industriale. La maggior parte delle materie prime utilizzate vengono depositate o incenerite dopo la rispettiva vita utile dei prodotti; solo una piccola parte viene riciclata.

Il sistema economico globale è stato strutturato in modo lineare sin dalla rivoluzione industriale: gli stili di vita sono orientati al consumo e all'utilizzo una tantum delle merci, il che si traduce nella sequenza di rimozione, fabbricazione, smaltimento nelle catene di approvvigionamento. Il modello produttivo è quindi diretto in una direzione: le risorse naturali fungono da input per la produzione, che viene quindi utilizzato per la produzione di beni di serie che vengono acquistati e spesso eliminati dopo un singolo utilizzo. Questo modello economico lineare di produzione e consumo in serie contraddice ovviamente i confini planetari e l'idea di sostenibilità.

La considerazione di base del principio circolare è quindi nella consapevolezza che in un mondo dalle risorse non rinnovabili limitate, solo i processi di produzione con un ciclo materiale reale possono essere proseguiti senza restrizioni. Non passerà molto tempo allorché le materie prime non rinnovabili precedentemente impiegate saranno esaurite, mentre i materiali ottenuti da trasformazioni e riciclo dei rifiuti scarseggeranno. È a questo punto l' economia circolare ad entrare in giuco prende facendo proprio il ciclo materiale della natura preoccupandosi di conseguire risisultati a sprechi ed emissioni „zero“.

Nel 2005 i flussi di materiali dell'economia globale sono stati nell' ordine di cia. 62 miliardi di tonnellate, di cui 58 miliardi di tonnellate provenienti da nuove materie prime e quattro miliardi di tonnellate (ca. il sei percento) da materiali riciclati. Il 44 percento dei flussi totali di materiale (28 miliardi di tonnellate) è stato utilizzato per generare energia da combustibili fossili che, consumati durante l'uso di conseguenza non possono essere riciclati. Pertanto la transizione energetica, cioè il passaggio dalle energie fossili a quelle rinnovabili, è condizione importante preliminare per passare all'economia circolare.

Fin dal suo esistere l' economia esercitata dall' uomo, come esiste ancora oggi nei sistemi agricoli tradizionali dei cosiddetti paesi in via di sviluppo, è sempre stata un sistema di economia circolare, in considerazione del fatto che l'energia utilizzata e di natura muscolare, sotto forma di lavoro umano e animale, donde sia gli scarti o quel che restava dai prodotti possibilmente animale proveniva direttamente dall'area coltivata e perché sia ​​lo spreco dei prodotti (come escrezioni umane e animali, rifiuti domestici, etc.), così come i residui di produzione (come paglia, cenere da combustione di legname, etc.) sono stati restituiti direttamente alla produzione.

Il moderno concetto di economia circolare è stato introdotto per la prima volta nel 1990 dall'economista britannico David W. Pearce, sviluppandosi dal concetto di ecologia industriale (ingl.: industrial ecology), che predilige la minimizzazione delle risorse e il ricorso a tecnologie pulite. Nell'economia circolare, invece, non solo vengono impiegati tutti i rifiuti provenienti dalla produzione industriale, „generosamente“ consegnati all' ambiente dall' uomo (la Terra dei fuochi brucia ancora oggi brucia e questa vergogna sembra non interessare minimamente pupi come un Di Maio che esalta il cretino <made in italy> per la diffusione del quale si propone di mobilitare anche gli ambaciatori seminati nei paesi del mondo, avvocaticchi del popoli assurti o improvvisati a strateghi più della malapolitica che della politica, falsi ricercatori prelevati di una università in default, etc.!), ma anche quelli derivanti dalla produzioni di nuovi materiali che devono essere ridotti al minimo.

Il 27. Settembre 1994 la „Legge sull'economia circolare“ è stata varata e introdotta anche in Germania allo scopo di promuovere il riciclaggio dei rifiuti e il reimpiengo dei materiali provenienti dalla loro trasformazione, anche in forza delle precedenti istituzioni come l' Ufficio Federale per l' Ambiente, 22. Luglio 1974; l' Ufficio Federale per la Difesa della Natura, 6. Agosto 1993; l' emanazione dell' Ordinamento per il deposito die rifiuti urbani rispettoso dell' ambiente, 20. Febbraio 2001; l' Ordinamento per il ritiro di automobili, 21. Giugno 2001; l' Ordinamento sulla limitazione e il riciclaggioio di materiali d' imballaggio, 21. Agosto 1998; la Legge per la consegna di mteriale elettrico ed elettronico, 16. Marzo 2005; la Legga per la difesa dalle immissioni nell' aria, 26. Settembre 2002, etc. il tutto a compendiare il „Diritto ambientale“ nella sua 20. Edizione del 2009.

 

Alla fine degli anni '90, il chimico tedesco Michael Braungart e l'architetto americano William McDonough svilupparono il principio da „culla a culla“ (inglese, letteralmente "Cradle-to-Cradle“) come approccio ad un'economia circolare coerente con l'obiettivo del raggiungimento di una „efficacienza ecologica“, ovvero la restituzione dei prodotti ai cicli biologici come nutritivi biologici o che vengono continuamente mantenuti nei cicli tecnici come "nutritivi tecnici".

Si tratta di soluzioni tecnologiche finalizzate all'introduzione di un'economia circolare. La Stampa 3D viene considerata come una tecnologia potenzialmente dirompente che potrebbe aiutare l'economia circolare a fare un passo avanti riprogettando la catena di approvvigionamento. In particolare questa tecnologia potrebbe essere utilizzata per la produzione locale di nuovi beni derivabili da rifiuti di plastica riciclata con grandi vantaggi per l'efficienza e l'efficacia del ciclo dei materiali.

Intuitivamente, l'economia circolare sembra più sostenibile dell'economia lineare. La minimizzazione dell'introduzione di risorse nel sistema e la perdita di risorse a causa di sprechi e perdite di energia preservano giacimenti di materie prime e riducono l'inquinamento ambientale. Tuttavia, questa considerazione non rende giustizia ai potenziali punti deboli del concetto di economia circolare. Ad esempio, molte fonti trattano le questioni sociali come subordinate e vi sono casi in cui altre strategie, come il ricorso a tecnologie più efficienti dal punto di vista energetico, sono più vantaggiose per l'ambiente. In uno studio, i ricercatori di Cambridge (Gran Bretagna) e Delft (Olanda) sono stati in grado di dimostrare che, oltre ai sostenitori che considerano l'economia circolare un prerequisito per un sistema economico sostenibile, ci sono anche scienziati che considerano l'economia circolare come una delle tante strategie o addirittura ritengono il suo principio come svantaggioso.

Inoltre viene spesso sottolineato che esistono limiti fondamentali al concetto di base che tralaltro fonda sulle leggi della termodinamica della quale per la seconda tutti i processi spontanei sono irreversibili e associati ad un aumento dell'entropia. Tuttavia, il concetto idealizzato dell'economia circolare prevede un processo circolare completamente reversibile.

Ne consegue che, se il concetto fosse effettivamente attuato, la perfetta reversibilità dovrebbe essere finalizzata per generare un aumento dell'entropia attraverso la produzione di rifiuti; il che, alla fine, si tradurrebbe in componenti economiche lineari o richiederebbe enormi quantità di energia (che dovrebbero essere parzialmente dissipate per generare così un aumento dell'entropia totale) al fine di consentire una completa reversibilità. In tale senso anche il Consiglio consultivo europeo delle Scienze accademiche (EASAC) in una sua recente posizione giunge a una conclusione analoga.

A questo punto con il vociare che vien fatto sulle fasi sfasate del <post-pandemia> e l' assenza totale, settancinquennale, di linee-guida programmatiche di governo, in dipendenza dell' invadenza di politicanti avventurieri, più che della presenza e rinnovo di politici preparati e responsabili (Paola De Micheli e il suo vuoto vice-minsitro Giancarlo Cancelleri al MIT, Gaetano Manfredi a U. & R,, Azzolina alla Scuola, il „piccolo Putin“, Conte, a „stratega di (mal)Governo, Gualtieri in assenza del minimo di visioni a lungo raggio in termini di programmazione e pianificazione economica, un indefinibile di Maio a tessitore di relazioni internazionali che focalizza il suo microcosmo su un fatuo e viscido <made in italy>, il mondo del lavoro consegnato ad un sindacalismo senza volto ed alla disperazione, professioni, artigianato e commercio privi di menti pensanti e di solide strutture organizzative, altro non resta che contare su una edificante presenza e ruolo incalzante, quanto responsabile, di Confindustria da tenere lontano da spinte capitalistiche, sempre pronte - in assenza di Stato e Politica – a far man bassa.

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A questo punto con il vociare che vien fatto sulle fasi sfasate del <post-pandemia> e l' assenza totale, settancinquennale, di linee-guida programmatiche di governo, in dipendenza dell' invadenza di politicanti avventurieri, più che della presenza e rinnovo di politici preparati e responsabili (Paola De Micheli e il suo vuoto vice-minsitro Giancarlo Cancelleri al MIT, Gaetano Manfredi a U. & R,, Azzolina alla Scuola, il „piccolo Putin“, Conte, a „stratega di (mal)Governo, Gualtieri in assenza del minimo di visioni a lungo raggio in termini di programmazione e pianificazione economica, un indefinibile di Maio a tessitore di relazioni internazionali che focalizza il suo microcosmo su un fatuo e viscido <made in italy>, il mondo del lavoro consegnato ad un sindacalismo senza volto ed alla disperazione, professioni, artigianato e commercio privi di menti pensanti e di solide strutture organizzative, altro non resta che contare su una edificante presenza e ruolo incalzante, quanto responsabile, di Confindustria da tenere lontano da spinte capitalistiche, sempre pronte - in assenza di Stato e Politica – a far man bassa.

 

Sintesi

 

La riutilizzazione trova una nuova finalità d’uso per un elemento edilizio non più necessario. La riutilizzazione è cosa distinta dal riciclaggio, in quanto quest’ultimo distrugge gli elementi edilizi per macinazione o triturazione, per poter poi riutilizzare la materia prima. Lo scopo di questo studio è quello di indagare il modo in cui oggi in Svizzera la riutilizzazione è praticata nel settore edilizio, e inoltre di stabilire il corso del suo futuro sviluppo, affinché essa possa diventare più efficace e trovare una sua collocazione nel mercato.

La riutilizzazione di elementi edilizi intende contrastare lo spreco. Essa preserva l’energia grigia che è accumulata in questi elementi. Anche se praticata da sempre, la riutilizzazione, sull’onda dell’industrializzazione, è praticamente scomparsa ed è riaffiorata in nuove forme soltanto da qualche decennio.

È indispensabile, avere familiarità con la problematica della riutilizzazione degli elementi edilizi. Sebbene sia più complessa della riutilizzazione di mobili o vestiti, essa è perfettamente praticabile, ammesso che si creino le condizioni appropriate.

Per prima cosa è necessario conoscere le singolarità della riutilizzazione : gli effetti di norme e garanzie, i problemi logistici, come per esempio la concordanza fra la domanda e l’offerta, l’immagazzinamento provvisorio, i necessari adattamenti nel processo progettuale e in quello della realizzazione. Soprattutto è necessario essere consapevoli che la riutilizzazione è diversamente compresa dai committenti e dagli utenti.

Questo studio fa luce sulla pratica della riutilizzazione in Svizzera. Abbiamo consultato tutti i soggetti che hanno esperienza di riutilizzazione di elementi edilizi - privati, architetti, imprese specializzate in demolizione, responsabili di magazzini dove vengono conservati gli elementi edilizi, docenti e membri di organizzazioni del settore. 150 persone ci hanno parlato delle loro attività, della loro motivazione, delle difficoltà e dei successi, ci hanno inoltre spiegato quali sono i miglioramenti che desidererebbero siano apportati al sistema della riutilizzazione in futuro.

Lo studio descrive e analizza le risposte di questi soggetti. Abbiamo incluso alcuni casi-studio in Francia e in Belgio per poter fare un confronto con paesi dove la pratica della riutilizzazione si è sviluppata diversamente. Questo ha consentito un inquadramento della specificità della riutilizzazione in Svizzera.

L’obiettivo che ci proponiamo di raggiungere è quello di integrare la riutilizzazione nel settore edilizio. Per poter raggiungere questo obiettivo, abbiamo identificato cinque aree di intervento :

Le realizzazioni di architettura e design che si occupano di riutilizzazione devono essere sostenute, documentate e diffuse.

Il campo della riutilizzazione deve essere organizzato in maniera più efficace.

Il settore edilizio e la formazione professionale devono includere la riutilizzazione nei loro programmi.

Il pubblico deve essere sensibilizzato ed informato sulle realizzazioni dell'architettura e del design della riutilizzazione.

La politica deve dare sostegno e consolidare la pratica della riutilizzazione.

Le strutture che noi proponiamo per raggiungere il nostro obiettivo sono le seguenti :

Un'organizzazione mantello che abbia la funzione di riorganizzare completamente il campo della riutilizzazione.

Una fondazione della riutilizzazione, un’organizzazione-guida, che abbia il ruolo di un laboratorio d‘idee e che farà in modo che le cinque aree di intervento interagiscano tra loro in un circolo virtuoso

Una fondazione della riutilizzazione, un’organizzazione-guida, che abbia il ruolo di un laboratorio d‘idee e che farà in modo che le cinque aree di intervento interagiscano tra loro in un circolo virtuoso

Una fondazione della riutilizzazione, un’organizzazione-guida, che abbia il ruolo di un laboratorio d‘idee e che farà in modo che le cinque aree di intervento interagiscano tra loro in un circolo virtuoso

Una fondazione della riutilizzazione, un’organizzazione-guida, che abbia il ruolo di un laboratorio d‘idee e che farà in modo che le cinque aree di intervento interagiscano tra loro in un circolo virtuoso

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