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Huffingtonpost 17/12/2021 09:44 CET | Aggiornato 10 ore fa

Come usare al meglio il Pnrr

Le grandi aziende rispondono all’appello di Draghi

Rosario Cerra

Presidente del Centro Economia Digitale

 

 

 

L’obiettivo del PNRR non può e non deve essere solo quello di spingere la ripresa dell’economia dopo la crisi pandemica, ma l’occasione per trasformare il Paese e il suo sistema produttivo per affrontare le sfide e la forte competizione globale che avremo di fronte nei prossimi decenni. Abbiamo l’opportunità storica per realizzare un cambiamento strutturale fondato sulla capacità trasformativa dell’innovazione e della diffusione delle tecnologie digitali.

Queste possono e devono svolgere un ruolo cruciale per facilitare il passaggio da un modello produttivo basato sulla competitività di costo a uno basato sulla competitività tecnologica, che fa leva su investimenti continui in nuove tecnologie, attività di ricerca e innovazione. È questo secondo modello che deve diventare prevalente in Italia, poiché è quello in grado di fornire al Paese una spinta più forte e duratura alla dinamica della produttività e della crescita, nonché capace di garantire un futuro prospero alle nuove generazioni di cittadine e cittadini, la sostenibilità del debito pubblico e di rilanciare il ruolo dell’Italia nello scenario economico internazionale.

La capacità di “messa a terra” degli indirizzi di policy indicati nel Piano e la forza trasformativa delle politiche attuate saranno gli elementi chiave per il successo del PNRR.

Come evidenziato nel documento del governo in cui viene presentato il PNRR, l’impatto effettivo degli investimenti e delle riforme in esso previsti dipenderà in maniera cruciale dalle modalità con cui questi verranno attuati. In particolare, il Governo stima che nel 2026, anno di conclusione del Piano, il Pil italiano potrà risultare di 3.6 punti percentuali più alto rispetto allo scenario base (in assenza di interventi). Tuttavia, le simulazioni effettuate dal governo segnalano come tale aumento sarebbe inferiore nel caso in cui l’efficienza degli investimenti fosse più bassa (solo +1.8 punti percentuali nello scenario a bassa efficienza; +2.7 punti percentuali se si considera lo scenario medio). Come sottolineato dal Presidente del Consiglio Mario Draghi è, quindi, il momento in cui serve il contributo di tutti e in particolare delle migliori forze del Paese.

È in questo contesto che nasce l’idea centrale del Progetto PNRR-EXECUTION. Individuare attraverso l’esperienza di analisi maturata dal Centro Economia Digitale e la fattiva collaborazione con i suoi soci - Enel, Eni, I Capital, Leonardo, Open Fiber, Tim e Tinexta - proposte di azioni specifiche e concrete da adottare per migliorare l’efficacia di attuazione del PNRR nell’ambito degli interventi previsti. 

Tra le varie azioni individuate ne indichiamo tre che possono contribuire a delineare un percorso in grado di cambiare profondamente gli assetti strutturali del Paese.

Sottolineiamo in primo luogo come gli impatti di lungo periodo del PNRR potrebbero essere più profondi se il Piano venisse organicamente inserito in una Visione complessiva dell’Italia al 2030. I cambiamenti strutturali in atto, dal punto di vista tecnologico, economico, ambientale, sociale ma anche geopolitico, richiedono infatti la definizione di una chiara strategia di ampio respiro che indichi le direttrici di sviluppo e gli obiettivi che il Paese intende darsi. Serve, quindi, una visione di quale dovrà essere il ruolo dell’Italia nelle trasformazioni in atto, all’interno dell’Europa, nello scenario internazionale, nella divisione globale della produzione e del lavoro.

Questo nella consapevolezza che l’impatto di tali trasformazioni potrà essere tanto più positivo, quanto più i processi di cambiamento e le nuove tecnologie saranno adattati e in grado di valorizzare le specificità e la vocazione del nostro Paese in termini di competenze ed eccellenze produttive, ma anche di valori, risorse culturali, paesaggistiche e ambientali.

Nell’ambito di questa visione riteniamo sia opportuno sviluppare un modello di filiera in cui la transizione delle PMI è trainata, in un’ottica di accompagnamento e supporto, da grandi aziende leader. Queste potrebbero “sostenere” lo sviluppo delle filiere, favorendo la crescita e la competitività delle imprese che ne fanno parte, attraverso lo scambio di conoscenze cruciali in termini di visione strategica di medio-lungo termine, conoscenza del mercato, delle tecnologie e know-how industriale di alto profilo. Si tratta, quindi, di riuscire a sviluppare un “ecosistema industriale più integrato e competitivo”, costituito da vari attori di diversa dimensione che investano in maniera maggiormente coerente tra loro, avendo una visione e obiettivi di comune interesse.

Infine, oltre a favorire cambiamenti nei rapporti tra grandi imprese e PMI, segnaliamo l’importanza di rafforzare la collaborazione tra settore pubblico e privato, nel pieno rispetto dei propri ruoli. Per affrontare con tempestività ed efficacia le sfide di questo tempo un’opportunità è rappresentata dal potenziamento dello strumento del partenariato pubblico-privato. Un utilizzo più sistematico di questa modalità nello sviluppare progetti potrebbe facilitare la realizzazione e ampliare l’impatto degli interventi previsti nell’ambito del PNRR e rappresentare un modo per porre le basi di una più intensa interazione tra attori pubblici e privati.

È con questo spirito che riteniamo che la condivisione di queste proposte rappresenti un’importante occasione per rafforzare la capacità di collaborazione tra il mondo produttivo, del sapere, la società civile e le Istituzioni.

Collaborazione quanto mai necessaria per il rilancio del Sistema Italia e per, insieme, cambiare in meglio il futuro del nostro Paese.

C O M M E N T O

Senza per ora voler entrare nel merito e nella sostanza dell' articolo, come prima cosa occorre rivolgere a Mario Draghi la domanda, se effettivamente è "incinto" di Quirinale e nei due casi: 1. Se incinto, costringerlo ad abortire e, 2. Se non incinto, costringerlo di restare a Palazzo Chigi per riparare il malfatto facilmente dimostrabile nel percorso dei primi passi del PNRR, del quale, ho l' impressione che, in uno con quel Gentiloni, segnalato come una delle possibili mosche ancora in vita dell' eredità democristiana a posarsi su un piccolo rilievo del Colle, ha capito bene, in quanto "magister", come far danzare i miliardi concessi in prestito e, pertanto, da restituire nel tempo a venire, e non capito di riempirne l' involucro di leganti politici, tecnici e tecnologici (tutti di lunga durata nel tempo) per i quale le sue capicità e conoscenza sono nulle, trattandosi della costruzione di un edificio fondato su solide basi e, pertanto, capace di resistere ai terremoti reali, che per l' Italia sono quelli coinvolgenti le placche terrestri nordafricana ed euroasiatica, e ai tsunami, che per la stessa Italia sono quelli che porterebbero a conclusione il porcorso della sua scomparsa dal contesto dei Paesi civili, magistralmente avviato 75 anni or sono. Facciamo presente subito che, esclusa in maniera categorica la presenza della rozzezza di un Silvio Berlusconi già nella Piazza del Quirinale, un mago di numeri e di teorie economiche come il Prof. Ph Mario Draghi, che sale gli scaloni del palazzo per condurlo nei saloni dorati che furono di papi, cardinali e reali monarchici, per finire come dimore di reali repubbli-cani, imposti da disoneste maggioranza parlamentari, e, nel caso di Sergio Mattarella-Buccellato-Rimi - come sovente hanno sostenuto certe malelingue -, da quelle <5 entità> che hanno indicato all' Italia la via maestra del default morale, istituzionale ed economico, deve, senza se e senza ma, essere ritenuta "impossibile". Dall' evidenza del dato concreto e reale dell' Italia odierna, quella carica, la più alta di uno Stato da reintendere come un "tutto e l' individuo "nulla" (G. Gentile), altro non può esprimere che la Cultura e lontane tradizioni politiche, ritessute in Diritto di Stato, Filosofia politica, e Scienze umanistiche dell' Italia, che la maggioranza silenziosa degli Italiani è certa (sognando) di ravvisare nella persona della NobilDonna Marta Cartabia.

Un <repetita iuvant> di cogente attualità.

 

 





 

 



 

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