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Un pranzo presidenziale doveva essere. Ma . . . .

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POLITICA

HuffPost 23/12/2021 19:21 CET

Un pranzo presidenziale. Berlusconi è convinto, gli alleati un po' meno

Vertice di centrodestra sul Quirinale. Il Cav: "Garantitemi i vostri voti, io trovo gli altri". Meloni chiede una "regia permanente". Ci si aggiorna a dopo le feste



Voi pensate a garantirmi i vostri voti per il Quirinale e io penserò a trovare gli altri che mancano”. Questo è il succo del discorso, al netto delle cautele, che Silvio Berlusconi ha presentato agli alleati al vertice di Villa Grande. Senza mettere in tavola – tra ravioli burro e salvia, tagliata di filetto e un babà più grande del piatto che lo conteneva - nessun piano B. Ci si aggiorna subito dopo l’Epifania, e a quel punto si prenderà una decisione. Un paio d’ore passate insieme con Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, i “piccoli” Maurizio Lupi, Giovanni Toti, Lorenzo Cesa, più gli azzurri Antonio Tajani, Sestino Giacomoni e Licia Ronzulli. A cui si sarebbe aggiunto Gianni Letta.

Un convivio in clima decisamente prenatalizio che il leader della Lega (fresco di incontro “cordiale” con Draghi a Palazzo Chigi, a cui ha portato in dono formaggi della Valtellina) ha apprezzato nelle vesti di mediatore. E che è finito con un comunicato congiunto che sancisce “intesa e sintonia della coalizione“ pronta a governare con “valori comuni, programma condiviso, per unire e non dividere”. E soprattutto scolpisce un metodo di lavoro: “Uniti nei prossimi appuntamenti istituzionali ed elettorali”, dal Colle alle politiche. Si decide con voce sola: senza esclusioni né fughe in avanti.

Un vertice, per così dire, interlocutorio. Non lunghissimo. Dove, al netto delle rassicurazioni al padrone di casa, nessuno ha dato reali garanzie agli altri. I partecipanti sono usciti con la convinzione che “Silvio ci crede”, che la prospettiva di poter diventare il tredicesimo presidente della Repubblica lo ringiovanisce, e che l’auspicio dell’ala forzista che lo vorrebbe kingmaker di Draghi per ora resta un wishful thinking. Per il resto, cautela a non scoprire troppo le carte (vere) prima che lo facciano gli altri. Anche al di fuori del centrodestra: nelle file di Forza Italia è stato lodato il “no grazie” a Draghi del M5S, un inedito asse che qualcuno fa risalire alle parole al miele usate dal Cavaliere sulle “radici comuni” tra azzurri e grillini.

Meloni è stata l’unica a mettere in campo una richiesta precisa agli alleati, una sorta di “giuramento di Pontida” (se non si concretizzasse l’opzione Silvio): l’impegno di tutti a non percorrere la soluzione del Mattarella Bis sull’onda di un ritorno della pandemia. Ma anche a evitare di avallare il trasloco del premier al Colle, che la leader di FdI ha caldeggiato finché intravvedeva le urne anticipate ma adesso maneggia con freddezza: “Se Draghi vi chiede il voto che farete?”. Meglio, allora, cercare una figura al di fuori dei soliti circoli. Su questo Meloni ha chiesto una “regia permanente” della coalizione, un modo da confrontarsi in diretta. Pare però che le rassicurazioni dei conviviali su entrambi i punti siano state molto di prammatica, tra chi annuiva e chi cercava il cameriere con lo sguardo per farsi riempire il bicchiere. Il che non ha guastato la sintonia, con l’ex ministra della Gioventù talmente golosa delle pere al vino rosso che il cuoco gliene ha preparata una confezione da portare a casa.

Nessuno vuole legarsi le mani, visto che la fase è ancora interamente tattica. Fatto sta che si è arrivati al comunicato congiunto, una mediazione che evita ipotesi di strappi a spese di FdI o dei partiti più piccoli. “E’ stato importante ribadire l’unità della coalizione – spiega Lupi – E la certezza che tutte le scelte saranno condivise. Non ci saranno esclusioni per FdI che sta all’opposizione né per i centristi che hanno numeri parlamentari meno pesanti”. Ma l’unità messa nero su bianco ha come prima conseguenza dell’ipotesi di elezioni anticipate. “L’obiettivo è andare avanti per affrontare l’emergenza economica e sanitaria” hanno ribadito i forzisti. Anche perché “il governo sta lavorando bene, lo dicono tutti”. E alla deadline 2023 – per la parte nella loro disponibilità - anche Meloni ha dovuto rassegnarsi.

Il 4 gennaio il presidente della Camera Roberto Fico manderà la lettera di convocazione dei grandi elettori, aprendo ufficialmente le danze. L’appuntamento a dopo le Feste, dunque, presuppone che il lavoro dietro le quinte di ambasciatori e pontieri, abbia luogo in gran parte prima. Il primo a saperlo è Berlusconi: “Abbiamo parlato anche della mia candidatura, il centrodestra sarà unitario, la decisione è rimandata all’inizio dell’anno prossimo”. E per ora, si tiene coperto: come Draghi si è sfilato dal giudicarne l’idoneità o meno come eventuale capo dello Stato, il Cavaliere si smarca dal futuro del premier: “Non posso rispondere sulle intenzioni degli altri”.

C O M M E N T O

E allora mettiamoci al sicuro e torniamo al 1991 quando Fausto Cattaneo (Buon' anima che porto nel cuore!), alias "Tato", agente antidroga, nome in codice Pierre Traditi, viene in contatto, i veste d' infiltrato, con Juan Ripoll Mari, un finanziere ispano-brasiliano che si occupa di importazione di prodotti alimentari dal Sud America. Ripoll, secondo le polizie di mezzo mondo, non è soltanto un commerciante, la sua attività clandestina pare che sia il riciclaggio di denaro sporco. Cattaneo viene infiltrato proprio a parteciparea una operazione di riciclaggio che prenderà il nome di "Mato Grosso" e che vede come capofilaJuan Ripoll Mari. Quando Cattaneo s' incontra con lui, questi gli dice: "Il tuo compito sarà quello di prendere i soldi dalla Spagna, dalla Francia e dall' Italia e trasferirli in Svizzera per versarli su un conto corrente a Lugano". Il "commerciante", tuttavia, non dice soltanto questo. Quando parla dei "consorzi" che dovranno consegnare il denaro da portare in Svizzera aggiunge: "In Italia dovrai andare dagli uomini del clan Berlusconi". Quelli di Torino, specifica Ripoll Mari. Tutto è pronto per l' operazione Mato Grosso, ma alla vigilia della partenza l' inchiesta della polizia cantonale si interrompe e dell' operazione di riciclaggio non si sa più nulla fino a qualche anno dopo. Ma Pierre Tarditi , alias Fausto Cattaneo, scrive un rapporto di polizia, datato 13 settembre 1991, nel quale cita esplicitamente l' episodio che riguarda Silvio Berlusconi, raccontato da Ripoll Mari. Il commissario dell' antidroga aggiunge che già in passato era spuntato il nome di Silvio Berlusconi a proposito della "Pirra connection" e dunque non c' è da meravigliarsi. "E sulla base di quel rapporto - racconta Fausto Cattaneo pensando a quei giorni turbolenti - che nel 1995 fu contattato prima dagli uomini di Umberto Bossi, poi da Bossi in persona. C' era appena stato il ribaltone e quando la Lega venne a conoscenza del mio rapporto mi chiese un incontro. Volevano da me le prove delle mani sporche di Berlusconi. Come mi spiegarono di persona, volevano distruggere quel personaggio di nome Silvio Berlusconi. Era una domenica di primavera. Al bar Club di Cadenazzo (Bellinzona), un villaggio di 800 abitanti, incontrai il deputato Roberto Calderoli e il professor Gian Battista Gualdi. Bevemmo un ottimo vino francese. Ricordo persino che il proprietario, un vecchio amico, mi disse: "Il locale rimane aperto fino a mezzogiorno, ma tu fai quello che devi fare. Quando hai finito chiudi e poi mi fai avere le chiavi". I due galoppini di Bossi mi chiesero se su Berlusconi sapevo qualcosa di più di quello che avevo scritto nel rapporto. Risposi di no e spiegai loro che a un certo punto l' operazione che avrebbe dovuto portare a Torimo si era interrotta per motivi a me ignoti ma gli feci capire che, essendo un investigatore ormai fuori dalla polizia, avrei potuto continuare le indagini. Calderoli e Gualdi mi risposero che non erano autorizzati ad affidarmi un' inchiesta e mi dissero che mi acrebbero fatto sapere parlare con Bossi. Dopo qualche giorno il professor Gualdi mi chiamò al telefono e mi disse che Bossi era pronto a incontrarmi nella sede della Lega a Milano. In quei giorni, prima dell' incontro con Bossi, ricevetti una telefonata da un esponente della Lega, il sebatore Boso, che mi chiedeva di impegnarmi a fondo per distruggere Berlusconi". Che cosa ricorda di quell' incontro? "Intanto non feci l' errore di andare solo. Mi presentai con due miei amici. Uno di questi era un commissario di polizia in pensione, l' altro era un giornalista. All' inizio Bissi fece il duro, sembrava che gli desse fastidio la nostra presenza. Ma quando gli feci capire che erano loro che avevano bisogno di me, abbassò le arie e cominciò a dirne di tutti i colori su Silvio Berlusconi. Ci lasciammo con un nulla di fatto ma pochi giorni dopo mi telefono il professor Gualdi e mi disse che la Lega Nord aveva stanziato un primo anticipo di 8 milioni per consentirmi di fare un viaggio in Brasile, dove avevo avuto i primi contatti con Juan Castaneda, (il nome in codice usato da Cattaneo quando parla di Juan Ripoll Mari, ndr.)Mi diedero gli otto milioni in una busta all' uscita dell' autostrada per Como Nord. Quando arrivai in Brasile mi limitai in un primo tempo a ricostruire le strade di come avevo conosciuto Juan Castaneda. Scoprii però una cosa interessante che nel mio intimo mi convinse pienamente a proposito dei rapporti che Juan Castaneda diceva di avere con la Fininvest. Ecco di cosa si tratta: in un hotel di proprietà di un amico intimo di Castaned, tale Felipe, scoprii che si teneva un congresso o riunione di tutta la Finivest del Brasile. Tentai di entrare ma non ci riuscii, il summit era ben protetto dalla security. Alla fine del mio soggiorno soggiorno a Rio de Janeiro tornai in Italia e dissi agli uomini di Umberto Bossi che le cose si stavano mettendo bene. Ma da quel giorno non ebbi più notizie delle persone che mi avevano cercato". Spariti per sempre? "Si". E mi sono sempre chiesto perch´`e siano improvvisamente scomparsi gli emissari di Umberto Bossi". Già, una bella domanda che rimarrà senza risposta. Forse.

...

Bossi è ancora vivo e vegeto (sic): Calderoli e ancora "suonatore" di questa repubblica delle banane, Giorgia Meloni, assistita dal giurista penale Ignazio La Russa, ha trovato il patriota di posare al colle, Salvini, un vuoto a perdere, non sa di quanti centimetri è la sua altezza fisica e Silvio, a mezzogiorno, dopo aver offerto al gruppo una pizza "`à la Silvio", trascorrerrerà la serata accovacciato sotto l' albero di Natale sognando un seggiolone dorato dal quale rivolgerà il suo primo messaggio a cimici e pidocchi.

 

Contento, Ing. Carlo di Benedetto?

 

Ahi serva Italia, di dolore ostello,

Nave senza nocchiero in gran tempeste,

Non donna di provincie, ma bordello!

 

 

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