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Congedo Mattarella

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POLITICA

Hffingtonpost 31/12/2021 20:46 CET | Aggiornato 6 ore fa

Mattarella, congedo con identikit del successore

Spogliarsi di ogni appartenenza, farsi carico dell'interesse generale, garantire l'unità istituzionale e morale. E' il discorso della fine di un mandato, ma non di una uscita di scena. Nel senso che questo punto sull'Italia resta.



 

Il discorso di fine anno e di congedo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in tv a reti unificate, 31 dicembre 2021.

 

Come nello stile dell’uomo, non è un finale con botti o effetti speciali, anzi è esattamente l’opposto perché l’ultimo discorso di Sergio Mattarella è probabilmente tra i più brevi ed ecumenici del suo settennato. In piedi per una quindicina di minuti, con alle spalle la finestra del giardino illuminato, il capo dello Stato si congeda con la sobrietà e lo stile di chi, ritendendo esaurito il suo compito, non vuole indicare una prospettiva vincolante a un mondo politico già abbastanza avvitato nella scelta del suo successore. Quasi con distacco, inversamente proporzionale all’intensità – politica ed emotiva – di un settennato da far tremare le vene ai polsi, in cui la pandemia è precipitata su un sistema politico collassato e su una legislatura segnata dalla governabilità complicata.

Però, sia pur parlando in termini generali, nella rivendicazione elegante ed orgogliosa del proprio profilo c’è un’indicazione, che magari non è proprio un identikit, ma un principio non banale offerto ai partiti. La rivendicazione sta nella consapevolezza di chi lascia un paese, avendone preservata “l’unità istituzionale e morale”, proprio nel momento più difficile della sua storia. E questo è “il patriottismo concretamente espresso nella vita della repubblica”, e ogni riferimento ai patrioti à la carte in questa frase sembra semplicemente voluto. Unità resa possibile dallo straordinario “senso di responsabilità” degli italiani che, di fronte all’ignoto, hanno saputo attingere alle proprie risorse e seguire le indicazioni della scienza. E da quella profonda connessione sentimentale con le istituzioni che è forse la vera risorsa della Repubblica.

Ma questa unità, dice sostanzialmente Mattarella, non è un dato sociologico, ma anche una costruzione politica, fatta di scelte. E, ecco l’indicazione, il compito del capo dello Stato è stato ed è quello di esserne il garante. Questo vuol dire avvertire sin dal momento dell’elezione due “esigenze di fondo”: “spogliarsi di ogni appartenenza e farsi carico dell’interesse generale” e “salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell’istituzione che riceve dal suo predecessore”.

Parole dietro le quali è possibile rivedere i momenti più drammatici di questi anni, dall’appello, rivolto al paese, a vaccinarsi a quello, rivolto alle forze politiche, a sostenere il governo guidato da Mario Draghi, un nome che non uscì dalle consultazioni, ma frutto della decisione, difficile e solitaria, di evitare le elezioni anticipate che, in quel momento, avrebbero reso più complicata la campagna vaccinale, necessaria per far fronte all’emergenza sanitaria, e avrebbero messo a rischio il percorso del Recovery, necessario per far fronte all’emergenza economica: “La governabilità che le istituzioni hanno contribuito a realizzare – dice il capo dello Stato -  ha permesso al Paese, soprattutto in alcuni passaggi particolarmente difficili e impegnativi, di evitare pericolosi salti nel buio”.

E proprio sui vaccini c’è forse il passaggio più forte del discorso, ora che la quarta ondata è accompagnata dalla discussione su come renderli più stringenti e obbligatori: “Che cosa avremmo dato in quei giorni – si chiede Mattarella – per avere il vaccino?”. Il riferimento è alle settimane delle “bare” di Bergamo, delle “scuole chiuse” e del lockdown generalizzato, insomma dell’“impotenza” e della “disperazione”. Agli italiani bombardati dai virologi da talk show, dai professionisti dei distinguo e anche da una parcellizzazione delle misure cui è difficile stare dietro, tra estensione del super Green Pass per i bus ma non ancora per il posto di lavoro, dove forse arriverà comunque a breve, Mattarella ricorda, in modo semplice e comprensibile che “i vaccini sono stati e sono uno strumento prezioso, non perché garantiscono l’invulnerabilità, ma perché rappresentano la difesa che consente di ridurre i rischi per sé e per gli altri”.

Insomma, ci siamo “rialzati”, ma non è finita. Perché c’è un paese da riscostruire. E la parola “ricostruzione” è sempre declinata nella sua accezione non solo economica, ma anche “morale” e materiale. Che rende innanzitutto necessario uno sforzo nella mentalità con cui si affronta una fase che non si è chiusa e il ripudio della pigrizia nell’approccio, perché non c’è un’ora X in cui si torna al mondo di prima, ma una complicata trasformazione segnata da nuovi conflitti e “nuove disuguaglianze” sociali. E anche questa è un’indicazione. È il discorso della fine di un mandato, ma non di un’uscita di scena, nel senso che questo punto di vista sull’Italia resta. E, con esso, il rapporto morale costruito col paese. Buon anno.

C O M M E N T O

Se ne va a Recovery tradito e PNRR sul percorso irreversibile del fallimento in quanto proprio nell' assenza di un cultura giuridica (Diritto contrattuale edilizio) e tecnico-giuridico (Diritto urbanistico e Diritto edilizio pubblico) che Sergio Mattarella-Buccellato-Rimi non ha mai saputo esprimere, avendone attestala la prova in occasione della ricostruzione del Ponte-Viatotto die Genova, ex Riccardo Morandi, restando muto nella fase preliminare - la più delicata - lasciando mano libera all' architetto e senatore a vita, che tutto il mondo c' invidia (come più volte scritto da pifferi ruffiani à la Alessandro De Angelis), Renzo Piano, che da insifignifante e sedicente <advisor senior> fece di tutto per sottrarre la sua opus (tutta "ispirata al carattere dei genovesi"), cioè il Progetto architettonico, ad una regolare approvazione e rilascio del permesso a costruire da parte del Comune di Genova e della Regione Liguria, e il Progetto strutturale (strutture in conglomerato cementizio armato e strutture in acciaio) alla verifica preliminare di 2 ingg, verificatorori, rispettivamente per i due asptetti strutturali, come gli era stato insegnato nella corretta e seria Germania in relazione al Progetto di ricostruzione del "Potsdamer Platz", la più vasta area edificabile d' Europa, oggetto di attenzione particolare tra i migliori architetti tedeschi ed europei. La più ampia delle quattro zone fu assegnata alla Daimler-Benz che si rivolse all' architetto Renzo Piano per la pianificazione dell' intervento.contrasssegnato dalla sintesi sublime della Torre Debis, dal cubo verde smeraldo sulla sua sommità, e dal ricamo magico dell' edificio trapezoidale, più basso, destinato ad uffici. Non sappiamo se il suo senso di alta irresponsabilità (al limite della disonestà) messo in luce a Genova abbia trovato un prosieguo nella stipula dei complessi contratti d' opera che avrebbero dovuto vedere rispoettivamente la firme del rappresentante istituzionale della committenza pubblica e dei rappresentatanti giuridici delle ditte esecutrici dei lavori. Il silenzio dei due grandi giuristi, rappresentanti istituzionali, Mattarella e Conte (insifignicante quanto il soggetto stesso, quello del ministrello 5 Stalle) è stato da me qualificato come asineria e disonestà istituzionale. Se ne va Mattarella del fradicio marchime dc, imposto dalle 5 entità (Vaticano, mafia,. 'drangheta, massoneria e servizi deviati), e non dal vuoto Matteo Renzi, e dalla consueta e disonesta maggioranza parlamentare e, ora, dovrebbe, il suo seggiolone, essere riscaldato o dal gesuitico Mario Draghi (responsabile del fallimento del nato fallito PNRR, che prepara un destino di lacrime e sangue alle generazini future che dovranno restituire il prestito agli investitori, o da un' altro marcio dc, il Pierferdy Casini, funzionale soltanto agli oscuri e loschi interessi del Vaticano, escludendo (con riserva) sia collegamenti a organizzazioni malavitose, che l' ipotesi patriottica e altrettanto sporca di un centro-destra inconsistente per morale e valenza politica, nella persona di quel Silvio Berlusconi, il protagonista delle due grandi inchieste internazionali, Pizza Connection e Mato Grosso, per le quali, almeno, più che urgente sarebbe la convocazione del "duo" Bossi-Calderoli, considerato che il compianto commissario ticinese Fausto Cattaneo è morto da poco tempo, e che al suo posto qualche parolina chiarificatrice potrebbe essere detta dalla Signora Carla Del Ponte, in quanto proprio intorno alle due "Operazioni internazionali" di polizia ruotano le stragi di Capaci e Via D' Amelio di Palermo. Pertanto, attenzione a non censurare, direttore Mattia Feltri. A pretenderlo non è chi scrive, bensì l' Italia che gronda sangue.

 

 

 

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