< weniger ist mehr >
(m
eno è più)
(L. Mies v. d. Rohe)

 

Quirinale: la corsa nel sacco all' indietro e in salita

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

v

 

 

 

POLITICA

Huffingtonpost 09/01/2022 19:58 CET

Viva i franchi tiratori e abbasso i servi sciocchi

Saranno gli arbitri della corsa al Quirinale. E non è affatto un male: sono la nostra mano de Dios

By Ugo Magri



Un voto per Sofia Loren espresso in una scheda durante la seconda votazione per l'elezione del Presidente della Repubblica a Montecitorio, Roma, 18 aprile 2013. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Nel IX cerchio dell’Inferno parlamentare s’incontrano i “voltagabbana”, denominati anche “saltafossi”, che il popolo elegge con una certa casacca (per esempio quella dei Cinque stelle) e poi nel corso della carriera cambiano maglia come un Edin Džeko o un Hakan Çalhanoğlu. Su di loro si abbatterà la punizione dei nuovi Regolamenti di Camera e Senato, che prevedono sostanziosi tagli alla paga dei “cani sciolti”: così impareranno a tradire la fiducia di chi ce li ha messi. Ma ancora peggio dei “voltagabbana”, e addirittura più in basso nel girone infernale della politica, sono senza dubbio i “franchi tiratori”.

A differenza di quegli altri, questi vigliacchi non hanno nemmeno il coraggio di venire allo scoperto. Si mimetizzano, agiscono nella penombra, spuntano come guerriglieri dalla giungla. Infidi perché potrebbero essere chiunque, compreso quel deputato o senatore che ti ha appena dato una pacca sulle spalle; sleali, in quanto smascherarli è tempo perso; irresponsabili, poiché se ne infischiano dei rispettivi leader; inoltre perfidi, beffardi, vendicativi. Personaggi squallidi, però protetti dalla Costituzione che tutti consideriamo la più bella del mondo. All’articolo 83 prevede che l’elezione del presidente della Repubblica abbia luogo “per scrutinio segreto”. Col risultato che dalla quarta votazione in poi, quando basterà la maggioranza assoluta per eleggere il successore di Mattarella, ogni candidatura sarà esposta al fuoco dei francs-tireurs come li chiamano in Francia. Piaccia o meno, saranno i veri arbitri della corsa al Quirinale.

Prepariamoci dunque a riascoltare i soliti piagnistei, le manifestazioni di sdegno, le demonizzazioni di questi loschi figuri. Si ripetono ogni volta sempre uguali (dopo i “centouno” che nel 2013 fecero fuori Romano Prodi, dopo gli ottanta che nel 1992 accopparono Arnaldo Forlani, dopo i sessanta su cui nel 1971 inciampò Amintore Fanfani) e francamente hanno un po’ stancato. Sarebbe ora semmai di cogliere certi altri aspetti più positivi, dei quali poco si parla. Intanto cambiamogli nome. Chiamiamoli d’ora in avanti “liberi pensatori” che esercitano il diritto di scegliere con la propria testa, e già suona meglio. Se tutti fossero costretti a comportarsi come desiderano i leader, tanto varrebbe dar retta a Berlusconi che quando era premier proponeva di far votare soltanto i capigruppo e mandare a casa 900 parlamentari, risparmiando tempo e denaro. L’idea che, per onorare il mandato, i portavoce del popolo debbano intrupparsi come soldati può venire giusto a qualche grillino. Li mandiamo a rappresentarci, non a prendere ordini dal capetto di turno. Meglio un tot di anarchia che la tranquillità dei regimi. Abbasso i servi sciocchi e viva i “franchi tiratori”.

Ma c’è dell’altro. La loro minacciosa presenza sarà una spada di Damocle; terrà sulla corda i vari Conte, Letta, Salvini e Meloni; li costringerà a tendere l’orecchio verso la base parlamentare, a trattare con rispetto i cosiddetti “peones”, ad astenersi da inutili prepotenze per non venire smentiti nel voto segreto, con conseguente perdita di credibilità come boss. La scelta del nuovo presidente sarà meno “cosa loro”. Più partecipata e persuasiva.

Ulteriore vantaggio: se ci saranno nodi da sciogliere, questioni da affrontare, i nostri grandi strateghi dovranno provvedervi in anticipo senza rinvii. Sulla durata del governo, per dirne una: spostare Draghi da Palazzo Chigi al Quirinale rifiutando di chiarire chi prenderebbe il posto da premier significherebbe esporre Super Mario al fuoco concentrico dei “franchi tiratori”. I quali sono mossi da pulsioni poco encomiabili (salvare l’indennità da 12mila euro netti al mese e, trascinando la legislatura fino all’autunno, conquistarsi il diritto alla pensione); ma a modo loro quei sedicenti onorevoli tutelano un interesse generale, che consiste nel rispettare gli impegni con l’Europa e nell’incassare i miliardi del Recovery Fund.

Oltre a difendere la stabilità, i “liberi pensatori” possono toglierci le castagne dal fuoco. Meloni e Salvini non sanno come frenare la candidatura di Berlusconi, il quale li ricatta e pretende di correre a ogni costo? Niente paura, sguinzaglieranno frotte di “franchi tiratori” che, come gli sciacalli e le iene nella savana, possono svolgere una funzione ecologica fondamentale. Altro esempio: Letta e Conte indicano per il Colle figure nobili ma del tutto inadatte al ruolo? Tranquilli, anche in questo caso ci sono i “liberi pensatori” pronti a scattare in azione. Per queste malefatte li copriranno di insulti; le coscienze morali esprimeranno sdegno; i capi-partito daranno loro una caccia forsennata; magari studieranno qualche nuovo trucco per confiscare la libertà di voto. Ma sono l’ultima risorsa di un sistema allo sbando, un dono della Provvidenza, la nostra “mano de Dios”. E non li ringrazieremo abbastanza del loro sporco lavoro. 

 

 

C O M M E N T O

 

Quirinale: corsa nel sacco all' indietro e in salita

 

Ad elezione avvenuta, Sergio Mattarella avrebbe dovuto dire agli elettori della disonesta maggioranza parlamentare che lo espresse: Signori, vi ringrazio, ma in quanto Sergio Mattarella-Buccellato-Rimi, figlio del mandante della strage di Portella delle Ginestre del 1. Maggio 1947, la mia elezione offenderebbe in maniera irreparabile la più alta istituzione della Repubblica. Non solo non l' ha fatto, ma nel corso del suo settennato il figlio diventa consulente remunerato dell' ex ministra Madia, la nipote e figlia del fratello assassinato, Maria, viene promossa senza esami e titoli al ruolo di segretario generale della Regione Sicilia e del il nipote, Bernardo jr., figlio di Antonino non si è saputo mai come s' è guadagnato il pane quotidiano. Sparito, si fa per scrivere. ma in quale sottobosco? Si sapeva che con lo zietto presidente della R. fu alla guida del carrozzone parastatale che diventerà la Banca del Mezzogiorno - Mediocredito Centrale, la quale ricevette 900 milioni per salvare la Popolare di Bari. Nepotismo in senso letterale, forte della laurea in in Economia della Sapienza di Roma, si fa strada alla Arthur Andersen, colosso internazionale per la revisione dei bilanci, per passare nel 1997 in Mediocredito centrale scalando tutte le posizione (come la cuginetta Maria nella Regione Sicilia), passando per la controllante Invitalia e infine approdare alla Banca del Mezzogiorno con un' oscuro intermezzo (2000-2007) che lo vede abbandonare il settore pubblico per diventare dirigente in varie società finanziarie controllate dalla Popolare di Vicenza: Nuova Merchant, Nem sgr, Fondo Nuove infrastrutture e, soprattutto, Banca nuova - a guida a un' altro ex del Mediocredito: il potente Francesco Maiolino che ambisce a farla diventare la banca più importante della Sicilia, dove il nonno e patriarca Dc Bernardo (Bernardino per gli amici) in passato e in società con La Loggia (nonnino del Ruffini jr.) e Restivo (due ex presidenti dellla Regione) aveva sciacallato il Banco di Sicilia ponendone al comando persone di fiducia (presidente un certo Bazan, direttore generale un certo La Barbera). Insomma in Sicilia il Bernardo jr. riprende la pista tracciata dal nonno anche per il fatto che nel 2000 mila, Banca nuova acquisisce acquisisce al prezzo di quasi 300 miliardi la la banca del Popolo di Trapani, istituto chiacchierato per trascorsi mafiosi e oberato da crediti inesigibili. Banca nuova assume figli e mogli di potenti, magistrati e politici che nel 2017 si conclude con il crac del del gruppo Popolare di Vicenza che ai contribuenti costa ben 5 miliardi di euro + 12 di garanzia. Chissà perché, sentito odore di bruciato il Bernardo jr. sparisce e la sua incursione al Sud, lo stesso Sud che avrebbe dovuto salvare, fu un bel patatrac. Ma quanti sono i Bernardi e Bernardini del <Clan de' Mattarella>, dei quali un occhio particolare dovrebbe meritare il Bernardo jr., figlio dell' assassinato e fratellino di Maria, tutti chiamati così in onore del patriarca Bernardo, padre del Sergio, per 20 anni deputato e ministro dc sul cui conto LA STORIA in passato aggiunse precisazioni con il Sergio impegnato a sbianchettare Wikipedia sul padre. Nel 2009 un utente col nome del futuro capo dello Stato ha modificato online i passaggi "scomodi" della biografia del patriarca Dc sulla vecchia accusa arrivata dalla commissione Antimafia e, come d' incanto, viene a scoprirsi la vocazione antifascista del "vecchio". Cosa conviene, ora, al Sergio: continuare o lasciare il Colle? Colle che, per ovvie ragioni, mai può essere scalato da Mario Draghi, pena la condanna di traditore per abbandono del fronte di guerra (PNRR) a soglia della disfatta già superata e che costerà lacrime e sangue alle generazioni future. Ne tenga conto Bruxelles e vada piano con le rate, poiché il fondo del pozzo è sì profondo, che calarvisi dentro si rischia di morire soffocati, rimettendoci in tal guisa vita e denaro.

 

 

Stampa Email

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.