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(L. Mies v. d. Rohe)

 

Il dramma sociale, economico e urbanistico dei vetusti immobili urbani a rischio di crollo nei medi e piccoli Comuni del profondo Sud d' Italia

Nessun dorma

Quale futuro attende gli edifici urbani fatiscenti e inabitabili del Sud Italia, lasciati al degrado? I cartelli "Si vende" sui balconi dei piccoli e medi centri rimangono senza risposta, poiché né costruttori né privati mostrano interesse ad acquistare immobili in rovina la cui ristrutturazione richiederebbe ingenti investimenti.

Le autorità competenti (Regione e Comuni) potrebbero valutare la proposta di istituire società di edilizia popolare, gestite dai Comuni e controllate dalla Regione, magari sul modello delle società di edilizia popolare tedesche (ad esempio, SAGA ad Amburgo o degewo a Berlino), nate nel dopoguerra proprio per la ricostruzione e la gestione del patrimonio immobiliare e per contrastare la speculazione?

Questa sarebbe una soluzione di ampio respiro per la Sicilia, volta a una seria riqualificazione urbana e alla lotta contro la crescente disoccupazione. Prevede l'acquisizione di immobili fatiscenti a prezzi bassi a causa dell'imminente rischio di crollo, la loro ristrutturazione per migliorarne la funzionalità e l'integrità strutturale, e la successiva rivendita a chi cerca casa.

Sono consapevole che trasferire in Italia il modello tedesco delle società municipali di edilizia sociale, pur nel rispetto della legislazione italiana e delle normative specifiche della Regione Sicilia, non sia semplice. La questione non riguarda tanto la concorrenza con le piccole imprese edili locali e gli sviluppatori privati, quanto piuttosto il fatto che la creazione di "società di riqualificazione urbana con proprietà propria o partecipativa" potrebbe rappresentare un'alternativa seria e praticabile.

La procedura per i comuni e la Regione Sicilia potrebbe essere la seguente:

- Forma giuridica: Ad esempio, il comune di Castelbuono (magari in consorzio con altri comuni delle Madonie) e la Regione Sicilia potrebbero costituire una "società pubblica per azioni (S.p.A.) con capitale esclusivamente pubblico".

- Esenzione dal codice edilizio: In Italia, il Decreto Legge 175/2016 vieta ai comuni di costituire società sul libero mercato. La legge consente la costituzione di società pubbliche se il loro scopo è "l'erogazione di un servizio di interesse generale", come l'edilizia sociale e la tutela del territorio dai rischi idrogeologici e sismici.

– „Modello operativo (partenariato pubblico-privato)“: L'azienda comunale non impiegherebbe muratori propri (il che porterebbe a favoritismi e costi fissi insostenibili), ma agirebbe invece come "agenzia di sviluppo". Acquisirebbe edifici fatiscenti, ne pianificherebbe il restauro utilizzando materiali tradizionali (pietra locale, calce idraulica, legno, ecc.) e assegnerebbe gli appalti a rotazione a piccole imprese artigianali locali.

– Finanziamento: La Regione Sicilia potrebbe sostenere questa azienda con fondi del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), destinati all'integrazione sociale e alla lotta contro lo spopolamento rurale.

Questo modello permetterebbe di raggiungere gli obiettivi che ho proposto: formare giovani artigiani delle Madonie nelle tecniche costruttive tradizionali, creare posti di lavoro per le imprese locali e preservare i centri storici dal degrado.

In questo contesto, si propone una radicale razionalizzazione dell'apparato regionale, sovradimensionato e spesso inefficiente, che preveda una riduzione del 30% degli stipendi e delle altre indennità dei consigli regionali e dei comitati consultivi. Lo stesso vale per gli enti locali, i sindaci e i consigli consultivi, poiché l'onere non dovrebbe ricadere sulla società nel suo complesso (una forma di cattiva gestione facilmente perpetrata), ma dovrebbe piuttosto avvantaggiare principalmente i politici e i legislatori.

Solo in questo modo si può preservare la pace sociale dai pericolosi rischi di tensioni con conseguenze imprevedibili per il tessuto sociale, soprattutto in considerazione del rapido e inesorabile aumento del debito pubblico e degli eventi imprevisti che comportano rischi significativi, siano essi di natura sismica o idrogeologica.

Das soziale, wirtschaftliche und städtebauliche Drama von einsturzgefährdeten Gebäuden in kleinen und mittelgroßen Gemeinden Süditaliens

NESSUN DORMA

Welche Zukunft haben die alternden und unbewohnbaren Stadtgebäude im tiefen Süden Italiens, die dem Verfall preisgegeben sind? Die „Zu verkaufen“-Schilder an den Balkonen kleiner und mittelgroßer Gemeinden bleiben unbeantwortet, da weder Bauträger noch Privatpersonen Interesse am Kauf baufälliger Immobilien zeigen, deren Sanierung enorme Investitionen erfordern würde.

 

Könnten die zuständigen Behörden (Region und Kommunen) den Vorschlag prüfen, kommunale Baugesellschaften zu gründen, die von den Kommunen verwaltet und von der Region kontrolliert werden, beispielsweise nach dem Vorbild der deutschen Staädtischen Wohnungsbaugesellschaften (z. B. SAGA in Hamburg oder degewo in Berlin), die nach dem Krieg speziell für den Wiederaufbau und die Verwaltung von Immobilien und zur Verhinderung von Spekulationen gegründet wurden? Dies wäre eine weitreichende Lösung für Sizilien, die auf eine ernsthafte Stadterneuerung und die Bekämpfung der steigenden Arbeitslosigkeit abzielt. Sie sieht vor, baufällige Immobilien aufgrund der drohenden Einsturzgefahr zu niedrigen Preisen zu erwerben, sie funktional und statisch zu sanieren und sie dann an Wohnungssuchende weiterzuverkaufen. Mir ist bewusst, dass die Übertragung des deutschen Modells der Städtischen Wohnungsgesellschaften unter Einhaltung italienischen Rechts und der Sonderverordnung der Region Sizilien nicht einfach ist.

 

Es geht weniger darum, mit kleinen lokalen Bauunternehmen und privaten Bauträgern zu konkurrieren, sondern vielmehr darum, dass die Gründung von „Stadterneuerungsgesellschaften mit eigener oder partizipativer Trägerschaft“ eine ernstzunehmende und realisierbare Alternative darstellen könnte. Das Verfahren für die Gemeinden und die Region Sizilien könnte wie folgt aussehen:

 

- „Rechtsform“: Beispielsweise könnten die Gemeinde Castelbuono (auch in einem Konsortium mit anderen Gemeinden im Madonie-Gebirge) und die Region Sizilien eine „Aktiengesellschaft (S.p.A.) mit ausschließlich öffentlichem Kapital“ gründen.

 

 - „Ausnahmeregelung vom Baugesetz“: In Italien verbietet das Gesetzesdekret 175/2016 Gemeinden die Gründung von Unternehmen auf dem freien Markt. Das Gesetz erlaubt jedoch die Gründung öffentlicher Unternehmen, wenn deren Zweck die „Bereitstellung einer Dienstleistung von allgemeinem Interesse“ ist, wie beispielsweise sozialer Wohnungsbau und der Schutz des Gebiets vor hydrogeologischen und seismischen Risiken.

 

– Das Betriebsmodell (öffentlich-privat): Das kommunale Unternehmen beschäftigt keine eigenen Maurer (was Vetternwirtschaft und untragbare Fixkosten zur Folge hätte), sondern agiert als „Entwicklungsagentur“: Es erwirbt baufällige Gebäude, plant deren Restaurierung unter Verwendung traditioneller Materialien (lokaler Stein, hydraulischer Kalk, Holz usw.) und vergibt die Arbeiten turnusgemäß an kleine lokale Handwerksbetriebe.

 

– Die Finanzierung: Die Region Sizilien könnte dieses Unternehmen durch Mittel des „Europäischen Fonds für regionale Entwicklung“ (EFRE) unterstützen, die für soziale Integration und die Bekämpfung der Landflucht vorgesehen sind. Dieses Modell würde die von mir vorgeschlagenen Ziele erreichen: Es würde junge Handwerker aus der Madonie-Region in alten Bautechniken ausbilden, Arbeitsplätze für lokale Unternehmen schaffen und historische Stadtkerne vor dem Verfall bewahren.

 

In diesem Zusammenhang wird eine radikale Rationalisierung des überdimensionierten und oft nutzlosen regionalen Apparats vorgeschlagen, einschließlich einer 30-prozentigen Kürzung der Gehälter und sonstigen Zuwendungen an Regionalräte und -beiräte. Dasselbe gilt für Kommunalverwaltungen, Bürgermeister und Beiräte, da die Belastungen nicht der gesamten Gesellschaft (eine leicht zu verübende Form von Misswirtschaft) aufgebürdet werden sollten, sondern vor allem der Politik und den Gesetzgebern zugutekommen müssen.

 

Nur so kann der soziale Frieden vor den gefährlichen Risiken von Spannungen mit unvorhersehbaren Folgen für das soziale Gefüge bewahrt werden, insbesondere angesichts des rasanten und unaufhaltsamen Anstiegs der öffentlichen Verschuldung und der unvorhergesehenen Ereignisse, die mit großen Risiken – seien sie seismischer oder hydrogeologischer Natur – einhergehen.

L' isolato perimetrale chiuso

La città costruita forma una struttura complessa composta da singole parti: spazi ed edifici. Quali elementi caratterizzano la progettazione urbana? Cosa li contraddistingue? Come si sono originati e come possono essere utilizzati nella pianificazione?

Queste e altre domande sono al centro del ciclo "Elementi di Progettazione Urbana" che „teorico.eu“ si propone di affronatre prossimamente, grazie al ricorso ad esempi concreti ripescati negli ambiti di  Storia e Teoria dell’ Urbanistica e analizzando spazi ed edifici urbani espressi dalla metà del XIX Sec. fino ai nostri giorni.

Il lavoro di attenta ricerca si pone nell’ attuale contesto di stasi e di crisi dell’ Urbanistica contemporanea con particolare riguardo all’ immobilismo didattico permanente nelle Facoltà di Ingegneria e di Architettura del nostro Paese dove incomprensibilmente permane ancora l’ assenza di un vivo e chiarificatore dibattito sui ruoli del Piano Regolatore Generale e del Piano Particolareggiato o Piano di Sviluppo, quest’ ultimo alla luce di quella che fu la rivoluzionaria L.U. 1942. 

L' isolato perimetrale chiuso nella Teoria dell' Urbanistica

Ecco brevemente tre riferimenti sull' isolato perimetrale chiuso:

1. Caso studio specifico: L'Eixample di Barcellona (Ildefons Cerdà, 1859)

Il piano di ampliamento di Barcellona si basa su una griglia geometrica perfetta di isolati quadrati di 113x113 metri con angoli smussati (smussi). Cerdà aveva originariamente concepito l'isolato perimetrale in modo "riformato": l'edificazione doveva occupare solo due o tre lati del lotto, lasciando il centro e un lato aperti come giardino pubblico per garantire massima luce, igiene e ventilazione. Tuttavia, la successiva speculazione edilizia del Novecento ha progressivamente saturato i quattro lati e i cortili interni, trasformandoli in blocchi completamente chiusi ad alta densità.

2. Aspetti normativi e indici di densità

  • Indice di Densità Fondiaria ed Edilizia: L'isolato chiuso esprime livelli di densità edilizia e demografica molto elevati pur mantenendo altezze moderate (5-7 piani). Questo smentisce il mito che l'alta densità richieda necessariamente grattacieli.

  • Rapporto di Copertura (RC): Indica la percentuale di suolo occupata dagli edifici rispetto alla superficie totale del lotto. Negli isolati ottocenteschi superava l'80% (generando cortili-pozzo malsani); negli standard moderni e contemporanei viene regolato (spesso sotto il 40-50%) per preservare la permeabilità e la vivibilità del cortile interno.

  • Allineamento e distanze: La norma impone l'allineamento obbligatorio sulla linea di confine stradale (cortina continua), mentre la distanza tra le facciate interne è regolata da norme sul soleggiamento e sui requisiti antincendio.

3. Modelli alternativi proposti nel Novecento

Nel corso del XX secolo, per superare i limiti igienici dell'isolato chiuso, sono stati teorizzati tre modelli principali:

  • L'isolato a strisce parallele (Zeilenbau): Sviluppato dal Funzionalismo tedesco (Gropius, May) e dai CIAM. Gli edifici vengono disposti in file parallele orientate rigorosamente secondo l'asse eliotermico (nord-sud), ignorando il disegno stradale per garantire a tutti gli alloggi la stessa quantità di luce e aria.

  • Il blocco super-aperto nel verde (Ville Radieuse di Le Corbusier): Gli isolati tradizionali vengono demoliti a favore di giganteschi edifici autonomi su pilotils (pilastri), lasciando il 90% del suolo urbano a parco pubblico e autostrade.

  • L'isolato aperto contemporaneo (IBA Berlino, anni '80): Un modello ibrido che ricompone la cortina stradale dell'isolato tradizionale ma lascia aperti gli angoli o ampi varchi di accesso, integrando il cortile interno con lo spazio pubblico della città e riducendo l'effetto barriera.

Esempi classici di blocco perimetrale chiuso

I vantaggi e svantaggi del blocco perimetrale chiuso mostrano chiaramente perché questo modello sia stato amato nell'Ottocento e poi criticato dal Movimento Moderno nel Novecento.

Vantaggi (Perché funziona)

  • Definizione dello spazio pubblico: Gli edifici allineati creano una chiara separazione tra la strada (pubblica) e l'interno (privato). La via diventa una "stanza urbana" accogliente, viva e sicura per i pedoni.

  • Alta densità urbana: Permette di ospitare molte persone in modo compatto, riducendo il consumo di suolo e supportando la nascita di negozi, servizi e trasporti pubblici a pochi passi da casa.

  • Protezione e privacy: Il cortile interno è protetto dal rumore, dal traffico e dall'inquinamento della strada. Diventa un'oasi protetta per i residenti.

  • Flessibilità commerciale: Il piano terra si presta perfettamente a ospitare vetrine, bar e attività commerciali, rendendo i quartieri dinamici e attivi.

Svantaggi (I limiti storici)

  • Carenza di luce e ventilazione: Negli appartamenti che affacciano solo sul cortile interno (soprattutto se piccolo o profondo) la luce solare diretta è minima e il ricambio d'aria è scarso.

  • Mancanza di verde effettivo: Nei modelli più speculativi (come i vecchi Mietskasernen di Berlino), i cortili venivano pavimentati e usati solo per i servizi, azzerando gli spazi verdi.

  • Monotonia visiva: Se ripetuto all'infinito su una griglia regolare, può generare un paesaggio urbano rigido e ripetitivo.

  • Problemi di orientamento solare: Poiché gli edifici seguono l'andamento della strada, molte case sono orientate a nord, risultando fredde e buie in inverno.

Come gli urbanisti moderni hanno cercato di risolvere questi problemi (ad esempio con i blocchi aperti o i superblocchi ecologici)?

I blocchi aperti moderni e i superblocchi ecologici nascono proprio per superare i limiti storici (come la mancanza di aria e luce) del blocco chiuso ottocentesco, ribaltando completamente il rapporto tra spazio costruito e natura.

Ecco come i due modelli risolvono i problemi del passato:

1. I blocchi aperti (Il modello del Movimento Moderno)

Nati negli anni '20 e '30 del Novecento grazie a architetti come Le Corbusier e ai principi del Bauhaus in Germania (es. i quartieri Siedlungen di Berlino e Francoforte).

  • Come risolvono il problema: Gli isolati vengono "spezzati". Gli edifici non formano più una cortina continua lungo la strada, ma diventano barre parallele (o a ventaglio) immerse nel verde.

  • Luce e orientamento perfetti: Tutti gli edifici sono orientati nello stesso modo (asse Nord-Sud o Est-Ovest) per garantire a ogni appartamento lo stesso quantitativo di sole e una ventilazione incrociata perfetta.

  • La critica: Sebbene più igienici, spesso questi quartieri hanno distrutto il concetto di "strada", creando spazi aperti dispersivi, privi di negozi al piano terra e con una minore sicurezza percepita (mancanza di controllo visivo sulla strada).

2. I superblocchi ecologici (L'evoluzione contemporanea)

Il caso più famoso e attuale è quello dei Superilles (Superblocks) di Barcellona, un progetto avviato negli ultimi anni per ripensare l'Eixample ottocentesco senza demolire nulla.

  • Come risolvono il problema: Gli urbanisti uniscono idealmente 9 isolati tradizionali (una griglia 3x3). Il traffico automobilistico pesante e i bus vengono spostati solo sulle strade perimetrali esterne di questo macro-blocco.

  • Le strade interne diventano piazze: Le vie interne al superblocco diventano zone pedonali a velocità ridottissima (10 km/h), accessibili solo ai residenti o ai mezzi di soccorso.

  • Verde e socialità: Gli incroci stradali si trasformano in parchi giochi, piazze alberate e spazi per i cittadini, restituendo lo spazio pubblico alle persone e riducendo drasticamente inquinamento e rumore.

Come a I-90013 Castelbuono (e non solo) è stato distrutto il rapporto di connessione tra ambiente costruito e paesaggio naturale (città e territorio)

Castelbuono è il mio paese natio, visto e sofferto dalla Germania, Paese eletto per libera scelta a seconda "patria"dove alla data odierna (13 settembre 2026) risiedo da 55 anni.

 

Serve a capire la portata della vergogna sulla distruzione del confine tra città e territorio nel Comune di 90013 Castelbuono dall’ inizio degli anni Sessanta in poi, sotto la perversa regia del noto, quanto oscuro, consigliere regionale, assessore e presidente della Regione Sicilia e senatore della Repubblica Vincenzo Carollo, derivati & successori) nella gestione della cosa pubblica local, in guisa da poter avviare un serio dibattito politico, tecnico e sociale sulla totale assenza in Italia di una efficiente legge urbanistica nazionale corrispondente alla realtà dell’ Italia postbellica fine ai nostri giorni e a quelli a venire.

 

Le tematiche affrontate riguardano essenzialmente il Diritto alla città e Il diritto al paesaggio, nel contesto generale di  paesaggio e democrazia, nella considerazione secondo la quale il loro legame non riguarda soltanto l’ estetica della natura, per entrare nel vivo nella questione profondamente politica e civile in cui un ambiente dignitoso s’ intreccia con il dovere delle istituzioni di tutelare il bene comune.

 

La dissennata e distruttrice assalto al paesaggio naturale intorno all’ ambiente abitato ha comportato come conseguenza una infrastrtturazione tecnica e logistica, in termini di infrastruttura primaria (rete stradale, reti idrica e fognante, elettrificazione, telecomunicazione, metanizzazione, manutenzione arruffonnata, etc.) del territorio i cui costi sono stati incalcolabili e finiti per gravare sul bilancio generale di uno Stato in crescendo dissesto economico, aggravato dall’ applicazione, senza regole e controlli, del perverso PNRR.

 

. . .

 

Per comprendere la connessione intrinseca tra Diritto alla città, Diritto al Paesaggio, <paesaggio e democrazia>, occorre esaminare punti chiave come il <Paesaggio in quanto bene comune>. Secondo studiosi come il Prof. Salvatore Settis (v.: Srchitettura e democrazia, Paesaggio, città, diritti civili>, Giulio Einaidi Editore, città e paesaggio delineano un orizzonte di diritti a cui deve rispondere la responsabilità dell’ architetto, poiché il suo lavoro incide sull’ ambiente, in genere, e sul tessuto urbano, in particolare, determinando la qualità della vita quotidianae modificando le dinamiche della societzà.

   Dove corre il confine tra <paesaggio e città>, emerge, come scritto sopra, cliccando sull’ immagine fotografica. E come giudicare o indirizzare gli interventi sull’ uno e sull’ altra, o la continua crescita sregolata delle periferie in Italia? Devono prevalere i valori estetici (un paesaggio da ammirare) o quelli etici (un paesaggio da vivere)?

L’ architetto è il mero esecutore degli interessi della committenza privata, anche quando urta contro l’ interesse della collettività, o deve porre in primo pianol’ interesse comune? Sfidare i confini complessi tra città e territorio, decostruire i feticci di un neomodernismo conformista e di maniera (il grattacielo e la megalopoli) e le sue conseguenze (i nuovi ghetti urbani e i „non luoghi“) deve contribuire al recupero della dimensione sociale e comunitaria dell’ architettura. In un paesaggio inteso come teatro della democrazia, l’ impegno etico dell’ architetto può contribuire al pieno esercizio dei diritti civili. Diritto alla città (v.: Henri Levebre, filosofo e sociologo dell’ urbano), diritto alla natura e diritto alla cultura, meritano questa scommessa sul nostro futuro.

 

1. Diritti civili

 

1.a - La tutela del paesaggio è vista come un’ estensione die diritti civili. Se il territorio viene degradato o privatizzato, si lede quella libertà die cittadini, conclamata in tutte le ricorrenze del 25 Aprile, di godere di uno spazio condiviso.

 

1.b – Articolo 9 della Costituzione

 

In Italia, la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico come fondamento della nazione, legando indissolubilmente l’ identità del Paese alla cultura del suo territorio.

 

2. Partecipazione e governo del territorio

 

2.a – La democrazia nel paesaggio si manifesta attraverso la partecipazione attiva die cittadini nelle scelte che riguardano l’ ambiente in cui vivono.

 

2.b –„Convenzione europea del paesaggio

Questo trattato internazionale definisce il paesaggio come „una determinata parte del territorio, così come è percepita dalle popolazioni“, mettendo al centro lo sguardo e la volontà della comunità locale.

 

2.c - Contro il degrado

Una democrazia sana impedisce che il profitto immediato di pochi ((speculazione edilizia!) prevalga sull’ interesse pubblico e sulla bellezza collettiva.

 

3. Spazi pubblici e vita sociale

 

3.a – Le piazze, le vie i cortili, i bagli, i parchi e i giardini suono luoghi fisici dove si esercita la democrazia e si fortificano i contatti sociali.

 

3.b – Luoghi d’ incontro

Questi spazi facilitano il dialogo e lo scambio di idee, elementi essenziali all’ attivazione di uno spirito critico e alla percezione della vita politica.

 

UN PAESAGGIO DEMOCRATICO È UN PAESAGGIO ACCESSIBILE A TUTTI: INDIPENDENTEMENTE DAL CETO SOCIALE, CONTRASTANDO L’ ISOLAMENTO E LA SEGREGAZIONE URBANA.

 

4. Come l’ art. 9 della Costituzione protegge il territorio

 

4.a – L’ articolo 9 è la „testa del capitolo“ della nostra Costituzionale Culturale e pone la tutela della bellezza tra i compiti fondamentali dello Stato.

 

4.b – Tutela „Dinamica e Futuro“

Con la riforma costituzionale del 2022, l’ Articolo 9 protegge ora e semplicemente l’ ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, specificando che ciò va fatto „anche nell’ interesse delle future gemerazioni“.

 

4.c – Vincoli Paesistici

Grazie a questo principio, lo Stato può imporre vincoli su ville, parchi, giardini storici e bellezze panoramiche (come previsto dal Codice die Beni Culturali), impedendo che vengano distrutti o alterati per interessi economici privati.

 

4.d – Lotta al degrado

L’ Articolo 9 è la base legale per l’abbattimento degli „ecomostri“ (costruzioni abusive o deturpanti) e per il recupero die patrimoni storici, come avvenuto per la Reggia di Venaria.

 

4.e – Limiti alla proprietà privata

Questo articolo stabilisce che il paesaggio è un „bene comune“. Ciò significa che il diritto di un privato di costruire sulla propria terra non è assoluto, bensì limitato dal dovere superiore di non danneggiare la bellezza e l’ identità del territorio.

 

5. La tutela del paesaggio nella legislazione del Fascismo

 

La legislazione del Fascismo in materia di tutela del paesaggio ha rappresentato un momento di svolta strutturale nella storia giuridica italiana, introducendo norme organiche che hanno anticipato principi costituzionali moderni, pur inserendoli in un contesto autoritario e di propaganda identitaria. Pertanto i punti chiave della legislazione fascista sono:

 

5.a – Le Leggi Chiave del 1939 (Legge Bottai)

Il fulcro della legislazione fascista è rappresentato dalla Legge n. 1947 del 29 giugno 1939 sulla „Protezione delle bellezze naturali“, spesso associata  alla figura del ministro Giuseppe Bottai.Questa legge, insieme alla legge n. 1089 sulla tutela die beni culturali, ha costituito per decenni la base della normativa italiana in materia.

 

5.b – Concetto di „Bellezza Naturale“

La legge del 1939 introducceva il vincolo paesaggistico su arre di „notevole interesse pubblico“. Incluse le bellezze panoramiche e i punti di vista dai quali fosse visibile il panorama. Il paesaggio veniva inteso sia come risorsa estetica che come elemento identitario della nazione.

 

5.c – Intervento dello Stato

La legislazione fascista ha rafforzato il ruolo delle soprintendenze e ha posto un forte accento sulla preminenza dell’ interesse pubblico su quello privato, permettendo allo Stato di imporre vincoli e autorizzazioni per modifiche al territorio.

 

5.d – Ruolo della Propaganda

Il paesaggio, specialmente quello rurale e storico, veniva visto come espressione del „genio del popolo“ e della romanità. La tuteladel paesaggio era anche strumentale alla propaganda, che raffigurava il regime come curatore della bellezza dell’ Italia e, allo stesso tempo, capace di  „fare“ attraverso opere come la bonifica integrale (p.e.: Agro Pontino).

 

5.e – Il contesto storico

Queste leggi sono state un’ evoluzione di norme precedenti (come la legge Rosadi-Rava del 1909), sviluppanto un approccio „monumentale“ alla natura, intesa come „Denkmal“ (ted.: monumento), secondo un approccio anche in Germania in quel periodo.

 

SINTESI „1“

 

In sintesi, la legislazione fascista ha creato un corpo normativo avanzato per l’ epoca (quale fu anche la L.U. del ‚42), che ha posto le basi per l‘ articolo 9 della Costituzione della Repubblica, finalizzato a proteggere il territorio italiano non solo per ragioni estetiche, ma anche per la costruzione di una specifica identità nazionale.

 

SINTESI „2“

 

Il paesaggio è uno specchio della democrazia, incarnando valori collettivi, diritti civili e la qualità della vita quotidiana. Rappresenta un bene comune  che unisce l’ ambiente alla comunità, dove la pianificazione  partecipata permette ai cittadini di definire regole condivise per gli spazi aperti. Il paesaggio riflette il rapporto tra interesse pubblico e vantaggio individuale.

 

C O N S I D E R A Z I O N I (amare)

 

Sarebbe stato possibile ed evitabile lo sfascio irrimediabile della città e del paesaggio italiani? A mio debol parere “si“, nella misura in cui una ferrea volontà politica del clima democratico e repubblicano avesse dato forza e ragione alla L.U. del 1942 nella definazione esatta e incontrovertibile di Piano Regolatore  Generale e Piano Particolareggiato, come più tardi ripresa dalla legislazione di merito nella Repubblica Federale di Germania.

Fino ad oggi questo non è accaduto, consendendo a sedicenti urbanisti di ragliare e continuare a ragliare nelle Facoltà di Architettura e sui media sociali. Scrivo questa mia considerazione amara alla’ evidenza della mia 55nnale esperienza professionale di architetto in terra di Germania.

 

Ancora oggi nelle Facoltà di Architettura italiane si sconoscono i concetti e i ruoli dei due punti di forza della Pianificazione urbana e territorale (Piano Regolatore Generale e Piano Particolareggiato) e questo è un fatto oltremodo vergognoso al quale occorre con urgenza porre rimedio per scludere in maniera più assoluta l’ irrimediabile.

Urbanizzazione: le multiforme tendenze di un futuro già ieri

La vita futura si trova ad affrontare un cambiamento affascinante, modellato dalle molteplici influenze del nostro tempo. Architetti, sviluppatori di progetti ed esperti immobiliari esaminano in modo approfondito le sfide e gli sviluppi che daranno forma ai prossimi decenni nel settore residenziale.

Cambiamento demografico: flessibilità per le diverse fasi della vita

In un mondo in cui le persone vivono più a lungo e la flessibilità dello spazio abitativo sta diventando un fattore chiave le sfide sono immani. Singoli, famiglie e anziani hanno esigenze individuali diverse e pertanto è compito dell’architettura tener conto di tutte le incidenze.

Digitalizzazione: la casa connessa come chiave

L’avanzamento della digitalizzazione non sta solo trasformando il mondo del lavoro, ma anche il modo in cui viviamo. Le soluzioni intelligenti, dalle tecnologie per la casa intelligente alla gestione sostenibile dell’energia stanno diventano vieppiù parte integrante della vita.

Alloggi a prezzi accessibili: una responsabilità sociale

La creazione di spazi abitativi a prezzi accessibili rappresenta una sfida sociale centrale: i costi abitativi sono in aumento, soprattutto nelle aree metropolitane, e sono necessari concetti innovativi per rendere accessibili spazi abitativi di alta qualità ad ampi settori della popolazione.

Cambiamenti climatici: la sostenibilità come principio guida

Il cambiamento climatico richiede soluzioni sostenibili nell’edilizia. Architetti consapevoli e responsabili sottolineano la necessità che gli edifici del futuro siano progettati in modo sostenibile per soddisfare i crescenti costi operativi e le richieste politiche e sociali. Un dato ormai acquisito è quello secondo il quale, la ristrutturazione ecologica sta diventando la risposta alle sfide globali.

Mobilità: nuovi requisiti per l'ubicazione e le attrezzature

La mobilità, ispirata anche da modelli di lavoro flessibili e da un cambiamento nel comportamento dei pendolari è sottoposta a cambiamenti radicali in continuo cambiamento. Ciò pone in primo piano nuove esigenze per l’ organizzazione degli spazi abitativi, il che significa che i luoghi di vita e di lavoro sono ancora più strettamente collegati.
Il futuro dell’abitare si rivela come un affascinante mosaico di sviluppi sociali, tecnologici ed ecologici. Architetti e investitori immobiliari continuano ad elaborare soluzioni innovative che non solo soddisfano le sfide del nostro tempo, ma aiutano anche a modellare la vita del futuro. Il cambiamento è già in pieno svolgimento e spetta a noi considerare questi sviluppi come un’opportunità e dare forma alla futura convivenza.

L'evoluzione della vita: dal presente al futuro

Gli esperti di settore vedono una graduale evoluzione della vita nei prossimi decenni. Contrariamente a quanto suggeriscono alcune visioni futuristiche, probabilmente non vivremo in capsule spaziali o città futuristiche. Invece, la combinazione di tradizione e innovazione darà forma all’architettura.

 

La conversione ecologica come tendenza orientata al futuro

Attenti ricercatori prevedono che la ristrutturazione ecologica occuperà molto spazio. Una costante carenza di risorse e l’aumento dei costi operativi rendono gli edifici sostenibili più attraenti dal punto di vista economico. La casa del futuro diventerà un fornitore di energia, con piccole turbine eoliche, impianti fotovoltaici e sonde geotermiche che forniranno calore, elettricità e climatizzazione.

Adattamento a condizioni meteorologiche estreme e costruzione a risparmio di risorse

In considerazione del cambiamento climatico, gli edifici vengono adattati alle condizioni

meteorologiche estreme. Nelle zone alluvionali, gli edifici sono costruiti su palafitte o hanno zone alluvionali nel seminterrato. Inoltre, la scarsità d’acqua rivoluzionerà il bagno, con tecnologie di filtrazione e molteplici usi dell’acqua. Gli edifici stessi diventeranno riciclabili, modulari e rispettosi dell’ambiente.

Continuità nel cambiamento: l'architettura resta, la tecnologia cambia

 

Il dato acquisito e sottolineato è che a medio termine l'aspetto esteriore degli edifici residenziali difficilmente cambierà. L'hardware rimane, soprattutto il software cambia. Anche i costi di transazione svolgono un ruolo importante nell’acquisto di un immobile. L’aumento della mobilità richiede acquisti e vendite più semplici, mentre le case connesse con dispositivi connessi a Internet fanno già parte della nostra visione della vita futura.

Conclusione: dare forma al futuro della vita

Il futuro della vita sarà modellato da vari fattori. Il settore edile e immobiliare si trova ad affrontare grandi sfide e politica, scuole di architettura e istituzione di ricerca teorica e applicata vedono le sfide come un incentivo per l’innovazione e l’edilizia sostenibile. Dai concetti abitativi flessibili al networking digitale e alla conversione ecologica: il futuro dell'abitare sarà caratterizzato da un'armoniosa simbiosi di tradizione e innovazione per una società diversificata.

Urbanità

"Urbanità ”è un termine enigmatico: questo significa che il suo uso richiede una spiegazione - ma allo stesso tempo è ciò che lo rende così affascinante, che nel XX secolo in particolare ha contribuito al ruolo produttivo del termine. "Urbanity" è stato un concetto di valore dai suoi inizi fino ad oggi; Questo è il motivo per cui si parla correttamente anche del termine "virtù dell'urbanità ".

 

Qualunque sia la connotazione - quando si parla di urbanità, all'urbano viene assegnato un valore specifico che non solo distingue questa città dalle altre sfere, ma anche dalle altre sfere emerge. A questo proposito, il concetto di urbanità differisce da altri termini simili come l'urbanizzazione, che si riferisce oggettivamente e descrittivamente al fenomeno di urbanizzazione o sviluppo urbano, e quello di urbanistica, con cui la pianificazione e la progettazione accede alla città di pianificazione urbana e Si intende il beau urbano. Inutile dire che un termine antico come quello di urbanità non ha un significato fissabile nel tempo, è stato creato in determinate condizioni storiche ed è sempre stato tramandato e sviluppato ulteriormente nel corso della storia.

 

Ciò che rende più difficile una definizione è che non si riferisce a un'entità senza tempo, ma a un fenomeno culturale che è esso stesso soggetto a un certo cambiamento storico. Concludere da ciò, però, che il termine è inutilizzabile a causa della sua inesattezza significherebbe privarci di parlare di cultura in generale, perché questa mutevolezza è insita in ogni termine culturale. Inoltre, da alcuni cambiamenti nell'urbano e nel concetto di urbanità, non si può postulare che l'urbanità sia obsoleta oggi. Gli autori che sostengono questo seguono per lo più il loro modello di sviluppo storico preconcetto, che con presunta necessità punta in una direzione verso la dissoluzione urbana. Il fatto che il postulato dell'urbanità possa essere un'obiezione critica alle tendenze di sviluppo urbano percepite come distruttive non trova posto in questa logica storiografica. Tuttavia, poiché la logica storiografica non può essere un argomento contro le pretese normative di una società, la domanda di urbanità appare giustamente ancora e ancora senza che la sua falsità storica possa essere provata.

 

Anche se questa sezione riguarda principalmente la storia e la definizione del concetto di urbanità, si deve tenere presente che non è affatto sufficiente esaminare i significati della parola urbanità per determinare il fenomeno dell'urbanità. A volte l'urbanità viene trattata senza usare il termine - ad esempio in Georg Simmel, i cui testi sono sempre annoverati tra i fondamenti della teoria urbana, ma che parla di "vita intellettuale urbana". A volte urbanità significa cose molto diverse, ad esempio quando il linguista vede solo aspetti retorici, il sociologo vede solo aspetti sociali, o l'architetto vede solo aspetti progettuali. Altre parole e termini dovranno quindi essere presi in considerazione quando si descrive lo stesso fenomeno. Dovrebbero essere prese in considerazione anche altre fissazioni mediatiche del fenomeno come immagini o descrizioni letterarie.

 

La storia del fenomeno e il concetto di urbanità possono essere descritti come una storia di crescente differenziazione e graduale consapevolezza di ulteriori sfaccettature di ciò che definisce l'urbano positivamente connotato. Ciò non postula uno sviluppo logico privo di conflitti in cui solo le aggiunte portano ad un arricchimento graduale. La storia dell'urbanità mostra anche reinterpretazioni e interruzioni. Ma la maggior parte dei primi strati di significato sono presenti anche nelle concezioni successive, così che la storia dell'urbanità è più probabile che venga vista come una delle trasformazioni che si accumulano. È anche evidente che alcuni aspetti dell'urbanità sono tematizzati e quindi diventano consapevoli proprio quando entrano in uno stato critico e non sembrano più naturali. Soprattutto, gli aspetti culturali dell'urbanità sono enfatizzati quando si tratta di distinzione culturale all'interno della società; soprattutto, gli aspetti sociali dell'urbanità vengono enfatizzati nei momenti in cui la struttura sociale appare fragile; in particolare, gli aspetti progettuali dell'urbanità vengono enfatizzati quando la struttura spaziale-architettonica della città viene percepita come spezzata.

 

Martelleremo su questo tema, anche se l' aspetto che urge mettere in evidenza è strettamente legato al peso che nelle dichiarazioni programmatiche intenderà dare l' Assessore alla <Rigenerazione urbana, Sviluppo urbanistico („urbano“ sarebbe stato più coerente) della città policentrica (un „non senso“, ingiustificabile per un ordinario di Urbanistica!) e Mobilità sostenibile*>  della costituita Giunta comunale.  

 

*Più coerente e meno leziosa sarebbe stata la denominazione:: <Sviluppo e Pianificazione urbana, Mobilità e Traffico>, laddove oltremodo critiche resteranno le modalità operative in quanto all' essenza totale sul piano globale di Diritto urbanistico (Legge urbanistica „nazionale“ e Ordinamento „nazionale sull' uso die suoli e dei lotti edificabili), Diritto edilizio pubblico (Regolamenti edilizi „regionali e Statuti urbani) e Diritto ambientale.

 

humana conditio e conditio urbana

Per non perire nelle menti malate degli idioti, l' urbanistica deve poter trovare la sua autentica raison d' être tra:

 

humana contidio e urbana conditio

 

 

sforzandosi di trovare una collocazione all' interno del campo tensionale o magnetico capace di spaziare dal senso della vita alla mutevole realtà del quotidiano tendo nel debito conto i rischi immensi e, in quanto tali, imprevedibili, delle trasformazioni sociali e dei mutamenti climatici già in stato avanzato. Cosa meglio possono dare un contributo fecondo se non una pianificazione urbana morbida, capace di condurre ad un' ars urbium (urbanistica) che non deve mai perdere di vista i suoi caratteri di scienza, e concetti magici come spazio e interstizio urbani, tessuto edilizio, trama viaria, etc., che compongono quella materia urbana da percepire come continua „transizione in essere“, event in, attesa, ma anche speranza mai sopita della Weltanschauung di Walter Benjamin.

 

Arido sarebbe ridurre il tutto a quel vano girar intorno al vuoto nella tipicità di un prof. ordinario di urbanistica che presiede una scuola politecnica, relegato nel profondo Sud d' Italia, pieno di sé stesso (e di null' altro), che di autentica substantia culturale e intellettuale, nel ruolo di componente impantato nella fanghiglia di presunti tavoli tecnici dove si muovono avvocaticchi-assessori al territorio e ambiente, vuoti curriculisti di sedicenti dipartimenti dell' urbanistica e competenti proff. universitari e dirigenti è stata elaborata una sedicente leggina urbanistica regionale a sostituire un serio costrutto di valenza nazione dove, come nella seria, compoesta e ordinata Germania s' incontrano, e armonizzano, Diritto urbanistico (Legge urbanistica „nazionale“ e Ordinmento „nazionale“ sull' uso dei suoli e dei lotti edificabili), Diritto edilizio pubblico (Regolamenti edilizi „regionali“ e Statuti urbani, Norme pel buon costruire armonizzate da un sovrano <Sistema di misura oktametrico> (1 am = 12,5 cm = 11,5 cm + 1,00 cm, donde sistema „oktametrico“, al posto delle dimensioni assurde del Mattone UNI italiano), se vero è, come lo è, che per L.A. Alberti. la „merabiglia-città“ è un costrutto „logico e razionale“ nel quale dal 20° secolo in poi, in Germania si sono incontrate „Indicazioni“ (del PRG), „Prescrizioni“ del PP) e relazioni matematiche, che hanno sbarrato ogni accesso a qualsivoglia forma di <indice di cubatura>, in „questa“ italia cagione della più disonesta speculazione fondiaria ed edilizia mai conosciuta nel paesi delle democrazie occidentali, donde il parlar di Progetto (der „Ent-wurf“, per Martin Heidegger) di Architettura (il Vittorio Gregotti de „Il Possibile necessario“) e Progetto di Piano.

E così siamo al senso della vita del pensiero occidentale con Immanuel Kant (Critica della ragion pura) a suggerirci sommessamente, come nei suoi stile e natura:

 

<<... il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell' oscurità, o fossero nel trascendente, fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. . . >>,

 

ma anche alla condicio umana, il cui tema centrale è costituito dalle circostanze dell' essere umano. Nei cimiteri romanticizzanti di un tempo, da una parte la morte era matarialmente rappresentata (....), mentre le tombe mostravano l' unicità e l' individualità dei morti, fornendo informazioni su nome, età, data di morte, relazioni di parentela o professione e affiliazione sociale. Allo stesso tempo chiaro era il riferimento alla condizione umana comune a tutt, scriveva, tra l' altro, qualche tempo fa la Neue Zuercher Zeitung.

 

È stato il filosofo francese Henri Lefebvre, invece, a ricondurci e farci comprendere il ruolo e l' essenzialità dello spazio in relazione a quella che lui chiamava come la riproduzione dei rapporti sociali di produzione. Un' idea, questa, a costituire il tema centrale nel suo testo del 1973 „La survie du capitalisme“ (La sopravvivenza del capitalismo), da intendere come lavoro propedeutico per „La produktioni de l' espace“ (La produzione dello spazio), dell' anno successivo, mettendo così in risalto come le sue idde abbiano avuto grande influenza sui teorici dello sviluppo urbano, come Edward Soja e David Harvey, oltreché sul dibattito che ne seguì, e ancora più che attuale, sulla „giustizia spaziale“.

 

Il dibattito di quegli anni su „La productione de l' espace“, mentre in Italia imperversava la tempesta della <strategia della tensione>, condusse ad una distinzione tra diversi livelli di spazio: da uno spazio naturale molto grossolano – che chiama „spazio assoluto“ - a spazi più complessi il cui significato sorge nella società che ne fa un „prodotto sociale“, una situazione sociale complessa che ha notevoli ricadute sia la pratica spaziale che la percezione dello spazio, diventando in paesi come la Cina „anche un mezzo di controllo e quindi di dominio, di potere“.

 

Secondo Lefebvre in ogni momento ogni società ha sempre prodotto il proprio spazio, donde è incomprensibile la città dell' antichità se la si considera soltanto come semplice agglomerato di persone e cose al punto che la si vuole cambiare (la società), occorre anche creare un nuovo spazio corrispondente. In questo contesto nota è stata la critica degli urbanisti dell' Unione Sovietica a Lefebvre per aver tralasciato questo aspetto: cioè la produzione di uno spazio „socialista“, riproducendo soltanto il concetto urbano di modernità capitalista.

 

La risposta di Lefebvre non si fece attendere: Cambia la vita! Cambia la società! Queste idee diventano completamente prive di significato quando non viene prodotto alcun spazio (appropriato a quello nuovo). Una lezione che possiamo imparare dai costruttivisti sovietici degli anni '20 e '30 e dai loro fallimenti è che le nuove relazioni sociali richiedono un nuovo spazio, e viceversa.

 

In „questa“ italia c' è tanto da fare per riportarla ai livelli che furono d' altri tempi. A cambiare deve essere non soltanto la cultura politica, bensì un modo „altro“ di pensare la città, capace di coniugare ordine, rigore e armonia in forza di una Legge urbanistica „nazionale“, giammai il ripiego all' anarchia del „non-Stato“ e al raglio di più asini nella stalla.

 

 

 

humana conditio e urbana conditio

Per non perire nelle menti malate degli idioti, l' urbanistica deve poter trovare la sua autentica raison d' être tra:

 

humana conditio et urbana conditio

 

 

sforzandosi di trovare una collocazione all' interno del campo tensionale o magnetico capace di spaziare dal senso della vita alla mutevole realtà del quotidiano tendo nel debito conto i rischi immensi e, in quanto tali, imprevedibili, delle trasformazioni sociali e dei mutamenti climatici già in stato avanzato. Cosa meglio possono dare un contributo fecondo se non una pianificazione urbana morbida, capace di condurre ad un' ars urbium (urbanistica) che non deve mai perdere di vista i suoi caratteri di scienza, e concetti magici come spazio e interstizio urbani, tessuto edilizio, trama viaria, etc., che compongono quella materia urbana da percepire come continua „transizione in essere“, event in, attesa, ma anche speranza mai sopita della Weltanschauung di Walter Benjamin.

 

Arido sarebbe ridurre il tutto a quel vano girar intorno al vuoto nella tipicità di un prof. ordinario di urbanistica che presiede una scuola politecnica, relegato nel profondo Sud d' Italia, pieno di sé stesso (e di null' altro), che di autentica substantia culturale e intellettuale, nel ruolo di componente impantato nella fanghiglia di presunti tavoli tecnici dove si muovono avvocaticchi-assessori al territorio e ambiente, vuoti curriculisti di sedicenti dipartimenti dell' urbanistica e competenti proff. universitari e dirigenti è stata elaborata una sedicente leggina urbanistica regionale a sostituire un serio costrutto di valenza nazione dove, come nella seria, compoesta e ordinata Germania s' incontrano, e armonizzano, Diritto urbanistico (Legge urbanistica „nazionale“ e Ordinmento „nazionale“ sull' uso dei suoli e dei lotti edificabili), Diritto edilizio pubblico (Regolamenti edilizi „regionali“ e Statuti urbani, Norme pel buon costruire armonizzate da un sovrano <Sistema di misura oktametrico> (1 am = 12,5 cm = 11,5 cm + 1,00 cm, donde sistema „oktametrico“, al posto delle dimensioni assurde del Mattone UNI italiano), se vero è, come lo è, che per L.A. Alberti. la „merabiglia-città“ è un costrutto „logico e razionale“ nel quale dal 20° secolo in poi, in Germania si sono incontrate „Indicazioni“ (del PRG), „Prescrizioni“ del PP) e relazioni matematiche, che hanno sbarrato ogni accesso a qualsivoglia forma di <indice di cubatura>, in „questa“ italia cagione della più disonesta speculazione fondiaria ed edilizia mai conosciuta nel paesi delle democrazie occidentali, donde il parlar di Progetto (der „Ent-wurf“, per Martin Heidegger) di Architettura (il Vittorio Gregotti de „Il Possibile necessario“) e Progetto di Piano.

E così siamo al senso della vita del pensiero occidentale con Immanuel Kant (Critica della ragion pura) a suggerirci sommessamente, come nei suoi stile e natura:

 

<<... il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell' oscurità, o fossero nel trascendente, fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. . . >>,

 

ma anche alla condicio umana, il cui tema centrale è costituito dalle circostanze dell' essere umano. Nei cimiteri romanticizzanti di un tempo, da una parte la morte era matarialmente rappresentata (....), mentre le tombe mostravano l' unicità e l' individualità dei morti, fornendo informazioni su nome, età, data di morte, relazioni di parentela o professione e affiliazione sociale. Allo stesso tempo chiaro era il riferimento alla condizione umana comune a tutt, scriveva, tra l' altro, qualche tempo fa la Neue Zuercher Zeitung.

 

È stato il filosofo francese Henri Lefebvre, invece, a ricondurci e farci comprendere il ruolo e l' essenzialità dello spazio in relazione a quella che lui chiamava come la riproduzione dei rapporti sociali di produzione. Un' idea, questa, a costituire il tema centrale nel suo testo del 1973 „La survie du capitalisme“ (La sopravvivenza del capitalismo), da intendere come lavoro propedeutico per „La produktioni de l' espace“ (La produzione dello spazio), dell' anno successivo, mettendo così in risalto come le sue idde abbiano avuto grande influenza sui teorici dello sviluppo urbano, come Edward Soja e David Harvey, oltreché sul dibattito che ne seguì, e ancora più che attuale, sulla „giustizia spaziale“.

 

Il dibattito di quegli anni su „La productione de l' espace“, mentre in Italia imperversava la tempesta della <strategia della tensione>, condusse ad una distinzione tra diversi livelli di spazio: da uno spazio naturale molto grossolano – che chiama „spazio assoluto“ - a spazi più complessi il cui significato sorge nella società che ne fa un „prodotto sociale“, una situazione sociale complessa che ha notevoli ricadute sia la pratica spaziale che la percezione dello spazio, diventando in paesi come la Cina „anche un mezzo di controllo e quindi di dominio, di potere“.

 

Secondo Lefebvre in ogni momento ogni società ha sempre prodotto il proprio spazio, donde è incomprensibile la città dell' antichità se la si considera soltanto come semplice agglomerato di persone e cose al punto che la si vuole cambiare (la società), occorre anche creare un nuovo spazio corrispondente. In questo contesto nota è stata la critica degli urbanisti dell' Unione Sovietica a Lefebvre per aver tralasciato questo aspetto: cioè la produzione di uno spazio „socialista“, riproducendo soltanto il concetto urbano di modernità capitalista.

 

La risposta di Lefebvre non si fece attendere: Cambia la vita! Cambia la società! Queste idee diventano completamente prive di significato quando non viene prodotto alcun spazio (appropriato a quello nuovo). Una lezione che possiamo imparare dai costruttivisti sovietici degli anni '20 e '30 e dai loro fallimenti è che le nuove relazioni sociali richiedono un nuovo spazio, e viceversa.

 

In „questa“ italia c' è tanto da fare per riportarla ai livelli che furono d' altri tempi. A cambiare deve essere non soltanto la cultura politica, bensì un modo „altro“ di pensare la città, capace di coniugare ordine, rigore e armonia in forza di una Legge urbanistica „nazionale“, giammai il ripiego all' anarchia del „non-Stato“ e al raglio di più asini nella stalla.

 

 

 

Emergenza abitativa: oggi come ieri

R I P E T

BlogSicilia 27. Marzo 2018

Emergenza abitativa, il Fronte di Lotta per la casa evita lo sfratto di due famiglie in corso Pisani"disinteresse delle istituzioni per le famiglie più deboli"

Oggi, sin dalle prime ore della mattina, il Fronte di lotta per la casa ha prestato solidarietà supporto alle due famiglie sotto sfratto che da circa cinque anni occupano lo stabile di Corso Pisani 12 a Palermo riuscendo a evitare lo sgombero.

Già da alcuni mesi il bene di proprietà del Tribunale di Palermo, sequestrato ad una ditta privata, è interessato dal provvedimento di sgombero nei confronti delle due famiglie che, peraltro, hanno minori a carico.

“Nella città dell’emergenza abitativa questo è solo uno degli innumerevoli casi che fa emergere il totale disinteresse delle istituzioni nei confronti di famiglie appartenenti alle fasce più deboli e sottoposte a misure di sfratto o di sgombero.

Sebbene, infatti, queste due famiglie beneficino di regolari utenze e abbiano regolari certificati di residenza, sebbene abbiano più volte fatto richiesta di regolarizzazione ed abbiano intavolato con l’amministrazione comunale percorsi di sostegno abitativo, le istituzioni si ostinano ad ignorare il problema e a far persistere le suddette famiglie in uno stato di semi legalità rendendosi parte del problema se non la vera e propria causa”, si legge in una nota.

Emergenza abitativa e Ricostruzione postsismica come rigenerazione urbana

 
A mio debol parere la questione dovrebbe essere vista in un contesto molto più ampio e articolato che ponga al centro la città, in genere, e quella medievale italiana, in particolare, oltre a focalizzare in maniera analitica l' eterna e irrisolta questione della casa e del Diritto alla città.
È in un sì complesso e articolato contesto che occorre collocare il movimento del "Diritto alla città" all' interno del conflitto sui processi di limitazione delle risorse comuni, quali sono anche i suoli e i terreni, a ricordarci le storiche "enclosures of commons" nell' Inghilterra dove dal 17. sino al 19. Secolo ebbe luogo la privatizzazione di buona parte di suoli e terreni sottratti ai contadini a favore dei proporietari terrieri.
È stato Karl Marx a parlare per la prima volta di <originaria accumulazione> come motore di quel capitalismo moderno che condusse ad un proletariato industriale costretto a vendere la sua forza di lavoro quale premessa alla Rivuluzione industriale e, di conseguenza, al trionfo del "Big Capital", per ritrovarci, ora, inermi di fronte a quella crisi denunciata nel film "Legislating Architecture - The Property Drama" (D 2017).
"Legislating Architecture" descrive un modello operativo e di pensiero che tematizza regole e legalità dove l' Architettura viene percepita non soltanto come ambiente costruito, bensì come campo e ambito sociale. In questo accostamento di aspetti materiali (di natura edilizia e spaziale) e immateriali (di natura politica ed economica) hanno luogho campi d' azione che gli architetti possono, e devono, immaginare di occupare.

La pianificazione urbana dei centri minori italiani e la casa urbana "a schiera": un' eredità insostituibile

La pianificazione urbana dei centri minori italiani del Trecento e la casa urbana "a schiera" del Medioevo: un' eredità insostituibile.
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Le connotazioni della metamorfosi del nostro tempo, contraddistinte da spinta demografica e mutamenti sociali; nuove attrezzature urbane (parcheggi e supermercati) e interessi finanziari trasversali ed esse legati; carenza d' attrazione pel restauro e il gusto del passato, eventi sismici e assenza della sensibilità delle istituzinoni a tutti i loro livelli, etc., hanno condotto ad uno sconvolgimento delle forme urbane tradizionali in maniera sì contraddittoria da mettere in evidenza cause ed effetti dell' urbanistica selvaggia e il venir meno di puntuali interventi pianificati, al punto da far ritornare alla memoria i versi di Baudelaire: <La forma di una città cambia più velocemente, ahimè! del cuore di un mortale>, e ricordarci che la città non sfugge al movimento della storia, che poi è la vita, sia nel bene che nel male.