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(L. Mies v. d. Rohe)

 

humana conditio e urbana conditio

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Per non perire nelle menti malate degli idioti, l' urbanistica deve poter trovare la sua autentica raison d' être tra:

 

humana contidio e urbana conditio

 

 

sforzandosi di trovare una collocazione all' interno del campo tensionale o magnetico capace di spaziare dal senso della vita alla mutevole realtà del quotidiano tendo nel debito conto i rischi immensi e, in quanto tali, imprevedibili, delle trasformazioni sociali e dei mutamenti climatici già in stato avanzato. Cosa meglio possono dare un contributo fecondo se non una pianificazione urbana morbida, capace di condurre ad un' ars urbium (urbanistica) che non deve mai perdere di vista i suoi caratteri di scienza, e concetti magici come spazio e interstizio urbani, tessuto edilizio, trama viaria, etc., che compongono quella materia urbana da percepire come continua „transizione in essere“, event in, attesa, ma anche speranza mai sopita della Weltanschauung di Walter Benjamin.

 

Arido sarebbe ridurre il tutto a quel vano girar intorno al vuoto nella tipicità di un prof. ordinario di urbanistica che presiede una scuola politecnica, relegato nel profondo Sud d' Italia, pieno di sé stesso (e di null' altro), che di autentica substantia culturale e intellettuale, nel ruolo di componente impantato nella fanghiglia di presunti tavoli tecnici dove si muovono avvocaticchi-assessori al territorio e ambiente, vuoti curriculisti di sedicenti dipartimenti dell' urbanistica e competenti proff. universitari e dirigenti è stata elaborata una sedicente leggina urbanistica regionale a sostituire un serio costrutto di valenza nazione dove, come nella seria, compoesta e ordinata Germania s' incontrano, e armonizzano, Diritto urbanistico (Legge urbanistica „nazionale“ e Ordinmento „nazionale“ sull' uso dei suoli e dei lotti edificabili), Diritto edilizio pubblico (Regolamenti edilizi „regionali“ e Statuti urbani, Norme pel buon costruire armonizzate da un sovrano <Sistema di misura oktametrico> (1 am = 12,5 cm = 11,5 cm + 1,00 cm, donde sistema „oktametrico“, al posto delle dimensioni assurde del Mattone UNI italiano), se vero è, come lo è, che per L.A. Alberti. la „merabiglia-città“ è un costrutto „logico e razionale“ nel quale dal 20° secolo in poi, in Germania si sono incontrate „Indicazioni“ (del PRG), „Prescrizioni“ del PP) e relazioni matematiche, che hanno sbarrato ogni accesso a qualsivoglia forma di <indice di cubatura>, in „questa“ italia cagione della più disonesta speculazione fondiaria ed edilizia mai conosciuta nel paesi delle democrazie occidentali, donde il parlar di Progetto (der „Ent-wurf“, per Martin Heidegger) di Architettura (il Vittorio Gregotti de „Il Possibile necessario“) e Progetto di Piano.

E così siamo al senso della vita del pensiero occidentale con Immanuel Kant (Critica della ragion pura) a suggerirci sommessamente, come nei suoi stile e natura:

 

<<... il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell' oscurità, o fossero nel trascendente, fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. . . >>,

 

ma anche alla condicio umana, il cui tema centrale è costituito dalle circostanze dell' essere umano. Nei cimiteri romanticizzanti di un tempo, da una parte la morte era matarialmente rappresentata (....), mentre le tombe mostravano l' unicità e l' individualità dei morti, fornendo informazioni su nome, età, data di morte, relazioni di parentela o professione e affiliazione sociale. Allo stesso tempo chiaro era il riferimento alla condizione umana comune a tutt, scriveva, tra l' altro, qualche tempo fa la Neue Zuercher Zeitung.

 

È stato il filosofo francese Henri Lefebvre, invece, a ricondurci e farci comprendere il ruolo e l' essenzialità dello spazio in relazione a quella che lui chiamava come la riproduzione dei rapporti sociali di produzione. Un' idea, questa, a costituire il tema centrale nel suo testo del 1973 „La survie du capitalisme“ (La sopravvivenza del capitalismo), da intendere come lavoro propedeutico per „La produktioni de l' espace“ (La produzione dello spazio), dell' anno successivo, mettendo così in risalto come le sue idde abbiano avuto grande influenza sui teorici dello sviluppo urbano, come Edward Soja e David Harvey, oltreché sul dibattito che ne seguì, e ancora più che attuale, sulla „giustizia spaziale“.

 

Il dibattito di quegli anni su „La productione de l' espace“, mentre in Italia imperversava la tempesta della <strategia della tensione>, condusse ad una distinzione tra diversi livelli di spazio: da uno spazio naturale molto grossolano – che chiama „spazio assoluto“ - a spazi più complessi il cui significato sorge nella società che ne fa un „prodotto sociale“, una situazione sociale complessa che ha notevoli ricadute sia la pratica spaziale che la percezione dello spazio, diventando in paesi come la Cina „anche un mezzo di controllo e quindi di dominio, di potere“.

 

Secondo Lefebvre in ogni momento ogni società ha sempre prodotto il proprio spazio, donde è incomprensibile la città dell' antichità se la si considera soltanto come semplice agglomerato di persone e cose al punto che la si vuole cambiare (la società), occorre anche creare un nuovo spazio corrispondente. In questo contesto nota è stata la critica degli urbanisti dell' Unione Sovietica a Lefebvre per aver tralasciato questo aspetto: cioè la produzione di uno spazio „socialista“, riproducendo soltanto il concetto urbano di modernità capitalista.

 

La risposta di Lefebvre non si fece attendere: Cambia la vita! Cambia la società! Queste idee diventano completamente prive di significato quando non viene prodotto alcun spazio (appropriato a quello nuovo). Una lezione che possiamo imparare dai costruttivisti sovietici degli anni '20 e '30 e dai loro fallimenti è che le nuove relazioni sociali richiedono un nuovo spazio, e viceversa.

 

In „questa“ italia c' è tanto da fare per riportarla ai livelli che furono d' altri tempi. A cambiare deve essere non soltanto la cultura politica, bensì un modo „altro“ di pensare la città, capace di coniugare ordine, rigore e armonia in forza di una Legge urbanistica „nazionale“, giammai il ripiego all' anarchia del „non-Stato“ e al raglio di più asini nella stalla.

 

 

 

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Vitti 'na scrozza

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La nuova Legge urbanistica regionale: una lepida insalata mista senza capo né coda. . . .

 

. . . . incastonata in un contesto fumoso e confuso che, speriamo, non varchi i confini nazionali per approdare a Bruxelles e da lì, varcata la soglia che dalla Mitteleuropa si schiude ai Paesi Scandinavi e anglosassoni, condurre a compimento il fallimento di quella che doveva essere la resurrezione dell' Italia o la sua reincarnazione nello spirito del demiurgo di turno maltrattato da un destino crudele che ne ha irrimedibilmente azzoppato le due „v“ introduttrici di vis et voluntas. Che poi doveva essere proprio Castelbuono a fare da battistrada all' ennesimo salto nel vuoto della politichetta locale, non ce lo aspettavamo proprio, atteso che dopo la fuga verso la campagna inaugurata negli anni Sessanta dalla carneficina delle amministrazioni carolliane con contorno di assurde infrastrutture primarie seminate sul territorio, il processo di implosione che doveva avviare il ritorno all' urbanità della fatiscente città consolidata, sottratta ad una grande operazione culturale di „renovatio urbis“ - che più tardi venne battezzata come „rigenerazione urbana“ -, finì per risolversi in un sogno di mezza estate. Doveva stagliarsi all' orizzonte un novello Ambrogio Lorenzetti per passare con accademica disinvoltura dalla sincopata <città aumentata> alla diffusione del nuovo vangelo intriso di norme e luoghi comuni per il buon governo del martoriato territorio urbano e agreste siciliano, mescolando e rimescolando ricette e concetti con i quali il sensibile Francesco Indovina, Professore presso la Facoltà di Pianificazione dell' Università IUAV di Venezia e condirettore della rivista Archivio di Studi Urbani e Regionali, aveva affrontato il tema cruciale di come possibile sarebbe stato il miglioramento delle condizioni di vita nelle città e nel territorio, grazie ad una esemplare pianificazionne urbana e territoriale.

Se proprio vogliamo parlare dell'essenza della pianificazione urbana, allora dobbiamo affermare che pianificazione è un termine ambiguo che può descrivere un processo - la pianificazione - e spesso viene applicato al suo risultato - ai <piani> che poi devono essere implementati nella realtà. Questi piani possono servire a diversi scopi: rappresentare un oggetto da creare (una casa, un insediamento) o determinare un processo regolare (un progetto di costruzione) o anche affrontare con lungimiranza risorse limitate per prevenirne l'esaurimento o uso inappropriato: risorse come denaro, materie prime o spazio. Queste diverse interpretazioni della pianificazione si incontrano nella pianificazione urbana: la creazione - così come la riconversione o la riprogettazione di un'area edificabile richiede innanzitutto la sua significativa integrazione nella pianificazione dello sviluppo a lungo termine della città. Per questo è necessario un piano dello stato obiettivo, dal quale la struttura, la forma e la funzione possono essere lette alla maniera di un <modello> - donde anche il flusso regolare di finanziamenti, acquisizione di terreni, sviluppo e misure di costruzione richiede una pianificazione. Uno dei requisiti specifici del pianificatore urbano è che si possa tener conto del collegamento di questi approcci progettuali nello spazio e nel tempo. La pianificazione urbana può quindi essere definita in modo molto generale come lo sforzo di organizzare la convivenza spaziale a livello della città o comunale secondo i bisogni umani. Tuttavia, questo termine comune, come il termine <Urbanistica>, che è spesso usato nello stesso senso, non è chiaro in quanto di solito si riferisce anche a quegli insediamenti che non hanno lo status di città; il termine meno comune di pianificazione locale descrive meglio la situazione. In Gran Bretagna, il termine <town and country palnning> è usato ufficialmente, cioè l'area rurale è inclusa, mentre il linguaggio colloquiale è solitamente limitato a <urbanistica>. Recentemente il concetto di <pianificazione territoriale> è stato sempre più utilizzato in Gran Bretagna; se l'uso dello spazio è in primo piano, <urban design> caratterizza la componente progettuale dell'urbanistica. Negli Stati Uniti, <city planning> è corrente, ma si usano anche <urban planning> o <community planning>. Le lingue romanze derivano coerentemente i loro termini dalla parola latina per città (urbs): <urbanisme (fr.), <pianificazione urbanistica> (ital.), <urbanisación> (spag.). Il termine tecnico olandese è <stedebouw> - la costruzione di siti - cioè <site building>. In sintesi possiamo definire la pianificazione urbana una scienza, un' arte ed una aspirazione politica volta alla formazione e all' orientamento della crescita fisica e dell' ordine delle città in armonia con i loro bisogni sociali ed economici, tenendo ben conto che è il concetto di bene comune a sostenere la giustificazione d' imporre restrizioni agli interessi privati ​​con misure di pianificazione urbanistica. Tuttavia, tali restrizioni possono essere introdotte e applicate in uno stato di diritto solo se esiste una chiara base giuridica che regola sia la portata ammissibile delle limitazione dei diritti del proprietario terriero sia la procedura con cui tali limitazioni possono essere decise, donde la confluenza nel processo pianificatorio urbano e territoriale degli ambiti del Diritto urbanistico (Legge urbanistica “nazionale”, giammai leggine urbanistiche regionali, e Ordinamento “nazionale” sull' uso dei suoli e dei lotti edificabili), Diritto edilizio pubblico (Regolamenti edilizi “regionali” e Statuti urbani, questi irrinunciabili un un contesto culturale come l' Italia dove valore e ruolo della “città storica”, nel percorso che dalla “polis” greca, attraverso la “urbs” romana e la “civitas” medievale ha condotto, definito e caratterizzato la “città europea”, sono preminenti e, pertanto, da tutelare e tramandare evitendo i rischi di un' arida musealizzazione col ricorso ad attento, quanto critico, processo di “renovatio urbis” (come percepito e metabolizzato nella Berlino degli anni Settanta, grazie alla sensibilità di epigoni come Josef Paul Kleihues, Oswald Mathias Ungers, Aldo Rossi e tanti altri) capace di porre al centro la tipologia urbanistica del tipo “continuo” nella tipicità del tessuto edilizio italiano connotato dalla preminenza della tipologia residenziale della casa urbana “a schiera”, in ispecie nei casi di cortina edilizia semplice, e, parimenti, sottoponendo ad un accurato studio di analisi ed adeguamento a sani criteri di igiene la stessa tipologia urbana, ma in cortine edilizie doppie, entrambe a costituire interi comparti urbani, ahinoi aventi muri contigui in comune in un territorio nazionale di cl.2 a medio-alto rischio sismico per il quale indilazionabile dovrebbe essere il ricorso a strutture portanti in c.c.a., atteso che la ricerca in questo ambito in Paesi come Austria, Svizzera e Germania ha raggiunto risultati inimmaginabili in termini di sostenibilità ambientale e produzione di conglomerati con inerti provenienti dal riciclaggio di materiale di scarto e da demolizioni e produzione di cementi a basso sviluppo di CO2.

La risposta alle trasformazioni sociali in atto in uno con la revisione dei criteri distributivi e degli standards abitativi nella considerazione delle irrisolte questioni abitativa e urbana viste alla luce di fattori di criticità come consumo dei suoli, costo del denaro, crescente precarietà dei bilanci familiari, labilità del posto di lavoro, crescente ricorso alla robotizzazione del lavoro, risparmio energetico, difesa del clima, pandemie, crisi energetiche, etc., impongono la razionale rivisitazione di un modus vivendi nel segno della consapevolezza della precarietà delle risorse in uno con uno sviluppo, più umano e più giusto della società e il bando ad una burocratizzazione dei processi amministrativi senza tuttavia perdere di vista ordine, rigore e disciplina nella lotta spietata a parassitismo e corruzione nella gestione della cosa pubblica all' interno della quale va posta la gestione dei suoli quale premessa ad una città vivibile. L' atteggiamento prolisso e pseudo-romantico, al limite della superficialità e della noia, di taluni nella formulazione di una legge urbanistica regionale fuori dalla ragione e lontano dal senso comune, è stato fuorviante e preoccupante. Quale il senso di quelle sigle di piani senza senso al cospetto di una lacerazione senza pari nelle democrazie occidentali della città, del paesaggio naturale e della natura, quale è stata quella consumata nel Belpaese di un tempo che fu? In Austria si parla di <polifonia urbana> e in Germania della consolidata armonia tra Piano Regolatore Generale (PRG) e Piano Particolareggiato (PP): il primo nella sua funzione di <pianificazione preliminare> finalizzata ad un saggia ed equilibrata allocazione delle destinazioni d' uso sul territorio comunale in forza delle sue <indicazioni>, il secondo per comparti e brani urbani nella sua funzione di <pianificazione vincolante> in forza delle sue <prescrizioni> (tipologia urbanistiche, tipologie e allineamenti stradali, tipologie residenziali, indice di superficie per lotto edificabile e indice di superficie di piano per il numero dei piani fuoriterra consentito, forma dei tetti, distanze tra gli edifici, esclusione categorica dello sporco <indice di cubatura> tutto italiano, cagione della più disonesta speculazione fondiaria ed edilizia, poiché sono il <pro-getto urbano> (di piano) e il <pro-getto di architettura> a tessere e ritessere la città. Pro-getto (it.), Ent-wurf (ted.), come sublime atto creativo di meditata riflessione per Martin Heidegger, giammai sporcizia à l' italiana. Così è in Germania e così deve essere in Italia: senza si e senza ma. Pianificazione urbana e pianificatori urbani al posto di urbanistica e sdolcinati urbanisti per pianificare e costruire luoghi di vita e non necropoli come a Palermo dove un delirio di sfrenatezza ha lambito chi deve riposare in pace per non essere trascinato nel vortice del ridicolo e del banale.

Che esegeti e rauchi cantori stonati di filastrocche urbanistiche stiano lontani da una città pensata per l' uomo.Non continuino ad ingannare semplicioni raccattapalle ai bordi del campo. Se docenti, che indichino il giusto percorso ai loro studenti; se politici che si leghino un macigno al collo e via, giù, a testa bassa da Monte Pellegrino. Di loro ne abbiamo donde.

A Palermo “Classi fredde e tetti di “carta” , studenti protestano contro scuole fatiscenti.

 

nicolo piro

G e r m a n i a

https:/teorico.eu

 

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Un' architettura d' immagini: è l' architettura del Fascismo

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Un certo fascino estetico ha fortemente plasmato la ricezione dell'architettura fascista fin dal dopoguerra. Nel corso degli anni, registi, fotografi, ma anche scrittori, designer e intellettuali hanno ripetutamente utilizzato il forte immaginario e l'impatto visivo dei volumi bianchi e geometricamente tagliati dell'architettura fascista per creare una quantità impressionante di film e immagini. In questi, l'architettura di solito funge da sfondo affascinante, astratto ed estetico. Se discutibile può apparire che un simile accordo sia eticamente giustificato, ci interessa solo la questione dell'impatto di queste immagini sulla società italiana.
Particolarmente interessanti a questo proposito sono gli studi del teorico dell'architettura britannico Neil Leach, che alla fine degli anni '90 ha valutato la teoria di Walter Benjamin nelle condizioni del suo tempo. Nel suo libro The Anesthetics of Architecture, Leach parte dall'attuale “egemonia dell'immagine” per valutare gli effetti della “saturazione delle immagini” nell' architettura.
L'autore intende il termine “egemonia dell'immagine” come una nozione molto diffusa nella letteratura specialistica, secondo la quale tutti nell'odierna società dei consumi globalizzata sono esposti a una sequenza continua e ininterrotta di immagini. Nello specifico, Leach ha associato la diffusione di immagini architettoniche patinate con la perdita di un atteggiamento critico e distante rispetto ai significati politici e sociali dell'architettura e ha definito questo fenomeno come una “ebbrezza dell'estetica”.
La parola chiave “ebbrezza dell'estetica” può essere usata anche per descrivere una fascinazione per l'architettura fascista che è andata crescendo sui media in Italia dal dopoguerra ad oggi. Già nel 1972 Federico Fellini definiva l'architettura fascista dell'Eur romano come “un luogo molto adatto a chi deve produrre quadri per lavoro”, e sottolineava l'atmosfera atemporale e metafisica degli edifici del quartiere. Oltre a Fellini, erano numerosi i registi che avevano scelto l'architettura fascista per i loro film dagli anni Cinquanta in poi: Rossellini, Monicelli, De Sica, Godard, Antonioni e Bertolucci, per citare i più importanti.
Nelle sue opere l'architettura perde ogni connotazione politica, perché - come scrive Pier Paolo Pasolini in un film documentario - questa architettura non ha “nulla di fascista, se non per alcune caratteristiche esteriori”. Cosa abbia voluto intendere, a chiederselo sono in tanti: critici d' arte e di architettura.
La forte presenza dell'architettura fascista nel cinema e nella pubblicità non può essere intesa come la causa del processo di decontestualizzazione, tuttavia, ha indubbiamente contribuito all'estetizzazione dell'architettura fascista. A partire dagli anni Duemila, il cinema si è avvalso non solo dell'estetica dell'architettura fascista, ma sempre più anche di un'altra disciplina culturale, quella della moda.
Nell'ambito di un ampio processo sociale che Owen Hatherley ha definito "colonizzazione dello spazio da parte dell'industria della moda", i marchi di moda non solo hanno utilizzato l'architettura moderna come sfondo per la loro identità aziendale, ma hanno anche utilizzato la loro immagine con quelle di grandi dimensioni legate ad architetti internazionali .
Nell'ambito del sostegno al restauro dell'infinito patrimonio artistico e culturale del Paese, grandi nomi del mondo della moda - come Armani, Fendi, Prada e Zegna - hanno mostrato un particolare interesse per l'architettura e l'arte dell'epoca mussoliniana.
L'interesse dei marchi di moda sta lavorando verso l'emergere di un'estetica dell'architettura fascista che la vede come l'incarnazione di una presunta eleganza italiana che si esprimerebbe sia nella moda nazionale che nei volumi bianchi dell'architettura degli anni '30.
È, dopotutto, quello che a noi "socialfascisti", scevri di nostalgia per il fascismo, interessa per farci dire che i messaggio politico, artistico, sociale e filosofico del fascismo vivrà imperituro in Italia e fuori dei confini nazionali.

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Emergenza abitativa: oggi come ieri

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R I P E T

BlogSicilia 27. Marzo 2018

Emergenza abitativa, il Fronte di Lotta per la casa evita lo sfratto di due famiglie in corso Pisani"disinteresse delle istituzioni per le famiglie più deboli"

Oggi, sin dalle prime ore della mattina, il Fronte di lotta per la casa ha prestato solidarietà supporto alle due famiglie sotto sfratto che da circa cinque anni occupano lo stabile di Corso Pisani 12 a Palermo riuscendo a evitare lo sgombero.

Già da alcuni mesi il bene di proprietà del Tribunale di Palermo, sequestrato ad una ditta privata, è interessato dal provvedimento di sgombero nei confronti delle due famiglie che, peraltro, hanno minori a carico.

“Nella città dell’emergenza abitativa questo è solo uno degli innumerevoli casi che fa emergere il totale disinteresse delle istituzioni nei confronti di famiglie appartenenti alle fasce più deboli e sottoposte a misure di sfratto o di sgombero.

Sebbene, infatti, queste due famiglie beneficino di regolari utenze e abbiano regolari certificati di residenza, sebbene abbiano più volte fatto richiesta di regolarizzazione ed abbiano intavolato con l’amministrazione comunale percorsi di sostegno abitativo, le istituzioni si ostinano ad ignorare il problema e a far persistere le suddette famiglie in uno stato di semi legalità rendendosi parte del problema se non la vera e propria causa”, si legge in una nota.

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Emergenza abitativa e Ricostruzione postsismica come rigenerazione urbana

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A mio debol parere la questione dovrebbe essere vista in un contesto molto più ampio e articolato che ponga al centro la città, in genere, e quella medievale italiana, in particolare, oltre a focalizzare in maniera analitica l' eterna e irrisolta questione della casa e del Diritto alla città.
È in un sì complesso e articolato contesto che occorre collocare il movimento del "Diritto alla città" all' interno del conflitto sui processi di limitazione delle risorse comuni, quali sono anche i suoli e i terreni, a ricordarci le storiche "enclosures of commons" nell' Inghilterra dove dal 17. sino al 19. Secolo ebbe luogo la privatizzazione di buona parte di suoli e terreni sottratti ai contadini a favore dei proporietari terrieri.
È stato Karl Marx a parlare per la prima volta di <originaria accumulazione> come motore di quel capitalismo moderno che condusse ad un proletariato industriale costretto a vendere la sua forza di lavoro quale premessa alla Rivuluzione industriale e, di conseguenza, al trionfo del "Big Capital", per ritrovarci, ora, inermi di fronte a quella crisi denunciata nel film "Legislating Architecture - The Property Drama" (D 2017).
"Legislating Architecture" descrive un modello operativo e di pensiero che tematizza regole e legalità dove l' Architettura viene percepita non soltanto come ambiente costruito, bensì come campo e ambito sociale. In questo accostamento di aspetti materiali (di natura edilizia e spaziale) e immateriali (di natura politica ed economica) hanno luogho campi d' azione che gli architetti possono, e devono, immaginare di occupare.

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La pianificazione urbana dei centri minori italiani e la casa urbana "a schiera": un' eredità insostituibile

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La pianificazione urbana dei centri minori italiani del Trecento e la casa urbana "a schiera" del Medioevo: un' eredità insostituibile.
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Le connotazioni della metamorfosi del nostro tempo, contraddistinte da spinta demografica e mutamenti sociali; nuove attrezzature urbane (parcheggi e supermercati) e interessi finanziari trasversali ed esse legati; carenza d' attrazione pel restauro e il gusto del passato, eventi sismici e assenza della sensibilità delle istituzinoni a tutti i loro livelli, etc., hanno condotto ad uno sconvolgimento delle forme urbane tradizionali in maniera sì contraddittoria da mettere in evidenza cause ed effetti dell' urbanistica selvaggia e il venir meno di puntuali interventi pianificati, al punto da far ritornare alla memoria i versi di Baudelaire: <La forma di una città cambia più velocemente, ahimè! del cuore di un mortale>, e ricordarci che la città non sfugge al movimento della storia, che poi è la vita, sia nel bene che nel male.

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La città medievale: sviluppo dei centri urbani

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Della forma di insediamento della città

A causa della colonizzazione greca, le città nel I millennio a.C. diffusa nella regione del Mediterraneo occidentale - molto presto registrarono una diffusione come una città pianificata. All'interno dell'Europa centrale e occidentale, i conquistatori romani introdussero una nuova cultura di insediamento attraverso le loro città di guarnigione. Tuttavia, questo sistema cadde in rovina dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), a causa dei saccheggi avvenuti durante il periodo delle migrazioni, ma anche per il dominio delle classi dirigenti germaniche che non era basato sui centri urbani. Solo nel nord Italia c'era una cultura urbana sviluppata nell'alto medioevo.  

Dell' aumentato del numero delle città

Quando l' Europa conobbe un boom nell'XI secolo a causa dell'aumento della popolazione e dell'espansione del commercio e dell'industria, lo stile di vita urbano riacquistò importanza anche a nord delle Alpi. Le città sono emerse, ad esempio, attraverso la fusione di un castello (da cui anche "cittadini") con un insediamento nelle vicinanze. Le città furono anche in grado di svilupparsi da antichi palazzi reali e imperiali, mercati e insediamenti mercantili, nonché intorno a monasteri e chiese. Si ebbero anche nuove fondazioni da cui i governanti spirituali e secolari si aspettavano vantaggi economici e di prestigio. 

Dell' importanza dei collegamenti di trasporto

La posizione geografica di una città era importante per la sua crescita, poiché sebbene in città fosse rappresentato uno spettro molto diversificato di professioni, la sua linfa vitale rimase il mercato, con i gruppi tipici professionale della città costituiti da commercianti e mercanti. Sul mercato si commerciavano merci di ogni genere, sia di produzione locale, sia di merci provenienti dal commercio a lunga distanza. In ispecie artigiani e agricoltori caratterizzarono la loro produzion in alla presenza e al ruolo svolto dal mercato, il che ha portato a un più alto grado di divisione del lavoro. L'incontro di persone di diverse regioni e professioni ha promosso lo sviluppo di nuove idee e tecniche, nonché lo scambio di visioni di valori.

Dell' ascesa della borghesia

In termini numerici, i „cittadini“ (da „civitas“) erano una piccola minoranza che godeva di tutti i diritti - a differenza degli operai, dei braccianti e dei poveri, consolidando la loro consapevolezza dalla loro ricchezza acquisita, difendendo con risolutezza i loro interessi

anche verso i „signori“ della città. In molte città i cittadini riuscirono, spesso solo dopo violenti scontri, ad estendere i privilegi esistenti e a far rispettare il proprio statuto.

Cosa prevedeva la legge comunale?

La legge cittadina regolava la convivenza delle persone, concedendo spesso ai cittadini una propria rappresentanza di interessi e, soprattutto, vincolava i governanti della città a regole ben precise. Il consolidamento dei diritti ciivici dipendeva dalla forza e dalla composizione della borghesia, dal signore della città e dall'andamento delle controversie con questi, ma anche dalle condizioni economiche e geografiche, in quanto in una città portuale c'erano rapporti da regolare diversi che in una vescovado. In molti casi, però, lo statuto civico comunale è stato adottato anche da altre città.

Qual era la funzione delle gilde?

Dal XII secolo si formarono associazioni di persone, „corporazioni“, che praticavano la stessa attività artigianale o commerciale. L'appartenenza alla corporazione diventa un prerequisito per poter esercitare il proprio mestiere o professione nella città città (corporazione obbligatoria). La gilda fissava il volume di produzione, il prezzo e la qualità, regolava la formazione e aveva la propria giurisdizione. Allo stesso tempo, era una sorta di assicurazione sulla vita che, in caso di morte di un membro della corporazione, provvedeva alla vedova e all'orfano, ma attutiva anche il rischio di malattia e disoccupazione. L'iscrizione fu presto limitata ai discendenti dei membri della gilda e ai nuovi arrivati ​​selezionati. Questo ha trasformato la gilda in un cartello che si è opposto alle innovazioni tecniche. 

Chi erano i patrizi?

In molte città si sviluppò nel tempo una ristretta cerchia di famiglie di mercanti, superiori al resto dei cittadini per ricchezza e fama e che, in quanto ceto alto, prendevano decisioni politiche ed economiche. Si chiamavano „patrizi“ sulla base di reminescenza romana. Nei secoli XIV e XV , le corporazioni si ribellarono al loro dominio in numerose città. Questi conflitti, talvolta sanguinosi, sfociavano solitamente in un compromesso, che prevedeva la partecipazione degli artigiani al reggimento cittadino, oppure si concludevano con una vittoria dei patrizi con prevalenza rara delle corporazioni. 

Perché c'era un sottoproletariato urbano?

Molti residenti del territorio circostante, dipendenti da un feudatario, si trasferirono nelle città; allentando così i legami col feudatario ("L'aria di città rende liberi"). Ma chi non riusciva a trovare lavoro era costretto a mendicare. L'immagine della città medievale è stata plasmata dai poveri che vagavano per le strade e speravano nell'elemosina davanti a chiese, monasteri e case patrizie, donde il peggioramento delle condizioni igieniche nelle città è lo sviluppo e il ripetersi di epidemie.Un po' la realtà dell' inspiegabile degrado urbano odierno di molte città italiane, in ispecie nel Mezzogiorno, a causa della conversione di una politica nata male in malapolitica.

Qual era la posizione degli ebrei?

In quanto non cristiani, non potevano acquisire la cittadinanza e diventare membri di una gilda. Ma questo non significava che fossero necessariamente poveri. Come commercianti, gli ebrei hanno svolto un ruolo decisivo nello sviluppo del commercio a lunga distanza. Hanno anche lavorato come prestatori di denaro, cosa che ai cristiani era proibito fare. La situazione degli ebrei peggiorò in relazione del susseguirsi delle Crociate in „Terrasanta“nella quale aveva visto il suo nascere il fenomeno della „diaspora“ e proprio in conseguenza del susseguirsi delle Crociate contro di loro si consolidó l' accusati di omicidio rituale di cristiani e ritenuti responsabili dell' avvelenamento dell' acqua die pozzi e della diffusione della peste. Spesso gli ebrei vivevano nei propri quartieri o nelle strade, inizialmente volontariamente, poi obbligatoriamente nel „ghetto“; e frequenti furono i casi di essere cacciati via dalla città.

Punto di partenza della discriminazione nei confronti degli ebrei furono le risoluzioni di diversi concili, a cominciare dal III Concilio Lateranense (1179). Ghetti formati in numerosi paesi europei, prima a Valencia / Spagna (1390). Il <geto nuovo> a Venezia (1516), dal nome di una fonderia di cannoni, diede il nome al ghetto. Roma costrinse gli ebrei a trasferirsi in un ghetto nel 1555, che era circondato da un muro. I ghetti furono sciolti nel corso dell'emancipazione degli ebrei, più recentemente quella romana del 1870. Tutto questo non dissuase i nazionalsocialisti dal rinchiudere gli ebrei nei ghetti (Varsavia, Lodz, etc.), da dove furono trasportati nei campi di sterminio.

Della potenza delle città italiane

Le città del nord Italia (Lombardia) ottennero presto un'ampia indipendenza politica. I Longobardi furono indeboliti da diverse sconfitte contro i dominatori franchi e tedeschi, che d'altronde non potevano essere presenti stabilmente in Italia. Le città dell'Italia settentrionale - e con esse i loro cittadini - si affermarono anche nello scontro militare con i Saraceni. Genova era di fatto indipendente già nel 962, quando Ottone I ristabilì la sovranità feudale dell'impero. La città era governata da mercanti e artigiani che sceglievano i consoli come loro rappresentanza. A Milano, l'insurrezione del 1045 segnò l'inizio della comunità borghese. Firenze godeva della libertà urbana all'inizio del XII secolo e disponeva di propri consoli. Stretti legami economici rafforzarono l'indipendenza di una città dall'impero, come nel caso del trattato commerciale tra Venezia e Bisanzio (992). I rappresentanti delle città dimostrarono la consapevolezza del loro potere adattando sempre più il loro stile di vita a quello della nobiltà presentandosi come principi in occasione di trattative. Alcune delle ricche città estendevano il loro potere anche alle aree circostanti. Successivamente, soprattutto al tempo delle Crociate, crearono basi commerciali mirate nella penisola balcanica e nel Mediterraneo orientale.    

In che modo le città del nord Italia difendevano la loro posizione?

Le città dell'Italia settentrionale combatterono per la loro indipendenza di fatto nel XII secolo al fianco del Papa contro l'imperatore Federico I Barbarossa, deciso a far valere i suoi presunti diritti legalmente (leggi Ronkal 1158) e militarmente (distruzione della ribelle Milano nel 1162). Dopo aver subito due sconfitte nel 1167 e nel 1176, Barbarossa fu costretto a riconoscere con la pace di Costanza (1183) l'autonomia delle città che si erano unite nella Lega Lombarda. La vittoria della Lega Lombarda sul Barbarossa a Legnano nel 1176 fu la prima di un esercito civile su un (nobile) esercito di cavalieri in un'importante battaglia con la borghesia a spezzare il dominio dei feudatari anche in campo militare.  

Dell' importanza politica e culturale acquisita dalle città?

La ripresa economica è stata ulteriormente promossa dall'indipendenza acquisita nel lungo periodo. Le città-stato cercarono sempre più di far valere militarmente i propri interessi, come dimostrano le attività di Venezia nella IV Crociata con la conquista di Costantinopoli (1204). Genova e Venezia assursero a vere potenze commerciali che (con interruzioni) lottando per la supremazia per più di cento anni, fino a quando Venezia vinse la battaglia nel 1381.

Attraverso i loro contatti commerciali con il mondo islamico, che era molto più avanti dell'Occidente cristiano in termini di conoscenza, le città italiane trasmisero nuove conoscenze all'Europa. L'Italia, ad esempio, è stata leader nella matematica, donde il suo crescente sviluppo nel settore bancario. Le scienze e le arti fiorirono e le città commerciali italiane divennero così le metropoli del Rinascimento. Molte di loro già nel Medioevo avevano una popolazione ben oltre 100.000 abitanti, a fronte della più grande città tedesca, Colonia, che intorno al 1200 contava appena 35.000 abitanti.

Del cambiamento degli equilibri di potere

L'aumento del potere delle città condusse ad una riduzione del numero di persone che avrebbero potuto influenzare la politica. Venezia, governata da un Doge fin dall'alto medioevo, nel 1297 limitò l' autorità dell' istanza di controllo, il Gran Consiglio, a poche ed influenti famiglie. A Milano e Pisa il potere di un individuo (Signorie) sostituì quella della comunità autonoma, cioè del Comune. Famiglie con poteri dei principi, come i Visconti a Milano (1278) e i Medici a Firenze (dal 1434), finirono per dominare la politica cittadina.

Verso la fine del Medioevo, l'indipendenza tornò a essere minacciata. Pisa cadde a Firenze nel 1406; Genova, che nel XIV secolo appartenne per pochi anni a Milano, nel 1499 passò temporaneamente alla Francia, Milano cadde agli Asburgo nel 1535. Le tornate indipendenti Genova, Firenze e Venezia riuscirono a mantenere la loro posizione fino al XVIII secolo.  

Dove è stata esportata la legge di Lübisches e Magdeburgo?

La città di Lubecca è stata fondata da Enrico il Leone (1159) e da questi dotata di propri diritti. Lo statuto della città di Lubecca si diffuse in tutta la regione del Mar Baltico ed era valido in quasi 100 città, in particolare in città portuali; dal XIII secolo in poi a Rostock, Kiel, Stralsund e Reval (Tallinn). Lo statuto della città di Magdeburgo, registrato nel 1188, fu significativo per la colonizzazione orientale. Molte fondazioni cittadine adottarono la legge di Magdeburgo, che divenne valida ben oltre l'area di insediamento tedesca. I diritti acquisiti dalla città di Magdeburgo erano vigenti, ad esempio, a Dresda, Gera, Wilna (Vilnius), Cracovia e Stettino. 

i signori della città, cioè i governanti ecclesiastici e i secolari, concedevano spesso privilegi alle loro città rinunciando ai diritti sovrani, come il diritto di mercato, monetario e doganale, e sono stati ricompensati finanziariamente oltreisura.

Le città medievali avevano di lungo emanato regolamenti edilizi urbani Ad esempio, in ambito della difesa dagli incendi, era stata prescritta la distanza tra le case, altre norme hanno riguardato l'altezza o il design della facciata. Aspetti, questi, che che sono alla base degli odierni e perfetti Diritto urbanistico e Diritto edilizio pubblico della Germania che pubblichiamo nella traduzione nella lingua italiana a completamento di questo articolo.



 

 

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La città densamente popolata è in fase di estinzione

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Per decenni, l'urbanità è stata l'obiettivo più alto nello sviluppo urbano perché è vivibile ed ecologicamente più sostenibile. Ma le metropoli tedesche stanno perdendo residenti nell'area circostante. Anche i sobborghi diffamati hanno i loro vantaggi.

 

L' anno 2020 è stato un punto di svolta per la capitale tedesca. Per la prima volta dall'inizio del millennio, Berlino ha subito una perdita di migrazione. Quella che sembra una buona notizia per i nemici di Berlino è una cattiva notizia per l'ideologia che ha dominato la pianificazione urbana per circa 30 anni: l'urbanistica, o come viene chiamata nella sua patria americana: new urbanism.

Nella sua versione tedesca - rappresentata nel modo più efficace dall'ex direttore del palazzo del Senato di Berlino Hans Stimmann, ma anche da molti partiti politici, soprattutto i Verdi, l'urbanistica vuole densificare la città, soprattutto la grande città: più persone, più case, più posti di lavoro , più traffico nello stesso spazio.

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Città in cui vivere. Come?

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La città come la conosciamo sembra aver fatto il suo tempo. I cambiamenti climatici e la mobilità, la pandemia di virus, la digitalizzazione e la riscoperta dell'individualità risvegliano il nostro desiderio di una città con una migliore qualità della vita. Ora serve il coraggio di cambiare per ricominciare a pensare agli investimenti a lungo termine. Il successo sostenibile di uno sviluppo si ottiene quando anche le generazioni future ne beneficiano.
Sembra che la pandemia di corona abbia fatto traboccare il vaso, riorganizzato la nostra percezione del nostro spazio vitale e ci abbia reso un po' più aperti a un cambiamento di mentalità. Abbiamo riscoperto che gli spazi dentro e tra le case sono in realtà spazi abitativi e quindi significativamente più delle zone di transito dello sprint quotidiano tra dipendenze e obblighi personali.
Abbiamo riscoperto la qualità della finestra dal pavimento al soffitto e la trama fine del pavimento in legno non sigillato e la fine del pavimento ceramico. Il giardino all'inglese e la natura incontaminata sono diventati il ​​luogo d'elezione. Lo spazio stradale parcheggiato davanti alla porta è diventato il campo da calcio dei bambini.
Ma cosa è andato storto? Nei decenni di ottimizzazione della nostra società, abbiamo messo l'individuo al di sopra del tutto. Abbiamo ottimizzato il lavoro e il tempo libero, ma non abbastanza considerato il passaggio e l'incrocio. Abbiamo ottimizzato il flusso del traffico a vari livelli senza prendere abbastanza sul serio la necessità del trasporto e il suo impatto sull'ambiente. In definitiva, abbiamo creato spazi aperti ed edifici ben proporzionati per pragmatismo ed efficienza, ma troppo spesso dimenticati di considerare il loro impatto sulla vita quotidiana. Tali sistemi sono destinati a fallire. Dureranno solo fino a quando non raggiungeranno nuovamente i loro limiti.
La sfida per il futuro sta nel corretto collegamento delle cose e nel rispetto dell'individuo. Quando costruiamo per le persone, dobbiamo mettere in primo piano le loro abitudini e le loro possibilità economiche e non il design dell'architetto sdolcinato o gli interessi dello sviluppatore. Più che mai il quartiere, oggi, deve essere in grado di armonizzare vita, affari, svago, istruzione e cultura e servire come fonte di ispirazione. Oltre al giusto mix di vita e lavoro, il quartiere deve essere programmato socialmente dove è possibile trovare spazio per l'individualità, il tempo libero e la comunicazione.
Anche oggi possiamo costruire tali città che dureranno a lungo. Inoltre, gli sviluppi attuali ci aiuteranno a studiare nuove forme di vita e di lavoro. Il lavoro mobile e quindi decentralizzato riscoprirà il posto di lavoro vicino a casa. Il co-working al piano terra o nel padiglione in cortile non solo ridurrà il traffico, ma rafforzerà anche il tessuto sociale del quartiere. Anche il commercio e la gastronomia torneranno nelle zone residenziali. Lo spazio abitativo torna ad essere più compatto, gli spazi stradali essere più vivi e più sicuri. Insomma il quartiere torna ad essere un fattore sociale. Allo stesso tempo, gran parte del trasporto privato dovrà essere effettuato in bicicletta o a piedi. L'istituzione della guida autonoma ridurrà il traffico di sosta sulle nostre strade e lo restituirà alle persone.
Gli spazi urbani dovranno essere riscoperti nelle loro finalità e nei loro usi per servire il quartiere percepito come spazio di comunicazione e relax. Inoltre s' intravede la possibilitá che con l'individualizzazione delle nostre città si torni anche alla qualità strutturale e alla durabilità. Guardando gli edifici saremo nelle condizioni di poter capire che le superfici e i componenti artigianali in particolare possono generare fascino. La facciata in clinker con mattoni personalizzati, la doppia finestra in legno con vetro laminato e il parquet a spina di pesce consumato sopravviveranno di molto al sistema composito di isolamento termico, alle finestre in plastica e al pavimento in laminato. In realtà, la sostenibilità e la redditività inizieranno proprio da queste premesse e considerazioni e tenere in debito conto la possibilità di rinnovare e la flessibilità d'uso.
Forse daremo un'occhiata più da vicino alla vita d' insieme nelle città prima di continuare a progettare e costruire. Quasi ogni epoca ha creato esempi di sviluppi duraturi. Scopriremo che i buoni esempi sono stati creati nel contesto di quelli che oggi vengono chiamati alloggi a prezzi accessibili.
Insieme alle conquiste del presente, consolidate dalle relativamente recenti esperienze del passato, delle quali vanno ricordate quelle relative all' edilizia sociale del primo Fascismo, apprezzate per la loro unicità dalla cultura internazionale, dobbiamo mettere in conto la rete intelligente di persone e cose e il ruolo della digitalizzazione nella pianificazione urbana e nelle costruzioni per potere farci dire di essere attrezzati per un futuro degno di essere vissuto.
Foto: da sinistra a destra e dall' alto in basso:
- Edilizia sociale nella Vienna Rossa: Karl-Marx-Hof.: icona della Socialdemocrazia vienesse. Progetto dell' architeto Karl Ehn, allievo di Otto Wagner e costruzione dal 1926 al 1933.
- Edilizia sociale nella Roma fsascista del Fascismo: La Garbatella (Roma). Progetto dell' architetto "ribelle" Innocenzo Sabbatini. Sabbatini negli anni Venti del 20° Secolo.
Le due realizzazioni sono legate dallo stesso filo rosso nell' esaltazione della buona architettura per fini sociali. Tutto l' incontrario di quanto avviene oggi. Un' occasione per riflettere.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Cos' è la città?

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La „città“

 

è

 

soprattutto“

 

<architettura di pietra>

                                                                                                                                                                                                                

Jean Nouvel: progetto di un resort

presso

Al-Ula

 

.

 

 

          

 

La forestazione urbana di Stefano Boeri: grattacieli di foreste al posto di vetro e metallo che riflettono la luce solare e riscaldano la città.

 

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Marcus Vitruvius Pollio

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Marcus Vitruvius Pollio: <De architectura libri decem> . . . ., l' architetto (che nello stesso tempo nel padre dei boschi verticali di Milano, Stefano Boeri, si rivela "urbanista") e la città del futuro nelle fauci di grandi gruppi imprenditoriali tecnologici al servizio di uno spudorato Postcapitalismo in trasformazione che intende pianificarla su base algoritmica.

(Traduzione di Paragrafo 1 - 2, Libro 1 Capitolo 1)

                                                                                      

 

1 - Architecti est scientia pluribus disciplinis et uariis eruditionibus ornata, cuius iudicio probantur omnia quae ab ceteris artibus perficiuntur opera. Ea nascitur ex fabrica et ratiocinatione. Fabrica est continuata ac trita usus meditatio a propositum deformationis, quae manibus perficitur e materia, cuiuscumque generis opus est. Ratiocinatio autem est, quae res fabricatas sollertiae ac rationis pro portione demonstrare atque explicare potest.
2 - Itaque architecti qui sine litteris contenderant ut manibus essent exercitati, non potuerunt efficere ut haberent pro laboribus auctoritatem, qui autem ratiocinationibus et litteris solis confisi fuerunt, umbram non rem persecuti videntur. At qui utrumque perdidicerunt, uti omnibus armis ornati citius cum auctoritate quod fuit propositum sunt adsecuti.
Traduzione all'italiano

1 - La scienza dell'architetto è adornata di molte discipline e di molteplici cognizioni, tutti i lavori che si fanno in ogni arte sono sottoposte al suo giudizio. Si compone di pratica e di teoria. La pratica è una continua e consumata riflessione sull'uso, e si esegue con le mani dando una forma propria alla materia necessaria, di qualunque genere essa sia. La teoria, poi, è quella che può dimostrare e dar conto delle opere fatte con le regole della proporzione e col raziocinio.
2 - Quindi, gli architetti, i quali senza la teoria si sono applicati solo alla pratica, non hanno potuto giungere ad acquistare nome con le loro opere; al contrario, coloro i quali si sono appoggiati solamente alla teoria e alla scienza, sembrano aver seguitato l'ombra, non già la cosa. Ma quelli che hanno appreso l'una e l'altra, come (soldati) provveduti di tutte le necessarie armi, sono giunti più presto e con reputazione al loro scopo.

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La pianificazione urbana nei centri minori italiani

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La pianificazione urbana nei centri minori italiani

del Trecento e la casa urbana "a schiera" del Medioevo: un' eredità insostituibile

 

 

 

Le connotazioni della metamorfosi del nostro tempo, contraddistinte da spinta demografica e mutamenti sociali; nuove attrezzature urbane (parcheggi e supermercati) e interessi finanziari trasversali ed esse legati; carenza d' attrazione pel restauro e il gusto del passato, eventi sismici e assenza della sensibilità delle istituzinoni a tutti i loro livelli, etc., hanno condotto ad uno sconvolgimento delle forme urbane tradizionali in maniera sì contraddittoria da mettere in evidenza cause ed effetti dell' urbanistica selvaggia e il venir meno di puntuali interventi pianificati, al punto da far ritornare alla memoria i versi di Baudelaire: <La forma di una città cambia più velocemente, ahimè! del cuore di un mortale>, e ricordarci che la città non sfugge al movimento della storia, che poi è la vita, sia nel bene che nel male.

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