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(L. Mies v. d. Rohe)

 

V I E N N A

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È stata sempre un modello politico e sociale per la soluzione della "Questione abitativa". Ma non in maniera degenerata come come in Italia e a Milano e/o in maniera disonesta con aspetti da terzo o quarto mondo come in Sicilia.
Piscine sui tetti, edifici sociali belli come palazzi, ma affitti molto economici: vivere a Vienna è qualcosa di speciale. Cosa può imparare Berlino da questo?
Funzione del modello di ruolo. Non esiste una cosa come Seestadt Aspern a Berlino, spiega l'Associazione europea degli inquilini.
Funzione del modello di ruolo. Non esiste una cosa come Seestadt Aspern a Berlino, spiega l'Associazione europea degli inquilini.
Espropri? Congelare gli affitti? A Berlino, sembra che il socialismo sia scoppiato – la carenza di alloggi sta germogliando idee radicali. Solo qualche tempo fa, gli affitti sono aumentati del 20%, con i berlinesi che spendono in media più di un terzo del loro reddito per l'alloggio. Il referendum sull' esproprio di Deutsche Wohnen and Co." vuole espropriare tutte le società immobiliari che possiedono più di 3.000 appartamenti nella capitale in cambio di un risarcimento – e i sondaggi mostrano che molti berlinesi lo accoglierebbero con favore.
Berlino non è sola: gli affitti stanno esplodendo anche a Parigi o Londra. La crisi abitativa è per per Barbara Steenbergen, presidente dell'Associazione europea degli inquilini, uno dei problemi più acuti in Europa". La capitale austriaca Vienna dimostra che c'è un altro modo per affrontare e risovere il problema. La città, che viene regolarmente votata tra le città più vivibili del mondo, è popolare e attrae molte persone: tra il 2007 e il 2017, 206.000 persone si sono recentemente affollate in città. Vienna ha ora quasi 1,9 milioni di abitanti ed è la seconda città più grande del mondo di lingua tedesca dopo Berlino. Eppure il mercato degli affitti rimane rilassato per gli standard europei. Come funziona? La prestigiosa rivista di Architettura e urbanistica tedesca, ARCH+, ha dedicato uno degli ultimi numeri a Vienna, focalizzando l' attenzione sul tema cogente degli orrendi costi d' affitto e degli "Alloggi sociali per le masse".
Il più grande gestore immobiliare in Europa ha sede a Vienna. Si chiama "Wiener Wohnen" (L' Abitare viennese) ed è al 100% di proprietà della città. A differenza delle città tedesche, Vienna non ha mai venduto appartamenti, ma ne ha sempre costruiti di nuovi. 220.000 appartamenti sono di proprietà diretta dell'amministrazione comunale. Nessun'altra città al mondo ha così tante unità abitative. I residenti dei cosiddetti edifici comunali non devono temere salti di prezzo inaspettati o cessazioni, la città generalmente conclude contratti a tempo indeterminato.
Altri 200.000 appartamenti appartengono a cooperative senza scopo di lucro finanziate con fondi pubblici. Il 62% dei viennesi vive in alloggi sovvenzionati o comunali. Queste centinaia di migliaia di viennesi pagano tra i cinque e i nove euro di affitto lordo al metro quadrato.
A Vienna, la città sta costruendo appartamenti per l'ampia massa della popolazione, non solo per chi ne ha bisogno. L'edilizia sociale non è uno stigma, ma la norma. Chiunque fa richiesta di un appartamento comunale non può guadagnare più di 46.450 euro netti all'anno, con una famiglia di quattro persone il limite è di 87.430 euro. Quindi non si tratta di percettori di reddito basso. E quelli che guadagnano di più in seguito non devono andarci. Questo è esattamente il motivo per cui avvocati e postini vivono spesso l'uno accanto all'altro a Vienna. L'obiettivo del social mixing è sostenuto. Le banlieues in fiamme come a Parigi sono impensabili per i viennesi.
Dal punto di vista di un inquilino, Vienna è un modello per l'intera Europa. Sia il numero che i prezzi di affitto degli alloggi sociali sono unici. Anche la qualità degli edifici e delle attrezzature degli appartamenti non è paragonabile a nessun'altra città. Una mostra itinerante sulla vita a Vienna è stata in viaggio in tutto il mondo – con tappe da New York, Hong Kong, Singapore e Tokio . Molte grandi città sono interessate al <Vienna Housing Program,> che ha visto l' inizio già nel 1920.
Berlino condensa, Vienna costruisce nuovi quartieri e
Berlino in particolare può imparare molto da Vienna : "Non esiste una cosa come Seestadt Aspern a Berlino". Con questo si fa riferimento uno dei più grandi progetti di sviluppo urbano in Europa: un quartiere completamente nuovo alla periferia di Vienna. Qualche anno fa c'erano terreni agricoli e un campo d'aviazione in disuso, presto più di 20.000 persone vivono nella Seestadt, che è direttamente collegata al centro della città tramite una costosa linea della metropolitana. Un lago balneabile creato artificialmente, che ha le dimensioni di cinque campi da calcio, dà il nome al moderno grande insediamento. E se a Berlino, lo spazio tra gli edifici è stato finora condensato, a Vienna si stanno ricostruendo quartieri residenziali completi. E ad un ritmo davvero impressionante: ci sono voluti solo sette anni dalla decisione di costruire al trasloco dei primi residenti. Gli urbanisti di tutto il mondo sono affascinati dalla nuova Seestadt di Vienna: gli edifici hanno saune nelle cantine, gli appartamenti hanno balconi, giardini o terrazze e la città ha costruito nuove scuole e studi medici nell'ex terra desolata.
Già nel 1970, il defunto architetto Harry Glück fece scalpore con slogan come "Vivere come i ricchi, anche per i poveri". Il suo marchio di fabbrica erano le piscine comunali sui tetti dei suoi edifici comunali. Una tradizione che continua anche nella Seestadt, dove in estate gli abitanti colonizzano i tetti per prendere il sole o un tuffo nell'acqua fresca.
Il parco residenziale Alterlaa, progettato da Glück, è ancora oggi considerato come un progetto vetrina di una città funzionante nella città. Strutture commerciali, campi sportivi, scuole, centri medici e altre strutture comunitarie dovrebbero impedire la creazione di un "insediamento per dormire" da cui le persone si recano solo al lavoro, come avviene oggi ad Aspern.
In Austria, l'edilizia sociale rappresenta generalmente il 26% di tutti gli appartamenti in affitto, gran parte dei quali ubicata a Vienna. In Germania, invece, la quota si è già ridotta al 3,9 per cento. Un'altra differenza è che a Berlino l'edilizia sovvenzionata è spesso gestita da società immobiliari orientate al profitto, che salgono con gli affitti non appena scadono i sussidi e questo sollecita i responsabili della politica della casa viennesi di assicurarsi non capisce questo che i miei sussidi non vengono capitalizzati. A Vienna, l'edilizia sovvenzionata è gestita principalmente da associazioni e cooperative municipali senza scopo di lucro che reinvestono i loro soldi invece di realizzare un profitto.
L' esperienza indimenticabile della "Vienna Rossa" di 100 anni fa ha fatto si che mega progetti residenziali come Seestadt Aspern possano continuare e rendere viva la lunga tradizione. Le abitazioni comunali sono state praticamente inventate a Vienna. Mentre oggi – come ad Aspern – molti milioni confluiscono in cooperative e alloggi sovvenzionati, decenni fa la città di Vienna ha semplicemente costruito molti edifici. Inaugurato nel 1930, il Karl-Marx-Hof che è ancora uno dei più grandi di questi edifici comunali. Si estende per oltre 1,2 chilometri ed è il più grande edificio residenziale contiguo del mondo.
Circa 3000 persone vivono in questo imponente edificio. Solo il 20% della superficie è costruita, ci sono ampie aree verdi e molti balconi – la visione di "luce, aria e sole" propagata dai socialdemocratici viennesi nel periodo tra le due guerre è stata realizzata qui. L'edificio sembra un palazzo, quasi una fortezza. A quel tempo era una provocazione, un cuneo rosso nel cuore del quartiere borghese di Döbling. Oggi, il Karl-Marx-Hof è qualcosa di simile a un monumento a Vienna. Molti turisti sono attratti qui - la città ha più da offrire rispetto al fascino imperiale del centro città.
Nel 1919, Vienna fu la prima metropoli al mondo con un'amministrazione a guida socialdemocratica. Quest'anno, i socialdemocratici celebrano la ricorrenza dei anni 100 anni della Vienna rossa allo scopo di mantenere alti i loro programmi abitativi. Secondo lo storico viennese Florian Wenninger, la politica abitativa nella Vienna rossa nel periodo tra le due guerre si basava su tre pilastri: "In primo luogo, la continuazione degli affitti congelati durante la prima guerra mondiale – il cosiddetto interesse di pace. In secondo luogo, una rigorosa protezione degli inquilini, che, ad esempio, vietava i licenziamenti. E in terzo luogo, una massiccia attività di costruzione".
L'attività di investimento privato nella Vienna Rossa è quasi arrivata a un punto morto a causa delle numerose misure normative, donde l' intervento dell' amministrazione comunale ad operare semplicemente come sviluppatore immobiliare: una novità in assoluto all'epoca. I fondi per questi programmi abitativi su larga scala provenivano da tasse miravano ai ricchi. Oltre 60.000 appartamenti furono costruiti solo tra il 1920 e il 1934, prima che la socialdemocrazia fosse vietata in due dittature successive e la costruzione cessasse. Dopo la seconda guerra mondiale, la città ha rilanciato il programma abitativo.
È proprio a causa di questa lunga tradizione che il modello abitativo viennese non è così facile da copiare per altre città, spiega Koen Smet, economista urbano presso l'Università di Economia e Commercio di Vienna: "La situazione a Vienna è cresciuta in un contesto storico. A questo proposito, non tutto è facilmente trasferibile uno a uno". Ciò che l'esempio di Vienna mostra, tuttavia, è che "gli appartamenti comunali di Vienna sono qualcosa di speciale, ma altre città possono anche fornire alloggi attraverso il settore pubblico". Steenbergen è d'accordo: "È impossibile arrivare al livello di Vienna in pochi anni, ma a un certo punto si deve incominciare a costruire ed elaborare nuove strategia come quella relativa al ruolo del regolamento edilizio comunale per la calmierazione degli affitti
Nonostante una saggia economia, Vienna non è rimasta immune dagli aumenti degli affitti negli ultimi anni. Anche sul mercato privato i prezzi sono aumentati e i contratti di locazione a tempo determinato sono diventati la norma. Per un appartamento di 70 metri quadrati, la differenza tra un nuovo appartamento sul mercato aperto e un appartamento in affitto sociale è ora secondo la Camera del Lavoro di Vienna di 240 euro al mese. Anche i prezzi dei terreni e degli immobili sono cresciuti rapidamente dalla crisi del 2008, alimentati dai bassi tassi di interesse.
Il governo rosso-verde della città ha preso subito l' iniziativa annunciando lo scorso autunno un nuovo regolamento edilizio comunale (Diritto edilizio pubblico), già entreto in vigore in guisa che in futuro, soltanto un terzo dello spazio abitativo nei progetti residenziali può essere finanziato liberamente dal privato assegnando all'edilizia sociale due terzi dell'area. Per gli inquilini, questo significa un affitto netto massimo di circa cinque euro al metro quadrato per gli appartamenti in questa zona. L'opposizione è in armi: il partito popolare conservatore di Vienna parla di "socialismo retrò" e di una "misura coercitiva dell'economia pianificata". Non è vero! Questo per noi è un condensato di ordine, rigore, disciplina e giustizia sociale che predichiamo ormai da tempo visto, almeno, dall' osservatorio di un moderno SocialFascismo saldamente ancorato in democrazia corporativa appassonata, partecipata e coinvolgente che, all' evidenza del degrado politico e istituzionale di "questa" italia, soltanto da un "Socialismo Repubblicano Italiano", al posto del partito di Giorgia Meloni, può essere condotto al successo e farci dimenticare così le amare esperienze del "Socialismo reale" e, pertanto, sollevare ancora una volta la questione, se siamo condannati a fare i conti d' ora in poi con il Neoliberalismo e il dominio cieco dei mercati.
Contrariamente alle loro stesse affermazioni, lo statalismo sovietico e lo stalinismo non erano certamente il tipo ideale di società post-capitalista. Gli ideali di giustizia e solidarietà mondiale, che costituiscono il nucleo del Socialismo, non devono essere abbandonati, nemmeno a favore di riforme per mitigare le forze distruttive del Capitalismo moderno, poiché il Socialismo, se dai tragici eventi degli ultimi 120 anni intende trarre la giusta lezione, allora - e solo allora - potrà avere un futuro. In tal caso, a fronte di globalizzazione, Neoliberismo e distruzione delle fondamenta naturali nel 21° Secolo e oltre, il Socialismo è più che mai necessario. Ma non come atto statale riformista o rivoluzionario, ma come rete durevole dei principi di giustizia e di solidarietà.
In questo senso, a partire da una storia sociale dello sviluppo urbano e della città come spazio sociale che determina l'esperienza quotidiana delle persone che vi abitano, Henri Lefebvre (1901-1991), come pioniere, ha formulato un concetto spaziale che è parte integrante parte della conoscenza delle scienze sociali e una dura critica all'urbanistica. Le sue analisi in <La rivoluzione delle città> forniscono ancora importanti punti di riferimento per il dibattito attuale.
È in tal guisa che Ia governance della città di Vienna vuole intervenire ancora più fortemente sul mercato privato per l'acquisto di terreni finalizzati alla realizzazione di progetti abitativi erga omnes. Inoltre, la città ha ancora a disposizione riserve di spazio nell' ordine di oltre 2,7 milioni di metri quadrati per la realizzazione nei prossimi anni di migliaia di nuovi alloggi a prezzi accessibili che non devono costituire un privilegio per i redditi più alti, bensì l' appagamento di un diritto fondamentale.
"Per me, il tema dell'alloggio è un ambito molto cruciale per poter assicurare e garantire nel tempo la necessaria sicurezza sociale nella nostra città ", ha affermato Kathrin Gaal, consigliere comunale e dirigente responsabile dell' efficiente Dipartimento per l'edilizia abitativa di Vienna. "L'obiettivo è combattere la speculazione fondiaria, che è il principale motore di prezzo nell'edilizia residenziale", aggiunge l'ex consigliere comunale dei Verdi Christoph Chorherr, che è congiuntamente responsabile del nuovo regolamento edilizio comunale. Speculazione fondiaria che in "questa" italia sorda, irresponsabile e priva di orientamenti continua ad essere foraggiata da un disonesto "indice di cubatura" che toglie al "Progetto di Piano" quell' irrinunciabile carattere di progettualità anelato dalla Legge Urbanistica Nazionale del 1942 n.1150, affermatrice di una certa idea di urbanistica, di piano regolatore e, soprattutto, di piano particolareggiato, confermando quella prevalenza dell' urbanistica sull' urbanismogià sanzionata, sia pure ufficiosamente, in occasione del XII Congresso Internazionale dell' Abitazione e dei Piani Regolatori, convocato a Roma sul tema dei centri antichi nel 1929, in un contesto che aveva visto nascere l' Istituto Nazionale di Urbanistica, ponendo in primo piano i concorsi di piano regolatore, le prime realizzazioni nei centri cittadini, e nei nuclei di fondazione e l' impellente richiesta di una legge sulla quale si concentrarono tutte le aspettative coinvolgendo istituzioni e associazioni, sostenute dal ministro dei LL.PP., Araldo di Crollanza, che istituisce una Commissione ad hoc con il compito di dare forma di articolato alla nuova idea di città e di urbanistica a sostegno di un piano della città moderna, della città fascista, che dovrà articolarsi secondo tre zone distinte: l' area edificata, indicando le trasformazioni degli spazi saturi e di quelli ancora disponibili; l' erspansione, studiando in base all' incremento demografico le linee generali dei nuovi quartieri; l' area rurale soggetta o meno a futura urbanizzazione, il tutto secondo uno schema di ampio respiro che accoglie, anche se in forme non corrispondentemente definite, l' ide adi "regional plannin, per lo sviluppo delle grandi reti infrastrutturali, il sistema dei centri minori, le localizzazioni produttive, la tutela ambientale, etc.: un tutto al quale non venne meno il consenso sociale con i concorsi di piano regolatrore che si trasformano in laboratorio permanente, con la città italiana ad occupare spazi nelle riviste specializzate dove si restringe l' ambito dedicato a talvolta futili questioni teorico/istituzionali, mentre si dilata e ristruttura quello dedicato alle singole citt`?a, alle mostre degli elaborati presentati ai concorsi, alle spigolature dei giornali locali. Una strategia che, anche se in piccolo, necessita di strumenti normativi e di unificazione nazionale, come il Bando Tipo per concorsi di piano regolatore, e l' Annuario delle Città Italiane, per il controllo qualitativo dei piani, e una relativa garanzia "scientifica" nell' impostazione, senza dimenticare importanti aspetti dell' urbanistica rurale da far convivere con l' idea secondo la quale <L' urbanesimo è il fenomeno che accompagna l' ascendere della nostra civiltà e l' intensificazione di tutte le manifestazioni umane ... annientarlo vorrebbe dire retrocedere>, con l' intellettuale progressista Giuseppe Bottai a proporre <l' urbanistica come antiurbanesimo, come antidoto dell' urbanesimo. Una vitalità sentita e partecipata mai vista nei rontoli e nei bla-bla-bla dell' Italia repubblicana
E a quanto pare, il contesto di mercato strettamente regolamentato non disturba nemmeno l'ampia massa di investitori. Sebbene i rendimenti siano inferiori, la stabilità a Vienna è maggiore che in altre città. A Vienna, si può ancora essere sicuri che il mercato non è surriscaldato, si sente dall'industria. Migliori flussi di cassa inferiori in corso rispetto a quelli inadempienti. Inoltre, gli investitori apprezzerebbero l'alta qualità dell'infrastruttura, afferma Martin Ofner, responsabile della ricerca presso il gruppo di investitori CBRE. Il trasporto pubblico ben sviluppato garantisce, ad esempio, che le aree al di fuori del centro città siano interessanti anche per gli investitori, grazie ai loro buoni collegamenti.
"Rispetto alle città tedesche, ora vengono chiamati rendimenti simili, ma con un livello di affitto più basso e quindi prezzi di acquisto più bassi. Qui, gli investitori vedono una sostenibilità significativamente migliore e un minor rischio di formazione di bolle rispetto alle principali città tedesche", afferma Martin Ofner*.
*È responsabile di analisi complete dei mercati immobiliari nazionali e internazionali. Ofner ha un vasto know-how nei settori degli immobili residenziali e commerciali. L'obiettivo di Arnold Immobilien è offrire ai clienti strumenti decisionali ancora più completi per tutti gli aspetti dell'acquisto e della vendita di immobili in Germania e all'estero.
Martin Ofner ha conseguito una laurea in geografia con specializzazione in ricerca spaziale e pianificazione territoriale presso l'Università di Vienna. Dopo diverse posizioni, tra cui presso GEO RISK Planungsges.m.b.H., Ofner ha iniziato nel 2016 come Head of Research presso CBRE, dove ha maturato una vasta esperienza nei settori della ricerca e della consulenza.

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La città del futuro è già nel presente

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I terreni edificabili sono rari, soprattutto a New York. Di conseguenza, ogni metro quadrato costa molto. Quindi non c'è da meravigliarsi se sempre più torri stanno spuntando dal terreno: The Prism Tower di Christian de Portzamparc, The Spiral di BIG, David Chipperfield Architects con un grattacielo chiamato The Bryant o la torre nera di Richard Meier & Partners, solo per citare alcuni esempi degli ultimi tre anni.

 

La tendenza è verso proporzioni sempre più estreme di altezza e larghezza: sempre più snelle, sempre più alte.Lotto minimo di terreno edificabile, massima fruibilità. Il design di RB Systems (New York) lo porta all'estremo. Il grattacielo dell'ufficio supersottile dovrebbe essere di soli 30 metri per 30 ma sporgere di 400 metri nel cielo di New York. L'ago gigante potrebbe essere costruito su un terreno libero al 265 West 45th Street a ovest di Times Square. Affinché la costruzione tubolare a Midtown Manhattan non si ribalti semplicemente, invece di un'impalcatura, una rete di cavi d'acciaio tesi dovrebbe essere intrecciata a spirale attorno alla torre. Alla sommità della torre sono collegati al nucleo con un anello e ancorati alla base nella base. “La disposizione a spirale dei cavi d'acciaio - la torsione - crea una tensione superficiale che porta a un corsetto che stringe le parti interne, simile a una caramella che si tiene nel suo guscio perché le estremità sono attorcigliate”, spiega l'architetto Rustem Baishev. Uno smorzatore di risonanza dovrebbe fornire un supporto aggiuntivo in caso di vento forte. Al fine di proteggere il grattacielo da vibrazioni e forti fluttuazioni, dovrebbe essere monitorato anche tramite software. Secondo gli architetti, i vetri riflettenti conferiscono alla torre un aspetto "alieno". La torre degli uffici è strutturata come quasi ogni sottile grattacielo con un nucleo centrale attorno al quale sono disposti gli uffici. L'ingresso vetrato, ricoperto da un anello color cromo, conduce all'atrio multipiano, da cui partono gli ascensori - più cabine per vano - agli uffici e alla piattaforma panoramica al 96° piano. Un modello per altre città con alti prezzi dei terreni? Lo stesso Baishev descrive il suo progetto come un esercizio per padroneggiare le "sfide estreme dei centri urbani ristretti e densi".

 

Deve essere questo il futuro della città? Milano ha indicato un esempio di come si deve distruggere la città storica italiana.

 

Avanti così

 

 

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Un' architettura di immagini: è l' architettura del fascismo

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Un certo fascino estetico ha fortemente plasmato la ricezione dell'architettura fascista fin dal dopoguerra. Nel corso degli anni, registi, fotografi, ma anche scrittori, designer e intellettuali hanno ripetutamente utilizzato il forte immaginario e l'impatto visivo dei volumi bianchi e geometricamente tagliati dell'architettura fascista per creare una quantità impressionante di film e immagini. In questi, l'architettura di solito funge da sfondo affascinante, astratto ed estetico. Se discutibile può apparire che un simile accordo sia eticamente giustificato, ci interessa solo la questione dell'impatto di queste immagini sulla società italiana.
Particolarmente interessanti a questo proposito sono gli studi del teorico dell'architettura britannico Neil Leach, che alla fine degli anni '90 ha valutato la teoria di Walter Benjamin nelle condizioni del suo tempo. Nel suo libro The Anesthetics of Architecture, Leach parte dall'attuale “egemonia dell'immagine” per valutare gli effetti della “saturazione delle immagini” nell' architettura.
L'autore intende il termine “egemonia dell'immagine” come una nozione molto diffusa nella letteratura specialistica, secondo la quale tutti nell'odierna società dei consumi globalizzata sono esposti a una sequenza continua e ininterrotta di immagini. Nello specifico, Leach ha associato la diffusione di immagini architettoniche patinate con la perdita di un atteggiamento critico e distante rispetto ai significati politici e sociali dell'architettura e ha definito questo fenomeno come una “ebbrezza dell'estetica”.
La parola chiave “ebbrezza dell'estetica” può essere usata anche per descrivere una fascinazione per l'architettura fascista che è andata crescendo sui media in Italia dal dopoguerra ad oggi. Già nel 1972 Federico Fellini definiva l'architettura fascista dell'Eur romano come “un luogo molto adatto a chi deve produrre quadri per lavoro”, e sottolineava l'atmosfera atemporale e metafisica degli edifici del quartiere. Oltre a Fellini, erano numerosi i registi che avevano scelto l'architettura fascista per i loro film dagli anni Cinquanta in poi: Rossellini, Monicelli, De Sica, Godard, Antonioni e Bertolucci, per citare i più importanti.
Nelle sue opere l'architettura perde ogni connotazione politica, perché - come scrive Pier Paolo Pasolini in un film documentario - questa architettura non ha “nulla di fascista, se non per alcune caratteristiche esteriori”. Cosa abbia voluto intendere, a chiederselo sono in tanti: critici d' arte e di architettura.
La forte presenza dell'architettura fascista nel cinema e nella pubblicità non può essere intesa come la causa del processo di decontestualizzazione, tuttavia, ha indubbiamente contribuito all'estetizzazione dell'architettura fascista. A partire dagli anni Duemila, il cinema si è avvalso non solo dell'estetica dell'architettura fascista, ma sempre più anche di un'altra disciplina culturale, quella della moda.
Nell'ambito di un ampio processo sociale che Owen Hatherley ha definito "colonizzazione dello spazio da parte dell'industria della moda", i marchi di moda non solo hanno utilizzato l'architettura moderna come sfondo per la loro identità aziendale, ma hanno anche utilizzato la loro immagine con quelle di grandi dimensioni legate ad architetti internazionali .
Nell'ambito del sostegno al restauro dell'infinito patrimonio artistico e culturale del Paese, grandi nomi del mondo della moda - come Armani, Fendi, Prada e Zegna - hanno mostrato un particolare interesse per l'architettura e l'arte dell'epoca mussoliniana.
L'interesse dei marchi di moda sta lavorando verso l'emergere di un'estetica dell'architettura fascista che la vede come l'incarnazione di una presunta eleganza italiana che si esprimerebbe sia nella moda nazionale che nei volumi bianchi dell'architettura degli anni '30.
È, dopotutto, quello che a noi "socialfascisti", scevri di nostalgia per il fascismo, interessa per farci dire che i messaggio politico, artistico, sociale e filosofico del fascismo vivrà imperituro in Italia e fuori dei confini nazionali.
Un'architettura di immagini: è l' architettura del fascismo
Un certo fascino estetico ha fortemente plasmato la ricezione dell'architettura fascista fin dal dopoguerra. Nel corso degli anni, registi, fotografi, ma anche scrittori, designer e intellettuali hanno ripetutamente utilizzato il forte immaginario e l'impatto visivo dei volumi bianchi e geometricamente tagliati dell'architettura fascista per creare una quantità impressionante di film e immagini. In questi, l'architettura di solito funge da sfondo affascinante, astratto ed estetico. Se discutibile può apparire che un simile accordo sia eticamente giustificato, ci interessa solo la questione dell'impatto di queste immagini sulla società italiana.
Particolarmente interessanti a questo proposito sono gli studi del teorico dell'architettura britannico Neil Leach, che alla fine degli anni '90 ha valutato la teoria di Walter Benjamin nelle condizioni del suo tempo. Nel suo libro The Anesthetics of Architecture, Leach parte dall'attuale “egemonia dell'immagine” per valutare gli effetti della “saturazione delle immagini” nell' architettura.
L'autore intende il termine “egemonia dell'immagine” come una nozione molto diffusa nella letteratura specialistica, secondo la quale tutti nell'odierna società dei consumi globalizzata sono esposti a una sequenza continua e ininterrotta di immagini. Nello specifico, Leach ha associato la diffusione di immagini architettoniche patinate con la perdita di un atteggiamento critico e distante rispetto ai significati politici e sociali dell'architettura e ha definito questo fenomeno come una “ebbrezza dell'estetica”.
La parola chiave “ebbrezza dell'estetica” può essere usata anche per descrivere una fascinazione per l'architettura fascista che è andata crescendo sui media in Italia dal dopoguerra ad oggi. Già nel 1972 Federico Fellini definiva l'architettura fascista dell'Eur romano come “un luogo molto adatto a chi deve produrre quadri per lavoro”, e sottolineava l'atmosfera atemporale e metafisica degli edifici del quartiere. Oltre a Fellini, erano numerosi i registi che avevano scelto l'architettura fascista per i loro film dagli anni Cinquanta in poi: Rossellini, Monicelli, De Sica, Godard, Antonioni e Bertolucci, per citare i più importanti.
Nelle sue opere l'architettura perde ogni connotazione politica, perché - come scrive Pier Paolo Pasolini in un film documentario - questa architettura non ha “nulla di fascista, se non per alcune caratteristiche esteriori”. Cosa abbia voluto intendere, a chiederselo sono in tanti: critici d' arte e di architettura.
La forte presenza dell'architettura fascista nel cinema e nella pubblicità non può essere intesa come la causa del processo di decontestualizzazione, tuttavia, ha indubbiamente contribuito all'estetizzazione dell'architettura fascista. A partire dagli anni Duemila, il cinema si è avvalso non solo dell'estetica dell'architettura fascista, ma sempre più anche di un'altra disciplina culturale, quella della moda.
Nell'ambito di un ampio processo sociale che Owen Hatherley ha definito "colonizzazione dello spazio da parte dell'industria della moda", i marchi di moda non solo hanno utilizzato l'architettura moderna come sfondo per la loro identità aziendale, ma hanno anche utilizzato la loro immagine con quelle di grandi dimensioni legate ad architetti internazionali .
Nell'ambito del sostegno al restauro dell'infinito patrimonio artistico e culturale del Paese, grandi nomi del mondo della moda - come Armani, Fendi, Prada e Zegna - hanno mostrato un particolare interesse per l'architettura e l'arte dell'epoca mussoliniana.
L'interesse dei marchi di moda sta lavorando verso l'emergere di un'estetica dell'architettura fascista che la vede come l'incarnazione di una presunta eleganza italiana che si esprimerebbe sia nella moda nazionale che nei volumi bianchi dell'architettura degli anni '30.
È, dopotutto, quello che a noi "socialfascisti", scevri di nostalgia per il fascismo, interessa per farci dire che i messaggio politico, artistico, sociale e filosofico del fascismo vivrà imperituro in Italia e fuori dei confini nazionali.
Un'architettura di immagini: è l' architettura del fascismo
Un certo fascino estetico ha fortemente plasmato la ricezione dell'architettura fascista fin dal dopoguerra. Nel corso degli anni, registi, fotografi, ma anche scrittori, designer e intellettuali hanno ripetutamente utilizzato il forte immaginario e l'impatto visivo dei volumi bianchi e geometricamente tagliati dell'architettura fascista per creare una quantità impressionante di film e immagini. In questi, l'architettura di solito funge da sfondo affascinante, astratto ed estetico. Se discutibile può apparire che un simile accordo sia eticamente giustificato, ci interessa solo la questione dell'impatto di queste immagini sulla società italiana.
Particolarmente interessanti a questo proposito sono gli studi del teorico dell'architettura britannico Neil Leach, che alla fine degli anni '90 ha valutato la teoria di Walter Benjamin nelle condizioni del suo tempo. Nel suo libro The Anesthetics of Architecture, Leach parte dall'attuale “egemonia dell'immagine” per valutare gli effetti della “saturazione delle immagini” nell' architettura.
L'autore intende il termine “egemonia dell'immagine” come una nozione molto diffusa nella letteratura specialistica, secondo la quale tutti nell'odierna società dei consumi globalizzata sono esposti a una sequenza continua e ininterrotta di immagini. Nello specifico, Leach ha associato la diffusione di immagini architettoniche patinate con la perdita di un atteggiamento critico e distante rispetto ai significati politici e sociali dell'architettura e ha definito questo fenomeno come una “ebbrezza dell'estetica”.
La parola chiave “ebbrezza dell'estetica” può essere usata anche per descrivere una fascinazione per l'architettura fascista che è andata crescendo sui media in Italia dal dopoguerra ad oggi. Già nel 1972 Federico Fellini definiva l'architettura fascista dell'Eur romano come “un luogo molto adatto a chi deve produrre quadri per lavoro”, e sottolineava l'atmosfera atemporale e metafisica degli edifici del quartiere. Oltre a Fellini, erano numerosi i registi che avevano scelto l'architettura fascista per i loro film dagli anni Cinquanta in poi: Rossellini, Monicelli, De Sica, Godard, Antonioni e Bertolucci, per citare i più importanti.
Nelle sue opere l'architettura perde ogni connotazione politica, perché - come scrive Pier Paolo Pasolini in un film documentario - questa architettura non ha “nulla di fascista, se non per alcune caratteristiche esteriori”. Cosa abbia voluto intendere, a chiederselo sono in tanti: critici d' arte e di architettura.
La forte presenza dell'architettura fascista nel cinema e nella pubblicità non può essere intesa come la causa del processo di decontestualizzazione, tuttavia, ha indubbiamente contribuito all'estetizzazione dell'architettura fascista. A partire dagli anni Duemila, il cinema si è avvalso non solo dell'estetica dell'architettura fascista, ma sempre più anche di un'altra disciplina culturale, quella della moda.
Nell'ambito di un ampio processo sociale che Owen Hatherley ha definito "colonizzazione dello spazio da parte dell'industria della moda", i marchi di moda non solo hanno utilizzato l'architettura moderna come sfondo per la loro identità aziendale, ma hanno anche utilizzato la loro immagine con quelle di grandi dimensioni legate ad architetti internazionali .
Nell'ambito del sostegno al restauro dell'infinito patrimonio artistico e culturale del Paese, grandi nomi del mondo della moda - come Armani, Fendi, Prada e Zegna - hanno mostrato un particolare interesse per l'architettura e l'arte dell'epoca mussoliniana.
L'interesse dei marchi di moda sta lavorando verso l'emergere di un'estetica dell'architettura fascista che la vede come l'incarnazione di una presunta eleganza italiana che si esprimerebbe sia nella moda nazionale che nei volumi bianchi dell'architettura degli anni '30.
È, dopotutto, quello che a noi "socialfascisti", scevri di nostalgia per il fascismo, interessa per farci dire che i messaggio politico, artistico, sociale e filosofico del fascismo vivrà imperituro in Italia e fuori dei confini nazionali.

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Come è venuto il Rinascimento a Castelbuono

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Il Rinascimento in Sicilia rappresenta il progressivo sviluppo della cultura e dell’arte rinascimentale nell’isola, a partire dai suoi centri di diffusione Firenze, Roma e Napoli, e i conseguenti esiti artistici che spesso rappresentavano un compromesso tra classicismo rinascimentale, il tardo substrato culturale medievale e il Influenze fiamminghe e gotiche. Infatti Messina, città facente parte della lega anseatica, sviluppò un forte legame culturale con i fiamminghi nonché la migrazione dei lavoratori fiamminghi che si stabilirono in Sicilia. Questa forte presenza fiamminga continuò nei secoli seguenti. Nei secoli XV e XVI la Sicilia fu prima sottoposta al governo aragonese e poi divenne parte dell’impero asburgico di Carlo V e del Regno di Spagna dei suoi successori.
La storia della lenta affermazione della lingua rinascimentale sull’isola può essere convenzionalmente avviata nel decennio tra il 1460 e il 1470 con la presenza in Sicilia di Antonello da Messina, Francesco Laurana e Domenico Gagini, talvolta presenti negli stessi luoghi, con influenze reciproche .
 
Premessa storiografica
 
Fino a pochi anni fa, la storiografia artistica, e non solo, concordava di considerare la cultura siciliana in una condizione isolata ed emarginata durante la dominazione spagnola, ritardando così lo studio dell’arte prodotta in Sicilia durante il Rinascimento e oltre. Il pensiero risorgimentale ottocentesco pesa su questo pregiudizio, volto a dimostrare l’interruzione dei rapporti tra la cultura italiana e la Sicilia dal periodo dei Vespri al XIX secolo. Questo pregiudizio sopravvisse fino al XX secolo e condizionò la comprensione dei fenomeni artistici. In effetti, da questo presupposto è venuto a vedere la povertà dell’arte siciliana. Negli ultimi decenni del XX secolo l’osservazione che i fenomeni artistici della Sicilia e di altre regioni meridionali erano ancora in gran parte da scoprire e la ricerca storica sui complessi rapporti tra l’isola e l’intero Mediterraneo tra XV e XVIII secolo secolo, ha portato a una profonda revisione storiografica, ma è rimasta a livello specialistico e settoriale. I primi studi e le prime rivalutazioni hanno interessato il periodo barocco, ma in seguito gli studi hanno notevolmente ampliato il panorama artistico del periodo rinascimentale, in Sicilia e in generale nell’Italia meridionale, caratterizzato dall’immigrazione in Sicilia di numerosi artisti dalla penisola e dalla formazione di importanti negozi locali.
 
La scomparsa delle opere
 
Si noti come, nella sottovalutazione delle espressioni artistiche siciliane del periodo rinascimentale, abbia contato la sostanziale distruzione di opere e testimonianze di terremoti. Particolarmente instabile è la persistenza delle testimonianze presenti nella città e nell’area di Messina (terremoti del 1562, 1649, 1783, 1894 e 1908) che hanno anche rappresentato la realtà territoriale più aperta alle novità, per il ruolo di protagonista nel commercio e nell’economia ma anche in altre zone dell’isola come la Val di Noto (terremoti del 1542, 1693, 1757, 1848). La ricostruzione di un panorama completo della produzione artistica e soprattutto architettonica è quindi problematica e la storiografia artistica, soprattutto per l’architettura, è frammentata di fronte a innumerevoli opere scomparse o drammaticamente cambiate. Esemplare a questo riguardo è la produzione architettonica di Andrea Calamech e Camillo Camilliani, praticamente annullata. Queste lacune riguardano anche prove documentali documentarie, che mancavano anche a causa di terremoti o negligenze. Come causa della frammentazione del percorso storico, soprattutto architettonico, bisogna anche contare i fuochi e soprattutto la sovrapposizione di rinnovamenti stilistici che hanno avuto uno sviluppo particolare nel XVIII e che possono essere esemplificati nella distruzione dell’opera manifatturiera siciliana del XVI secolo: la tribuna del Duomo di Palermo di Antonello Gagini. Oltre all’azione distruttiva dei terremoti, va tenuto presente che, a differenza della situazione attuale, la Sicilia era, fino a due secoli fa, un crocevia commerciale e culturale. Ciò ha causato una dispersione di manufatti artistici e intere collezioni al di fuori della regione se non, più frequentemente, al di fuori dell’attuale territorio italiano, come dimostrano gli eventi noti delle collezioni del tardo Rinascimento e del Seicento.
 
Umanesimo letterario
 
La Sicilia partecipò alla cultura umanistica rinascimentale con un grande fervore di studi greci, latini, arabi ed ebraici e con un’intensa ricerca di codici antichi. Intellettuali siciliani come Antonio Beccadelli, noto come Panormita, Lucio Marineo Siculo, Giovanni Aurispa, Antonio Cassarino e Pietro Ranzano, lavorarono e furono conosciuti fuori dalla Sicilia, ma non influenzarono profondamente la cultura e la produzione artistica dell’isola. A Messina, Costantino Lascaris fu attivo per molto tempo e anche Pietro Bembo fu per un breve periodo, a dimostrazione della particolare vivacità culturale della città.
A Palermo l’ambiente pittorico era meno vivace e il maggiore artista alla fine del secolo è Riccardo Quartaro, formatosi a Napoli, che ha influenzato molti artisti locali minori.
I Gagini, Laurana e la scultura a Palermo
La scultura rinascimentale venne invece in Sicilia per opera di Francesco Laurana che per alcuni anni lavorò in Sicilia a partire dal 1466. Aprì un laboratorio a Palermo influenzando molti artisti (Domenico Pellegrino, Pietro de Bonitate, Iacopo de Benedetto) diffondendo le forme del primo Rinascimento.
Il luogo che meglio rappresenta questo momento cruciale per l’arte siciliana è la chiesa di San Francesco d’Assisi in cui Laurana e Pietro da Bonitate realizzarono la cappella rinascimentale di Mastrantonio. La tomba di Antonello Speciale, attribuita da alcuni a Laurana ma molto probabilmente attribuita a Domenico Gagini, è ancora presente nella stessa chiesa. Entrambi gli artisti venivano da Napoli, dove avevano lavorato all’Arco di Trionfo di Castel Nuovo, in un importante cantiere per molti artisti e cruciale per l’arte rinascimentale nel sud Italia.
Infatti, nel 1463, dopo essere stato forse allievo del Brunelleschi e aver lavorato a Napoli con Laurana e altri, Domenico Gagini era arrivato in Sicilia, che si fermò sull’isola e diede vita a un negozio e una dinastia di scultori che caratterizzarono la scultura siciliana per lungo tempo. Ha importato sull’isola le varie influenze culturali che hanno caratterizzato la sua formazione e persino l’uso del marmo di Carrara. La sua prima attività sull’isola è legata alla chiesa di San Francesco (altare di San Giorgio e il drago) dove era attiva anche la Laurana e che rappresenta quindi un luogo chiave per l’introduzione del gusto rinascimentale sull’isola.
Oltre ai Gagini, molti lavoratori del marmo longobardo (tra cui Gabriele di Battista, anch’egli napoletano) e i toscani aprirono i loro negozi in Sicilia, in particolare a Palermo ea Messina. I marmorari di Palermo (molti furono Carraresi) divennero una corporazione nel 1487. La loro attività diede vita all’esecuzione di altari, portali, finestre, colonne che aggiornarono, anche se in modo episodico, il linguaggio decorativo dell’architettura, secondo il sempre più esigente richieste del cliente, ma convivono l’architettura tardo-gotica e la scultura architettonica del Rinascimento.
 
ARCHITETTURA
 
Il rinnovamento del linguaggio quindi non coinvolse immediatamente l’intero organismo edilizio. Il principale architetto siciliano del XV secolo era infatti Matteo Carnilivari che usava un linguaggio personale con elementi gotici e catalani, come nella chiesa di Santa Maria della Catena a Palermo. Il suo prestigio come costruttore era uno degli ostacoli all’affermazione della lingua rinascimentale, al di fuori del repertorio decorativo dei marmisti.
Oltre alle poche tracce lasciate da Laurana, alla fine del XV secolo, la lingua rinascimentale si può trovare solo in episodi minori come la cappella di Ventimiglia nella chiesa di San Francesco a Castelbuono.
Personaggi permanenti
Dal XV secolo sono stati definiti alcuni tratti permanenti della cultura siciliana del periodo: il ruolo preminente del clero come committenza; la presenza di molti artisti appartenenti a ordini religiosi, spesso formati all’interno degli ordini; le differenze artistiche e culturali tra le grandi città dell’isola (Messina e Palermo, ma anche Catania e Siracusa); l’arrivo dall’esterno degli artisti; i viaggi di formazione di artisti locali in una circolarità di uomini, opere e conoscenze.
Primo XVI secolo
Episodi rinascimentali in architettura
Il progressivo assorbimento di elementi del classicismo rinascimentale in architettura procedette lentamente e si svolse principalmente in modo episodico come la sagrestia della cattedrale di Siracusa o in piccoli edifici come le cappelle del piano centrale collegate all’edificio di culto.
Tra questi la cappella Naselli a San Francesco a Comiso, la cappella dei Confratelli a Santa Maria di Betlem a Modica, la cappella della Dormitio Virginis a Santa Maria delle Scale a Ragusa. la Cappella dei Marinai nella Chiesa dell’Annunciazione a Trapani, di Gabriele di Battista.
In stile rinascimentale la facciata del Duomo di Siracusa, distrutta dal terremoto del 1693, fu creata dalla grandiosa tribuna della cattedrale di Palermo da Antonello Gagini, distrutta alla fine del XVIII secolo, probabilmente l’opera rinascimentale più significativa in Sicilia la cui costruzione durerà alcuni decenni, dal 1510 al 1574, e che dopo la morte di Antonello nel 1537, sarà completata dai figli Antonino, Giacomo e Vincenzo.
Per Antonello Gagini è probabilmente anche il progetto della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo che, nonostante l’uso di alcuni archi a sesto acuto introdotti dai costruttori locali, ha uno spaziale completamente rinascimentale.
 
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A Castelbuono si verifica un fatto unico e strano che ancora oggi o non è stato sufficiente approfondito o è a poco servita una mia ricerca del lontano 1965 che ebbe un carattere più che altro didattico, trattandosi di una tesina "intercorso" semestrale con punto di forza la Storia dell' Arte nel contesto generale del mio percorso di studio in Architettura all' Athenaum "Scuola di Architettura", Milano/Losanna.
In medias res:
A me non piace proprio che ragazzini scorazzano e giocano al calcio (si fa per scrivere) nella loggia/nartece della Parrocchia Maria SS. Assunta di Castelbuono, in quanto si tratta di in bene "comune" d' arte che merita il massimo rispetto. Poi è "cultura" autentica in quanto si tratta dell' assimilazione di uno spazio proto-rinascimentale fiorentino corrispondente alla tipologia artitistica della "Loggia" urbana.
E così siamo alla "Loggia della Signoria o Loggia dei Lanzi" di Firenze, il Museo di sculture incastonato nello spazio urbano unico al mondo: quello di Piazza della Signoria di Firenze. E quando si parla di <Piazza delle Signoria> si sa dove s' incomincia, ma non si si sa dove finire l' avventura magica. trattandosi di uno "spazio" urbano per antonomasia scandito dal passo del semplice turista o del turista-studioso dell' Arte e dell' Urbatettura o <ars urbium>. Insomma, siamo alla triade Piazza della Signoria-Palazzo della Signoria-Loggia dei Lanzi all' interno della quale la scelta del luogo per la costruzione del Palazzo della Signoria non fu lasciata al caso.
In quel luogo si trovavano i complessi di abitazione delle famiglie dei nobili cacciati in esilio, in quanto si erano opposte al nuovo ordine politico repubblicano. Inoltre in quel crogiuolo di storia si trovava la chiesa di San Piero Scheraggio, luogo di raduno delle corporazioni per la celebrazione delle loro feste e luogo della Zecca che già dall' introduzione della moneta ufficiale, il Fiorino, a partire dal 1250 era assurta al ruolo di valuta internazionale. Pertanto fu una scelta oculata quella del luogo per la costruzione tra il 1255 e il 1260 del Palazzo da destinare a sede del Capitano del Popolo (oggi diremmo il "Sindaco") e dal 1282 in poi a sede del <Consiglio degli Anziani> consolidatosi <Signoria> (Potere), costituita nella regola da 8 membri in rappresentanza delle maggiori corporazioni che governava per la durata di 6 mesi. Una istituzione, questa, (paragonabile per incombenze ad un Esecutivo di Governo odierno) che doveva essere essere riconsolidata in maniera più forte, cosa che dal 1293 ebbe luogo a svantaggio dellla istituzione del Parlamento. Il senso pratico dei Fiorentini imponeva che le decisioni venissero prese da pochi, la Signoria, e non si perdesse molto tempo in chiacchiere del Parlamento. Il primo edificio del Palazzo della Signoria, pensato come centro del potere, si trovava vis-a-vis con il convento più importante della città, la <Badia, (sede dell' Abate) nella quale avevano luogo le riunioni e i consigli per decidere sul futuro della città ed altri centri di potere con in primis il Mercato, poi le sedi dei nuovi ordini religiosi (Domenicani, Francescani, Serviti, Agostiniani, Carmelitani e, infine, la Chiesa come centro religioso con il Duomo e il Battistero. La definizione e l' ubicazione dei singoli spazi funzionali fu improntata a ben definiti principi urbanistici cui corrispose una ancora più definita esaltazione del potere religioso (Duomo) e del potere politico (Palazzo della Signoria) a comporre quella che il noto architetto medievalista tedesco, Wolfgang Braunfells (v.: Mittelalterliche Stadtbaukunst in der Toscana/L' Urbanistica medievale nella Toscana) definì nel concetto di <Città.stato come Unità>, quel concetto che nel contesto dell' ordinamento regionale dell' Italia repubblicana avremmo visto volentieri esteso alle città di Milano, Venezia e Roma, sul modello delle città di Amburgo, Berlino e Brema della Repubblica Federale di Germania.
Occorre ricordare che con la costruzione dellla facciata principale del Palazzo della Signoria a partire dal 1299, come la si vede oggi, si pose mano all' ampliamento della piccola piazza della Famiglia degli Uberti procedendo con le demolizione delle vecchie case dei nobili e al trasferimento del cimitero in altri luoghi della città. In sintesi si trattava di conferire maestosità, imponenza e possanza all' erigendo Palazzo della Signoria, donde la predisposizione di un camminamento di difesa merlato in sommità, e per la facciata l' impiego di quadroni (Rustica), piccole finestre (bifore) verticali che con il modesto accesso, rimandava ad un preordinato ordine distributivo e funzionale che vedeva un piano-terra massiccio e concluso, i due piani superiori destinati a sale di riunioni e abitazione del Capitano del Popolo, mentre nello scantinato trovavano posto l' ufficio-imposte e l' armeria.
Mancava ancora un elemento" caratterizzante ad esaltare con uno slancio verticale la massa compatta e conclusa che nel 1308 fu trovato nell' elemento della torre (di avvistamento e difesa), dopo che si era proceduto ad uno sventramento a tappeto degli edifici "poveri" circostanti, che conferì al tutto il carattere di una fortezza inespugnabile, che da1342 al 1343 da Gualtieri di Brenne fu percepita come sede del Reggimento della Tirannide, mitigata da un tono quasi populista nel predisporre una piccola piazza nella facciata nord da destinare a luogo di raccolta del popolino. Insomma, una tattica raffinata di (ab)uso del potere, quella di G. di Brienne, dalla quale la ripristinata Signoria del popolo grasso trasse insegnamento. I Capitani del Popolo., che avevano fatto uso sporadico degli spazi intorno al Palazzo, decisero pertanto di destinarlo ad uso permanente di rappresentanza istituzionale e per fini di attività legislativa e feste, nella seduta del 21.11.1356 optarono per la costruzione di una loggia coperta al posto della preesistente tribuna in legno del 1323 e della tribuna in muratura del 1349. Soluzione, però, alla quale venne a mancare l' approvazione da parte dei cittadini, le cui proposte, acquisite dalla Signoria, nel 1376 diedero l' avvio definitivo alla costruzione della Loggia triarcata, ultimata l' 1.11.1382 con il nome di Loggia dei Lanzi, non tanto per un presunto accampamento dei lanzichenecchi, nel 1527 diretti a Roma, quanto per il Corpo di Guardia del Granduca Cosimo I, che, composto prevalentemente da lanzichenecchi, armati di lance (lanze), alloggiava sotto la Loggia.
(continua)
La Loggia dei Lanzi, Firenze
 
 
 La Loggia della Parrocchia di Maria SS. Assunta, Castelbuono
 
 
 
 
 
 
 
 

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Cine-Teatro

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 Cine-Teatro „Le Fontanelle“, I-90013 Castelbuono

 Theater-Kino „Le Fontanelle“, I-90013 Castelbuono

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La Neapolis (Napoli) sotterrata

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Una vera e propria area archeologica si estende oggi a circa 10 metri di profondità, sotto la chiesa di San Lorenzo Maggiore. All’interno del chiostro settecentesco è visibile parte del macellum, il mercato romano, databile alla seconda metà del I secolo d.C.: esso era costituito da uno spazio porticato rettangolare, su cui si aprivano botteghe, e da un cortile interno scoperto e pavimentato a mosaico, al centro del quale era collocata una tholos, un edificio circolare destinato alla vendita degli alimenti. Sono però i livelli inferiori dello scavo a chiarire la complessa strutturazione dell’intera zona. All’età greca rimanda il tracciato di una strada, uno stenopos, poi definito cardo (cardine) di Neapolis, messo in luce al di sotto del transetto della chiesa, ricoperta da un lastricato del V secolo d.C.. L’antica via correva lungo il lato orientale di un articolato edificio romano che, distribuendosi su tre ali, fungeva anche da sostegno artificiale della terrazza sovrastante, sulla quale era posizionato poi il mercato, contribuendo nello stesso tempo a definire la porzione inferiore del Foro.

La costruzione si componeva di una serie di nove botteghe (tabernae), composte ciascuna di due stanze voltate a botte e aperte sulla strada, in cui si svolgevano attività commerciali e artigianali: vi si sono individuati un forno e vasche per la tintura dei tessuti. Alla fine del cardine, sulla destra, si giunge al criptoportico (mercato coperto), suddiviso in piccoli ambienti com uncinati e dotati di banconi in muratura per l’esposizione delle merci. Facevano eccezione solo tre di essi, che probabilmente costituivano l’erarium, dove era custodito il tesoro cittadino. Tale organizzazione rimase in luce fino agli ultimi anni del V secolo d.C., quando, colmata la zona da strati di natura alluvionale, si diede avvio alle successive trasformazioni culminate nel XIII secolo con la costruzione del convento e della basilica gotica, che comportarono la definitiva obliterazione di tutte le strutture precedenti.

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Teoria: La casa come piccola città (L.B. Alberti)

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La Teoria dell' Architettura è uno strumento della riflessione e, pertanto, parte integrante della pratica architettonica. Nella comprensione della disciplina dell' Architettura come „progetto“ , atto in sé e progetto dell' „essere nel mondo“, allora la Teoria dell' Architettura va considerata come irrinunciabile parte del processo progettuale in quanto nell' essenza di progetto mentale formula, per dare sostanza, al <Progetto di Architettura>.

Il progetto architettonico dell' „essere nel mondo“ premette un' attenta osservazione del mondo nel quale siamo, poiché soltanto nella conoscenza del mondo nel quale siamo possiamo entrare in rapporto, prima, e in sintonia, poi, con esso. Ai fini di una oggettiva considerazione del mondo negli ultimi tempi metodologie transdisciplinari e scientifico-culturali hanno sensibilmente influenzato la Teoria di Architettura.
I media di lavoro in testi e immagini della Teoria dell' Architettura sono stati in tal guisa estesi ad altri ambiti interdisciplinari e così applicati nei contesti di didattica e ricerca, donde il compito della Teoria dell' Architettura di rimettere in discussione gli acquisiti modelli di pensiero per svilupparne nuovi al fine di fruttificare la prassi architettonica.
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Nei <Dieci libri sull' Architettura>, il trattato in latino sull' Architettura edito postumo nel 1485, Leon Battista Alberti pone il rapporto Architettura e Città o Casa e Città in un ben definito rapporto reciproco secondo un principio dialettico operante sempre in contraddizione alla ricerca costante di una condizione ideale tale che possa, più che conciliare, accostare gli opposti. Il mondo viene pensato e articolato secondo forze equilibrate e in questa visione anche l' Architettura deve poter trovare la sua collocazione.
Il punto di forza di questa teoria è il concetto della Bellezza, la „concinnitas“ (concinnare: ordinare, sistemare appropriamente; concinnus: conveniente, adatto, bello, elegante, ricercato sino all' estremo, per Immanuel Kanti: sublime), intesa come „armonia di tutte le parti nell' unità di cui fan parte secondo cui non si possa aggiungere o togliere o cambiare nulla se non in peggio“ (De re aed., VI, 2). Tale senso dell' ideale è per l' Aberti una costante umana: una legge „fondamentale e più esatta della natura“ che consta di numerus (numero), finitio (proporzione fra lunghezza, larghezza, altezza) e collocatio (disposizione) delle parti (De re aed., IX, 5), che, per l' appunto, richiamandosi alla natura, finisce per far superare al concetto di bellezza la razionalità dei rapporti proporzionali, già presenti in Vitruvio, prima, e la concezione medievale, poi, per proporsi come concinnitas, nel senso di valore universale che innesta il significato di armonia a quello di organicità che, a sua volta, si esprime nella ordinata connessione della parti di un tutto, come appreso dallo studio della disciplina della <composizione architettonica> nel corso degli studi di architettura e metabolizzata quale analisi tesa all' aggregazione degli elementi architettonici (e anche urbanistici) che conduce alla connessione tra forma (Gestalt) e funzione.
Per Alberti l' Architettura è ars, un apparato sia per l' individuo che per la società. La „casa“ serve sia all' uomo che alla rappresentazione come partecipazione simbolica alla vita sociale. L' Architettura viene, pertanto, considerata non come fatto in sé, bensì per l' effetto che la casa può avere sulla città e, quale linguaggio, può articolare una teoria della risonanza a conferma di quanto dagli edifici, corrispondentemente ai valori di bellezza espressi dal corpo umano, viene trasferito alla città e che va oltre la sommatoria espressa dai cittadini, per diventare il luogo degli stati d' animo della società che si esprimono in termini di benessere e malessere, disagi e paure, riconciliandoci con la città, il quartiere, la strada, il vicinato: valori da percepire come ambito dove abbiamo sempre vissuto, dove c' erano la nostra casa, le nostre (prime) relazioni e dove, invano, andiamo (o dvremmo ritornare) a riscoprire la nostra memoria.
La città, come la casa, prima ancora di essere pietre e calce (giammai isolamento termico „a cappotto“!), speculazione fondiaria ed edilizia, indice di cubatura, è uno stato d' animo del quale tener conto grazie allo sviluppo di una ritrovata capacità di ascolto - che, intanto, è assente nelle istituzioni -, necessaria per rimettersi in relazione e in discussione e, così, raccogliere i materiali necessari da trasferire poi nel progetto di piano e di architettura partecipato , capace di prendere in considerazione le spinte (e le tensioni) sociali e culturali della città storica e della periferia coniugando vecchi e nuovi assetti alla ricerca di una sintesi.
L' Alberti è stato il primo a cercare di superare l' unità della differenza tra casa e città nel momomento in cui tematizza la „casa come piccola città“. Questo re-entry aveva un carattere funzionale nel senso che l' Alberti trasferendo la differenza tra casa e città nella casa, poteva pertanto parlare sia di un aspetto domestico che di un aspetto urbano della casa collegando la differenzazione con chiusura e apertura come in realtà risulta evidente nella sua Teoria dell' Architettura allorché distingue sei elementi dell' Architettura stessa, affermando: "È chiaro dunque che l' Architettura poggia su sei elementi: Il contesto, la platea o piastra, la distribuzione (la pianta), il muro, il tetto e l' apertura (porta o finestra)".
Questi sei elementi sono comuni a tutte le case, emergendo così in maniera evidente il pensare albertiano per contraddizioni: La casa è essenzialmente costituita da una serie di delimitazioni (contesto, platea o piastra, distribuzione, muro, tetto) e nella demarcazione (apertura). Soltanto la interrelazione o diversamente formulato, la differenza tra "chiusura" e "apertura", consente il formarsi dell' Architettura nella funzione preminente del muro e del tetto in relazione alla costituzione dello spazio che in tal guisa diventa il suo "medium", poiché sono proprio le schermature (o delimitazioni) che degli uomini fanno elementi di una comunità.
E Alberti: "Qualcuno ha detto che l' acqua e il fuoco costituissero l' inizio in base al quale sia sia costituita la società umana. Se però considero l' utilità e la necessità del tetto e del muro, allora mi convinco che questi hanno contribuito in misura maggiore a raggrppare gli uomini e a tenerli uniti" (Prefazione, pag. 10).

Il De re aedificatoria (lett.: "Sull'edilizia"), trattato in dieci libri sull' architettura, scritto da Leon Battista Alberti intorno al 1450, durante la sua lunga permanenza a Roma, su commissione di Leonello d' Este, con l' edizione del 1452 dedicata a Niccolò V, e pensato come rilettura critica del testo di Vitruvio, è a ben ragione considerato il primo trattato di Teoria dell' Architettura finalizzato al modo di costruire (non come fossero costruiti) gli edifici, senza ricorso a illustrazioni, bensì in forza di parole, concetti e istruzioni, grazie anche a riferimenti a Platone e Aristotele, necessari ad inquadrare sociologicamente la funzione dell' Architettura.

Scritto in latino, il trattato è pensato per un pubblico selezionato di colti intenditori che così, rivolto al virtuale architetto, l' Alberti formula: Vorrei che quanto fusse possibile tu t' ingenassi d' aver a fare con prencipi delle città splendidissimi e di fabbricare desiosi" (Libro IX), per affermare la priorità del progetto, considerando l' Architettura come disciplina puramente teorica, fianalizzata tuttavia alle redifinizione fisica, sociale e spirituale della città ed alla scoperta di un nuovo principio d' ordine, tant`è che il primo manoscritto, in latino e privo di illustrazioni, viene dedicato al papa Niccolò V che aveva avviato il rinnovamento urbanistico di Roma, mentre l' edizione a stampa, realizzata postuma nel 1485, è dedicata a Lorenzo il Magnifico con uno scritto di Angelo Poliziano.

Un Alberti, pertanto, per riflettere e nella riflessione poter e dover coinvolgere tutti: politici, urbatetti, cittadini . . . assieme per innalzare un inno alla casa e alla città.

"Mi dimetto, qui non ricostruiranno mai"

(Il sindaco di Ussita lascia per protesta dopo il sequestro di un campeggio).

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Il Centro religioso del Buddismo tibetano

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È il Centro religioso del Buddismo tibetano "Yunshu " a Jianamani nella Provincia Oinghai, Cina. Un terribile terremoto nel 2010 distrusse il centro religioso, ma la fiorente scuola locale di taglatori di pietra "Mani" lo ricostruì in poco tempo secondo un sistema costruttivo demplice, ma ingegnoso: struttura invisibile in conglomerato cementizio armato e rivestimento in pietra "Mani" con il ricorso ad accenti sapienti in legno.Ufficio postale, archivio, ambulatorio, servizi igienici furono le indicazioni per il programma di ricostruzione che doveva rientrare in un badget prestabilito del quale tenne conto l' architetto responsabile del Team Minus, Brian Zhang Li. L' edifio con un cortile quadrato corrisponde allo stile tibetano e viene completato da piattaforme-belvedere. Numerosi sono stati i riconoscimenti concessi alla ricostruzione del centro religioso, molti dalla critica internazionale. Un innesto accurato e riuscito tra architettura e paesaggio, questo nella sua straordinarietà topografica e di colori. La ricostruzione postsismica è un tema molto sentito dagli architetti cinesi che hanno espresso autentici capolavori di architettura urbana nel rispetto della tradizine, questa reinterpretata in chiave moderna senza mai cadere nel folklore. Poco o nulla la cultura italian s' è interessata alle esperienze della Cina contemporanea e non sorprende il vivo interesse espressomi da alcuni colleghi architetti cinesi in occasione di un incontro in Germania dove erano venuti per conoscere più da vicino l' esperienza del Bauhaus, ma anche - come mi disse Lin Ju - per capire il valore delpensiero miesiano contenuto in quel <meno è più> cheha affascinato tante generazioni di architetti in tutto il mondo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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La muratura storica

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Sono alcuni aspetti tecnici che hanno contribuito alla definizione del concetto di "storicità" per alcune tipologie di muratura, prima che le epoche della storia dell' uomo e del costruire. C' è una definizione che si può definire "canonica" per postare il discorso nei suoi gangli naturale: <La
muratura storica è quella muratura tradizionale la quale nel riferirsi alla Regola dell' Arte impiega conci lapidei e/o laterizi disposti più o meno regolarmente Secondo ortostati e diatoni. I conci possono essere squadrati o appena sbozzati, tuttavia ciò che individua principalmente la muratura storica è l' assenza di cordolature almeno così come intese nell' accezione moderna e nella loro esecuzione in calcestruzzo armato>.
La caratterista prima della muratura storica è costituita, pertanto, dalle sue sembianze connotate dalla presenza della pietra e dei giunti tra i conci di pietra che possono essere pieni e lavorati in diverse forme e modalità, e vuoti. Altre caratteristiche sono costituite dalla geometria, tessitura, dimensione dei conci e, non ultimo, dalla composizione delle malte (calce, cementizia, etc.), il tutto a comporre una costruzione nella sua capacità
attitudine a poter essere dissassemblata e riassemblata, rispettivamente in una demolizione e ricostruzione controllate. Nel contesto murario la nostra Cultura occidentale si fonda su diverse specie di muratura delle quali è nostro dovere curarne la la conservazione in quanto "eredità culturale". Alla conservazione e cura di una muratura storica che si propone come "edificio", cioè cellula formata da quattro muri, chiusa ed
autoportante, sono ncecessarie le informazioni sulla struttura interna, sulle modalità costruttive, sui carichi esistenti, sull' umidità e i contenuti dei sali, etc.
Nel quadro della "ricerca di base" sulla difesa dei monumenti si è stabilizzata nel corso degli anni una prassi metodica che che riconduce a concetti ricorrenti nella medicina come "Anamnese, - Diagnosi - Terapia. Come nella medicina, un edificio deve essere sottoposto ad una accurata analisi,
necessaria all' accertamento del suo stato di salute e, conseguentemente, poter definire interventi e loro modalità di esecuzione per la sua conservazione nel tempo e la consegna alle generazioni future. A tal uopo crescente s' è rivelata una collaborazione interdisciplinare specialistica che coinvolge ricercatori, studiosi di scienze naturali, archeologi e ingegneri. Una preliminare analisi sulla natura dei materiali fornisce le prime
informazioni su pietre e malte in dipendenza delle fasi d' epoca nelle quali sono state impiegate. La focalaizzazione dell' analisi trova nella regola i suoi ambiti precipui nello <stato di salute> sia delle fondazioni e della struttura interna grazie al ricorso a perforazioni, analisi endoscopiche, sino all' impiego di "Radar per l' edilizia", laddove l' aspetto dell' economia degli interventi deve svolgere un ruolo preminente.
Se si pone attenzione sullo stato generale del patrimonio immobiliare edilizio del nostro Paese, e in particolare su quello urbanistico dei centri minori dell' Italia centro-meridionale, all' evidenza del dato sismico interessante la fascia settentrionale della Sicila e tutto il dorsale appenico dell' Italia in connessione stretta con la consistenza delle murature emersa in tutta la sua tragica realtà a seguito dei recenti eventi sismici sismici, non si può più parlare di catastrofe incombente, bensì di perdita lenta di un patrimonio storico, architettonico-urbanistico e paesaggistico
che non trova il suo pari nel mondo.
Si tratta di una realtà allarmante in quanto non alla preminenza della imprevedibilità dei fattori naturali sulla mano, sui comportamenti e sulla volontà dell' uomo, bensì sull' essere stato questo, l' uomo (cioè il cittadino, "zoon politikoon", l' uomo come essenza politica e sociale, per Aristotele
dopo le sue osservazioni e il convincimento che gli uomini possedevano la "tendenza" di vivere in comunità con altri uomini nella Polis, questa nelle sue valenze sia di Stato che di Città), ridotto allo status di essere "non pensante", nel senso cartesiano.
Cosa, allora, occorre fare all' evidenza della mancata ricostruzione postsismica, fotografia autentica dell' homo italicus contemporaneo, da percepire come preludio alla scomparsa definitiva della <città medievale> italiana? Storia della città, Cultura edilizia, formazione professionale (Didattica) e artigianale, Ricerca e Innovazione, impegno politico et varia possono servire ad uno stimolo?
Nutro i miei seri dubbi, diventati amarezza e sofferenza.
p.s.
Il Castello dei Ventimiglia (v. foto parziale sottostante) presenta una tipica costruzione muraria ad <Opus incertum>, eseguita prevalentemente con
ciottoli fluviali o di raccolta campestre (pietrame di rinfusa) legati da malta di bassa qualità o da fango essiccato, vittima dell' incuria secolare umana, dell' azione del sole, della pioggia, del vento, dell' umidità capillare ascendente nelle fondazioni e dell' umidità da vapore acqueo procedente dall' interno riscaldato verso l' esterno a temperatura più bassa (nei mesi invernali) e dall' esterno verso l' interno (nei mesi estivi) attrarsante i muri
portanti perimetrali e, di conseguenza, indebolendone portanza e stabilità stabilità strutturale. In considerazione della Classe sismica (2) del Comune di Castelbuono, allo stato delle cose l' accesso e la permanenza di persone al/nel maniero non dovrebbe essere consentito.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Musica & Architettura

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Musica & Architettura: un articolo ispirato dall' ascolto di „Benedictus“ (www.youtube.com) del M° e dirigente d' orchestra Sir Karl Jenkins

 

 

Le proporzioni numeriche della musica si riflettevano nell'architettura dell'antica Grecia. Fronte del Tempio di Poseidone a Paestum.

 

Il rapporto tra architettura e musica nella teoria estetica.

(Il M° e dirigente d' orchesta Sir Karl Jenkins è il compositore del capolavoro musicale "Benedictus" che di seguito viene eseseguito dallo stesso in una esecuzione al piano e da un complesso orchestrale con coro.)

 

 

Il presente articolo è stato elaborato in connessione con il progetto pel <Nuovo Cine-Teatro „Le Fontanelle“> di Castelbuono e va ricondotto alla mia Tesi di Diploma in Architettura Civile, Chiesa-Teatro come organismo polivalente, relatore il compianto Prof. Alberto Sartoris, presso l' Athenaeum di Losanna (CH), 1972, ed esamina il rapporto tra architettura e musica. Il titolo “Musica congelata” fa riferimento alla famosa metafora, che diventa il punto di partenza per un'indagine sull'interrelazione tra le due arti nella teoria dell'architettura e nell'estetica. I quattro capitoli della tesi si riferiscono ciascuno alla metafora in modi diversi. Nella prima parte viene ricostruita la genesi della metafora, del luogo, del tempo e delle circostanze della sua creazione, per quanto possibile dalle fonti odierne.

La paternità della metafora potrebbe essere attribuita a Schelling e indirettamente a uno dei suoi studenti, Henry Crabb Robinson. Nel secondo capitolo, il termine "musica congelata" determina il punto di partenza mitologico per una considerazione storica di entrambe le arti. Il rapporto tra le due arti, l'architettura e la musica si basa sui primi miti della creazione indiana, egiziana e cinese, in cui il mondo diventava materiale nel processo di "tacere" di un suono originale. L'origine concettuale della metafora della "musica congelata" sta nascosta nella transizione di fase dal suono alla materia; questa è la base della speculazione metafisica sul rapporto tra architettura e musica fino all'età moderna, nutrita da principi matematici in entrambe le arti . Verso la fine del XVII secolo, con l'emergere della conoscenza fisiologica, fu messa in dubbio la validità di un concetto dogmatico di armonia nell'architettura e nella musica.

Con riferimento al “pittorico” e al “poetico”, la teoria architettonica si è rivolta ad altri generi artistici a partire dal Settecento. Da questo punto in poi, il conflitto tra architettura e musica si svolge nelle teorie estetiche della filosofia. Nella terza parte sul rapporto tra architettura e musica nella filosofia idealistica - anche il capitolo principale dell'opera - viene esaminato il background storico intellettuale da cui è scaturita la metafora. Nei sistemi artistici dell'idealismo tedesco, il rapporto tra le due arti diventa paradigmatico. Due diversi modelli di classificazione delle arti derivano direttamente dal rapporto tra architettura e musica. Nel “modello dell'organismo” dell'arte, come in Schelling, Solger o Lotze, l'architettura e la musica costituiscono i due poli essenziali da cui emergono tutti gli altri generi artistici.

Un'arte - la musica - rappresenta il momento fugace e soggettivo, l'altra - l'architettura - il momento permanente e oggettivo. Nessuna forma d'arte può esistere senza un principio musicale e architettonico. Nel modello teleologico, come in Hegel, Vischer, Schopenhauer e Carriere, tra gli altri, entrambe le arti rappresentano l'inizio e la fine di una tendenza evolutiva nell'arte che progredisce dalla materia prima allo spirituale-immateriale. In questo modello, le analogie tra le due arti riguardano solo la forma formale, esterna e mai l'essenza in entrambe le arti. L'ultimo capitolo mostra gli effetti e le conseguenze dell'affrontare la metafora e il suo ambiente spirituale nel periodo successivo.

Nelle concezioni successive dell'idealismo tedesco e nelle teorie dell'arte psicologica del periodo successivo, il rapporto tra architettura e musica fu posto su una nuova base. Il momento del temporale diventa il punto di partenza per una ridefinizione dell'architettura come arte spaziale, così come il momento dello spazio diventa importante per spiegare l'effetto psicologico della musica. Le leggi delle proporzioni in architettura erano un'espressione del vecchio pensiero metafisico dell'arte.

Nel ritmo della struttura spaziale come principio coreografico-temporale, nasce un nuovo punto di riferimento con la musica nella teoria dell'arte psicologica per l'architettura. Al contrario, il concetto di spazio dà alla musica un nuovo contesto architettonico. Nel discorso spazio-temporale della teoria psicologica dell'arte, la discussione tra architettura e musica prosegue a un livello superiore.

 

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Passarella pedonale a Tintagel-Castle

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La nuova passerella di Ney & Partners e William Matthews Associates si fonde armoniosamente con l'aspro paesaggio roccioso delle scogliere della Cornovaglia. Il tipo modificato di struttura ad arco mette in scena la leggendaria città di Tintagel attraverso uno spettacolare varco nel mezzo del ponte.

 

 

-Committente: English Heritage, Swindon (GB)

-Architettura e ingegneria strutturale: Ney & Partners, Bruxelles (BE) William Matthews Associates, Londra (GB)

-Ubicazione: Tintagel Castle, Tintagel, Cornwall (GB)

 

 

Scogliere scoscese e l'atmosfera mistica di una fortezza ricca di storia attirano numerosi visitatori e appassionati della leggenda arturiana a Tintagel, sulla costa nord-occidentale della Cornovaglia. Ney Architects e William Matthews Associates riescono a mettere in scena passato e presente, isola e terraferma con uno spettacolare ponte pedonale. Mentre la leggenda narra che Re Artù sia stato procreato qui nell'alto Medioevo, il castello perse rapidamente il suo rango e cadde in rovina. Proprio come l'unico collegamento esistente, uno stretto ponte terrestre. Per molto tempo l'accesso è stato possibile solo salendo faticosamente su e giù per i sentieri nella roccia.

Il collegamento diretto dovrebbe ora essere ripristinato da una nuova passerella, in armonia con il paesaggio circostante e senza competere con i ruderi del castello. Laurent Ney e William Matthews sono riusciti a farlo con una struttura ad arco modificata dall'aspetto filigranato con uno spazio vuoto nel mezzo. Poiché la consegna e il montaggio erano estremamente complicati nella posizione esposta e ripida e dovevano essere lavorati senza impalcature, i progettisti hanno sviluppato una variante del ponte ad arco come costruzione a sbalzo con due bracci a sbalzo che si incontrano nel mezzo.

 

Le corde superiori e inferiori di queste capriate sono in acciaio, il ventaglio a forma di croce in acciaio inossidabile. La struttura portante è saldamente ancorata alla parete rocciosa in corrispondenza delle due spalle e si rastrema da 4,50 m di altezza verso il centro a 17 cm. Nel mezzo rimane uno spettacolare varco di 40 mm, attraverso il quale si può guardare giù nell'abisso profondo 190 m. Da un lato, questa lacuna presenta vantaggi strutturali, poiché tra l'“arco” della corda inferiore e la sovrastruttura non si verificano forze vincolanti. Allo stesso tempo, attraverso la separazione, sottolinea simbolicamente il mood speciale e affascinante di Tintagel, i contrasti emozionanti tra ieri e oggi, leggenda e verità.

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O T H A L O: Plastica riciclata e reinterpretata

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Tre anni fa, il norvegese Frank Cato Lahti ha deciso di affrontare le sfide del nostro tempo. La sua modesta ambizione era quella di trovare una risposta a tre domande sconvolgenti: la produzione sproporzionata di rifiuti di plastica, la carenza di alloggi in molte regioni e la mancanza globale di posti di lavoro "equi". Nell'ambito della fondazione della sua start-up Othalo, Lahti ha sviluppato una tecnologia che consente di produrre componenti in plastica riciclata al 100%.

Con il supporto di esperti di SINTEF e dell'Università di Tromsø, Lahti e il suo team hanno riconosciuto il potenziale per sviluppare un nuovo materiale da costruzione dalle montagne di plastica di questa terra. L'efficiente upcycling della plastica connota il materiale con un nuovo valore e allo stesso tempo fornisce l'impulso a liberare la natura e le persone dai rifiuti, poiché il materiale da costruzione innovativo non deve essere prodotto prima, ma è formato da risorse esistenti. Soprattutto nelle regioni in cui la scarsità di materiali rende la costruzione di nuove abitazioni notevolmente più difficile, la materia prima universale plastica potrebbe essere la risposta in futuro. Sullo sfondo del fatto che quasi un miliardo di persone in tutto il mondo vive in baraccopoli e spesso in condizioni di vita miserabili e questo numero continuerà ad aumentare in futuro a causa delle rapide tendenze all'urbanizzazione globale, il concetto di Ththalo offre non solo uno spazio abitativo urgentemente necessario e di alta qualità, ma anche una soluzione enfaticamente efficiente in termini di costi. Nonostante la promettente tecnologia di Othalo, tuttavia, è ovviamente ancora importante ridurre continuamente la nostra produzione di plastica.

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