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(L. Mies v. d. Rohe)

 

Digitalizzazione: molti aspetti ancora da chiarire

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La digitalizzazione ha cambiato le nostre vite in molti modi. Anche prima della pandemia di coronavirus, aveva trovato la sua strada in quasi tutte le aree della vita, ma il blocco ha alimentato questa tendenza ancora una volta. Amazon, Netflix e Google sono senza dubbio tra i vincitori della crisi, come si può facilmente constatare dall'andamento dei prezzi in borsa. Abbiamo anche fatto amicizia con videoconferenze, home office e piattaforme di apprendimento digitale più o meno volontariamente.

 

I progressi associati alla digitalizzazione offrono numerose opportunità. Impressionanti, ad esempio, sono gli enormi progressi nella cosiddetta agricoltura di precisione, nota anche come agricoltura intelligente. La natura del terreno è registrata viene monitorizzata con precisione quasi al centimetro quadrato, in modo che semi, fertilizzanti e pesticidi possano essere dosati esattamente, tenendo conto del clima locale e delle condizioni meteorologiche. Questo è un vero progresso della produttività che ci rende ottimisti sulla necessità di nutrire una popolazione mondiale in crescita. Progressi simili sono stati compiuti in molti altri settori della vita, come l'approvvigionamento energetico, i trasporti, la logistica e la produzione.

 

Tuttavia, anche la digitalizzazione è motivo di preoccupazione. Da un lato, c'è la paura di perdere il controllo sulla propria vita. Gli algoritmi e i giganti di Internet dettano ciò che leggiamo, vediamo, ascoltiamo, compriamo, mangiamo, beviamo e non ce ne accorgiamo nemmeno – una paura così comune. D'altra parte, i processi di concentrazione e il potere economico e politico associato di alcune società digitali sono accolti con sospetto. Circa dieci anni fa, le compagnie petrolifere e del gas erano ancora le cinque società più preziose al mondo in termini di capitalizzazione di mercato. Oggi è Google (o Alphabet), Amazon, Facebook, Apple e Microsoft.

 

Il modo in cui il potere dei giganti di Internet può essere efficacemente limitato e l'abuso di potere prevenuto è stato oggetto di un intenso dibattito in politica, scienza e pubblico da qualche tempo. All'inizio dell'anno in Germania, il Ministero federale dell' Economia e dell'Energia ha presentato un progetto considerevole per la modifica del Diritto della concorrenza. In quanto "Legge fondamentale dell'economia sociale di mercato", il diritto della concorrenza è stato tradizionalmente lo strumento indispensabile finalizzato a limitare l'accumulo di potere economico. La concorrenza non solo porta a prezzi bassi, offerte interessanti e a prodotti innovativi, ma libera anche l'individuo dalle dipendenze creando un vasto panorama di opportunità e di scelte. Pertando s la domanda: come si possono preservare le scelte in modo da non diventare dipendenti dai giganti di Internet?

 

La prevista modifica del Diritto della concorrenza prevede un intero bouquet di nuove norme per l'economia digitale. Ad esempio, le piattaforme Internet dei potenti del mercato non devono rendere più difficile la vita ai loro utenti in guisa che costoro possano diventare attivi su altre piattaforme in parallelo o, come spesso dicono gli economisti, operare "multihoming". Allo stesso modo, le piattaforme dei potenti del mercato dovranno presentare ragioni convincenti in futuro, se vogliono negare a terzi l'accesso ai dati. Una ragione convincente può spesso risiedere nella protezione dei dati, ma molto spesso non sarà così per i dati di fatto. In futuro, il Bundeskartellamt della Germania potrà vietare alle piattaforme con "eccezionale rilevanza inter-mercato per la concorrenza" di riservare un trattamento preferenziale ai propri servizi e di discriminare le offerte dei concorrenti. Queste proposte hanno anche trovato la loro strada nel piano della Commissione europea per una "legge sui servizi digitali".

 

Ma anche se la legge antitrust è probabilmente lo strumento giusto per limitare il potere economico dei giganti di Internet, non tutte le domande del mondo digitale possono essere risolte in base alla legge antitrust. Il Diritto della concorrenza, ad esempio, non può fare nulla per il fatto che i processi di formazione delle opinioni sono cambiati, in quanto il cittadino-utente rischia l' immersione in bolle di filtro e l' isolamento da informazioni che non corrispondono al proprio punto di vista. Non è la mancanza di diversità di opinioni o di scelta per gli utenti che sta plasmando il panorama dei media oggi, compresi i social media. A lungo termine, tuttavia, la percezione selettiva di informazioni vere e false da parte dell'individuo è probabilmente un problema per lo Stato costituzionale per il quale non esiste ancora una soluzione facile.

 

 

 

 

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"Via col vento", ma . . .

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non con Clark Gable e Vivien Leigh, ma con Christian Lindner, Ministro delle Finanze, e Robert Habeck, Ministro dell' Economia e Energia, entrambi di

G e r m a n i a

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Il ministro della Germania dell' Economia, Robert Habeck, spinge il passo con l' eolico. Per molti è un' imposizione. (Ma chi sono i molti? I pochi! Ndr) . . . Secondo i piani dei ministri federali Christian Lindner (Finanze) e Robert Habeck (Economia), circa 200 miliardi di euro saranno investiti nella protezione del clima entro il 2026. In particolare, si tratta di ridurre le emissioni di anidride carbonica, espandere l'economia dell'idrogeno, il cosiddetto supplemento EEG e più stazioni di ricarica per veicoli elettrici.

Il governo federale ha presentato i punti chiave per una "legge sul vento sulla terra".
In futuro, il due per cento della superficie terrestre del paese sarà utilizzato per le turbine eoliche. Il governo vuole anche consentire la costruzione di turbine eoliche in aree di conservazione del paesaggio.
NABU (NAturschutzBUnd), l' associazione/unione (Bund) per la difesa della natura (Ndr), teme un indebolimento della conservazione della natura - e la CSU (non i "fu" milazziani della Sicilia!) vede l'accettazione tra i cittadini in pericolo.

Il governo tedesco vuole accelerare l'espansione dell'energia eolica. Due ministri hanno presentato la bozza di una legge sul <vento sulla terra> alla conferenza stampa federale di mercoledì (e le conferenze-stampa dei malgoverni-penombra italiani?Ndr). La costruzione di nuove turbine eoliche deve fare progressi "su larga scala", afferma il ministro dell'Economia e del Clima Robert Habeck (Verdi). Ciò è importante non solo per gli obiettivi di protezione del clima, ma anche per la sicurezza energetica e l'approvvigionamento.

Ma Habeck ammette anche: "Non voglio nascondere il fatto che ciò che presentiamo oggi significa anche un'imposizione per molte persone e regioni". L'espansione prevede sempre resistenza e paure. (Minchia, più chiaro di così si muore. Vai a trovare in questa italia un bastardo politicante che ti sa parlare in questo modo!). (C' è un ministro per le Costruzioni in questa scassata italia?Ndr).

Obiettivo: due per cento della superficie terrestre del paese per l'energia eolica

Finora, lo 0,8% della superficie terrestre della Germania è stato designato per il funzionamento delle turbine eoliche, ma solo lo 0,5% è realmente disponibile. L'obiettivo del governo federale ora è quello di aumentare questa quota: all'1,4 per cento entro il 2026 e al due per cento entro il 2032.

A seconda delle condizioni locali, i 13 stati federali devono destinare tra l'1,8 e il 2,2% della loro area all'espansione dell'energia eolica. Per le tre città-stato densamente popolate, si applica un obiettivo inferiore dello 0,5%. "Questo governo federale ha cercato di rimuovere tutti gli ostacoli all'espansione dell'energia eolica", afferma il ministro delle Costruzioni Klara Geywitz (SPD).
In primo luogo, il governo federale vuole eliminare le distanze minime generali tra turbine eoliche ed edifici residenziali se i Länder non raggiungono i rispettivi obiettivi di espansione. Finora, diversi paesi hanno tali regole, ad esempio la cosiddetta regola delle 10-H in Baviera. Lì, la distanza minima di una turbina eolica per la colonizzazione deve essere dieci volte la sua altezza.

In secondo luogo, il governo vuole cambiare il Federal Nature Conservation Act: in futuro, vuole abilitare le turbine eoliche nelle aree di conservazione del paesaggio (LSG) – finora sono state l'eccezione lì. Dalle associazioni di conservazione della natura sono arrivati mercoledì elogi generali per i progetti, ma anche critiche sui dettagli. Questo si riferisce principalmente alle aree di protezione del paesaggio, ma NABU teme l'indebolimento della conservazione della natura

Le aree di protezione del paesaggio (LSG) non devono essere confuse con le riserve naturali (NSG), perché in un LSG si applicano requisiti significativamente meno severi. La Nature Conservation Union Germany (NABU) teme in una dichiarazione sulla legge pianificata comunque un "indebolimento della conservazione della natura". Quindi la protezione della natura e delle specie viene sacrificata alla protezione del clima? Il ministro federale dell'Ambiente Steffi Lemke (Verdi) lo nega. Annuncia un fondo per il quale il governo federale vuole fornire 80 milioni di euro e in cui devono pagare anche gli operatori di energia eolica. Questo è destinato a finanziare misure di protezione per le specie animali in via di estinzione che sono minacciate dall'energia eolica. Ad esempio, la nidificazione aiuta al di fuori delle aree di energia eolica per rapaci o pipistrelli.


Allo stato attuale, la partecipazione finanziaria dei comuni e dei residenti nei parchi eolici non è ancora possibile ovunque, ammette Habeck. "Ci sono regioni in Germania in cui alcuni investitori esterni hanno collocato parchi eolici. E cosa ne ricavano le persone? Letteralmente niente. Lo guardano, ma non hanno alcun coinvolgimento in esso". Habeck promette un miglioramento qui: un emendamento alla legge sulle fonti di energia rinnovabile ha lo scopo di rendere più facile per le persone partecipare al reddito delle turbine eoliche nel loro ambiente in futuro.

Finora, lo 0,8% della superficie terrestre della Germania è stato designato per il funzionamento delle turbine eoliche, ma solo lo 0,5% è realmente disponibile. L'obiettivo del governo federale ora è quello di aumentare questa quota: all'1,4 per cento entro il 2026 e al due per cento entro il 2032. A seconda delle condizioni locali, i 13 stati federali devono destinare tra l'1,8 e il 2,2% della loro area all'espansione dell'energia eolica. Per le tre città-stato densamente popolate, si applica un obiettivo inferiore dello 0,5%. "Questo governo federale ha cercato di rimuovere tutti gli ostacoli all'espansione dell'energia eolica", afferma il ministro delle Costruzioni Klara Geywitz (SPD). In primo luogo, il governo federale vuole eliminare le distanze minime generali tra turbine eoliche ed edifici residenziali se i Länder non raggiungono i rispettivi obiettivi di espansione. Finora, diversi paesi hanno tali regole, ad esempio la cosiddetta regola delle 10-H in Baviera. Lì, la distanza minima di una turbina eolica per la colonizzazione deve essere dieci volte la sua altezza.

Facilitare la partecipazione dei cittadini ai parchi eolici

Le critiche alla legge sul vento sulla terra sono arrivate dalla Baviera pochi giorni fa: il ministro locale delle Costruzioni Christian Bernreiter (CSU) ha annunciato: "Le tattiche della coalizione dei semafori sono chiare: complica le leggi così tanto che regole di distanza significative e accettabili diventano praticamente impossibili. In tal modo, mette a repentaglio l'accettazione della transizione energetica da parte dei cittadini. Se approvi questo disegno di legge, devi anche spiegare gli effetti alla gente".
Il ministro federale dell'Economia Habeck non nega la necessità di spiegazioni: spetta ora ai politici comunicare i vantaggi dell'energia eolica. Il settore delle energie rinnovabili è un vantaggio di localizzazione, sottolinea il politico verde: per l'economia tedesca, ma anche per la popolazione locale.

A seconda delle condizioni locali, i 13 stati federali devono destinare tra l'1,8 e il 2,2% della loro area all'espansione dell'energia eolica. Per le tre città-stato densamente popolate, si applica un obiettivo inferiore dello 0,5%. "Questo governo federale ha cercato di rimuovere tutti gli ostacoli all'espansione dell'energia eolica", afferma il ministro delle Costruzioni Klara Geywitz (SPD).
In primo luogo, il governo federale vuole eliminare le distanze minime generali tra turbine eoliche ed edifici residenziali se i Länder non raggiungono i rispettivi obiettivi di espansione. Finora, diversi paesi hanno tali regole, ad esempio la cosiddetta regola delle 10-H in Baviera. Lì, la distanza minima di una turbina eolica per la colonizzazione deve essere dieci volte la sua altezza.

Espansione dell'energia eolica: quali miti sull'energia eolica sono veri?

Il governo vuole cambiare il Federal Nature Conservation Act: in futuro, vuole abilitare le turbine eoliche nelle aree di conservazione del paesaggio (LSG) – finora sono state l'eccezione lì. Dalle associazioni di conservazione della natura sono arrivati mercoledì elogi generali per i progetti, ma anche critiche sui dettagli. Questo si riferisce principalmente alle aree di protezione del paesaggio. Quindi la protezione della natura e delle specie viene sacrificata alla protezione del clima? Il ministro federale dell'Ambiente Steffi Lemke (Verdi) lo nega. Annuncia un fondo per il quale il governo federale vuole fornire 80 milioni di euro e in cui devono pagare anche gli operatori di energia eolica. Questo è destinato a finanziare misure di protezione per le specie animali in via di estinzione che sono minacciate dall'energia eolica. Ad esempio, la nidificazione aiuta al di fuori delle aree di energia eolica per rapaci o pipistrelli.



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Il programma elettorale di "Cambiamo Castelbuono"

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2 avvocati e 1 avvocatessa, non sappiamo se "giuristi" per affrontare Diritto urbanistico, Diritto edilizio pubblico e Diritto contrattuale come "Cultura del Diritto" nei modi unici, unanimemente riconosciuti alla scala europea ed oltre, da me metabolizzati e posti in opera in 51 anni di esperienza professionale come Architetto (Dipl.- Architekt) in Germania; 1 ingegnere civile del quale non si conoscono percorsi di approfondimenti ed esperienza professionale quali premesse alla responsabilizzazione di un Assessorato allo Sviluppo, Pianificazione urbana, Edilizia e Mobilità; 2 esperti in discipline commercialiste (il "dott." è veramente fuoritempo, ridicolo e fuoriluogo!) da ipotizzare come ispiratori di scelte e prospettive strategiche reali per una Castelbuono del futuro; 2 medici dalla tempra ferrea da prefigurare nel ruolo di tessitori di relazioni/connettori, si, di politiche urbatettoniche (p.e.: rigenerazione urbana), medicina residenziale e fisiologia abitativa (non si tratta di voli pindarici, bensì di realtà nel contesto geopolitico mitel- e nordeuropeo!); 1 discutibile figura accademica (dottoressa contabile) che sfugge ad ogni razionale collocazione nel contesto europeo; 1 ingegnere energetico che potrebbe già far pensare a grandi cose;1 agrotecnico che già ci pone in un clima di autentica transizione alimentare; 1 artista a portare una nota tutta nuova nel mondo della cultura e dell' arte; 1 esperta in servizi sociali indispensabile alla gestione degli aspetti e delle complessità della terza età, ma anche dei negletti bisogni dell' infanza e dell' adoloscenza (quel "dottoressa" disurba non poco!) che in armonia con 1 docente assolverebbero un ruolo di primo piano al servizio delle generazioni future; 1 artigiano nella vitalità di attivare la rinascenza di un artigianato moderno in tante delle sue molteplici articolazioni e, dulcis in fundo, 1 imprenditore ad introdurre le giovani generazioni nel mondo affascinante dell' intrapresa e dell' intraprendere. Il tutto nella mente di un primo cittadino che deve essere dotato da grande spirito di coordinamento e visioni, se non vuole piompare nel clima stagnantedi una routine anticipatrice di un <patatrac> impietoso e intollerabili. Entusiasmante, quanto potrà essere la prospettiva, amara quantro potrà essere una fine impietosa. Ma le sfide non possono essere intese tali, se non se accettano rischi e pericoli da sodomizzare col ricorso alla collegialità decisionale, alla tolleranza, al confronto delle idee con la realtà quotidiana, al coinvolgimento dei cittadini e, non ultimo, al pragmatismo. Auguri, pertanto, avv. Antonio Maiorana e candidati tutti. Ma anche estrema attenzione, Sigg. Giuristi, ad evitare il tonfo in quel pantano di avvocaticchi, notaricchi, architetticchi, ingegnericchi, pepè e piripillè, à la Marco Falcone, Salvatore Cordaro, Calogero Beringheli, ma anche Leonardo Santoro e, dulcis in fundo, Nello Musumè(ci) dietro i quali non possono sfuggire i contorcimenti spasmotoci dei vari Maurizio Carta, Franco Miceli, Iano Monaco et varia che non solo non hanno "veramente" capito quanto assente siano i sani concetti e principi di Urbatettura e Pianificazione urbana in "questa" italia (con esclusione della Regione Trentino/Alto-Adige a caratterizzazione sudtirolese), ma anche, e soprattutto, una Legge urbanistica "nazionale" (la 1150/'42 !), un Ordinamento "nazionale sull' uso dei suoli e dei lotti edificabili (Diritto urbanstico), così come Regolamenti edilizi "regionali" e Statuti urbani (Diritto edilizio pubblico). È si, poiché la "Rivoluzione Urbanistica" in Sicilia, come imposta da menti malate di sedicenti urbanisti nella ridicola versione di <Nuova legge urbanistica regionale, n, 23 (che poi è "culo")/2021, supinamente accettata dal culturame siciliano intriso di avvocaticchi, notaricchi, sedicenti architetti e urbanisti, geomtri sempri e laureati (che vergohne!), alias "Norme per il buon governo del territorio siciliano, Note a margine di una legge" (Maurizio Carta), impugnata dal Governo, in quanto "postasi in contrasto con le norme statali di grande riforma economico-sociale" è semplicemente un bluff da paese di terzo o quarto mondo.

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Putin non s' ispira a Hitler, ma a Mussolini

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La tesi dell'economista russo che fa discutere

di Michela Cilenti

Fra lo zar e il Duce ci sono varie analogie, dall'irredentismo all'economia corporativa. Ma non più di tanto. Per lo storico Silvio Pons "Putin è figlio di una storia precisa, che è una storia comunista, nazionalista e soprattutto russa"

16 Marzo 2022 alle 19:10

Fin dal suo primo mandato presidenziale, Vladimir Putin ha dato inizio in Occidente ad uno strano gioco di associazioni. Sia per il suo temperamento che per il suo profilo autoritario è stato accostato a sovrani, a despoti, a generali. Dal 24 febbraio, però, la rosa delle possibili associazioni si è progressivamente ristretta, e dagli inziali Ivan III, Ivan IV e vari altri zar e autocrati, si è arrivati rapidamente ad una reductio ad tres: Putin somiglia di più a Mussolini, a Hitler o a Stalin?

L'economista russo Vladislav Inozemtsev, in un'analisi tradotta dal Sole24Ore, ha optato per l'opzione "italica".



C o m m e n t o

 

Se d' interesse e si hanno i nervi saldi su www.youtube.com è a disposizione un video, curato nel dettaglio da storici ed esperti militari seri della Germania, su quello che sarebbe stata la realtà mondiale, se Germania e Giappone fossero usciti vittoriosi dal secondo conflitto mondiale. Un' operazione che anche in un' ipotesi ingenua mai sarebbe riuscita all' Unione Sovietica. Ma c' è di più: perché Mussolini s' è deciso all' ultimo momento per raccattonare quei disperati dotandoli di fasce e scarponi bucati a difesa di gambe e piedi, istituendo l' Armir e mandare quei poveracci allo sbaraglio senza alcuna possibilità di ritorno in Italia, grazie, soprattutto, al caldo interessamento dei traditori (dal cittadino sovietico Palmiro Togliatti, al cognatino Robotti, al transfuga socialista D' Onofrio, al compagno Luigi Longo e a tante altre carogne) in un' operazione di vigliaccata già precedentemente ben collaudata in occasione delle purghe staliniane consegnando gli antifascisti italiani rifugiatisi a Mosca alle torture della feroce polizia segreta sovietica nei sotterranei della Lubijanka e, infine, al classico colpo alla nuca con sepoltura in fosse comuni nelle betullaie della periferia mos- covita. I resti mortali di quei nostri fratelli pianti dai loro cari sono ancora lì, sottoterra, mentre il debosciato e parassita Giorgio Napolitano si gode la sua lauta pensione (ed altri ssucculenti contorni a base di rubli con i quali l' Urss foraggiava il Pci e mai restituiti al benefattore, il popolo russo, dopo il crollo del Comunismo sovietico) nel calduccio dalla sua comoda dimora romana con la sua tenera Clio, i figlioli (nessuno sa come e dove si guafagnano la pagnotta) e i nipoti, certamente allietiati dai racconti delle gesta nobili della partigianeria comunista del <mordi e fuggi> dove a morire, vittime sotto la brutalità della Wehrmacht e delle feroci SS in ritirata erano quasi sempre vecchi, donne, adulti e bambini.

 

Ma andiamo alla fonte d' ispirazione del Presidente russo Vladimir Putin per Benito Mussolini, poiché il fatti, storia e circostanze possono avere connotati di travolgente fascinazione. Da curioso lettore, non nascondendo proprio nulla del mio essere "socialfascista", ho attivato un contatto fecondo con la redazione di un noto quotidiano russo, e allorché si presentò l' occasone, nella dovuta discrezione mi sono adoperato a farle conoscere, il rapporto personale del Duce (e del Fascismo) nei riguardi del Comunismo sovietico e della Russia, rispettivamente reperiti da:

 

  1. "Entfernte Verwandschaft: Fascismus, Nazionalsocialismus, New Deal, 1933-1939", di Wolfgang Schivelbusch, pubblicato nella prima edizione dl 1930 in lingua inglese dalla Henry Holt & Company, New York, e nel 2005 in lingua tedesca dalla C.E. Carl Hanser, München und Wien; e,

     

  2. COLLOQUI CON MUSSOLINI, di Emil Ludwig, il giornalista e scrittore ebreo-tedesco, pubblicato nella edizione Le Scie, giugno (settembre) 1932 dalla Arnoldo Mondadori Editori.

     

    In 1., pag. 29, scrive il Schivelbusch: <Nel dibattito fascista un' interessante analogia per mettere a confronto New Deal e Corporativismo, da un lato, Fascismo e Comunismo Sovietico, dall' altro. (Vgl. Rosaria Quartararo: " Roma e Mosca. L' immagine dell' Urss nella stampa fascista 1925-1935, in Storia contemporanea, pag. 447-72).

     

    Al contrario del Nazionalsocialismo e della sua demonizzazione del Bolscevismo, negli anni 1925-35 il Fascismo manifestò un interesse pubblico per l' Esperimento russo e una straordinaria sete di conoscenza di misurare il proprio sistema con quell' "Esperimento". Sulla stampa e sui periodici la Russia era presente quanto l' America. Noti autori come Curzio Malaparte, Luigi Barzini,Giacomo Gandolfi si recavano nell' Unione Sovietica per riferire, poi, in Italia in lunghi servizi sulle loro positive impressioni. Naturalmente non venne messa mai in discussione la superiorità storica del Fascismo, mentre la controparte, sottoposta con rispetto altrettanto ad una analisi obiettiva quanto scrupolosa, non polemica e approfindita. Allo stesso modo il New Deal giudicato come passo nella giusta direzione nella quale il Fascismo già si muoveva con conseguenza, il Comunismo Sovietico riconosciuto com un sistema anti- e postliberale al quale mancava soltanto la visione fascista nel senso che la soluzione non era da ricercare nella lotta di classe, bensì nel concetto di Nazione.

     

    Secondo Critica fascista se il Bolscevismo rappresentava il preludio al Fascismo, allo stesso modo il New Deal costituiva la prima tappa in direzione dell' autentico Fascismo. Questo interesse s' era manifestato già agli inizi del regime fascista. Nel dicembre 1922 "Il Popolo d' Italia", l' organo ufficiale del nascente Partito fascista, scriveva: <La Rivoluzione russa e fascista possono essere comprese soltanto nella sintesi che allarga ed abbraccia, mai nell' analisi che separa e impicciolisce" (7.12.22, cit. secondo Quartararo, pag. 452). La ragione di questa apertura e strategia del successo, in Italia e all' estero, almeno fino al 1935, era vista per Mussolini come occasione per porsi quale arbitro tra oriente e occidente, aumentandone peso e rilievo.

     

    Il "Patto di Amicizia" del 1933 tra Roma e Mosca e il riconoscimento dell' Unione Sovietica degli anni precedenti si trovavano sulla stessa linea (Quartararo, pag.452)>.

     

    Nei COLLOQUI CON MUSSOLINI, Emil Ludwig pone ad apertura delI' intervista al Duce il motto: "Handeln ist leicht, Denken schwer; nach dem Gedachten handeln, unbequem". In italiano: "Agire è facile, pensare difficile, agire secondo quel che si è pensato, incomodo". Così scrive il Ludwig: <Le circostanze. I seguenti colloqui tra il giornalista e scrittore ebreo-tedesco, ebbero luogo dal ventitré marzo al quattro aprile 1932, quasi tutti i giorni e per circa un' ora al giorno nel palazzo Venezia, a Roma, e in lingua italiana; immediatamente furono da me scritti in tedesco. Solo poche frasi sono state aggiunte dai miei colloqui precedenti. Il manoscritto tedesco fu presentato a Mussolini, il quale, fidandosi nella memoria, riscontrò tutti i passi in cui vengono riferite le sue parole. Non mi sono servito di materiale estraneo, devo tuttavia alcuni suggerimenti alla biografia di Margherita Sarfatti. Questi "Colloqui" non contengono alcuno degli anedotti di cui Roma è piena, né informazioni dei collaboratori di Mussolini - che potrebbero servire a illustrare taluni aspetti della sua personalità - ma soltanto i dialoghi tra noi scambiati>.

     

    E, in riferimento alla Russia, nel contesto dei COLLOQUI, è il Ludwig che ad un certo punto pone a Mussolini la domanda: <Esiste allora imperialismo senza impero?>. <Esistono una mezza dozzina di imperialismi> rispose con un certo impeto. <Un impero non è perciò veramente necessario, anzi è persino pericoloso. Quanto più si espande, tanto più perde la sua forza organica. Ma la tendenza dell' imperialismo è una delle forze elementari della natura umana, appunto come la volontà di potenza. Ora abbiamo l' imperialismo del dollaro, un' altra volta un imperialismo religioso, un' altra ancora un imperialismo artistico. Comunque, sono tutte le manifestazioni della forza vitale dell' uomo. Finché uno vive è imperialista. Cessa di esserlo con la morte>. In questo momemto Mussolini appariva terribilmente napoleonico; in questi casi assomiglia in modo singolare all' incisione di Lefèvre del 1815. Poi i suoi lineamenti si spianarono e mutò il tono di voce quando concluse: <Naturalmente ogni impero ha il suo zenit. Poiché si tratta sempre di una creazione di uomini sia pure eccezionali, le cause del tramonto vi sono insite. Come tutte le eccezioni, ha in sé qualche cosa di effimero. Può durare uno o due secoli o soltanto dieci anni. Volontà di potenza.> Occorre sostenerlo esclusivamente con le guerre?> chiesi io. <Non esclusivamente> rispose, e sedette sporgendosi un poco in avanti, alla sua maniera, appoggiando le braccia, come se parlasse da una cattedra. <I troni hanno bisogno di guerre, per sostenersi. le dittature non sempre. Alcune possono farne a meno. La potenza di una nazione è il risultato di una quantità di elementi, non soltanto di quello militare. Però, devo aggiungere, le posizioni di una nazione fino ad oggi, nel concetto comune, è determinata dalla sua forza in guerra. Fino ad oggi la forza militare è considerata la sintesi di tutte le forze nazionali.> <Fino a ieri> dissi io. <E domani> <Domani!> ripetè egli scetticamente. <Certo, non è più un criterio sicuro, questo è vero. E così per domani sono necessarie un' istanza internazionale (più tardi l' ONU, ndr.), l' unità almeno di un continente (più tardi l' Unione europea, ndr.). Dopo l' unità degli Stati, si deve tendere all' unità dei continenti, ma questo è in Europa straordinariamente difficile, perché in Europa ogni popolo ha un volto speciale, lingua, costumi, caratteristiche diverse. Una percentuale, diciamo x, rimane in ogni popolo completamente originale e si oppone per prima alla unione. In America è indubbiamente più facile unire quarantotto Stati, con la stessa lingua, e senza una storia secolare.> <Ma non c' è in ogni popolo> chiesi io nuovamente <un' altra certa percentuale y, che è puramente europea?> <Questa percentuale esiste all' infuori della potenza di ogni nazione. Napoleone ha voluto una Europa. Il suo grande orgoglio era quello di unirla. Oggi è forse maggiormante possibile, ma soltanto intendendo europeo in un determinato senso, secondo le concezioni di Carlomagno e di Carlo V, dall' Atlantico sino agli Urali.> <Allora non soltanto sino alla Vistola?> <Forse anche solo fino alla Vistola.> <E Lei non si è immaginato questa Europa sotto la guida fascista?> <Che vuol dire guida?> interrogò vivacemente a sua volta. <Il nostro Fascismo è come è. Contiene però alcuni elementi che anche altri potrebbero accettare.> <Quando si ascoltano i suoi discorsi> dissi < si trova che Lei è sempre più misurato che non la maggior parte dei fascisti. Lei si stupirebbe se sapesse tutto quello che uno straniero a Roma deve ascoltare. Probabilmente è stato cosí per Napoleone, al suo apogeo. E saprebbe inoltre spiegarsi perché Napoleone non ha mai potuto impadronirsi completamente della sua capitale, perché è sempre rimasto le fiancé de Paris?> Mussolini sorrise. Poi disse in francese:<Ses manières n' étaient pas très parísíennes. Forse egli aveva tuttavia in sé qualcosa di brutale. Inoltre lo avversavano i giacobini, perché aveva soffocato la rivoluzione, i legittimisti, perché era un usurpatore, il clero a cagione della sua lotta contro il papa. Gli unici che lo amavano erano i popolani, che sotto di lui avevano da mangiare. La gente semplice, poi, è aperta alla gloria, perché la gloria non si può capire logicamente; essa appartiene al sentimento.> . . . . . . . .

Mussolini, nel cui volto, quando non lo vuole nascondere, si preannuncia il tono di ogni risposta, divenne nuovamente serio, espresse tutta la forza della sua volontà (in questi momenti sembra più giovane), ed esclamò dopo una lunga pausa: <Forse Cesare. L' uccisione di Cesare fu una disgrazia per l' umanità.> Poi aggiunse sottovoce: <Io amo Cesare. Egli solo riuniva in sé la volontà del guerriero con l' impegno del saggio. In fondo era un filosofo, che contemplava tutto sub specie aeternitatis. Sí, Cesare amava la gloria, ma il suo orgoglio non lo separava dall' umanità>. <Allora dunque un dittatore può essere amato?> <Lo può> disse ora Mussolini <con sicurezza. Quando la massa nello stesso tempo lo teme. La massa ama gli uomini forti. La massa è donna.>

 

E sul libro, così Arnoldo Mondadori, Milano 1950, conclude la sua prefazione:

 

<Ritengo che il libro possa servire come documento ai posteri, quando si accingeranno a scrivere, sine ira et studio, la storia del ventennio fascista.>

E, allora, buona lettura, Presidente Putin, se ne avrà voglia e tempo, mentre noi „socialfascisti“ continueremo a sognare la Grande Russia nell' Europa.

 

 

 

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Pensiero della notte

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Draghi pigliatutto

di Gregorio De Falco

 

Con l'attuale premier al Quirinale si creerebbe una concentrazione di potere del tutto incompatibile con l'ordinamento della Repubblica



Huffingtonpost 23 Gennaio 2022



quirinale



 

Due premesse di fatto:

1. La credibilità internazionale del nostro Paese dipende dalla credibilità personale di Mario Draghi;

2. È necessaria, e richiesta, assoluta continuità nell’azione di governo.

 

Poste queste premesse, che se vere rappresentano indubbiamente un limite imprescindibile, si deve osservare che l'Ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualunque altra carica, come sancisce la norma e la logica costituzionale.

E tuttavia, se Draghi venisse eletto Presidente della Repubblica, allora o le premesse in fatto sono false, e non lo sono, oppure Draghi cumulerebbe in sé la Presidenza della Repubblica e, al contempo quella egemonia di fatto sul Governo che consentirebbe rimanere credibili, assicurando continuità all'azione di Governo, ma che andrebbe contro il dettato costituzionale.

E d'altra parte, vi sarebbero espressioni anche formali di tale commistione, poiché è il Presidente che nomina il Presidente del Consiglio e ha la potestà di sciogliere le Camere, ad esempio qualora queste non sostenessero il Presidente del Consiglio da lui incaricato.

Inoltre, nell'attuale contesto la maggioranza parlamentare che sostiene il Governo, per molte ragioni, è assolutamente schiacciante mentre si registra l'assenza di qualunque bilanciamento e contropotere, formale o informale che sia, con una magistratura disgregata e delegittimata e un’informazione totalmente appiattita, rende evidente la inaccettabile violenza agli equilibri tra le istituzioni costituzionali.

Al di là, e propriamente al di sotto, di queste considerazioni, se ne potrebbero formulare altre di natura politica, ma sarebbero impertinenti rispetto al livello istituzionale e sempre lecitamente discutibili.

Qui, invece voglio segnalare quanto sia concreto, attuale ed imminente il pericolo per il corto circuito istituzionale che si creerebbe con l'elezione di Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica: una concentrazione di potere del tutto incompatibile con l'ordinamento della Repubblica.

C O M M E M T O

Pensiero a notte profonda su una scelta che più della mente deve coinvolgere lo spirito e la coscienza, poiché il non sapere è un grande impulso del pensiero e della scienza che non assolve dal peccato, se una scelta è sbagliata. Contrariamente alle forme di ignoranza che sorgono a causa di limitate capacità cognitive umane, mancanza di metodi adeguati, mezzi insufficienti, sviluppo tecnico insufficiente, il problema è troppo poco attraente o il problema è troppo complesso, ma che potenzialmente può essere convertito in conoscenza si sviluppa una forma di ignoranza fondamentale, che è ignoranza verificabile. È così che la conoscenza emerge dall'ignoranza. Esempi di ciò possono essere i teoremi di incompletezza di Gödel in matematica o il principio di indeterminazione di Heisenberg in fisica. L'ignoranza di base nasce anche dalle proprietà autoreferenziali dei sistemi sociali e socio-economici. Potrebbe esserci una fondamentale mancanza di conoscenza in merito allo stato mentale alieno o in connessione con questioni etiche e legali particolarmente difficili, e allora occorre approfondire la questione delle forme in cui l'ignoranza di base può manifestarsi nei vari campi del sapere. Dovrebbero essere discusse anche le conseguenze di ciò per il concetto di conoscenza e per il concetto di scienza. Or quì non vuol farsi un discorso di lana caprina, donde attenersi al dato (o ai dati) di fatto molto evidente/i dell' Italia riconducibile/i ad una profonda crisi istituzionale, etica, morale e sociale senza precedenti nelle democrazie occidentali il cui tentativo si soluzione può essere delegato al ricorso della Cultura, latu sensu, e giuridica, strictu sensu. Ecco perché a notte avanzata, allorché lo spirito si riflette sullo specchio della coscienza per affrontare con una certa serenità la fatica del giorno che viene, sento il dovere di raccomandare ai grandi elettori di abbandonare per una volta le passioni e immaginare la leggiadria di una donna, che da tempo ho visto nella persona della ND Signora Prof. Dr. Marta Cartabia, rapresentarci come Italia, sintesi di Cultura ed emozioni, dentro e fuori dei confini nazionali. A mio debol parere sarebbe un atto d' amore nei riguardi della nostra strafigurata Italia. Buona notte. 

 

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Italia e PNRR allo sbando

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La mossa di Draghi: non fare nessuna mossa

di Ugo Magri

 

Magari alla fine i “grandi elettori” sceglieranno un altro perché non scatterà la combinazione giusta per spalancargli le porte del Quirinale. Ma se il colpo riuscirà, Super Mario diventerà re d’Italia senza dover dire grazie a nessuno

 

Huffingtonpost 23 Gennaio 2022

 

C O M M ENT O

 

Cosa vogliono significare quei due puntini verdi sotto? Equivalgono a censura preliminare? Intanto che il Drago, sulla scorta di un dettagliato consuntivo, informi il Parlamento e l' Unione europea quanto e cosa ha fatto, cioè realizzato, con le prime rate di miliardi previsti per l' attuazione del PNRR senza testa e senza coda. E lo faccia subito, cioè prima che possa esplodere un grande bomba capace di bloccare il tutto.

 

nicolo piro

G e r m a n i a

 

https:teorico.eu

Categoria:Varie

 

p.s.: Si fa presente che questo commento, in comunicazione circolare, viene inviato per conoscenza ad alcune Cancellerie europee.

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Filosofia, Diritto dello Stato e Urbatettura

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POLITICA

Huffingtonpost 16/01/2022 18:41 CET

Il Parlamento sventola bandiera bianca

Cinque scenari per il Colle, ma nessuno che contempli un parlamentare. Eppure sono 945, gli eletti...

By Ugo Magri



Indovinello sul Quirinale: che cos’hanno in comune le varie ipotesi di cui più si parla? Mettiamole in fila. La prima è l’incoronazione di Mario Draghi, il quale vince la scommessa col suo barista diventando presidente e Maresciallo d’Italia. Il secondo pronostico consiste nella clamorosa rivincita del Cav, alla faccia di chi pensava di averlo liquidato per via giudiziaria. La terza eventualità è che si richiami in servizio Giuliano Amato, dai tempi di Bettino Craxi eterna “réserve de la République”. La quarta possibilità si declina tutta al femminile, tanto che si tratti di Letizia Moratti quanto di Marta Cartabia. L’ultima via d’uscita, la più disperata, fa leva su Sergio Mattarella e sul suo senso di responsabilità, ma solo se rischieremo il collasso delle istituzioni.

Cinque scenari molto diversi, con un minimo comune multiplo: nessuno di questi personaggi è deputato o senatore. Sono tutti fuori del Parlamento. Draghi vi ha messo piede solo da premier, prima frequentava i santuari della finanza; Berlusconi venne cacciato da Palazzo Madama nel 2013 a seguito della condanna per frode fiscale; Amato da otto anni è giudice della Consulta, a fine mese dovrebbe diventarne il nuovo presidente; Cartabia (e Moratti prima di lei) è diventata ministro direttamente, senza fare gavetta; quanto a Mattarella lui senatore tra poco lo diventerà, ma “di diritto” in qualità di ex.

Insomma, ecco la risposta all’indovinello: i principali candidati sono tutti esterni alle Camere, in qualche caso zombie, in altri dinosauri, in altri ancora alieni. Gli unici membri del Parlamento che, sulla carta, avrebbero qualche chance sono Elisabetta Casellati e Pier Ferdinando Casini. Però la prima non viene mai presa in considerazione; quanto a Pier Furby (grande esperienza da vero professionista) circola insistente voce che Draghi non rimarrebbe a Palazzo Chigi un giorno di più se gli facessero il torto di piazzare sul Colle qualcuno non all’altezza della sua statura; dunque il cerchio si stringe alle figure elencate sopra. E ciò, in fondo, potrebbe apparire ovvio, banale, anzi scontato visto che gli “onorevoli” sono da tempo la categoria sociale meno onorata, semmai quella maggiormente disprezzata, incarnazione della Casta, quintessenza del vero o supposto privilegio.

Leader di spessore nel Parlamento non ve ne sono; quasi esclusivamente comprimari, figure talvolta anonime e senza storia; sarebbe interessante scoprirne il perché. Forse la politica non ha più attrattiva. Magari ha suscitato disgusto, cosicché la gente perbene se ne tiene alla larga. Oppure, semplicemente, quelli in gamba non hanno alcuna possibilità di arrivare in alto. Il sistema elettorale ci ha messo del suo creando masse di “nominati”, di raccomandati dai capi, di “paracadutati” in collegi dove nessuno ce li ha mai visti, dunque di traditori e di “voltagabbana” (ben 276 i cambi di casacca in 5 soli anni). Tra l’altro le Camere si sono auto-sputtanate varando nel 2019 una riforma della Costituzione che tratta gli eletti dal popolo quali costi da abbattere, cioè spese di cui si può fare tranquillamente a meno in ossequio alle visioni tecnocratiche, piazzaiole, neo-fasciste, populiste, grilline che vanno per la maggiore.

Adesso siamo alla desolazione finale. Nel momento in cui c’è da scegliere il nuovo vertice delle istituzioni, il Parlamento rinuncia a esprimere candidati propri. Sull’onda dell’anti-politica riconosce che di 945 eletti non ce n’è uno (o una) in grado di rappresentarci a certi livelli, con uno standing adeguato alle funzioni presidenziali. Si prepara a un’umiliazione perfino peggiore di nove anni fa, quando le forze politiche si inginocchiarono davanti a “Re” Giorgio Napolitano supplicandolo di concedere il “bis” e lui accettò prendendole a male parole. Allora perlomeno un paio di personaggi erano scesi in campo, salvo venire massacrati (Franco Marini e Romano Prodi); stavolta, a quanto pare, nemmeno quello. Una resa non priva di conseguenze. Si stanno gettando le basi, politiche e psicologiche, per qualche cambio di sistema. Un Parlamento masochista, privo di orgoglio, incapace di reagire, che prova addirittura imbarazzo di sé, non può pretendere di restare l’ombelico del mondo. Inchinandosi davanti al “Papa straniero” perderà ogni residuo credito agli occhi dei cittadini e darà più forza alle ragioni di chi cerca salvezza nel presidenzialismo: visto che i rappresentanti del popolo non si reputano essi stessi all’altezza, preso atto che alzano bandiera bianca senza nemmeno combattere, anzi già sarebbe tanto se salvassero le apparenze, tanto vale che in futuro si saltino le inutili mediazioni e si dia voce direttamente alla gente perché scelga da chi farsi buggerare. Forse, a questo punto, non sarebbe nemmeno tanto sbagliato.

C O M M E N T O

Filosofia, Diritto dello Stato e Urbatettura

 

Ippodamo da Mileto (498 - 408 a.C.) è stato un architetto, urbanista, medico, matematico, meteorologo e filosofo greco antico, noto come "il padre della città", il padre della pianificazione europea. Ippodamo nacque a Mileto e visse nel V secolo a.C. a.C., considerata la sorgente dell'antica epoca classica greca. Suo padre era Eurifone. Dopo Aristotele, Ippodamo fu il primo autore che scrisse sulla teoria del governo senza conoscere le questioni pratiche. I suoi piani delle città greche erano caratterizzati da ordine e regolarità in contrasto con la complessità e la confusione delle città comuni dell'epoca, anche Atene.

 

È considerato l'ideatore dell' idea-teoria secondo la quale il piano della città formalmente dovrebbe incarnare e chiarire un ordine sociale razionale. Nelle opere di Aristotele, Stobäus, Strabone, Esichio, Fozio e Theano viene ricordato come un pedante osservatore e nel Trattato Sulla Virtù, Theano (apparentemente con riferimento alla moglie di Pitagora) scrisse di un tal Ippodamo di Thurium (presumibilmente quello stesso uomo) che nelle sue opere introdusse la dottrina della Media aurea.

 

Secondo Aristotele (in Politica ii.8), Ippodamo fu un pioniere dell'urbanistica e progettò una città ideale per essere abitata da 10.000 uomini (cittadini maschi liberi), mentre la popolazione totale (compresi donne, bambini e schiavi) arriverebbe a 50.000. Ha studiato i problemi funzionali delle città e li ha collegati al sistema dell'amministrazione statale. Di conseguenza, divise i cittadini in tre classi (soldati, artigiani e "mariti"); divideva anche il paese in tre (sacro, pubblico e privato). Aristotele ha criticato il monopolio delle armi da parte di una singola classe negli scritti di Ippodamo sullo "Stato migliore", sostenendo che ciò avrebbe portato all'oppressione dei "contadini" e dei "lavoratori" da parte della classe armata. Il concetto di Aristotele prevedeva una grande classe media in cui ogni cittadino svolgeva tutte e tre le funzioni di autolegislatore, detentore delle armi e lavoratore".

 

Secondo Aristotele („Politica“), fu il primo urbanista a prestare attenzione alla corretta disposizione di una città ideale per essere abitata da 10.000 abitanti (cittadini maschi liberi), mentre la popolazione totale (compresi donne, bambini e schiavi) sarebbe dovuto arivare a 50.000 abitanti con i problemi funzionali collegati al sistema dell' amministrazione statale. Di conseguenza divise i cittadini in tre classi (soladati, artigiani e „mariti“) e il territorio della città in <sacro, pubblico e privato>, criticandone fortemente il monopolio delle armi da parte di una singola classe, sostenendo che ciò avrebbe portato all'oppressione dei "contadini" e dei "lavoratori" da parte della classe armata”, ma anche la personalità eccentrica “con i suoi capelli lunghi, ornamenti costosi e gli stessi vestiti caldi a buon mercato indossati inverno ed estate". Nel Trattato sulla virtù, Theano (apparentemente la moglie di Pitagora) disse a un certo Ippodamo di Thurium (presumibilmente quello stesso uomo) che la sua opera contiene la dottrina della media aurea. Il concetto di cortesia di Aristotele includeva una grande classe media in cui ogni cittadino svolgeva tutte e tre le funzioni di autolegislazione, deposito di armi e lavoro".

 

Per il Pireo (il porto di Atene) di Pericle, Ippodamo progettò un' ampia strada che si irradiava dall'agorà centrale, comunemente chiamata Hippodameia (in suo onore), e costruì la città rifondata di Rodi a forma di un teatro. Nel 440 a.C. andò tra i coloni ateniesi e progettò la nuova città di Thurium (poi Thurii nella Magna Grecia), con strade che si incrociavano ad angolo retto; di conseguenza, a volte viene indicato come l'Ippodamo di Thurium.

 

I suoi principi furono in seguito utilizzati in molte città importanti, come Alicarnasso, Alessandria e Antiochia. Per la pianta della nuova città di Rodi concepita da Ippodamo nel 408 a.C., Strabone elaborò il layout; tuttavia, poiché Ippodamo morì nel 479 a.C, se fosse stato coinvolto nell'assistenza alla ricostruzione di Mileto nel 300 a.C., sarebbe stato molto anziano quando ha avuto luogo questo progetto. La pianta della griglia a lui attribuita consisteva in una serie di strade larghe e diritte che si intersecavano ad angolo retto. A Mileto troviamo il prototipo del piano di Ippodamo. Di grande rilievo nel suo piano era un'area centrale più ampia che, secondo la sua previsione urbana su macroscala, è stata tenuta nel limbo, sviluppandosi più tardi nel tempo con lo sviluppo dell' Agorà, il centro urbano e nello stesso tempo sociale

 

Lo studio urbanistico per il Pireo (451 aC), formulò gli standards urbanistici di quell'epoca e fu utilizzato in molte città dell'epoca classica. Secondo questo studio, sono stati costruiti quartieri di circa 2.400 m2 con isolati di case a 2 piani. Le case erano allineate con muri contigui che le separavano (un sistema ripreso nell' urbs romana e più tradi nella civitas medievale, fino ai giorni nostri) mentre le facciate principali erano rivolte a sud. Lo stesso studio utilizza formule polinomiali per la costruzione di di infrastrutture di pompaggio dell' acqua. fil

 

Da Ippodamo giunsero le prime nozioni di diritto dei brevetti. Ippodamo ha suggerì che la società dovrebbe premiare quegli individui che creano cose utili alla società. Aristotele ha criticò l'approccio utilitaristico di Ippodamo mettendo in rilievo la tensione insita nel premiare singoli individui pel bene che arrecano alla società, nel senso che, premiando gli individui viene dimenticato lo Stato che è quello che deve provvedere al bene collettivo, quasi a ricordarci il pensiero di Giovanni Gentile secondo il quale „lo stato è tutto, l' individuo nulla“. Insomma, secondo Aristotele, lo Stato potrebbe effettivamente soffrire a causa dell'attrattiva delle ricompense individuali, poiché gli individui possono proporre concetti che lo indebolirebbero.

 

In sostanza, Aristotele prevedeva la tensione intrinseca tra le ricompense private per il servizio sociale, la potenziale biforcazione tra interessi individuali e sociali. La più grande critica di Aristotele a Ippodamo, tuttavia, è se gli individui gratificati“cosa che suona allettante, effettivamente scoprono qualcosa di benefico per la città... „.. Infatti, mentre l'innovazione è di grande beneficio per le arti e le scienze, "il cambiamento in un'arte non è come il cambiamento nel diritto; in quanto il diritto non ha forza rispetto all'obbedienza fuori dall'abitudine, e questa non si crea se non nel tempo.

Quindi il facile modificare delle leggi esistenti a favore di nuove e diverse leggi indebolisce la forza stessa del Diritto.

 

Un rispecchiare, questo, la situazione caotica nell' Italia odierna con in primo piano la crisi dello Stato (e delle sue Istituzioni) che viviamo nella scelta del suo rappresentante istituzionale e che ci fa accopponare la pelle al pensare Silvio Berlusconi, Capo dello Stato italiano e presidente del Consiglio Superiore della magistratura. Insomma, roba(ccia) da Lega e fratellini d' italy o da Salvini, Meloni et varia.

 

Che vergogna!

 

 

 

 

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Infrastrutture possono essere "debito buono", se . . . .

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ECONOMIA

Huffingtonpost 13/01/2022 14:42 CET

Daniel Gros: "Quello per le infrastrutture è debito buono, per tornare a crescere"

Intervista all'economista tedesco e membro del Board del Ceps

 

By We Build Value



 

Le infrastrutture migliorano l’ossatura del Paese, velocizzano le comunicazioni, creano insomma le premesse per una crescita sostenuta, robusta e duratura”. Così Daniel Gros, economista tedesco e membro del Board del Center for European Policy Studies di Bruxelles, uno dei più prestigiosi think-tank europei, spiega in un’intervista a “We Build Value” il ruolo delle infrastrutture nella ripartenza economica post-Covid.

Dall’Europa agli Stati Uniti i nuovi piani di sviluppo stanno sostenendo la crescita, grazie anche alla comprensione che quello per le infrastrutture ”è un debito buono, che favorisce l’economia e non rischia di far aumentare l’inflazione”.

 C O M M E N T O

Una rondine non ha mai fatto primavera, se per rondine si debba intendere qualche rara impresa italiana (penso al Gruppo Webuild) che si è confrontata, e anche bene, con il concetto di "infrastruttura", coniugando impegno e innovazione tecnologica. Tutto il resto è buio, ignoranza, presunzione e arretratezza paurosa, se, in particolare, si rivolge il pensiero a rete idrica e fognante nazionali, le infrastrutture più vicine agli interessi e bisogni dei cittadini che possono autorizzare a parlare di "paese moderno". Certo, qualcuno continua a riempirsi la bocca parlando e scrivendo del <nuovo Ponte San Giorgio>, una normalissima e contorta normalità, del quale i cui due aspetti costitutivi, Progetto architettonico e Progetto strutturale, sono stati rispettivamente sottratti a rigidi controlli preliminari, quale il rilascio dell' indispensabile <permesso a costruire> da parte del Comune di Genova e Regione Liguria (Progetto architettonico) con il coinvolgimento di tante istituzioni intermedie, ed una verifica preliminare del Prgetto strutturale, separamente per le strutture in c.c.a. e le strutture in acciaio, da parte di ingg. verificatori, all' uopo abilitati (senza i consueti inciuci italiani) e secondo le rigide prassi vigenti in Paesi come Austria, Svizzera e Germania (soprattutto). Senza queste premesse si può parlare di <infrastrutture come debito buono per crescere>, in ispecie se inesistenti sono volontà politica e il rigore irrinunciabile di serie istanze di controllo (Provveditorati reg.li alle OO.PP. e Uffici prov.li del Genio Civile), Ordinamento sull' aggiudicazione dei lavori (il serio VOB di Germania!), Diritto contrattuale, quello che regola i rapporti tra committenza pubblica e impresa esecutrice dei lavori e concede alla prima tutte le garanzie per la durata prevista ai sensi di legge dalla data di presa inconsegna di un' opera essente da difetti visibili e invisibili. Pertanto riempirsi la bocca di belle parole continua ad essere un fare disonesto, irresponsabile e provocatorio da condannare e necessariamente collegare alla irresponsabile leggerezza con la quale il Capo del Governo, Mario Draghi, in procinto di varcare per viltà la soglia che lo separa dal Quirinale, ha avviato la sua avventura di <salvator italiae>. Che la varchi pure, gli si deve far sapere, ma in tal caso non s' illuda di avere una vita facile come capo dello Stato, nella certezza che accanto ad un movimento di protesta nazionale, anche Bruxelles possa finalmente svegliarsi dall' incomprensibile, quanto irresponsabile torpore e, accanto al dolore espresso per la dipartita di una figura politica e istituzionale di grande rilievo e carica umana, come il compianto Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, sia in grado di onorarne la memoria col ricorso un rigore senza precedenti, se si vuole salvare l' Italia da una vergogna programmata per continuata assenza di regole e morale dalla quale si voluto far scaturire il sedicente PNRR.

 

 

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In cerca dell' unità di misura per il PNRR

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ECONOMIA

HuffPost 23/12/2021 14:59 CET | Aggiornato 9 ore fa

Il Pnrr misura "la nostra credibilità", richiede "rapidità, efficienza, onestà"

La bozza della relazione sullo stato d'attuazione visionata da Huffpost, con premessa firmata Mario Draghi: "Sfida decisiva"

By Giuseppe Colombo

 

Perché l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza è una “sfida decisiva” per il Paese lo scrive Mario Draghi nella premessa alla prima relazione al Parlamento, in cui chiede “rapidità, efficienza, onestà”. Nella bozza di cui Huffpost è in possesso, si legge che dal Pnrr “dipende la nostra credibilità nei confronti dei cittadini e dei nostri partner”. È la raccomandazione a tenere alta la guardia sui prossimi obiettivi, dopo aver conseguito tutti i 51 che scadono a fine anno, il messaggio che il premier consegna al Parlamento. Ma anche al Governo, senza specificare che sarà il suo a occuparsene. E questo è un elemento che rafforza quanto detto durante la conferenza stampa di ieri, quell’abbiamo creato le condizioni “perché il lavoro continui, indipendentemente da chi ci sarà al governo”. 

È lo stesso Draghi a ribadire questi concetti durante la riunione della cabina di regia a palazzo Chigi per l’esame della relazione. Sollecita “un impegno quotidiano fino al 2026” perché “non è il momento di adagiarsi per l’obiettivo raggiunto”. Invita i ministeri ad attivare la cabina di regia subito in caso di difficoltà nell’attuazione. Ripete il senso stesso della missione Recovery: spendere “correttamente e onestamente, evitando fenomeni di corruzione e infiltrazioni delle organizzazioni criminali”. 

Il successo dell’avvio del Pnrr è nella richiesta di pagamento della prima rata da 24,1 miliardi (12,6 miliardi in prestiti e 11,5 miliardi a fondo perduto) che il Governo invierà nei prossimi giorni alla Commissione europea. Un paio di mesi di valutazione e se, come è ampiamente prevedibile dal check fatto dalla relazione, arriverà il disco verde allora il Tesoro incasserà il secondo bonifico. In cassa finiranno 21 miliardi perché dai 24,1 miliardi sarà scalata una quota del prefinanziamento ricevuto il 13 agosto. 

Ora inizia un’altra partita, che non è solo la programmazione per centrare i prossimi obiettivi, suddivisi tra riforme e investimenti, fissati per fine giugno. Bisogna completare i bandi e soprattutto avviare la spesa, ancora completare il rafforzamento della macchina amministrativa che muove il Pnrr a tutti i livelli, dal ministero all’ufficio comunale. Qui il messaggio del premier, in questo caso veicolato attraverso le parole della relazione, è “mettere la cultura della programmazione al centro dei processi della pubblica amministrazione”. Insomma bisogna continuare a fare bene anche nel metodo, quel metodo che dentro ha le leggi, ma anche una miriade di decreti attuativi e di atti amministrativi. Il precedente - è il senso del messaggio - c’è perché si è già conseguito un risultato tondo che ”è una prima importante dimostrazione della capacità del Paese di attivare i processi di riforma e di investimento previsti dal Piano”. 

È il Parlamento il destinatario delle consegne più importanti. Il premier gli riconosce “un contributo essenziale al conseguimento degli obiettivi e
ha dimostrato notevole sensibilità nell’approvare in modo tempestivo riforme e norme essenziali per la riuscita del Piano”. Parole che sono funzionali anche per provare a spegnere le polemiche che hanno accompagnato il Pnrr prima ancora che fosse scritto, già ai tempi del Conte 2. La scia velenosa delle Camere coinvolte poco e spesso per ratificare decisioni già blindate ha impattato anche sul governo Draghi. Non ci sono però solamente i ringraziamenti. C’è l’impegno a coinvolgere il Parlamento con un vasto programma di open data e a inviare una nuova relazione sull’attuazione del Piano alle Camere entro la prima metà di aprile, in corrispondenza con la trasmissione del Documento di economia e finanza. Una terza relazione a settembre e via via ogni sei mesi. 

Alla trasparenza del Governo, però, deve corrispondere un impegno di Camera e Senato. Non è un caso se la relazione pone l’accento proprio sulle riforme in Parlamento quando passa in rassegna gli elementi sull’attuazione del Piano. Ricordare cosa deve fare da subito e in un anno equivale a dire che la corsa va tenuta ad alta intensità. Eccola la corsa: quasi un terzo delle milestone e dei target (154 su 250) del Pnrr richiedono l’approvazione di “riforme”. Tra queste, più di un terzo (59 su 154) dovrà essere soddisfatto mediante l’approvazione
di disposizioni legislative. L’impegno per il 2022 è più che denso: 23 riforme su 66 richiedono atti legislativi, mentre 43 su 66, con una concentrazione notevole tra aprile e giugno, fanno riferimento a atti normativi secondari. 

Solo per fare alcuni esempi. Entro il 30 giugno bisognerà fare la riforma della carriera degli insegnanti e la delega per la riforma del codice degli appalti pubblici. Ed entro il 31 dicembre del prossimo anno bisognerà istituire un sistema di formazione di qualità per le scuole, uno di certificazione della parità di genere e dei relativi meccanismi di incentivazione per le imprese. Ancora la legge annuale sulla concorrenza. ”È quindi fondamentale - scrive ancora il Governo nella relazione - come è già stato nel corso del 2021, il ruolo del Parlamento nell’attuazione del Pnrr, nella definizione e piena realizzazione delle riforme e degli investimenti previsti nel Piano. Lo stesso Parlamento ha inoltre il compito di monitorare e, ove ritenuto opportuno, indirizzare l’attività del Governo nel corso dell’attuazione del Pnrr”.

 

Quello che va evitato, invece, è uscire fuori dal cronoprogramma perché “comporta costi molto alti”. Il passaggio che viene subito dopo suona come un richiamo a evitare di cadere nell’incompletezza e nella lentezza che ha  caratterizzato tradizionalmente la spesa dei fondi europei: “L’opzione di rinvii incompatibili con le tempistiche indicate non appare più percorribile”. 

Il ruolo del Parlamento e quello del Governo sono intersecati. Anche il futuro inquilino di palazzo Chigi, in caso di trasloco di Draghi al Colle, dovrà fare sua una logica che impone, oltre alle “tempistiche relative all’approvazione delle misure legislative”, l’indicazione di “scadenze tassative anche per gli atti normativi del Governo attuativi delle leggi indicate”. 

Un esempio lo fa la stessa relazione: la delega per la riforma del Codice degli appalti. Come detto dovrà essere approvata entro il 30 giugno 2022. Per l’entrata in vigore dei relativi decreti legislativi è previsto il termine del 30 marzo 2023. Poi, per la predisposizione di tutti gli atti attuativi (regolamenti di esecuzione, linee guida e altro) ci sono solamente altri tre mesi. ”È evidente - dice la relazione - che le Camere per l’approvazione della legge, il Governo per la predisposizione dei decreti legislativi e, di nuovo, le Camere per la relativa attività consultiva, sono tenuti ad attrezzarsi per rispettare tutte le scadenze, che si impongono all’Italia nel suo complesso e richiedono perciò il superamento di ogni tempistica che risulti incompatibile con gli impegni assunti con il Pnrr”.

Prossima fermata: 30 giugno. Gli obiettivi da raggiungere sono 47

Una tabella riassume gli obiettivi da portare a termine ogni sei mesi per richiedere la tranche successiva di risorse. Le rate sono in tutto dieci, con gli ultimi milestone e target che andranno chiusi entro il 30 giugno del 2026. Da gennaio a giugno del prossimo anno sono 47 gli obiettivi da raggiungere per il terzo bonifico da 21 miliardi. 

 

HUFFPOSTScadenze e rate Pnrr

La macchina del Pnrr

La Pubblica amministrazione - si legge sempre nella bozza della relazione - è chiamata a rispondere a questi impegni in modo agile ed efficace, senza
diminuire i propri obblighi di controllo, salvaguardando l’interesse generale e massimizzando le esperienze e le competenze maturate”. Il Governo mette in fila tutti gli interventi realizzati per dare conto del lavoro fatto con il coordinamento del Dipartimento della Funzione pubblica. Dalle convenzioni con le società a partecipazione pubblica all’assunzione di mille esperti per il potenziamento del personale delle Regioni e degli enti locali. Ma anche le convenzioni Consip e soprattutto l’ampliamento delle facoltà di assunzione. Ci sono anche i 2.800 funzionari per il Sud e i fondi ordinari per la progettazione.

Il protocollo sindacati-Governo. Tavoli per valutare le ricadute dell’attuazione del Pnrr

Cgil, Cisl e Uil firmano un protocollo con Draghi per “la partecipazione e il confronto” sull’attuazione del Pnrr. L’intesa prevede l’attivazione di “tavoli nazionali di settore finalizzati e continui nei quali sia dato conto delle ricadute sociali, economiche e occupazionali degli investimenti e delle riforme previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dal Piano nazionale per gli investimenti complementari”. 

Saranno i ministeri coinvolti ad attivare i tavoli, che vedranno partecipare il ministro competente per gli interventi, i dirigenti di riferimento, ii rappresentanti della Conferenza delle Regioni, le Province, i Comuni e le parti sociali più rappresentative. Sono previsti anche tavoli territoriali, composti dal presidente della Regione o da un assessore delegato, con i dirigenti locali e un rappresentante per ciascuna delle parti sociali. Ci saranno tavoli anche a livello locale, con sindaco e assessori delegati.

C O M M E N T O

E se insistono a scriverlo i piccioni non ancora colombi, beh . . . ci deve pur essere una ragione. Ma, ahinoi, a pensarla come i piccioni, che ancora colombi non sono, sono pochissimi e sorge il dubbio che tra tanti non a pensarla come il non ancora colombo sia anche il Capo del Governo e artifex Mario Draghi alla richerca, chissà, dell' unità di misura necesaria per misurare "la nostra credibilità" richiedendo "rapidità, efficienza, onestà". . . . pani schittu e libertà (per la traduzione in italiano della mia aggiunta, rivolgersi al siciliano PdR. uscente). Nix "credibilità", che questa Italia ha smarrito cammin facendo, e l' osservazione che l' efficienza non può essere mai raggiunta con la rapidità, laddove richeste sono "menti raffinatissime", professionalità, organizzazione e idee chiare: molto chiare. E l' onestà? Non è mai stata il forte di questa Italia, donde "scadenze e rate", Mettiamola, oertanto, così: quanto è stato fatto con "boni" (plurale di "bonus") è roba da sollecitare di mettersi davanti ad un muro della vergogna, cospargersi il viso di cenere e piangere, almeno dal mio modesto punto di vista maturato all' interno del mio osservatorio di Germania. Insomma, il problema è veramente cornuto: o prendere una saggia decisione nell' interesse delle generazioni future o lasciare. A presto e con prove alla mano.

 

nicolo piro

G e r m a n i a

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Italia tra conservatorismo e Socialismo

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Un conservatorismo per il XXI secolo? Spazio politico e sfide obbligate

Radicalizzazione, sovranità nazionale, mercato. Cosa una politica conservatrice si trova oggi ad affrontare

  • By Luiss School of GovernmentL'attualità politica, economica e giuridica vista dai docenti e ricercatori della Luiss SoG

    Giovanni Orsina

    Docente di storia contemporanea presso la Luiss e direttore della Luiss School of Government



 

 

L’attualità politica europea, in Paesi chiave del continente come Italia, Francia e Germania, offre più di uno spunto per una riflessione aggiornata sulla traiettoria dei movimenti anti-establishment. In questo Policy Brief muoveremo dall’ipotesi, in parte già argomentata altrove, che potrebbe essere in corso – il condizionale è d’obbligo – un processo di rientro della protesta cosiddetta “populista” contro la globalizzazione, che ha segnato l’ultimo decennio, nei ranghi di un’ideologia più strutturata e tradizionale quale quella conservatrice. Questo fenomeno starebbe portando anche a un ripensamento della sinistra, e quindi alla ricomposizione in forme parzialmente rinnovate dello schema politico “classico”.

In Francia la campagna elettorale si è giocata finora, nella sconcertante assenza della sinistra, fra sfumature diverse di destra o centro-destra, dall’euro-tecnocratica alla populista, passando per la nazionalista: Macron, Pécresse, Le Pen, Zemmour. A dimostrazione del fatto che i nostri tempi sono in effetti segnati da una robusta domanda di conservazione. In Germania la crisi dell’Unione Cristiano-Democratica (CDU) dipende anche dalla difficoltà, per un partito che è stato egemone e al potere per tanti anni, di rispondere a quella domanda e ai suoi profili inediti. Al contempo, però, quella crisi ha aperto lo spazio per la ricomposizione di un’alternativa di centro-sinistra – ossia, da un punto di vista sistemico, ha spinto in direzione bipolare.

In Italia, infine, i sovranisti, per quanto differenziati al loro interno, rimangono a tutt’oggi capaci insieme di rappresentare una parte assai significativa dell’elettorato, attualmente circa il 40% dei consensi tra Lega e Fratelli d’Italia. Proprio uno dei protagonisti di questo blocco, Fratelli d’Italia, di recente ha occupato per quasi una settimana il centro del dibattito politico nazionale con il suo tradizionale evento “Atreju”, significativamente intitolato quest’anno “Il Natale dei conservatori”. Al di là di vari aspetti contingenti, dalla competizione con la Lega per la supremazia nel centrodestra all’approssimarsi dell’elezione del prossimo presidente della Repubblica, non è da escludere che tanto interesse nasca dal sospetto che le posizioni conservatrici che Giorgia Meloni vorrebbe rappresentare in Italia stiano in effetti disegnando una possibile via d’uscita dal “decennio populista” e un possibile fattore di ricomposizione della dialettica politica fra destra e sinistra. L’inserimento ufficiale e ostentato del termine “conservatore” nel vocabolario politico di Fratelli d’Italia può essere letto come spia di una simile tensione.

 

Se questo è il contesto in cui ci troviamo, di seguito proverò ad approfondire due punti. Primo, non c’è dubbio – almeno in linea teorica – che oggi si aprano spazi politici potenzialmente ampi per una proposta conservatrice. Secondo, un progetto conservatore, specie in Italia, dovrebbe affrontare non poche sfide per riuscire ad affermarsi.

Di che cosa parliamo quando parliamo di conservatorismo

È possibile sostenere che il conservatorismo abbia una robusta componente opportunistica e reattiva: è un pensiero del limite, del contrappeso, del riequilibrio, si fonda sullo scetticismo, sulla prudenza, sulla consapevolezza che la condizione umana ha dei confini stretti e impossibili da superare. Il suo obiettivo non è negare o eliminare il mutamento, ma temperarlo quando si fa troppo rapido o troppo radicale e mette in pericolo i sempre delicatissimi equilibri storici. Il conservatore è tendenzialmente pessimista: del cambiamento vede più facilmente i rischi delle opportunità; non lo avversa a priori, ma lo maneggia con estrema cautela.

C’è oggi la necessità storica di frenare e riequilibrare? Esiste lo spazio politico per raccogliere consenso su un programma di questo tipo? A mio avviso la necessità storica, e di conseguenza lo spazio politico, non mancano. Per almeno tre ragioni:

1. Nella stagione della tarda modernità (ossia, grosso modo, nell’ultimo mezzo secolo) abbiamo assistito a un’accelerazione oggettiva, e notevolissima, del ritmo del cambiamento storico. Che da ultimo non accenna a rallentare – anzi. Quest’accelerazione ha generato opportunità straordinarie e accresciuto notevolmente la nostra capacità di manipolare il nostro mondo. Tuttavia tale capacità, a motivo dei limiti invalicabili della condizione umana, non può che restare insoddisfacente. E le persone, allora, sono anche spaventate e sconcertate dal cambiamento: non vogliono rinunciare ai suoi frutti positivi, ma sono molto preoccupate dal senso di perdita di controllo che la trasformazione storica porta con sé.

2. A partire dai tardi anni Ottanta, e con un picco nel corso dei Novanta, si è affermata una cultura robustamente ottimistica (che potremmo definire “neopanglossiana”) per la quale il cambiamento è sempre buono, va sempre abbracciato, e anzi affrettato più che si può. Seguendo una simile cultura, la politica non si è data a riequilibrare il mutamento economico, sociale, tecnologico, ma, al contrario, a spingerlo ulteriormente in avanti. Questa cultura è entrata in crisi nel corso del primo decennio del ventunesimo secolo, aprendo lo spazio per uno Zeitgeist assai diverso.

3. Anche come conseguenza del neopanglossismo appena descritto, si è verificato un processo di radicalizzazione della cultura progressista che – pure in questo caso, con un’accelerazione notevole in questi ultimi anni – ne sta conducendo le propaggini estreme su sentieri molto distanti dal senso comune.

Questi tre processi hanno aperto spazi importanti a una reazione conservatrice. Più in positivo, l’integrazione del Pianeta sta riportando in superficie, in segmenti consistenti delle opinioni pubbliche occidentali, quello che in altra epoca Simone Weil ebbe a definire «il bisogno più importante e più misconosciuto dell’anima umana»: il radicamento. «Mediante la sua partecipazione reale, attiva e naturale all’esistenza di una collettività che conservi vivi certi tesori del passato e certi presentimenti del futuro», continua Weil, «l’essere umano ha una radice. Partecipazione naturale, cioè imposta automaticamente dal luogo, dalla nascita, dalla professione, dall’ambiente. Ad ogni essere umano occorrono radici multiple. Ha bisogno di ricevere quasi tutta la sua vita morale, intellettuale, spirituale tramite gli ambienti cui appartiene naturalmente».

Radicalizzazione, nazione e mercato: le sfide di un conservatorismo contemporaneo

Ciò detto, ci sono almeno tre sfide fondamentali che una politica conservatrice si trova oggi ad affrontare.

1. Reagendo alla radicalizzazione del progressismo, il conservatorismo rischia di radicalizzarsi a sua volta. Tanto più in un clima enfatico, isterico e polarizzato come quello attuale. Sarebbe un triplice errore. Innanzitutto, perché la misura e l’equilibrio, un’interpretazione non violenta del pessimismo scettico, appartengono alla tradizione conservatrice. Poi perché conservare oggi, in Italia, in Europa, negli Stati Uniti, significa conservare i valori dell’Occidente. Proteggerli anche dai loro stessi eccessi, certo – ma rispettandoli e salvaguardandoli. Nel ventunesimo secolo, insomma, il conservatorismo occidentale o è liberale, o non è. Ma la degenerazione del progressismo è una conseguenza alquanto logica, seppure distorta, della nostra modernità, e non è facile sbarazzarsi dell’acqua sporca salvando il bambino. Se il progressismo tende a degenerare in forme para-totalitarie, il conservatorismo rischia invece di degenerare in forme para-autoritarie: nell’un caso e nell’altro, non solo i valori occidentali sono in pericolo, ma le contraddizioni interne delle ideologie si fanno ingestibili. Infine, il conservatorismo sbaglierebbe a radicalizzarsi perché ha perduto da lunga pezza il controllo delle “casematte” culturali di gramsciana memoria. Da quelle casematte il conservatorismo non sarà mai accettato come pienamente legittimo, s’intende, ma non è la stessa cosa, agli occhi dell’opinione pubblica, se la delegittimazione ha dei fondamenti oppure se è palesemente strumentale.

2. La seconda sfida ha a che vedere con la sovranità nazionale. Come la proverbiale rana, la sovranità nazionale è stata bollita nella pentola della globalizzazione per più di quarant’anni, per lo meno a partire dalla fine degli anni Settanta. L’acqua ormai è rovente, e a questo punto l’estrazione dalla pentola del povero batrace, che è mezzo cotto, pone dei problemi immensi. Un conservatorismo che abbia a cuore il radicamento (e la democrazia) non può fare a meno di valorizzare la dimensione nazionale. Deve però avere la consapevolezza che qualsiasi mossa de-globalizzante potrebbe avere effetti negativi considerevoli; che le nazioni sono ormai assai fragili e non facili da rivitalizzare; e che, nell’attuale situazione mondiale, ri-nazionalizzare potrebbe significare indebolire i valori occidentali.

Questo ragionamento vale ovviamente anche per l’Europa. L’Unione Europea è, da tempo ormai, in mezzo a un guado: troppo nazionale per quant’è comunitaria, troppo comunitaria per quant’è nazionale. La soluzione federalista, sebbene politicamente assai debole e tutt’altro che semplice, ha il pregio della chiarezza. I conservatori che soluzione propongono? Tornare indietro non è possibile: la sponda nazionale dalla quale siamo partiti nel 1951 ormai non c’è più. La soluzione confederale à la De Gaulle è anch’essa chiara e lineare in termini teorici, ma in pratica retrocedere rispetto ai molti passi che sono stati fatti negli ultimi decenni in direzione comunitaria sarebbe a questo punto assai difficile. Soprattutto se teniamo presenti le conseguenze della moneta unica.

La questione interroga con particolare forza i conservatori italiani: l’Italia è paese fondatore della Comunità europea, l’europeismo è una componente assai cospicua della sua tradizione di politica estera, e il Paese è costretto ma anche protetto dall’euro. La domanda cruciale in questo caso è: una più profonda integrazione europea non sarebbe – non in astratto, ma date le concrete condizioni storiche – nell’interesse nazionale italiano? Un conservatorismo italiano responsabile e di governo dovrebbe saper dare una risposta a questa domanda. 

  1. La terza e ultima sfida riguarda l’economia. Una prudente valorizzazione del mercato e dell’iniziativa economica individuale, scevra da fondamentalismi, non può che essere un elemento fondante del conservatorismo contemporaneo. Soprattutto dopo la mutazione che lo ha interessato negli anni Ottanta del secolo scorso. Proprio quella mutazione però, proprio le contraddizioni che nel medio periodo ha mostrato il thatcherismo, evidenziano il punto: il mercato è un potentissimo dissolutore di radicamento. Forse il più potente che ci sia. Far convivere il radicamento con il mercato è la terza grande sfida alla quale il conservatorismo del XXI secolo è chiamato a risponde

 

C O M M E N T O

 

Sintesi: Socialismo democratico che sempre Socialismo è.

Per l' Italia: Partito Socialista Repubblicano.

 

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Casa e rigenerazione urbana

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POLITICA

21/12/2021 16:11 CET

Draghi: "L'Italia ora è più forte, influente e credibile"

Il premier ha parlato alla Conferenza degli ambasciatori: "Omicron ci obbligano però alla massima cautela nella gestione dei prossimi mesi"

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Gli ultimi anni sono stati molto difficili per il nostro Paese, come per il resto del mondo. Mi riferisco alla pandemia e alla crisi economica, che hanno colpito soprattutto i più deboli. Ma, in questi mesi, l’Italia ha dimostrato, ancora una volta, di saper reagire alle crisi più dure con coraggio, determinazione, unità”. Sono le parole del premier Mario Draghi alla Conferenza degli ambasciatori in corso alla Farnesina. 

Draghi ha sottolineato come, grazie alla politica estera, l’Italia sia “più forte, più influente, più credibile”. “Il nostro - ha rimarcato Draghi - é stato un multilateralismo efficace, che parte dalla consapevolezza che i fenomeni globali richiedono risposte collettive”. 

 

Il premier ha sottolineato la ripresa economica e il grande sforzo effettuato nella gestione della pandemia. “Medici, infermieri, volontari hanno somministrato oltre 106 milioni di dosi di vaccino, uno sforzo senza precedenti nella storia recente.
L’economia è in ripresa, grazie all’impegno di lavoratori e imprenditori” ha detto Drgahi.

 

Una difesa europea  

Nel suo discorso il premier ha ribadito ancora una volta l’importanza di Sto arrivando!ivare presto a creare una difesa europea, che collabori con la Nato. “Serve accelerare verso una difesa europea, complementare alla Nato. La Bussola Strategica che ci apprestiamo ad adottare é un primo passo, a cui deve seguire un impegno ancora maggiore in termini di capacita’ militari e risorse finanziarie” ha detto Draghi. “Dobbiamo costruire una politica estera più chiara e più forte, dotata di meccanismi decisionali efficaci - a partire dal superamento del principio di unanimità. All’interno di queste alleanze, il rapporto con gli Stati Uniti è e rimarrà centrale”, ha aggiunto.

La gestione della pandemia

Il premier ha spiegato che ora ci si trova di fronte ad una nuova fase della pandemia. “L’altra priorità è la gestione della nuova fase della crisi sanitaria. La campagna di vaccinazione ci ha permesso di salvare vite e di riaprire l’economia, le scuole, i luoghi della nostra socialità. L’arrivo della stagione invernale e la diffusione della variante Omicron ci obbligano però alla massima cautela nella gestione dei prossimi mesi” ha detto Draghi. Il presidente del Consiglio ha ribadito l’importanza di continuare con la campagna di vaccinazione in tutto il mondo. “Durante la presidenza del G20, abbiamo incoraggiato la comunità globale a ‘vaccinare il mondo’, per aiutare i cittadini dei Paesi più vulnerabili e ridurre il rischio di nuove varianti. Il Global Health Summit dello scorso maggio a Roma ha visto i Paesi più ricchi e le case farmaceutiche impegnarsi a donare un numero considerevole di dosi” ha detto il premier. “Dobbiamo mantenere queste promesse e assicurarci che i vaccini arrivino chi ne ha bisogno. L’Italia sostiene l’ambizione di vaccinare il 70% della popolazione di tutti i Paesi entro metà 2022. Quest’obiettivo ora deve essere raggiunto”, ha aggiunto.

Il Pnrr piano di rilancio di tutto il Paese”

Parlando della situazione economica nel Paese, Draghi ha sottolineato l’importanza del Pnrr. “Il Pnrr non è il Piano di rilancio di questo Governo. È il Piano di rilancio di tutto il Paese. E spetta a tutti - politici, funzionari, imprenditori, parti sociali - contribuire alla sua realizzazione in modo rapido, efficiente, onesto” ha affermato Draghi. “Nei prossimi cinque anni, dobbiamo investire 191,5 miliardi di euro, a cui si aggiungono altri fondi per un totale di 235 miliardi di euro. Ci siamo impegnati - ha aggiunto - a ridurre i divari territoriali, generazionali, di genere. Ad accelerare la transizione digitale e quella ecologica. A migliorare la scuola e rafforzare la sanità. E a riformare in modo profondo l’economia, per rilanciare la produttività, semplificare la burocrazia, favorire l’innovazione”. 

Migranti, una questione da affrontare con l’Europa

In Libia, dobbiamo proseguire con il nostro impegno per la piena stabilizzazione del Paese, seguendo il percorso tracciato dalle Nazioni Unite. È un processo che deve rimanere a guida libica, che la comunità internazionale deve sostenere e accompagnare. Nonostante il rinvio del voto del 24 dicembre, è importante che ci siano quanto prima elezioni libere, credibili e inclusive che possano unire il Paese e portare a una pace duratura” ha detto il premier. Dragi ha osservato come la stabilizzazione della Libia sia fondamentale anche per il controllo dei flussi migratori. “Nei mesi scorsi siamo riusciti a riportare questo tema al centro dell’agenda europea. Ora è essenziale che l’Unione europea adotti una gestione condivisa, umana e sicura, all’altezza dei nostri valori. Servono corridoi umanitari dai Paesi terzi verso l’Europa che impegnino anche altri Paesi europei, non solo l’Italia. E servono accordi di rimpatrio giusti ed efficaci. Anche in questo, l’Unione europea può svolgere un ruolo di guida” ha aggiunto il premier. Draghi ha spiegato anche che è stato organizzato un vertice straordinario sull’Afghanistan, “per coordinare una risposta comune sui temi degli aiuti umanitari, della lotta al terrorismo, della mobilità”. “Nonostante questo vertice la crisi diventa sempre più grave, come leggiamo oggi sui giornali” ha detto però il premier. Draghi ha affrontato anche la questione al confine tra Bielorussia e Polonia. “Siamo altrettanto determinati a ridurre le contrapposizioni sempre più evidenti ai confini orientali dell’Europa. Mi riferisco alle tensioni in Ucraina con la Russia, e la crisi al confine tra Polonia e Bielorussia. Dobbiamo essere fermi nel condannare qualsiasi provocazione. L’utilizzo dei migranti come strumento di pressione geopolitica é inaccettabile. Allo stesso tempo, dobbiamo proseguire con il dialogo, a livello bilaterale e sul piano multilaterale”, ha spiegato.

Sul clima, “bisogna coinvolgere i giovani”

È essenziale continuare a impegnarci perché tutti i Paesi partecipino al processo di decarbonizzazione. Questo può procedere con velocità diverse, a seconda del livello di sviluppo economico dei singoli Stati, ma deve partire al più presto ovunque” ha detto il premier. “Dobbiamo ribadire l’impegno, preso al G20 di Roma, di contenere il riscaldamento globale entro un grado e mezzo e raggiungere la neutralità climatica intorno alla metà del secolo. Il settore privato può contribuire in maniera decisiva a questo obiettivo, come é emerso alla COP26 di Glasgow. E dobbiamo coinvolgere i giovani, i veri protagonisti di questo cambiamento. La conferenza “Youth4Climate” di Milano è stata un modello di partecipazione ai processi negoziali e vogliamo si ripeta anche in futuro”, ha continuato Draghi. 

Obiettivo parità di genere

Il raggiungimento di una effettiva parità di genere è un obiettivo che dobbiamo perseguire ovunque - nel settore pubblico e privato” ha dichiarato Draghi. 

Draghi: “fare luce sul caso Attanasio”

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha ricordato oggi alla XIV conferenza degli ambasciatori e delle ambasciatrici “Luca Attanasio, ucciso brutalmente nella Repubblica Democratica del Congo con il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Mila’mbo”. Il premier ha poi aggiunto: “Sono morti per aver fatto il loro lavoro, in un contesto difficile, come quello in cui operano molti di voi. Ai loro cari va la mia piu’ sentita vicinanza. Auspico che venga fatta finalmente luce sul loro assassinio, e che si accertino prontamente tutte le responsabilita’”, ha detto Draghi.

C O M M E N T O

 

La smetta con le sue cretinate: l' Italia in ginocchio e il PNRR è fià un bluff.

Dopo essere state tabù per la malapolitica, le più urgenti considerazioni sfuggono, ora, all' astuzia del banchiere per essere consegnate all' improvvisazione.

 

Per il mio paesino natio, 90013 Castelbuono, ferito dal recente grave fatto di cronaca, sottoporre all' ettenzione dei miei compaesani il ruolo unico dell' Urbatettura per salvare i borghi e, in particolare, quelli del Sud abbandonato.

 

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Una domanda contrale: quale contributo può offrire l'architettura come componente per possibili strategie d'azione per una città in contrazione in considerazione del processo d' implosione in atto a seguito della sconsiderata espansione urbana avviata negli Sessanta, alla luce delle grandi trasformazioni sociali in corso ed alle conseguenze pandemia da COVID ?

È diventato chiaro che i progetti architettonici nel trattare con edifici abbandonati devono essere incorporati in una strategia globale per avere un effetto "oltre se stessi". Ritengo che quanto mai urge attivare una paziente ricerca sul campo nel contesto di un'analisi oggettiva e soggettiva per esplorare la forma e il contenuto della città.

Il punto di partenza altro non può essere che l' analisi e la rappresentazione dellecaratteristiche ricorrenti dei luoghi in cosiddetti "spazi d' identità" e sviluppare dai frammenti trovati un principio guida che può funzionare sistematicamente come una strategia d'azione futura. Chiamerei questo modus operandi, inteso come legante di analisi e ricerca, "L u o g h i", trattandosi di individuare analogie che raggruppino questi "spazi d' identità" e le risultanze dell'analisi oggettiva per passare alla scelta di due edifici culturalmente significativi e abbandonati nel centro (storico) della città, ciascuno per proporre un nuovo uso in grado di fornire un impulso di rafforzamento.

Come mediatore tra paesaggio e città, il Cine-Teatro „Le Fontanelle“ ripensato potrebbe rafforzare il centro storico e i quartieri che vi ruotano intorno. La finalità di un secondo intervento a nel Palazzo Marzullo dovrebbe essere quello di rendere nuovamente visibile il valore storico del palazzo e, attraverso una proposta di trasformazione un elemento del centro città coinvolgere l' intorno in uno spazio pubblico interattivo. Due progetti, insomma, capaci di interiorizzare il principio guida die „luoghi“ nel loro programma spaziale rendendo il contenuto e la forma della città visibili e tangibili in un unico luogo.

Concentramioci per il momento su questa ipotesi, rimandandola non alle calende greche, se si vuole affrontare il problema della rigenerazione urbana e in primis della casa, quando sarà vietato venderla o affittarla e così incominciare a dare risposte alla questione in sospeso tra l' Europa e il nostro patrimonio immobiliare. Non attendere che la spinta venga sempre dagli altri, come la riforma del castato spinta dall' Ue che non sarà certamente una carezza alle abitazioni, se si vuole percepire la portata dell' iniziativa di Bruxelles finalizzata al recupero ed alla tutela dell' ambiente ed alla necessità di tagliare l' emissione di CO2 nei prossimi anni, partendo subito dalla vargogna delle centraline per il riscaldamento domestico applicato ad altezza d' uomo sui muri esterni degli immobili.

 

 

 

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Antropologia della digitalizzazione

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Benedikt Paul Göcke Ruhr-Universität Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: 0000-0003-0193-1686

Johannes Grössl Julius-Maximilians-Universität Würzburg Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: 0000-0002-6586-4550

Anthropologie der Digitalisierung

Die Herausforderungen digitaler Technologien für Philosophie, Theologie und Kirche DOI: 10.35070/ztp.v143i3.3843 Was den Menschen in seinem Wesen ausmacht, wird von Kulturen immer im Kontext ihrer jeweiligen Wertvorstellungen, ihres naturwissenschaftlichen Wissensstandes und ihrer technischen Möglichkeiten definiert. Deswegen hängt das Selbstverständnis des Menschen von seiner Lebenswelt ab, das heißt der Wirklichkeit, wie sie in der Weltanschauung des Subjekts konzeptualisiert ist.1 Sigmund Freund prägte die These, dass der Mensch durch wissenschaftliche Entdeckungen großen „Kränkungen“ unterworfen sein kann. Positiv deuten lässt sich eine solche Kränkung aber auch als Herausforderung, die uns dazu nötigt, unsere Vorstellung davon, was Menschsein ausmacht, zu überdenken und bestimmte Aspekte zu revidieren oder weiterzuentwickeln. So wie die philosophische Anthropologie – um die Beispiele Freuds aufzugreifen – sich den Herausforderungen der kopernikanischen Wende, der Evolutionstheorie und der Psychoanalyse gestellt hat, muss sie sich heutigen großen Entwicklungen stellen, wozu mit Sicherheit auch die zunehmende Digitalisierung der Gesellschaft, die Nutzung künstlicher Intelligenz und die zunehmende Verknüpfung von Biologie und Technologie gehörtBenedikt Paul Göcke Ruhr-Universität Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: 0000-0003-0193-1686 Johannes Grössl Julius-Maximilians-Universität Würzburg Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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So wie die philosophische Anthropologie – um die Beispiele Freuds aufzugreifen – sich den Herausforderungen der kopernikanischen Wende, der Evolutionstheorie und der Psychoanalyse gestellt hat, muss sie sich heutigen großen Entwicklungen stellen, wozu mit Sicherheit auch die zunehmende Digitalisierung der Gesellschaft, die Nutzung künstlicher Intelligenz und die zunehmende Verknüpfung von Biologie und Technologie gehörtBenedikt Paul Göcke Ruhr-Universität Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: 0000-0003-0193-1686 Johannes Grössl Julius-Maximilians-Universität Würzburg Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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So wie die philosophische Anthropologie – um die Beispiele Freuds aufzugreifen – sich den Herausforderungen der kopernikanischen Wende, der Evolutionstheorie und der Psychoanalyse gestellt hat, muss sie sich heutigen großen Entwicklungen stellen, wozu mit Sicherheit auch die zunehmende Digitalisierung der Gesellschaft, die Nutzung künstlicher Intelligenz und die zunehmende Verknüpfung von Biologie und Technologie gehörtBenedikt Paul Göcke Ruhr-Universität Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: 0000-0003-0193-1686 Johannes Grössl Julius-Maximilians-Universität Würzburg Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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So wie die philosophische Anthropologie – um die Beispiele Freuds aufzugreifen – sich den Herausforderungen der kopernikanischen Wende, der Evolutionstheorie und der Psychoanalyse gestellt hat, muss sie sich heutigen großen Entwicklungen stellen, wozu mit Sicherheit auch die zunehmende Digitalisierung der Gesellschaft, die Nutzung künstlicher Intelligenz und die zunehmende Verknüpfung von Biologie und Technologie gehörtBenedikt Paul Göcke Ruhr-Universität Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: 0000-0003-0193-1686 Johannes Grössl Julius-Maximilians-Universität Würzburg Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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So wie die philosophische Anthropologie – um die Beispiele Freuds aufzugreifen – sich den Herausforderungen der kopernikanischen Wende, der Evolutionstheorie und der Psychoanalyse gestellt hat, muss sie sich heutigen großen Entwicklungen stellen, wozu mit Sicherheit auch die zunehmende Digitalisierung der Gesellschaft, die Nutzung künstlicher Intelligenz und die zunehmende Verknüpfung von Biologie und Technologie gehörtBenedikt Paul Göcke Ruhr-Universität Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: 0000-0003-0193-1686 Johannes Grössl Julius-Maximilians-Universität Würzburg Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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So wie die philosophische Anthropologie – um die Beispiele Freuds aufzugreifen – sich den Herausforderungen der kopernikanischen Wende, der Evolutionstheorie und der Psychoanalyse gestellt hat, muss sie sich heutigen großen Entwicklungen stellen, wozu mit Sicherheit auch die zunehmende Digitalisierung der Gesellschaft, die Nutzung künstlicher Intelligenz und die zunehmende Verknüpfung von Biologie und Technologie gehörtBenedikt Paul Göcke Ruhr-Universität Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: 0000-0003-0193-1686 Johannes Grössl Julius-Maximilians-Universität Würzburg Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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So wie die philosophische Anthropologie – um die Beispiele Freuds aufzugreifen – sich den Herausforderungen der kopernikanischen Wende, der Evolutionstheorie und der Psychoanalyse gestellt hat, muss sie sich heutigen großen Entwicklungen stellen, wozu mit Sicherheit auch die zunehmende Digitalisierung der Gesellschaft, die Nutzung künstlicher Intelligenz und die zunehmende Verknüpfung von Biologie und Technologie gehörtBenedikt Paul Göcke Ruhr-Universität Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: 0000-0003-0193-1686 Johannes Grössl Julius-Maximilians-Universität Würzburg Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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So wie die philosophische Anthropologie – um die Beispiele Freuds aufzugreifen – sich den Herausforderungen der kopernikanischen Wende, der Evolutionstheorie und der Psychoanalyse gestellt hat, muss sie sich heutigen großen Entwicklungen stellen, wozu mit Sicherheit auch die zunehmende Digitalisierung der Gesellschaft, die Nutzung künstlicher Intelligenz und die zunehmende Verknüpfung von Biologie und Technologie gehört

(continua)

I T A L I A N O

Benedikt Paul Göcke Università della Ruhr Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ID ORCID: 0000-0003-0193-1686 

Johannes Grössl Julius Maximilians Università di Würzburg Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: 00000002-6586-4550 

Antropologia della digitalizzazione

Le sfide delle tecnologie digitali per la filosofia, la teologia e la chiesa DOI: 10.35070 / ztp.v143i3.3843 Ciò che definisce un essere umano è sempre definito dalle culture nel contesto dei loro rispettivi valori, delle loro conoscenze scientifiche e delle loro possibilità tecniche. Ecco perché l'immagine di sé delle persone dipende dal mondo in cui vivono, cioè dalla realtà come è concettualizzata nella visione del mondo del soggetto.1 Sigmund Freud ha coniato la tesi che le persone possono essere soggette a grandi "ferite" attraverso le scoperte scientifiche. Tale offesa può essere interpretata positivamente anche come una sfida che ci costringe a ripensare alla nostra idea di cosa significhi essere umani e a rivedere o sviluppare determinati aspetti. Così come l'antropologia filosofica - per riprendere gli esempi di Freud - ha affrontato le sfide della rivoluzione copernicana, della teoria evoluzionistica e della psicoanalisi, deve affrontare i principali sviluppi odierni, tra cui la crescente digitalizzazione della società, l'uso dell'intelligenza artificiale e il crescente legame tra biologia e tecnologia appartiene a Benedikt Paul Gätze Ruhr-Universität Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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