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Italia tra conservatorismo e Socialismo

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Un conservatorismo per il XXI secolo? Spazio politico e sfide obbligate

Radicalizzazione, sovranità nazionale, mercato. Cosa una politica conservatrice si trova oggi ad affrontare

  • By Luiss School of GovernmentL'attualità politica, economica e giuridica vista dai docenti e ricercatori della Luiss SoG

    Giovanni Orsina

    Docente di storia contemporanea presso la Luiss e direttore della Luiss School of Government



 

 

L’attualità politica europea, in Paesi chiave del continente come Italia, Francia e Germania, offre più di uno spunto per una riflessione aggiornata sulla traiettoria dei movimenti anti-establishment. In questo Policy Brief muoveremo dall’ipotesi, in parte già argomentata altrove, che potrebbe essere in corso – il condizionale è d’obbligo – un processo di rientro della protesta cosiddetta “populista” contro la globalizzazione, che ha segnato l’ultimo decennio, nei ranghi di un’ideologia più strutturata e tradizionale quale quella conservatrice. Questo fenomeno starebbe portando anche a un ripensamento della sinistra, e quindi alla ricomposizione in forme parzialmente rinnovate dello schema politico “classico”.

In Francia la campagna elettorale si è giocata finora, nella sconcertante assenza della sinistra, fra sfumature diverse di destra o centro-destra, dall’euro-tecnocratica alla populista, passando per la nazionalista: Macron, Pécresse, Le Pen, Zemmour. A dimostrazione del fatto che i nostri tempi sono in effetti segnati da una robusta domanda di conservazione. In Germania la crisi dell’Unione Cristiano-Democratica (CDU) dipende anche dalla difficoltà, per un partito che è stato egemone e al potere per tanti anni, di rispondere a quella domanda e ai suoi profili inediti. Al contempo, però, quella crisi ha aperto lo spazio per la ricomposizione di un’alternativa di centro-sinistra – ossia, da un punto di vista sistemico, ha spinto in direzione bipolare.

In Italia, infine, i sovranisti, per quanto differenziati al loro interno, rimangono a tutt’oggi capaci insieme di rappresentare una parte assai significativa dell’elettorato, attualmente circa il 40% dei consensi tra Lega e Fratelli d’Italia. Proprio uno dei protagonisti di questo blocco, Fratelli d’Italia, di recente ha occupato per quasi una settimana il centro del dibattito politico nazionale con il suo tradizionale evento “Atreju”, significativamente intitolato quest’anno “Il Natale dei conservatori”. Al di là di vari aspetti contingenti, dalla competizione con la Lega per la supremazia nel centrodestra all’approssimarsi dell’elezione del prossimo presidente della Repubblica, non è da escludere che tanto interesse nasca dal sospetto che le posizioni conservatrici che Giorgia Meloni vorrebbe rappresentare in Italia stiano in effetti disegnando una possibile via d’uscita dal “decennio populista” e un possibile fattore di ricomposizione della dialettica politica fra destra e sinistra. L’inserimento ufficiale e ostentato del termine “conservatore” nel vocabolario politico di Fratelli d’Italia può essere letto come spia di una simile tensione.

 

Se questo è il contesto in cui ci troviamo, di seguito proverò ad approfondire due punti. Primo, non c’è dubbio – almeno in linea teorica – che oggi si aprano spazi politici potenzialmente ampi per una proposta conservatrice. Secondo, un progetto conservatore, specie in Italia, dovrebbe affrontare non poche sfide per riuscire ad affermarsi.

Di che cosa parliamo quando parliamo di conservatorismo

È possibile sostenere che il conservatorismo abbia una robusta componente opportunistica e reattiva: è un pensiero del limite, del contrappeso, del riequilibrio, si fonda sullo scetticismo, sulla prudenza, sulla consapevolezza che la condizione umana ha dei confini stretti e impossibili da superare. Il suo obiettivo non è negare o eliminare il mutamento, ma temperarlo quando si fa troppo rapido o troppo radicale e mette in pericolo i sempre delicatissimi equilibri storici. Il conservatore è tendenzialmente pessimista: del cambiamento vede più facilmente i rischi delle opportunità; non lo avversa a priori, ma lo maneggia con estrema cautela.

C’è oggi la necessità storica di frenare e riequilibrare? Esiste lo spazio politico per raccogliere consenso su un programma di questo tipo? A mio avviso la necessità storica, e di conseguenza lo spazio politico, non mancano. Per almeno tre ragioni:

1. Nella stagione della tarda modernità (ossia, grosso modo, nell’ultimo mezzo secolo) abbiamo assistito a un’accelerazione oggettiva, e notevolissima, del ritmo del cambiamento storico. Che da ultimo non accenna a rallentare – anzi. Quest’accelerazione ha generato opportunità straordinarie e accresciuto notevolmente la nostra capacità di manipolare il nostro mondo. Tuttavia tale capacità, a motivo dei limiti invalicabili della condizione umana, non può che restare insoddisfacente. E le persone, allora, sono anche spaventate e sconcertate dal cambiamento: non vogliono rinunciare ai suoi frutti positivi, ma sono molto preoccupate dal senso di perdita di controllo che la trasformazione storica porta con sé.

2. A partire dai tardi anni Ottanta, e con un picco nel corso dei Novanta, si è affermata una cultura robustamente ottimistica (che potremmo definire “neopanglossiana”) per la quale il cambiamento è sempre buono, va sempre abbracciato, e anzi affrettato più che si può. Seguendo una simile cultura, la politica non si è data a riequilibrare il mutamento economico, sociale, tecnologico, ma, al contrario, a spingerlo ulteriormente in avanti. Questa cultura è entrata in crisi nel corso del primo decennio del ventunesimo secolo, aprendo lo spazio per uno Zeitgeist assai diverso.

3. Anche come conseguenza del neopanglossismo appena descritto, si è verificato un processo di radicalizzazione della cultura progressista che – pure in questo caso, con un’accelerazione notevole in questi ultimi anni – ne sta conducendo le propaggini estreme su sentieri molto distanti dal senso comune.

Questi tre processi hanno aperto spazi importanti a una reazione conservatrice. Più in positivo, l’integrazione del Pianeta sta riportando in superficie, in segmenti consistenti delle opinioni pubbliche occidentali, quello che in altra epoca Simone Weil ebbe a definire «il bisogno più importante e più misconosciuto dell’anima umana»: il radicamento. «Mediante la sua partecipazione reale, attiva e naturale all’esistenza di una collettività che conservi vivi certi tesori del passato e certi presentimenti del futuro», continua Weil, «l’essere umano ha una radice. Partecipazione naturale, cioè imposta automaticamente dal luogo, dalla nascita, dalla professione, dall’ambiente. Ad ogni essere umano occorrono radici multiple. Ha bisogno di ricevere quasi tutta la sua vita morale, intellettuale, spirituale tramite gli ambienti cui appartiene naturalmente».

Radicalizzazione, nazione e mercato: le sfide di un conservatorismo contemporaneo

Ciò detto, ci sono almeno tre sfide fondamentali che una politica conservatrice si trova oggi ad affrontare.

1. Reagendo alla radicalizzazione del progressismo, il conservatorismo rischia di radicalizzarsi a sua volta. Tanto più in un clima enfatico, isterico e polarizzato come quello attuale. Sarebbe un triplice errore. Innanzitutto, perché la misura e l’equilibrio, un’interpretazione non violenta del pessimismo scettico, appartengono alla tradizione conservatrice. Poi perché conservare oggi, in Italia, in Europa, negli Stati Uniti, significa conservare i valori dell’Occidente. Proteggerli anche dai loro stessi eccessi, certo – ma rispettandoli e salvaguardandoli. Nel ventunesimo secolo, insomma, il conservatorismo occidentale o è liberale, o non è. Ma la degenerazione del progressismo è una conseguenza alquanto logica, seppure distorta, della nostra modernità, e non è facile sbarazzarsi dell’acqua sporca salvando il bambino. Se il progressismo tende a degenerare in forme para-totalitarie, il conservatorismo rischia invece di degenerare in forme para-autoritarie: nell’un caso e nell’altro, non solo i valori occidentali sono in pericolo, ma le contraddizioni interne delle ideologie si fanno ingestibili. Infine, il conservatorismo sbaglierebbe a radicalizzarsi perché ha perduto da lunga pezza il controllo delle “casematte” culturali di gramsciana memoria. Da quelle casematte il conservatorismo non sarà mai accettato come pienamente legittimo, s’intende, ma non è la stessa cosa, agli occhi dell’opinione pubblica, se la delegittimazione ha dei fondamenti oppure se è palesemente strumentale.

2. La seconda sfida ha a che vedere con la sovranità nazionale. Come la proverbiale rana, la sovranità nazionale è stata bollita nella pentola della globalizzazione per più di quarant’anni, per lo meno a partire dalla fine degli anni Settanta. L’acqua ormai è rovente, e a questo punto l’estrazione dalla pentola del povero batrace, che è mezzo cotto, pone dei problemi immensi. Un conservatorismo che abbia a cuore il radicamento (e la democrazia) non può fare a meno di valorizzare la dimensione nazionale. Deve però avere la consapevolezza che qualsiasi mossa de-globalizzante potrebbe avere effetti negativi considerevoli; che le nazioni sono ormai assai fragili e non facili da rivitalizzare; e che, nell’attuale situazione mondiale, ri-nazionalizzare potrebbe significare indebolire i valori occidentali.

Questo ragionamento vale ovviamente anche per l’Europa. L’Unione Europea è, da tempo ormai, in mezzo a un guado: troppo nazionale per quant’è comunitaria, troppo comunitaria per quant’è nazionale. La soluzione federalista, sebbene politicamente assai debole e tutt’altro che semplice, ha il pregio della chiarezza. I conservatori che soluzione propongono? Tornare indietro non è possibile: la sponda nazionale dalla quale siamo partiti nel 1951 ormai non c’è più. La soluzione confederale à la De Gaulle è anch’essa chiara e lineare in termini teorici, ma in pratica retrocedere rispetto ai molti passi che sono stati fatti negli ultimi decenni in direzione comunitaria sarebbe a questo punto assai difficile. Soprattutto se teniamo presenti le conseguenze della moneta unica.

La questione interroga con particolare forza i conservatori italiani: l’Italia è paese fondatore della Comunità europea, l’europeismo è una componente assai cospicua della sua tradizione di politica estera, e il Paese è costretto ma anche protetto dall’euro. La domanda cruciale in questo caso è: una più profonda integrazione europea non sarebbe – non in astratto, ma date le concrete condizioni storiche – nell’interesse nazionale italiano? Un conservatorismo italiano responsabile e di governo dovrebbe saper dare una risposta a questa domanda. 

  1. La terza e ultima sfida riguarda l’economia. Una prudente valorizzazione del mercato e dell’iniziativa economica individuale, scevra da fondamentalismi, non può che essere un elemento fondante del conservatorismo contemporaneo. Soprattutto dopo la mutazione che lo ha interessato negli anni Ottanta del secolo scorso. Proprio quella mutazione però, proprio le contraddizioni che nel medio periodo ha mostrato il thatcherismo, evidenziano il punto: il mercato è un potentissimo dissolutore di radicamento. Forse il più potente che ci sia. Far convivere il radicamento con il mercato è la terza grande sfida alla quale il conservatorismo del XXI secolo è chiamato a risponde

 

C O M M E N T O

 

Sintesi: Socialismo democratico che sempre Socialismo è.

Per l' Italia: Partito Socialista Repubblicano.

 

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La candidatura c' è la regia forse no

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POLITICA
HuffPost 22/12/2021 13:55 CET | Aggiornato 11 minuti fa

by Alessandro De Angelis


Draghi di fatto si propone per il Colle rassicurando sulla continuità della legislatura. Ma la contraddizione è che chiede ai partiti un progetto politico che non hanno

Nell’avverbio “indipendentemente” c’è la chiave. La chiave della sostanziale candidatura di Mario Draghi al Quirinale, che nulla fa per nascondere la sua volontà, anzi si spinge fin dove è possibile per non violare i confini dell’irritualità, nell’abito di una conferenza stampa dove era il principale argomento, che il premier non ha affatto evitato, anzi. Anche il clima, l’atteggiamento, il finto sottrarsi, aggiungendo ad ogni risposta un dettaglio argomentativo racconta della costruzione di una eventualità. Ma l’avverbio è anche la chiave delle contraddizioni, tutte politiche, e dei rischi che reca con sé: “Il governo – dice – va avanti indipendentemente da chi ci sarà. È il Parlamento che decide la vita dei governi”.


Indipendentemente” c’è l’auspicio della continuità della legislatura, che rappresenta il presupposto dell’operazione. Il premier sa che deve evitare il cortocircuito tra la sua candidatura e le elezioni anticipate per due ordini di ragioni: oggettive, perché è complicato immaginare elezioni mentre si discute di mascherine all’aperto e di tamponi per i vaccinati; soggettive, perché, come noto, è complicato chiedere a questo Parlamento di optare per la propria eutanasia. La candidatura è dunque squadernata. Ed esce dal campo delle suggestioni e delle elucubrazioni per diventare ipotesi politica, la principale sul campo, in assenza, almeno per ora, di alternative condivise. Non solo non è esclusa – in fondo, tutte le ragioni che hanno portato alla formazione del suo governo sono immutate, a partire dalla nuova fase della pandemia segnata dalla variante Omicron, sarebbe stato facile per Draghi sottrarsi – ma è anche accompagnata anche da argomentazioni politiche.


La più forte, implicita in ogni risposta, è la consapevolezza che, a immutata indisponibilità di Mattarella, altre figure in grado di coagulare un ampio consenso non ci sono. E quindi se è vero che la sua ascesa al Quirinale rappresenta un’incognita sul governo, è vero anche che una maggioranza sul Colle diversa da quella del governo comunque non sarebbe priva di conseguenze: “È da temere – dice Draghi - se la maggioranza si spacca sul capo dello Stato. È immaginabile una maggioranza che si spacchi sul presidente della Repubblica e si ricompone sul governo?”. Però in quell’“indipendentemente” ci sono anche parecchie incognite e contraddizioni, perché, sostanzialmente, si chiede ai partiti un progetto che non hanno, così come non lo avevano quando Sergio Mattarella indicò il nome di Draghi per un governo di emergenza, senza che passasse dalle consultazioni. Draghi è stato l’effetto, non la causa, del collasso del sistema politico. È pensabile che quello stesso sistema politico collassato possa essere l’artefice di un patto per eleggere Draghi al Colle e contestualmente dare continuità alla legislatura senza che il quadro vada fuori controllo?


A domanda sull’esistenza di un altro nome capace di tenere assieme il diavolo e l’acqua santa, ritenuta una prerogativa eccezionale dell’attuale premier, Draghi ha sbrigativamente risposto “chiedete a loro”, cioè ai partiti. Certo, di più no poteva dire. E magari non era la sede per aggiungere altro. Ma è chiaro che conferenza stampa di oggi segna un salto di qualità, sotto due punti di vista. Il primo è l’effetto che avrebbe sul governo e sul sistema un eventuale rifiuto della candidatura avanzata oggi dal premier: potrebbe rimanere a governare con delle forze politiche che non lo hanno voluto al Quirinale senza che questo abbia delle conseguenze in termini di forza e legittimazione?



La seconda riguarda l’esigenza e l’assenza di una regia politica in grado di gestire l’operazione costruendo un patto con i partiti che porti Draghi al Colle e dia vita a un altro governo. Figura che finora non c’è stata nella misura in cui il governo Draghi è nato non per volontà dei partiti, ma grazie alla regia politico- istituzionale di Mattarella, cui giustamente il premier ha riconosciuto il ruolo non solo di “notaio” ma di “garante” della Costituzione e del paese. E se in queste parole con cui l’uscente è stato indicato come un esempio si può leggere anche l’idea che Draghi ha del suo potenziale ruolo al Quirinale, appunto di “garante” chiunque vada al governo, il problema è la gestione politica del passaggio, perché la politica è in una fase segnata dalla priorità del Quirinale ma il paese è ancora nella fase segnata dalla priorità della pandemia. E in quell’avverbio c’è il rischio più grande se qualcosa dovesse andare storto, di una rottura tra il livello istituzionale e il sentimento del paese, proprio nel momento, come ha ricordato Draghi in cui, lo sforzo collettivo e non solo del governo, ha prodotto dei risultati non banali e non può permettersi avventure.


C O M M E N T O

O dobbiamo essere proprio brutali se scriviamo e dimostreremo, facendo ricorso alla ed fredezza dei numeri - certamente indispensabile nella vita -, e a lui ben nota, che il Quirinale non è di sua spettanza e il suo ruolo, ad oggi deficitario di Capo del Governo, è tutto da rivedere e da definire nel dettaglio, in quanto non saputo trasformare il palazzo "Gigi" della malapolitica in Palazzo Chigi della Politica? Così stanno le cose: o dentro o fuori.

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Categoria: Varie

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Casa e rigenerazione urbana

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POLITICA

21/12/2021 16:11 CET

Draghi: "L'Italia ora è più forte, influente e credibile"

Il premier ha parlato alla Conferenza degli ambasciatori: "Omicron ci obbligano però alla massima cautela nella gestione dei prossimi mesi"

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Gli ultimi anni sono stati molto difficili per il nostro Paese, come per il resto del mondo. Mi riferisco alla pandemia e alla crisi economica, che hanno colpito soprattutto i più deboli. Ma, in questi mesi, l’Italia ha dimostrato, ancora una volta, di saper reagire alle crisi più dure con coraggio, determinazione, unità”. Sono le parole del premier Mario Draghi alla Conferenza degli ambasciatori in corso alla Farnesina. 

Draghi ha sottolineato come, grazie alla politica estera, l’Italia sia “più forte, più influente, più credibile”. “Il nostro - ha rimarcato Draghi - é stato un multilateralismo efficace, che parte dalla consapevolezza che i fenomeni globali richiedono risposte collettive”. 

 

Il premier ha sottolineato la ripresa economica e il grande sforzo effettuato nella gestione della pandemia. “Medici, infermieri, volontari hanno somministrato oltre 106 milioni di dosi di vaccino, uno sforzo senza precedenti nella storia recente.
L’economia è in ripresa, grazie all’impegno di lavoratori e imprenditori” ha detto Drgahi.

 

Una difesa europea  

Nel suo discorso il premier ha ribadito ancora una volta l’importanza di Sto arrivando!ivare presto a creare una difesa europea, che collabori con la Nato. “Serve accelerare verso una difesa europea, complementare alla Nato. La Bussola Strategica che ci apprestiamo ad adottare é un primo passo, a cui deve seguire un impegno ancora maggiore in termini di capacita’ militari e risorse finanziarie” ha detto Draghi. “Dobbiamo costruire una politica estera più chiara e più forte, dotata di meccanismi decisionali efficaci - a partire dal superamento del principio di unanimità. All’interno di queste alleanze, il rapporto con gli Stati Uniti è e rimarrà centrale”, ha aggiunto.

La gestione della pandemia

Il premier ha spiegato che ora ci si trova di fronte ad una nuova fase della pandemia. “L’altra priorità è la gestione della nuova fase della crisi sanitaria. La campagna di vaccinazione ci ha permesso di salvare vite e di riaprire l’economia, le scuole, i luoghi della nostra socialità. L’arrivo della stagione invernale e la diffusione della variante Omicron ci obbligano però alla massima cautela nella gestione dei prossimi mesi” ha detto Draghi. Il presidente del Consiglio ha ribadito l’importanza di continuare con la campagna di vaccinazione in tutto il mondo. “Durante la presidenza del G20, abbiamo incoraggiato la comunità globale a ‘vaccinare il mondo’, per aiutare i cittadini dei Paesi più vulnerabili e ridurre il rischio di nuove varianti. Il Global Health Summit dello scorso maggio a Roma ha visto i Paesi più ricchi e le case farmaceutiche impegnarsi a donare un numero considerevole di dosi” ha detto il premier. “Dobbiamo mantenere queste promesse e assicurarci che i vaccini arrivino chi ne ha bisogno. L’Italia sostiene l’ambizione di vaccinare il 70% della popolazione di tutti i Paesi entro metà 2022. Quest’obiettivo ora deve essere raggiunto”, ha aggiunto.

Il Pnrr piano di rilancio di tutto il Paese”

Parlando della situazione economica nel Paese, Draghi ha sottolineato l’importanza del Pnrr. “Il Pnrr non è il Piano di rilancio di questo Governo. È il Piano di rilancio di tutto il Paese. E spetta a tutti - politici, funzionari, imprenditori, parti sociali - contribuire alla sua realizzazione in modo rapido, efficiente, onesto” ha affermato Draghi. “Nei prossimi cinque anni, dobbiamo investire 191,5 miliardi di euro, a cui si aggiungono altri fondi per un totale di 235 miliardi di euro. Ci siamo impegnati - ha aggiunto - a ridurre i divari territoriali, generazionali, di genere. Ad accelerare la transizione digitale e quella ecologica. A migliorare la scuola e rafforzare la sanità. E a riformare in modo profondo l’economia, per rilanciare la produttività, semplificare la burocrazia, favorire l’innovazione”. 

Migranti, una questione da affrontare con l’Europa

In Libia, dobbiamo proseguire con il nostro impegno per la piena stabilizzazione del Paese, seguendo il percorso tracciato dalle Nazioni Unite. È un processo che deve rimanere a guida libica, che la comunità internazionale deve sostenere e accompagnare. Nonostante il rinvio del voto del 24 dicembre, è importante che ci siano quanto prima elezioni libere, credibili e inclusive che possano unire il Paese e portare a una pace duratura” ha detto il premier. Dragi ha osservato come la stabilizzazione della Libia sia fondamentale anche per il controllo dei flussi migratori. “Nei mesi scorsi siamo riusciti a riportare questo tema al centro dell’agenda europea. Ora è essenziale che l’Unione europea adotti una gestione condivisa, umana e sicura, all’altezza dei nostri valori. Servono corridoi umanitari dai Paesi terzi verso l’Europa che impegnino anche altri Paesi europei, non solo l’Italia. E servono accordi di rimpatrio giusti ed efficaci. Anche in questo, l’Unione europea può svolgere un ruolo di guida” ha aggiunto il premier. Draghi ha spiegato anche che è stato organizzato un vertice straordinario sull’Afghanistan, “per coordinare una risposta comune sui temi degli aiuti umanitari, della lotta al terrorismo, della mobilità”. “Nonostante questo vertice la crisi diventa sempre più grave, come leggiamo oggi sui giornali” ha detto però il premier. Draghi ha affrontato anche la questione al confine tra Bielorussia e Polonia. “Siamo altrettanto determinati a ridurre le contrapposizioni sempre più evidenti ai confini orientali dell’Europa. Mi riferisco alle tensioni in Ucraina con la Russia, e la crisi al confine tra Polonia e Bielorussia. Dobbiamo essere fermi nel condannare qualsiasi provocazione. L’utilizzo dei migranti come strumento di pressione geopolitica é inaccettabile. Allo stesso tempo, dobbiamo proseguire con il dialogo, a livello bilaterale e sul piano multilaterale”, ha spiegato.

Sul clima, “bisogna coinvolgere i giovani”

È essenziale continuare a impegnarci perché tutti i Paesi partecipino al processo di decarbonizzazione. Questo può procedere con velocità diverse, a seconda del livello di sviluppo economico dei singoli Stati, ma deve partire al più presto ovunque” ha detto il premier. “Dobbiamo ribadire l’impegno, preso al G20 di Roma, di contenere il riscaldamento globale entro un grado e mezzo e raggiungere la neutralità climatica intorno alla metà del secolo. Il settore privato può contribuire in maniera decisiva a questo obiettivo, come é emerso alla COP26 di Glasgow. E dobbiamo coinvolgere i giovani, i veri protagonisti di questo cambiamento. La conferenza “Youth4Climate” di Milano è stata un modello di partecipazione ai processi negoziali e vogliamo si ripeta anche in futuro”, ha continuato Draghi. 

Obiettivo parità di genere

Il raggiungimento di una effettiva parità di genere è un obiettivo che dobbiamo perseguire ovunque - nel settore pubblico e privato” ha dichiarato Draghi. 

Draghi: “fare luce sul caso Attanasio”

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha ricordato oggi alla XIV conferenza degli ambasciatori e delle ambasciatrici “Luca Attanasio, ucciso brutalmente nella Repubblica Democratica del Congo con il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Mila’mbo”. Il premier ha poi aggiunto: “Sono morti per aver fatto il loro lavoro, in un contesto difficile, come quello in cui operano molti di voi. Ai loro cari va la mia piu’ sentita vicinanza. Auspico che venga fatta finalmente luce sul loro assassinio, e che si accertino prontamente tutte le responsabilita’”, ha detto Draghi.

C O M M E N T O

 

La smetta con le sue cretinate: l' Italia in ginocchio e il PNRR è fià un bluff.

Dopo essere state tabù per la malapolitica, le più urgenti considerazioni sfuggono, ora, all' astuzia del banchiere per essere consegnate all' improvvisazione.

 

Per il mio paesino natio, 90013 Castelbuono, ferito dal recente grave fatto di cronaca, sottoporre all' ettenzione dei miei compaesani il ruolo unico dell' Urbatettura per salvare i borghi e, in particolare, quelli del Sud abbandonato.

 

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Una domanda contrale: quale contributo può offrire l'architettura come componente per possibili strategie d'azione per una città in contrazione in considerazione del processo d' implosione in atto a seguito della sconsiderata espansione urbana avviata negli Sessanta, alla luce delle grandi trasformazioni sociali in corso ed alle conseguenze pandemia da COVID ?

È diventato chiaro che i progetti architettonici nel trattare con edifici abbandonati devono essere incorporati in una strategia globale per avere un effetto "oltre se stessi". Ritengo che quanto mai urge attivare una paziente ricerca sul campo nel contesto di un'analisi oggettiva e soggettiva per esplorare la forma e il contenuto della città.

Il punto di partenza altro non può essere che l' analisi e la rappresentazione dellecaratteristiche ricorrenti dei luoghi in cosiddetti "spazi d' identità" e sviluppare dai frammenti trovati un principio guida che può funzionare sistematicamente come una strategia d'azione futura. Chiamerei questo modus operandi, inteso come legante di analisi e ricerca, "L u o g h i", trattandosi di individuare analogie che raggruppino questi "spazi d' identità" e le risultanze dell'analisi oggettiva per passare alla scelta di due edifici culturalmente significativi e abbandonati nel centro (storico) della città, ciascuno per proporre un nuovo uso in grado di fornire un impulso di rafforzamento.

Come mediatore tra paesaggio e città, il Cine-Teatro „Le Fontanelle“ ripensato potrebbe rafforzare il centro storico e i quartieri che vi ruotano intorno. La finalità di un secondo intervento a nel Palazzo Marzullo dovrebbe essere quello di rendere nuovamente visibile il valore storico del palazzo e, attraverso una proposta di trasformazione un elemento del centro città coinvolgere l' intorno in uno spazio pubblico interattivo. Due progetti, insomma, capaci di interiorizzare il principio guida die „luoghi“ nel loro programma spaziale rendendo il contenuto e la forma della città visibili e tangibili in un unico luogo.

Concentramioci per il momento su questa ipotesi, rimandandola non alle calende greche, se si vuole affrontare il problema della rigenerazione urbana e in primis della casa, quando sarà vietato venderla o affittarla e così incominciare a dare risposte alla questione in sospeso tra l' Europa e il nostro patrimonio immobiliare. Non attendere che la spinta venga sempre dagli altri, come la riforma del castato spinta dall' Ue che non sarà certamente una carezza alle abitazioni, se si vuole percepire la portata dell' iniziativa di Bruxelles finalizzata al recupero ed alla tutela dell' ambiente ed alla necessità di tagliare l' emissione di CO2 nei prossimi anni, partendo subito dalla vargogna delle centraline per il riscaldamento domestico applicato ad altezza d' uomo sui muri esterni degli immobili.

 

 

 

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FINIS ITALIAE?

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ECONOMIA

18/12/2021 20:15 CET | Aggiornato 18/12/2021 20:38 CET

Lo strike di Draghi sul Recovery (ma ora i soldi vanno spesi)

Centrati gli obiettivi, la richiesta di pagamento all'Ue della prima rata da 24,1 miliardi per fine anno. Missione finita per il premier?



La formalizzazione del risultato sarà messa nero su bianco nella relazione che Mario Draghi presenterà all’inizio della settimana prossima nel corso di una riunione della cabina di regia a palazzo Chigi. Il risultato: il Governo ha centrato i 51 obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza entro la fine dell’anno. Mancano ancora alcuni decreti ministeriali e vanno ultimate alcune procedure, ma anche questi ultimi passaggi saranno completati prima della scadenza ufficiale. Al momento è il 28 dicembre la data cerchiata in rosso per inviare i documenti e la richiesta di pagamento della prima rata da 24,1 miliardi alla Commissione europea (i 24,9 miliardi ricevuti il 13 agosto erano un prefinanziamento). Al massimo, spiegano fonti di governo di primo livello, il tutto slitterà di un paio di giorni.

Fact-checking dello sprint finale nei ministeri

 

La ricognizione fatta da Huffpost tra i ministeri coinvolti dice che il Tesoro completerà entro Natale la relazione “per orientare le azioni del Governo volte a ridurre l’evasione fiscale”. E sempre prima del 25 dicembre si chiuderà l’iter del decreto del presidente della Repubblica, su proposta sempre del ministero dell’Economia, relativo allo Sportello unico doganale e dei controlli: approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 10 novembre, il provvedimento ha ricevuto il via libera della Conferenza Stato-Regioni il 2 dicembre e ora è alla firma del capo dello Stato. Al ministero dell’Università è in via di pubblicazione il decreto ministeriale per la riforma dei dottorati, mentre altri decreti ministeriali, quelli per la riforma delle borse di studio, sono all’attenzione della Corte dei Conti. 

Alla Funzione pubblica arriveranno nei prossimi giorni gli elenchi dei mille professionisti e esperti che supporteranno gli enti locali nella gestione delle procedure complesse. Spetta alle Regioni inviare gli elenchi alla Funzione pubblica e sarà poi il Dipartimento guidato da Renato Brunetta a girarli al Tesoro. Il procedimento si chiuderà comunque entro il 31 dicembre, ma non è escluso un anticipo di qualche giorno. Un altro traguardo vicino è la legge quadro sulle disabilità: manca solo il via libera del Senato, che arriverà la settimana prossima (il provvedimento sarà in aula il 20 dicembre). Il pacchetto corposo del ministero della Transizione ecologica è in via di chiusura. L’ultimo atto riguarderà la proroga del superbonus, ancora oggetto di una mediazione tra i partiti di maggioranza e il Tesoro, ma il disegno di legge di bilancio, che contiene la misura, sarà comunque convertito dalla Camera entro il 31 dicembre.

Dal ministero del Turismo fanno sapere che sono stati completate le ultime procedure sul Fondo nazionale per il turismo e sull’hub del turismo digitale. Resta fuori la riforma delle guide turistiche, ma questo perché il Governo ha scelto di dare spazio alle due proposte di legge, poi unificate, che sono state presentate in Senato. Due giorni fa, il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha annunciato che il suo dicastero ha ultimato gli impegni previsti. Il decreto sul piano Gol (Garanzia occupabilità dei lavoratori) ha ricevuto intanto il via libera della Corte dei Conti e sta per essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, mentre il decreto interministeriale per il Piano nuove competenze è stato firmato anche dal titolare del Tesoro Daniele Franco. 

L’Italia guarda al secondo assegno

Sarà la Commissione europea a valutare i documenti che il ministero dell’Economia invierà tra Natale e Capodanno. Subito dopo partirà il bonifico per l’Italia: altri 24,1 miliardi che si aggiungono ai 24,9 miliardi incassati ad agosto, quando Bruxelles erogò un prefinanziamento pari al 13% dell’importo totale del piano da 191,5 miliardi (68,9 miliardi a fondo perduto e 122,6 miliardi in prestito). Poi scatterà un nuovo round di scadenze, da completare entro il 30 giugno del prossimo anno per incassare la seconda rata, sempre da 24,1 miliardi. 

Blindato l’avvio dell’operazione Pnrr. Ma ora i soldi vanno spesi

Draghi è arrivato a palazzo Chigi con due missioni: mettere in sicurezza il Paese per via dell’emergenza Covid e fare il Recovery per risollevare l’economia. Fare nel senso letterale del termine perché il via libera del Pnrr del Parlamento e l’invio a Bruxelles è arrivato il 30 aprile al termine di un lavoro che ha modificato (in alcune parti in maniera sostanziale) l’impianto messo a punto dal governo Conte 2. 

Il raggiungimento dei 51 obiettivi previsti entro il 31 dicembre blinda l’avvio dell’operazione Recovery, ma ora i soldi vanno spesi. La partita del Quirinale, che vede coinvolto anche il premier, deve tenere conto anche di questo elemento: la missione Recovery per Draghi può dirsi conclusa? L’indirizzo alla programmazione e alla spesa va garantito a lungo perché le scadenze sono semestrali e andranno avanti ancora per cinque anni, con i progetti che vanno ultimati entro il 31 agosto 2026.

La missione Recovery per Draghi è finita?

Il punto è proprio qui. Fino ad ora il tutto è stato gestito da palazzo Chigi e dal Tesoro, con gli impegni portati a termine dai singoli ministeri. Insomma è stata la centralizzazione a garantire il successo del Pnrr. Ora però i soldi vanno spesi. Entrano in campo le Regioni e i Comuni, che sono i soggetti attuatori. È il passaggio più delicato: se fila liscio allora i soldi stanziati dai bandi si trasformano in asili nido, scuole cablate e in tutto quello che prevede il piano. Se fallisce, invece, si inceppa non solo la spesa, ma anche il meccanismo che sta a monte e cioè il rispetto degli impegni. Tutto tranne che una questione formale o di immagine pubblica negativa: non è più la questione dell’Italia che non riesce a spendere i fondi europei, ma l’impossibilità di accedere alla rata successiva. 

È evidente che, proprio perché inedito, questo passaggio va garantito, ancora prima costruito. Innanzitutto bisogna completare i bandi, cioè la fase che sta in mezzo tra i soldi in cassa al Tesoro e i progetti dei Comuni o delle imprese che costruiranno gli asili nido. Fino ad ora sono 27 gli avvisi pubblici e gli accordi quadro che hanno iniziato a incanalare i soldi (altre risorse vanno a finanziare misure già regolate da leggi). Poi inizierà la fase dell’aggiudicazione, quindi i lavori. Si innesta qui il tema degli intoppi e dei ritardi. Nel Pnrr è previsto che l’attuazione spetta agli enti locali e ai ministeri, in base alle rispettive competenze, mentre il coordinamento e i rapporti con Bruxelles sono in capo al ministero dell’Economia. La control room che deve verificare i progressi del piano è a palazzo Chigi. Potrà attivare poteri sostitutivi in caso di inadempienze e lentezze. Basta il freno d’emergenza a garantire il buon cammino del Recovery? Anche intorno a questa domanda ruota la questione della necessità della permanenza o meno di Draghi a palazzo Chigi. 

C O M M E N T O

Così, tanto per sparare un colpo in aria. E allora se la missione Recovery per lui è finita (e secondo è finita proprio male prima d' incominciare), beh . . . che tolga il disturbo il più presto possibile e tenga presente per i 100 anni che gli restano per vivere a pagare la prima rata di un conto salato fatto di lacrime e sangue saranno coloro che saranno costretti a lavorare per tenere in piedi un' Italia fradicia, e la seconda rata, fatta di miseria e di vergogne, saranno le generazioni di giovani di oggi e domani che dovranno restituire ai creditori i miliardi del "Ricovery" trovandosi con un pugno di mosche in mano.

 

Prevedere 51 obiettivi nel giuco dell' oca è una cosa facile da dire a da fare. Il punto è come conseguirli e, se conseguiti, verivicarne la qualità. E questo non è compito dei microfoni di Draghi. Sognare la moneta che arriverà, se arriverà, a consuntivo di quanto è stato fatto (male), è umano. C' è poi la partita del Quirinale. Una partita considerata chiusa per quanto riguarda Silvio Berlusconi, come chiusa è l' altra che deve vedere consegnati onore e dignità dell' Italia nelle mani pulite della Nobildonna Marta Cartabia.

 

Draghi? O "appuzza",sino al 31 agosto 2026 + 2 anni a garanzia, se quello che ha fatto è stato fatto bene, pena il l' esproprio per ira di popolo dei beni mobili e immobili di famiglia. Veda lui, pertanto, e decida senza perdere tempo, poiché le alternative alla sua magie se mancano in Italia, per salvarla da una totale scomparsa possono essere richieste in Europa. Vivere, tanto per vivere, guardando alla penombra degli assegni provenienti (sic) da Bruxelles, compone soltanto un trinomio fatto di illusione, cinismo e perversione. Così come è da illusi presumere che la Commissione sia in grado di valutare i documenti che il MdE.le farà pervenire il 31 dicembre 2021, giorno della Befana, e "subito dopo", cioè il giorno di capodannno, il boni-fico di altri 24,1 miliardi partirà per l' Italia col primo volo diretto a Palermo o a Catania, e far sì che gli spiccioli rimasti, raggiungano Roma per l' Epifania e "si aggiungano ai 24,9 miliardi incassati in agosto, quando Bruxelles erogò un prefinanziamento pari al 13 % dell' importo totale del piano da 191, 5 miliardi (68,9 miliardi a fondo ("veramente") perduto e 122,6 miliardi in prestito", da restituire con lacrime e sangue.

 

Tutto questo, ritenendo che a Bruxelles siano tutti fessi al punto da non chiedere contezza, dettagliata e documentata di quanto è stato fatto " con gli impegni portati a termine dai singoli mi(ni)steri e grazie alla (de)centralizzazione del tutto a palazzo "Gigi" a al Teso(ri)no. A questo punto scoppia la boma all' idrogeno in quanto entrano in campo (di battaglia) Regioni e Comuni, tutti in default totale (tranne Regione e Comuni del Trentino-Altoadige/Sudtirolo) che, nientepocodimenoche, sono i soggetti dissipatori. Questo è il (sotto)passaggio più delicato o del doppio salto mortale senza rete: se fila liscio (che stile giornalistico è questo, Mario Draghi? Esiste qualcuno, in "questa" italia dai quotidiani ruffiani e spazzatura, capace di sottoporre a cernita i vomiti che scrivono scrivono piccioni e colombi, prima che arrivino nelle Cancellerie dei Paesi benefattori, nei quali buona parte del tutto vien fatto seriamente?).

 

E a questo punto del "passaggio delicato" che, per intercessione del Santo Padre, reduce e combattente dall' arrivederci con il PdR. "emerendo", Sergio Mattarella-Buccellato-Rimi, il colombo, alias Spirito Santo, trasformerà, come per incanto, "i soldi(ni) stanziati dai bandi in: asili nido, scuole cablate e in tutto quello che prevede il piano"- forte. Bandi che presuppongono l' esistenza di un ferreo Diritto contrattuale; Diritto Urbanistico (Legge urbanistica "nazionale" e Ordinamento "nazionale" sull' uso dei suoli e dei lotti edificabili); Diritto edilizio pubblico (Regolamenti edilizi "regionali“ e Statuti urbani); Diritto professionale, "brusca e striglia", per archh.(, ingg., e geomm. in Italia); Norme edilizie DIN e EN; Procedure di collaudo in corso d' opera e finali di tutte le categorie dei lavori da parte del progettista, direttore e contabile dei lavori (sia che si tratti di committenza pubblica che privata), come da prassi costante da noi, in Germania; Garanzie di lunga durata nel tempo per difetti "visibili e non visibili" dipendenti dal progettista, direttore e contabile dei lavori e dalle ditte esecutrici degli stessi; Serie procedure di approvazione del „Progetto architettonico“ da parte del Comune nel quale viene realizzata l' opera e della Regione di competenza e del „Progetto strutturale“. Si badi bene che questo ben costruito corsetto Made in Germany vale per tutte le opere, sia che si tratti di committenza pubblica che privata. Inoltre si fa presente che in Germania, come in tutti i Paesi civili del mondo, il „Progetto strutturale“ è sottoposto ad una miniziosa verifica preliminare da parte di ingg. verificatori all' uopo abilitati, come da „prescrizione“ sancita Regolamenti edilizi „regionali“ die Lender.

Stranamente non solo le due procedure sono venute meno nel caso della ricostruzione del Ponte-Viadotto di Genova, ma ad oggi, nononostante le mie reiterate segnalazioni e denunce sui media, né si è a conoscenza del costo finale dell' opera, in riferimento alla somma messa a disposizione dal Governo, né se sono stati stipulati contratti di consegna ed esecuzione d' opera con le ditte esecutrici dei lavori, debitamente sottoscritti da un rappresentante istituzionale per la committenza pubblica e da un rappresentante giuridico per le imprese esecutrici dei lavori. Nel caso in c.c.a. e in acciaio.. E le garanzie nel tempo rispettivamente a carico del progettista e dalle ditte esecutrici dei lavori, per non tacere del ruolo di „advisor senior“ dell' architetto e sentatore a vita, Renzo Piano, progettista dell' infrastruttura? Inciuci (!) „à l' italiana“, nonostante la presenza sulla scena dei tre grandi giuristi, Sergio Mattarella-Buccellato-Rimi, Giusppe Conte e quel tale Toninelli. Il tutto senza quel tam-tam di Guardia di Finanza e Procura della Repubblica di Genova a seguito del collasso di una tratta del Ponte.Viadotto „Riccardo Morandi“. Insomma: è in questi clima e contesto che dovrebbe essere gestita quell' operazione-miracolo del PNRR o sarebbe stato più saggio, teoricamente, mettere il tutto nelle mani e nei piedi di un ipotetico <Piano di Rinascita> à la Licio Gelli?

 

E, poi: cosa significa „completare i bandi“ - se l' uomo della strada non sa cosa s' intende per tali, tranne che non ' intenda „la fase che sta in mezzo tra i soldi in cassa del Tesoro e i progeti dei Comuni o delle imprese (redatti da asini raglianti e anitre zoppe, certamente non da architetti e ingegneri di un' era, quella fascista, con i Provveditorati regionali alle OO.PP. e gli Uffici provinciali del Genio Civile a costituire un fiore all' occhiello della Nazione„e si costruiranno gli asili nido“. E, poi, ancora: solltanto gli asili nido, dopo prima e dopo la riunificazione in Germania sono state realizzate un' infinità di OO.PP., soltanto sulla base di seri Concorsi nazionali e internazionali di progettazione che hanno premiato e dato lavori architetti di tutto il mondo, l' architetto Renzo Piano, compreso, il quale, soprattutto nelle vesti di senatore della Repubblica, irresponsabilmente e disonestamente mai ha sentito il dovere di attenzionare la malapolitica italiana in relazione alla meticolosa indicando altrettanto irresponsabili e disonesti, della malapolitica in ordine alla serietà di un „sistema“, quello della Germania, espressione di impegno e di una lunga tradizione culturale

 

Operazione che da misero Don Quijote, concittadino italiano in Germania e architetto: a. Forte dalla mia esperienza di studio; b. Corraborato da una esperienza professionale in posizioni direttive conseguita in prestigiosi Studi di Architettura della Germania, attastata e documentabile da lusinghiere certificazioni di lavoro; c. Orgoglioso della mia articolata attività di libero professionista, conduco da decenni coinvolgendo (invano) subdoli e meschini personaggi della vita politica italiana (dalla degenerata Letizia Moratti nel ruolo di sindaco di Milano, al „demerito“ PdR. Giorgio Napolitano, all' insignificante ex sindaco di Roma, Veltroni, ed ex ex assessessore ai LL.PP., Murassut, gentaglia tutta da me nutrita dalle più disparate e dettagliate informazioni sull' unicità della prassi di Pianificazione urbana e territoriale, dei Regolamenti e del rigorso apparato normativo edilizio della Germania, mentre in passato era stato proprio il Duce. Benito Mussolini, mosso dal suo unanimamente riconosciuto interesse per l' Urbatettura, a predisporre che giovani architetti (e maestranze dell' edilizia) potessero arricchire il loro sapere con una esperienza di studio nelle Scuole Tecniche e Politecnici della Germania.

 

E proprio così è stato che a tanti colleghi italiani e sdolcinati proff. di Facoltà di Ingegnerie e Architettura, ho inviato quanto di più irrinunciabile, ancora oggi, viene ritenuto in Germania per una costruzione „logica e razionale“ (L.B. Alberti): Copie in grande formato di Piani Particolareggiati (PP) elaborati dai ben organizzati Uffici per lo Sviluppo, la Pianificazione urbana e territoriali di grandi città che con le loro „Prescrizioni“ (allineamenti stradali, tipologie urbanistiche, tipologie edilizie, indici di superficie edifiicabile riferiti alla superficie dei lotti, indici di superfici di piano per iil numero dei piani fuoriterra consentiti, distanze tra gli edifici, forma dei tetti, etc.) e l' esclusione di ogni forma del disonesto <indice di cubatura>, gà escluso dalla L.U. „nazionale“ n.1050 del 10 agosto '42 in Italia, a liberazione avvenuto venne introdotto da politicanti, architetti, ingegneri e sedicenti urbanisti dell' Italia democrOtica e repubblicOna per appagare gli appetiti di palazzinari, mafie e sciacalli, cioè gli attori della più disonesta speculazione fondiaria ed edilzia, in tal misura e spudoratezza sconosciuta nei Paesi delle democrazie occidentali, per offrire al mondo città-necropoli, come Palermo, e distruggere in maniera irreparabile la <città europea>, nata dalla <polis> greca, passata, poi, alla <polis> della Magna Grecia per essere coniugata dall' <urbs> romana e, infine, sublimata dalla <civitas> medievale e consegnata alle raffinatezze della trattatistica e dell' utopia rinascimentali, offerta ai primi assalti di speculazione nella città del Settecento e dell' Ottocento.

 

La pausa di riflessione (ma anche di grande fermento) imposta dall' Italia degli anni Trenta fu di breve durata, ma di notevole portata, se si considera il contributo culturale, unanimamente riconosciuto ancora oggi, a livello internazionale, per i risultati conseguiti in Italia e nelle colonie d' oltremare e, in particolare nel Dodecanneso, dove per la prima volta venne positivamente sperimentato il connubio tra archeologia e urbanistica.

 

Nulla è rimasto di quella esperienza, se non il ricordo rivificato da studiosi e cultori di Urbanistica italiani e, soprattutto, delle Scuole Tecniche Superiori e dei Politecnici della Germania, in primis il Prof. Dr. Harald Bodenschatz, TU Berlin, Dipartimento „Planungs- und Architektursoziologie“; Dr. -Ing. Daniela Spiegel M.A., storica dell' Arte e Ricerca edilizia con Tesi di Dissertazione per il Dottorato „Le città nuove dell' Agro Pontino nel quadro dell' Architettura di Stato fascista“; Prof. Dr. Uwe Altrock, Pianificazione urbana e regionale, ex Direttore del Dipartimento „Strasformazione e Rinnovamento urbano“ dell' Università di Kassel; Dipl.-Ing. Lorenzo Kirchner, Architekt, dello Studio di Architettura „Bruno Fioretti Marquez Architekten“ con la Tesi di Diploma alla TU Berlin 2008 su „Era Mussolini, Neustadt Carbonia, Sardegna“; Prof. Dr. Ursula von Petz, Pianificatrice urbana, Istituto per la Pianificazione Spziale presso l' Università di Dortmund, redattrice ed editrice della Storia della Pianificazione urbana in Italia ed editrice dei „Quaderni tematici per la rivista „La città antica“ e „Città e Pianificazione in Italia“.

 

Ora siamo all' inizio del nulla per finire in una vergogna programmata dal destino, creatore di „questa“ italia difficile da cambiare o possibile cambiare se si hanno forza e capacità di applicare il sano principio andreottiiano del <fare del male per ottenere il bene>. E il bene è uno solo: salvare quel che resta della dignità e dell' onore dell' Italia e le generazioni di oggi e domani che dovranno restituire il prestito a finanziatori privati da un destino amarissimo di cui non porteranno colpa, se non quella di aver subito passivamente un taglione imposto dalle menti malate di smorfie umane raccolte tutte all' ombra di una irrefrenabile e insaziabile malapolitica.

 

Altro che „innanzitutto completare i bandi, cioè la fase che sta in mezzo tra i soldi in cassa al Tesoro e i progetti dei Comuni“. Quali Comuni, di grazia? Quelli dei Paesi Scandinavi, dei Paesi Bassi, della Germania, dell' Austria, del Belgio, del Lussemburgo e della Francia? O del Comune di 90013 Castelbuono, mio Paesino natio, dove ieri, 17 dicembre 2021, un sindaco senza arte e mestiere, parassita, analfabeta e moralmente corrotto, tanto quanto il marcio culturame comunistoide locale che per ben tre sindacature lo ha espresso e per la quarta intende farsi esprimere (accadrebbe soltanto in „questa“ italia senza regole e morale, putrida e marcia!), scimmiottando le mascherate in tema di intitolazioni di strade, piazze, scuole, saloni e salette di editfici pubblici, sollecitate dall' ancora PdR Sergio Mattarella-Buccellato-Rimi in memoria del fratello assassinato*, ha intitolato una Scuola Elementare alla figura di un immondo nella vita pubblica e privata,

sindaco comunista, l' aula consiliare ad un immondo politico Dc locale, esponente di primo della peggiore espressione della Democrasia cristiana siciliana, presidente della Regione, Senatore della Repubblica e membro della Loggia Massonica P2. Il tutto nella totale mancanza delle indispensabili delibere consiliari anticipate da inccepibili motivazioni che ne giustificassero i caratteri di esemplarità e relativa consegna al ricordo da parte di cittadini e delle scolaresche attuali e future. Un fatto ancora più sporco per la latitanza sia del prefetto di Palermo nelle sue funzioni di rappresentante del Governo e attento controllore di tutto quanto ha luogo nei Comuni di sua competenza, ma anche della locale Stazione die Carabinieri nei compiti informativi delle istanze superiori militari di Arma e civili, quale il prefetto.

 

È in questo clima di dissesto istituzionale, economico e sociale, etico e morale, caos e malaffare che vengono indetti „bandi“ per costruire asili e scuole, ridare un volto di legalità e di ordine amministrativo all' Italia.

Ma dove vive il Signor Draghi e per chi lavora questo signore? Conosce la realtà vera e autentica di questa italia che soltanto i prefetti avrebbero potuto dargli, se ne avesse fatta richiesta sia nel ruolo di Capo di Governo, in primis, che in forza delle sue tanto esaltate esperienze di lavoro in ambito nazionale e internazionale. Il fenomeno di degrado sviluppatosi a macchia d' olio coinvolgendo Stato, Regioni, Province e Comuni (piccoli, medi e grandi, da Milano a Palermo) e, ahinoi, istanze di controllo tecnico e amministrivo e organi di polizia a tutti i livelli operativi centrali e territoriali/periferici è unico nella storia die popoli e delle democrazie dell' era moderna e questo a soglia di XXI secolo già varcata. Si tratta di una realta impossibile da correggere con il ricorso ai sani principi democratici e il richiamo al rigore del Diritto e alla durezza della Legge, in specie allorché la seconda è andata a finire nel tritacarne della malapolitica e del malaffare, donde blaterare a vanvera di asili, scuole e chissà ancora quale ben di Dio è semplicemente baro, perversione e inganno della grande famiglia europea della quale si è parte. Non è onesto nella misura in cui ci si chiede, e si chiede al Signor Draghi, se non ritiene di dover tappare la bocca di chi scrive<Recovery e architettura. Draghi rilancia la „scuola modulo“ e annuncia il coinvolgimento di archistar per progettare edifici scolastici prefabbricati e accelerare i tempi. Da Renzo Piano a Mario Cucinella. Chi sono i grandi architetti che progetteranno il nuovo standard edilizio, come già promesso dal premier?> . Sono i „grandi“ architetti come Renzo Piano „che tutto il mondo c' invidia“, come più volte ha scritto un suo ruffiano cantore, soltanto in Italia o quelli che sanno progettare opere in legno sono da ricercare in primo luogo in quei luoghi in cui il legno e l' industria relativa sono di casa? E le scuole di pietra e di mattoni chi li deve progettare e costruire, pepè o piripillè? S' informi, il premier cosa avviene oltre l' orlo del piatto#Italia pieno di brodaglia e allora si renderà conto e ragione che il buon senso dovrebbe condurlo nei Paesi Scandinavi, avendo fatto prima lunghe soste in Austria,Svizzera, Francia. Germania, etc. e avendo letto e riletto quei quotidiani italiani che proprio qualche settimana addietro hanno scritto:“Classi fredde e tetti di carta“, studenti palermitani protestano contro scuole fatiscenti; Palermo, studenti in piazza per diritti civili, „L' odio non è un' opinione“ (VIDEO); L' ALLARME: „Il tetto non è sicuro“. Chiusura immediata per il palaghiaccio di Como; Maltempo a Catania, la lampada da soffitto del liceo colpisce due studenti; Il crollo del tetto al liceo Boggio Lera. „Catania a rischio ma politica tace“; Scuole gelate. E le procedure anti-Covid accentuano il problema . . . con il padre die boschi verticali, l' architetto Stefano Boeri, a scrivere su „Le distopie dell' urbanistica (e della politica) e di „Urbania“, fra speranze ecologistiche e presunzioni del passato. Sulla stampa estera delle sue meraviglie milanesi si deve leggere: Molti dei presunti edifici-vetrina devono essere mantenuti in vita con grandi spese. I 20.000 cespugli e gli 800 alberi per la foresta dei grattacieli di Stefano Boeri, ad esempio, hanno dovuto essere coltivati ​​appositamente e testati in galleria del vento per resistere agli agenti atmosferici dei grattacieli. I lavoratori impiegarono un anno per issare gli impianti in posizione con le gru. Da allora sono curati da tre giardinieri che devono calarsi su balconi e logge. Costi aggiuntivi per inquilino e mese: 1500 euro. Il Bosco Verticale, compatibile con Instagram e pluripremiato, è in realtà una nobile foresta per alti guadagni.

 

L' incarico conferito a Draghi dalla fallita classe politica dirigente attuale, come tutte per le precedenti susseguitesi negli anni morta per asfissia dei partiti, in quanto alla mancanza di guide morali e intellettuali latu sensu, ha posto in primo piano l' emergenza Covid e la gestione del PNRR, giammai una visione più generale comprensiva di una rinascita morale dell' intero Paese con punto di forza una analisi impietosa dello stato di fatto, il ricorso ad una cura radicale che avrebbe dovuto porre come obiettivo primario la rifondazione dello Stato (per me lo „Stato etico“) come chiaro punto di riferimento. La terapia per mettere le cose in un certo ordine avrebbe dovuto ispirarsi al dettato dell' unico principio affidabile, in quanto efficace, del „fare del male per poter ottenere il bene“: senza se e senza ma . . . in maniera impietosa, in quanto finalizzata alla difesa della „democrazia“, la quale, per poter esistere, essere percepita da tutti i cittadini e così non ricadere nelle maglie della dittatura, aldilà dei rischi già ravvisati da Anatole France (l' avere troppi parenti), elevati a potenza dagli abusi all' eccesso dei tempi moderni, deve poter far ricorso a ordine e disciplina in forza del rigore del Diritto e della durezza della Legge. Una Legge che deve guardare sempre avanti e non indietro (lex prospicit, non respicit), e nello stesso tempo essere dura (dura lex, sed lex). Non è stato così per ignavia e presunzione di saper e voler fare tutto. Dire o scrivere che non c' è piì tempo da perdere è amio debol pare fuori tempo (mala tempora currunt) e luogo (locus non lucendo est).

 

Allo stato delle cose e responsabilmente, l' invocazione di aiuto esterno non è rinviabile di un giorno. E, allora: fare del male per ottenere il bene? E cosa per male in questo caso, ipotizzare una condizione dormiente per i bonifici per la durata della messa a piombo del muro e così evitare che dal dramma si possa, senza accorgersene, alla tragedia?

 

L' Italia va salvata nel suo onore e nella sua dignità e l' Europa tutelata per quel che ancora può dare, se cambiata.

 

 

 

 

 

*(non si sa per quali reconditi motivo ancora, dopo 40 anni) nel corso del suo indecoroso settennato presidenziale nel corso del quale tutte le stragi commesse nell' Italia democratica ha ricordato in monotone scadenze, tranne quella del 1. Maggio 1947, passata agli annali come „Prima strage di Stato“, data in commissione dal padre, il patriarca dc Bernardo Mattarella, ad una banda terroristica, che a Portella delle Ginestre con 13 vittime e tanti feriti.

 

Si, è lo stesso Sergio Mattarella-Buccellato-Rimi, con la rivista LA STORIA che in passato aggiunse precisazioni sulla vita del padre, col titolo: Mattarella sbianchetta `Wikipedia sul padre. Precisando, inoltre, che nel 2009 un utente col nome del futuro capo dello Stato ha modificato online i passaggi „scomodi“ della biografia del patriarca Dc sulla vecchia arrivata dalla commissione Antimafia.

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IL BLOG

 

 

Huffingtonpost 17/12/2021 09:44 CET | Aggiornato 10 ore fa

Come usare al meglio il Pnrr

Le grandi aziende rispondono all’appello di Draghi

Rosario Cerra

Presidente del Centro Economia Digitale

 

 

 

L’obiettivo del PNRR non può e non deve essere solo quello di spingere la ripresa dell’economia dopo la crisi pandemica, ma l’occasione per trasformare il Paese e il suo sistema produttivo per affrontare le sfide e la forte competizione globale che avremo di fronte nei prossimi decenni. Abbiamo l’opportunità storica per realizzare un cambiamento strutturale fondato sulla capacità trasformativa dell’innovazione e della diffusione delle tecnologie digitali.

Queste possono e devono svolgere un ruolo cruciale per facilitare il passaggio da un modello produttivo basato sulla competitività di costo a uno basato sulla competitività tecnologica, che fa leva su investimenti continui in nuove tecnologie, attività di ricerca e innovazione. È questo secondo modello che deve diventare prevalente in Italia, poiché è quello in grado di fornire al Paese una spinta più forte e duratura alla dinamica della produttività e della crescita, nonché capace di garantire un futuro prospero alle nuove generazioni di cittadine e cittadini, la sostenibilità del debito pubblico e di rilanciare il ruolo dell’Italia nello scenario economico internazionale.

La capacità di “messa a terra” degli indirizzi di policy indicati nel Piano e la forza trasformativa delle politiche attuate saranno gli elementi chiave per il successo del PNRR.

Come evidenziato nel documento del governo in cui viene presentato il PNRR, l’impatto effettivo degli investimenti e delle riforme in esso previsti dipenderà in maniera cruciale dalle modalità con cui questi verranno attuati. In particolare, il Governo stima che nel 2026, anno di conclusione del Piano, il Pil italiano potrà risultare di 3.6 punti percentuali più alto rispetto allo scenario base (in assenza di interventi). Tuttavia, le simulazioni effettuate dal governo segnalano come tale aumento sarebbe inferiore nel caso in cui l’efficienza degli investimenti fosse più bassa (solo +1.8 punti percentuali nello scenario a bassa efficienza; +2.7 punti percentuali se si considera lo scenario medio). Come sottolineato dal Presidente del Consiglio Mario Draghi è, quindi, il momento in cui serve il contributo di tutti e in particolare delle migliori forze del Paese.

È in questo contesto che nasce l’idea centrale del Progetto PNRR-EXECUTION. Individuare attraverso l’esperienza di analisi maturata dal Centro Economia Digitale e la fattiva collaborazione con i suoi soci - Enel, Eni, I Capital, Leonardo, Open Fiber, Tim e Tinexta - proposte di azioni specifiche e concrete da adottare per migliorare l’efficacia di attuazione del PNRR nell’ambito degli interventi previsti. 

Tra le varie azioni individuate ne indichiamo tre che possono contribuire a delineare un percorso in grado di cambiare profondamente gli assetti strutturali del Paese.

Sottolineiamo in primo luogo come gli impatti di lungo periodo del PNRR potrebbero essere più profondi se il Piano venisse organicamente inserito in una Visione complessiva dell’Italia al 2030. I cambiamenti strutturali in atto, dal punto di vista tecnologico, economico, ambientale, sociale ma anche geopolitico, richiedono infatti la definizione di una chiara strategia di ampio respiro che indichi le direttrici di sviluppo e gli obiettivi che il Paese intende darsi. Serve, quindi, una visione di quale dovrà essere il ruolo dell’Italia nelle trasformazioni in atto, all’interno dell’Europa, nello scenario internazionale, nella divisione globale della produzione e del lavoro.

Questo nella consapevolezza che l’impatto di tali trasformazioni potrà essere tanto più positivo, quanto più i processi di cambiamento e le nuove tecnologie saranno adattati e in grado di valorizzare le specificità e la vocazione del nostro Paese in termini di competenze ed eccellenze produttive, ma anche di valori, risorse culturali, paesaggistiche e ambientali.

Nell’ambito di questa visione riteniamo sia opportuno sviluppare un modello di filiera in cui la transizione delle PMI è trainata, in un’ottica di accompagnamento e supporto, da grandi aziende leader. Queste potrebbero “sostenere” lo sviluppo delle filiere, favorendo la crescita e la competitività delle imprese che ne fanno parte, attraverso lo scambio di conoscenze cruciali in termini di visione strategica di medio-lungo termine, conoscenza del mercato, delle tecnologie e know-how industriale di alto profilo. Si tratta, quindi, di riuscire a sviluppare un “ecosistema industriale più integrato e competitivo”, costituito da vari attori di diversa dimensione che investano in maniera maggiormente coerente tra loro, avendo una visione e obiettivi di comune interesse.

Infine, oltre a favorire cambiamenti nei rapporti tra grandi imprese e PMI, segnaliamo l’importanza di rafforzare la collaborazione tra settore pubblico e privato, nel pieno rispetto dei propri ruoli. Per affrontare con tempestività ed efficacia le sfide di questo tempo un’opportunità è rappresentata dal potenziamento dello strumento del partenariato pubblico-privato. Un utilizzo più sistematico di questa modalità nello sviluppare progetti potrebbe facilitare la realizzazione e ampliare l’impatto degli interventi previsti nell’ambito del PNRR e rappresentare un modo per porre le basi di una più intensa interazione tra attori pubblici e privati.

È con questo spirito che riteniamo che la condivisione di queste proposte rappresenti un’importante occasione per rafforzare la capacità di collaborazione tra il mondo produttivo, del sapere, la società civile e le Istituzioni.

Collaborazione quanto mai necessaria per il rilancio del Sistema Italia e per, insieme, cambiare in meglio il futuro del nostro Paese.

C O M M E N T O

Senza per ora voler entrare nel merito e nella sostanza dell' articolo, come prima cosa occorre rivolgere a Mario Draghi la domanda, se effettivamente è "incinto" di Quirinale e nei due casi: 1. Se incinto, costringerlo ad abortire e, 2. Se non incinto, costringerlo di restare a Palazzo Chigi per riparare il malfatto facilmente dimostrabile nel percorso dei primi passi del PNRR, del quale, ho l' impressione che, in uno con quel Gentiloni, segnalato come una delle possibili mosche ancora in vita dell' eredità democristiana a posarsi su un piccolo rilievo del Colle, ha capito bene, in quanto "magister", come far danzare i miliardi concessi in prestito e, pertanto, da restituire nel tempo a venire, e non capito di riempirne l' involucro di leganti politici, tecnici e tecnologici (tutti di lunga durata nel tempo) per i quale le sue capicità e conoscenza sono nulle, trattandosi della costruzione di un edificio fondato su solide basi e, pertanto, capace di resistere ai terremoti reali, che per l' Italia sono quelli coinvolgenti le placche terrestri nordafricana ed euroasiatica, e ai tsunami, che per la stessa Italia sono quelli che porterebbero a conclusione il porcorso della sua scomparsa dal contesto dei Paesi civili, magistralmente avviato 75 anni or sono. Facciamo presente subito che, esclusa in maniera categorica la presenza della rozzezza di un Silvio Berlusconi già nella Piazza del Quirinale, un mago di numeri e di teorie economiche come il Prof. Ph Mario Draghi, che sale gli scaloni del palazzo per condurlo nei saloni dorati che furono di papi, cardinali e reali monarchici, per finire come dimore di reali repubbli-cani, imposti da disoneste maggioranza parlamentari, e, nel caso di Sergio Mattarella-Buccellato-Rimi - come sovente hanno sostenuto certe malelingue -, da quelle <5 entità> che hanno indicato all' Italia la via maestra del default morale, istituzionale ed economico, deve, senza se e senza ma, essere ritenuta "impossibile". Dall' evidenza del dato concreto e reale dell' Italia odierna, quella carica, la più alta di uno Stato da reintendere come un "tutto e l' individuo "nulla" (G. Gentile), altro non può esprimere che la Cultura e lontane tradizioni politiche, ritessute in Diritto di Stato, Filosofia politica, e Scienze umanistiche dell' Italia, che la maggioranza silenziosa degli Italiani è certa (sognando) di ravvisare nella persona della NobilDonna Marta Cartabia.

Un <repetita iuvant> di cogente attualità.

 

 





 

 



 

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IL BLOG

15/12/2021 11:22 CET | Aggiornato 17 ore fa

Cosa non è in grado di afferrare Meloni? Tre piccoli esempi

Bipolarismo, destra, patriottismo. Giusto per capire. E per farle capire

Filippo Rossi

Leader Buona Destra

 

 

 

Più ascolto Giorgia Meloni e più si fa grande il dubbio che proprio non riesca a capire alcuni concetti basilari. Perché altrimenti la sua malafede politica sarebbe grande come il suo castello di retorica e propaganda.

Cosa non è in grado di afferrare Giorgia Meloni?
Tre piccoli esempi, giusto per capire. E per farle capire.

Primo. Il mondo che descrive lei, culturalmente e sociologicamente bipolare, esiste solo nella costruzione mentale di un’ex giovane militante che vive della e nella nostalgia di un mondo semplificato. E uniformato. Il suo bipolarismo è un totalitarismo bifronte: due eserciti l’un contro l’altro armati che si legittimano e guerreggiano annullando tutte le differenze. O di qua o di là. Meloni immagina un “campo largo dei conservatori” che si contrappone al “campo largo” che sogna Enrico Letta. Da qui gli ammiccamenti e gli occhiolini. La verità? Come non esiste il primo non esiste nemmeno il secondo. Il loro bipolarismo è un duopolio che vuole uccidere la concorrenza di idee, proposte, culture. Il sogno della Meloni è nella realtà un incubo egalitario in cui tutte le sfumature si riducono a un unicum in cui l’unico parametro di giudizio è la fedeltà a un disegno precostituito, il suo. Per giocare con l’immaginario della destra italiana, il sogno della Meloni assomiglia a quello di Sauron che vuole schiacciare le libertà di vita e di pensiero dei piccoli Hobbit della Contea.

Secondo. No, non esiste una sola destra. Mai è esistita e mai esisterà. E, soprattutto, non è scritto da nessuna parte che le diverse destre debbano per forza essere alleate con un patto di sangue e ferro troppo vicino a una retorica “militare” della politica. Meloni fa diabolicamente finta di non sapere (spero per lei che faccia solo finta!) che la destra gollista francese mai si è alleata con la destra della Le Pen. E fa finta di non sapere che la Cdu tedesca mai si è alleata con gli estremisti di Alternative für Deutschland. L’idea che le due destre, quella liberale moderata e quella sovranista e populista, debbano per forza marciare unite è semplicemente un’idea malsana. O, più terra terra, paracula.

Terzo. Il patriottismo o è cosa di tutti o non è. Il patriottismo non è un’opzione ideologica, è una scelta esistenziale. Il patriottismo “di parte” che descrive la Meloni ha un altro nome, si chiama totalitarismo. Patriottismo è fratellanza, è “voler bene”, è dono di sé. Patriottismo è l’esatto contrario dell’identità forte che va cercando la destra della Meloni. Di più, patriottismo è sacra difesa delle differenze e dei diritti degli individui. Chi utilizza la patria retorica come grimaldello ideologico è, nella realtà, il primo nemico della patria vera, quella fatta di persone che si sentono “famiglia” senza rinunciare alle proprie identità.

Ps. A tutto questo si deve aggiungere un particolare piccolo ma essenziale. Quella che descrive Meloni in ogni sua esternazione (il Parlamento è un pantano?) è un sistema illiberale che tende a ribaltare le regole di una qualsiasi democrazia liberale. Legittimo? Assolutamente. Ma molto, molto pericoloso.



Commento

Si racconta che De Mita, osservando Berlusconi e Fini nel Transatlantico, li vide sfiorrarsi senza nemmeno scambiarsi uno squardo, rivolgersi un saluto, ebbe a dire:" Quei due sono come fratelli siamesi, che pur volendo staccarsi sono costretti a stare insieme". Poi c' è l' altra storia secondo la quale Silvio Berlusconi avrebbe dato 70 miliardi di lire a Umberto Bossi in cambio della sua totale fedeltà. In alcuni appunti si disse che il periodo sarebbe stato quello in cui venne "pignorata per debiti la casa di Bossi", pertanto prima del successo della Casa delle Libertà nelle elezioni del 2001. Erano i tempi, quando i due si scambiavano bombe di merda e Bossi diceva di Berlusconi con una dichiarazione all' Ansa: "È un mondo di merda, a uno gli passa la voglia di far politica>. E Berlusconi di rimando: "Io ho dato mandato di querelare questa persona e mi domando come facciano a uscire simile cose. L' hanno fatto apposta per fare danni politici, Berlusconi è uno che non tira fuori un soldo per pagare i manifesti elettorali, figirasi se tira fuori dei soldi per la Lega". E allora mi chiedo: cosa ci può essere dietro la storia del patriotismo della Meloni e dei Fd'I.? Qualcuno incominci a farci un pensierino su, piché nelle prossime settimane ne sentiremo di buone. Da parte mia, Concittadino Italiano (Italienischer Mitbürger) che da 50 anni vive e lavora nella seria Germania (architetto), mi vergogno di "questa" italia. Io, come chissà quanti altri italiani, voglio la mia ITALIA. E, presto o tardi, me la riprenderò, per non pensare a cosa si sussurra a Bruxelles sulle sporcizie italiane e all' idea di un Gentiloni o di un Casini Capo dello Stato.

 

 

 p.s.

Mi auguro che il redattore-capo, Mattia Feltri, non censuri il mio commento, tendo conto che è dotato di passaporto internazionale.

Su: Huffingtonpost.it

16.12.2021

 

Che qualcuno abbia ricordato a Berlusconi le inchieste "Pizza Collection" e Mato Grosso".? Se lo ha fatto, ha fatto bene, anche se almeno gli italiani devono sapere. E sapranno con ricchezza di dettagli.Sarà che molte fanciulle gli scriveranno letterine dello stile: "Caro Papi Natale". Non si sa mai, considerata la generosità del papi avuta in passato per le ol(g)gettine. Che tenerezza . . . . e quanta schifezza!

 

Attento, Mattia Feltri, non censurare. "Uovo" avvisato, mezzo salvato. Italia "überalles".

 

 

 

 

 

 

 

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Il caso "ITALIA"

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POLITICA

15/12/2021 19:24 CET

Rendiconto di Draghi (con vista Colle)

Nel suo discorso alle Camere trasmette una sensazione di disimpegno in attesa di gennaio, eludendo scelte complicate e divisive. Attenti, però, ai testacoda

 

By Alessandro De Angelis

Adesso che il tema Quirinale, con annesse elucubrazioni e retropensieri, è squadernato, è inevitabile che ogni discorso venga letto in controluce per decrittare la reale volontà di Draghi in materia. Né le parole con cui ha chiuso le sue comunicazioni alle Camere in vista del Consiglio europeo suonano come un chiarimento definitivo. Certo, ha ringraziato il Parlamento per un “confronto” che “rafforza l’azione del governo in Europa e lo legittima ulteriormente di fronte ai cittadini italiani”, ma è difficile ravvisare in una formula che molto deve alla circostanza una chiara volontà di dedicarsi all’azione di governo fino alla legislatura, escludendo altre opzioni.

Più in generale è il tono complessivo del discorso a lasciare una sensazione di segno opposto. Perché è vero che questo tipo di comunicazioni non sono mai il luogo per esporre un vasto programma ma il basso tasso di intensità politica utilizzato – e le scelte non sono mai casuali – è apparso come un messaggio ai limiti del disimpegno, anche in relazione al momento, per nulla banale. Dopo la firma del Trattato del Quirinale il vertice di passaggio dalla presidenza slovena a quella francese è un appuntamento che sollecita un approccio particolarmente esigente, alla luce del nuovo asse strategico che vede coinvolta l’Italia. Averlo ignorato nel discorso, come se il governo non avesse un punto di vista, pur avendolo invece, è un modo per evitare i nodi più spinosi e divisivi, ad alta intensità politica, come la denuncia delle ong in relazione, ad esempio, dell’acquisto da parte degli emirati arabi di 80 aerei da guerra Rafaele, il più grande ordine internazionale mai effettuato per questa tipologia di veivolo, avvenuto dopo il tour di Macron nel Golfo di inizio dicembre.

E invece le conseguenze politico-strategiche del Trattato sono ignorate così come ogni dossier “caldo” è evitato, come la questione del Mediterraneo e della Libia, dove tra nove giorni si dovrebbe votare ma è pressoché impossibile che questo accada, il che, considerato il valore strategico della Libia, avrebbe reso non insensato un appello all’Europa teso a sollecitare ogni sforzo al riguardo. Oppure, se non evitato, viene elencato in modo paludato: sui migranti ben al di sotto della scossa alle coscienze contenuta nella denuncia del Papa sui morti ai confini della Bielorussia o nel Mediterraneo; sui flussi evitando il tema dei temi, al centro della campagna elettorale per le presidenziali francesi, e cioè i cosiddetti “movimenti secondari” e il rimpatrio nei paesi di primo approdo, che investe più degli altri un paese di frontiera come l’Italia.

Insomma, se quel che manca è più di quel che c’è, il rendiconto (con vista Colle) trasmette una sensazione di un ottimismo di maniera che elude tutti i punti su cui la politica è chiamata a scelte complicate e potenzialmente divisive. E di un premier che, in attesa di gennaio, ha messo il pilota automatico. Poiché l’alto livello di Mario Draghi e dei suoi sherpa suggerisce l’assenza di casualità nelle scelte, sempre ponderate e meditate, è legittimo interpretare il tutto come un “cambio di fase”, che i ragionamenti che trapelano dai frequentatori di palazzo Chigi confermano. I presupposti oggettivi per cui Draghi è stato chiamato a salvare il paese ci sono ancora tutti, dalla ripresa del Covid all’emergenza economica aggravata dall’inflazione, ma la vicenda del Quirinale, con tutte le sue potenziali conseguenze sugli ultimi mesi della legislatura, ha mutato le condizioni politiche.

È convinzione profonda dei sostenitori dell’ascesa di Draghi al Quirinale che, dopo l’elezione del capo dello Stato, comunque siano destinati a restringersi i margini di agibilità politica con i partiti che avranno la testa alle elezioni, il che inevitabilmente rischia di aumentare gli elementi di logoramento anche del premier. È cambiato il contesto ed è cambiato, in termini di insofferenza, anche Draghi, poco abituato per formazione e ruolo, a misurarsi con le fatiche della politica che, a maggior ragione nell’era del suo declino, è più complicata da gestire rispetto alle stagioni della sua razionalità. Il Quirinale è vissuto in tal senso, come una way out rispetto al pantano annunciato e anche il luogo dove proseguire, in forme diverse, la tutela dei fondamentali dell’interesse nazionale. E se il peso del logoramento è ciò che il cronista, attento agli umori di palazzo Chigi, annota sul suo taccuino e la conseguente volontà di traslocare, la pagina bianca riguarda il “come”, la costruzione politica dell’eventualità, proprio nel momento in cui il sistema dei partiti tra patti, tavoli a vuoto ed evocazione di patrioti non è in grado di gestire la fase. Il rischio, senza una iniziativa, è di avere un governo col pilota automatico e un testacoda sul Colle. E allacciate le cinture. 

C O M M E N T O

Questo è il momento per fare chiarezza su tutti fronti e noi la facciamo già, orientati come siamo a non subire la vergogna che, almeno in Europa, ci accompagna da ben 75 anni. A mio debol parere, i fronti di cogente immanenza sono due: il fronte-Silvio Berlusconi e il fronte-Mario Draghi. Il primo, è la mia impressione, più presto che tardi si porrà (o già s' èposto?) sulla via di una saggia riflessione, come si addice ai furbi che già fiutano l' odore di bruciato, e si può essere certi che in cuor suo la faccenda-Quirinale è sulla buona via della sfumatura. In cuor nostro è già ad acta e ritornarci sopra, dopo la bomba ad orologeria consegnata ai posteri da Fausto Cattaneo, l' agente <undercover>, alias Pierre Tarditi, della polizia ticinese, infiltrato dalle autorità svizzere pulite nella rete del potente affarista brasiliano Juan Ripoll Mari potrebbe, come fu in tempi lontani il pelide Achille per gli Achei, arrecare gravi lutti. Pertanto certissimi possiamo essere che la lingua del Signor Silvio Berlusconi non batterà più dove il suo dentino duole. In altri termini, la partita-Quirinale per lui e i suoi amici (il Gianni ha fatto in tempo a sfilarsi dalla fitta rete di intrighi, lasciando così libertà di manovra all' equivoco ed instancabile confessore del cav, Federico Confalonieri) deve ritenersi definitivamente chiusa. Tranne che . . ., e allora sarebbero guai seri, senza tuttavia minimamente distoglierci dall' idea consolidatasi nel tempo, che l' ingente patrimomnio del cav. è, come quello degli Agnellini di Torino, da considerare <bene comune>, suscettibile di tutte le operazioni immaginili nel tempo a venire, per mettervi le mani addosso.

 

Il fronte-Mario Draghi è più complesso e articolato in quanto, altro a coinvolgere il destino presente e futuro dell' Italia, coinvolge in toto l' esistenza di intere generazioni di giovani già in essere che, è bene ricordarlo sempre, sono chiamate a restituire agli investitori privati il malloppo di miliardi destinato a rimettere in piedi e su solide fondamente l' Italia massacrata da una dissennata malapolitica - senza eccezione alcuna - settancinquennale che si trascina un pesante debito pubblico senza precedenti, tranne il caso della Grecia, nella storia delle democrazie europee (ed oltre). Mario Draghi, in forza della sua riconosciuta maestria di saper mettere in dialogo i numeri pari, dispari e irrazionali trascendenti, è stato invocato per mettere à plomb una grave situazione che stava per precipitare, e fin dall' inizio chiaro è stato (ed è più che mai) che quell' operazione poteva essere condotta soltanto da Palazzo Chigi e non dal Quirinale. Pertanto, come si è avuto modo di percepire da più parti, è lì che deve restare inchiodato per tutta la durata della gestione del PNRR, senza se e senza ma da parte di chicchessia, possa essere una "politica", che mai Politica è stata, che ha fatto harakiri per inettitudine e mancanza di buona volontà nella ricerca di buoni propositi. Una problematica che non risolverà l' esito, qualunque esso possa essere, delle prossime elezioni nazionali, venendo a mancare proprio la materia prima che ogni benpensante può immaginare e che è venuta a mancare in passato. Portanto siano sin ora esperti e studiosi di Diritto di Stato a spremere le meningi in guisa che dalle spremitura possa sgorgare buon senso e rassegnazione, adoperandosi a non ostacolare il lavoro del manovratore e ad accontentarsi di una già generosa metà di emolumenti che per giocoforza dovrà interessare istituzioni periferiche (Regioni, Province e Comuni). Acclarata, cioè messa in chiaro la "questio" Palazzo Chigi, per la "questio" Quirinale altro non v' è che percorrere la via maestra più volte posta all' orizzonte, finalizzata alla consegna di splendore e autorità alla più alta carica dello Stato - senza per questo voler entrare nel merito e nella sostanza dei lasciti dei singoli soggetti che si sono succeduti nel tempo - consegnandola nelle mani, nella mente e nel cuore della Nobildonna Marta Cartabia, certi come siamo, la tappa successiva essere quella dell' elezione del Capo dello Stato come <primus inter pares>, espressione di un voto democratico e popolare dei cittadini, nel contesto di una democrazia corporativa nell' ordine, nel rigore e nella disciplina, giammai, e mai più, nel caos, nel malaffare e nella malapolitica.

 

 

 

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Antropologia della digitalizzazione

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Anthropologie der Digitalisierung

Die Herausforderungen digitaler Technologien für Philosophie, Theologie und Kirche DOI: 10.35070/ztp.v143i3.3843 Was den Menschen in seinem Wesen ausmacht, wird von Kulturen immer im Kontext ihrer jeweiligen Wertvorstellungen, ihres naturwissenschaftlichen Wissensstandes und ihrer technischen Möglichkeiten definiert. Deswegen hängt das Selbstverständnis des Menschen von seiner Lebenswelt ab, das heißt der Wirklichkeit, wie sie in der Weltanschauung des Subjekts konzeptualisiert ist.1 Sigmund Freund prägte die These, dass der Mensch durch wissenschaftliche Entdeckungen großen „Kränkungen“ unterworfen sein kann. Positiv deuten lässt sich eine solche Kränkung aber auch als Herausforderung, die uns dazu nötigt, unsere Vorstellung davon, was Menschsein ausmacht, zu überdenken und bestimmte Aspekte zu revidieren oder weiterzuentwickeln. So wie die philosophische Anthropologie – um die Beispiele Freuds aufzugreifen – sich den Herausforderungen der kopernikanischen Wende, der Evolutionstheorie und der Psychoanalyse gestellt hat, muss sie sich heutigen großen Entwicklungen stellen, wozu mit Sicherheit auch die zunehmende Digitalisierung der Gesellschaft, die Nutzung künstlicher Intelligenz und die zunehmende Verknüpfung von Biologie und Technologie gehörtBenedikt Paul Göcke Ruhr-Universität Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: 0000-0003-0193-1686 Johannes Grössl Julius-Maximilians-Universität Würzburg Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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So wie die philosophische Anthropologie – um die Beispiele Freuds aufzugreifen – sich den Herausforderungen der kopernikanischen Wende, der Evolutionstheorie und der Psychoanalyse gestellt hat, muss sie sich heutigen großen Entwicklungen stellen, wozu mit Sicherheit auch die zunehmende Digitalisierung der Gesellschaft, die Nutzung künstlicher Intelligenz und die zunehmende Verknüpfung von Biologie und Technologie gehörtBenedikt Paul Göcke Ruhr-Universität Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: 0000-0003-0193-1686 Johannes Grössl Julius-Maximilians-Universität Würzburg Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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So wie die philosophische Anthropologie – um die Beispiele Freuds aufzugreifen – sich den Herausforderungen der kopernikanischen Wende, der Evolutionstheorie und der Psychoanalyse gestellt hat, muss sie sich heutigen großen Entwicklungen stellen, wozu mit Sicherheit auch die zunehmende Digitalisierung der Gesellschaft, die Nutzung künstlicher Intelligenz und die zunehmende Verknüpfung von Biologie und Technologie gehörtBenedikt Paul Göcke Ruhr-Universität Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: 0000-0003-0193-1686 Johannes Grössl Julius-Maximilians-Universität Würzburg Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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So wie die philosophische Anthropologie – um die Beispiele Freuds aufzugreifen – sich den Herausforderungen der kopernikanischen Wende, der Evolutionstheorie und der Psychoanalyse gestellt hat, muss sie sich heutigen großen Entwicklungen stellen, wozu mit Sicherheit auch die zunehmende Digitalisierung der Gesellschaft, die Nutzung künstlicher Intelligenz und die zunehmende Verknüpfung von Biologie und Technologie gehörtBenedikt Paul Göcke Ruhr-Universität Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: 0000-0003-0193-1686 Johannes Grössl Julius-Maximilians-Universität Würzburg Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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So wie die philosophische Anthropologie – um die Beispiele Freuds aufzugreifen – sich den Herausforderungen der kopernikanischen Wende, der Evolutionstheorie und der Psychoanalyse gestellt hat, muss sie sich heutigen großen Entwicklungen stellen, wozu mit Sicherheit auch die zunehmende Digitalisierung der Gesellschaft, die Nutzung künstlicher Intelligenz und die zunehmende Verknüpfung von Biologie und Technologie gehört

(continua)

I T A L I A N O

Benedikt Paul Göcke Università della Ruhr Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ID ORCID: 0000-0003-0193-1686 

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Antropologia della digitalizzazione

Le sfide delle tecnologie digitali per la filosofia, la teologia e la chiesa DOI: 10.35070 / ztp.v143i3.3843 Ciò che definisce un essere umano è sempre definito dalle culture nel contesto dei loro rispettivi valori, delle loro conoscenze scientifiche e delle loro possibilità tecniche. Ecco perché l'immagine di sé delle persone dipende dal mondo in cui vivono, cioè dalla realtà come è concettualizzata nella visione del mondo del soggetto.1 Sigmund Freud ha coniato la tesi che le persone possono essere soggette a grandi "ferite" attraverso le scoperte scientifiche. Tale offesa può essere interpretata positivamente anche come una sfida che ci costringe a ripensare alla nostra idea di cosa significhi essere umani e a rivedere o sviluppare determinati aspetti. Così come l'antropologia filosofica - per riprendere gli esempi di Freud - ha affrontato le sfide della rivoluzione copernicana, della teoria evoluzionistica e della psicoanalisi, deve affrontare i principali sviluppi odierni, tra cui la crescente digitalizzazione della società, l'uso dell'intelligenza artificiale e il crescente legame tra biologia e tecnologia appartiene a Benedikt Paul Gätze Ruhr-Universität Bochum Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID iD: 0000-0003-0193-1686 Università John Grössl di Würzburg  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. • ORCID-iD: Bäumen0002-6586-4550 Antropologia della digitalizzazione Le sfide delle tecnologie digitali per la filosofia, la teologia e la chiesa DOI: 10.35070 / ztp.v143i3.3843 Cosa definisce l'essere umano nel suo essenza, è sempre definita dalle culture nel contesto dei loro rispettivi valori, del loro livello di conoscenza scientifica e delle loro possibilità tecniche. Ecco perché l'immagine di sé delle persone dipende dal loro mondo vitale, cioè dalla realtà così come è concettualizzata nella visione del mondo del soggetto.1 Sigmund Freund ha coniato la tesi che le persone possono essere soggette a grandi "ferite" attraverso le scoperte scientifiche. Tale offesa può essere interpretata positivamente anche come una sfida che ci costringe a ripensare la nostra idea di cosa significhi essere umani e a rivedere o sviluppare alcuni aspetti. Proprio come l'antropologia filosofica - per riprendere l'esempio di Freud - ha affrontato le sfide della rivoluzione copernicana, della teoria evoluzionista e della psicoanalisi, deve affrontare i principali sviluppi odierni, tra cui la crescente digitalizzazione della società, l'uso dell'intelligenza artificiale e il crescente legame tra biologia e la tecnologia appartiene a Benedikt Paul Gätze Ruhr-Universität Bochum  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 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(continua)

 

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Agenta 2030 per lo sviluppo sostenibile: gli obiettivi ONU per le le infrastrutture del futuro

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La storia dell’Agenda 2030 inizia lontano nel tempo. È possibile cominciare il racconto che porta alla sua formazione dalla Conferenza Onu di Stoccolma del giugno 1972 sull’Ambiente, o più tardi dal giugno del 1992, quando a Rio de Janeiro ebbe luogo la prima vera e propria conferenza mondiale dei capi di Stato sull’ambiente, chiamata Summit sulla Terra. Quello fu un evento senza precedenti, con la partecipazione di 172 diversi governi e di 2.400 rappresentanti di organizzazioni non governative.

Vent’anni dopo, nel 2012, nella stessa città brasiliana, si è tenuta la conferenza nota come Rio+20 (in riferimento al Summit sulla Terra) e chiamata ufficialmente Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile. In quella sede venne prodotto il documento programmatico The Future We Want, grazie al quale si avviò la definizione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, conosciuti più comunemente, per l’appunto, come gli obiettivi dell’Agenda 2030 (dal nome del documento ufficiale, ovvero “Trasformare il nostro mondo. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”).

Cos’è l’Agenda 2030

Cos’è quindi l’Agenda 2030 ONU? Si tratta di una serie di 17 obiettivi interconnessi tra loro, definiti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite in seguito a quanto discusso a Rio de Janeiro nel 2012. Il fulcro dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è individuabile nella concezione per la quale il benessere dell’essere umano dipende in modo diretto dalla salute dei sistemi naturali. A partire da questo presupposto, l’umanità deve affrontare diverse sfide, per raggiungere degli obiettivi specifici. Lo sguardo dell’Agenda 2030 è molto ampio: si spazia da questioni economiche e sociali, prendendo in considerazione temi come la povertà, il cambiamento climatico, la fame, la giustizia, l’energia, il lavoro, l’urbanizzazione, l’uguaglianza, la produzione, il consumo e via dicendo. Va detto che gli obiettivi reali dell’Agenda 2030 sono 169, così come enumerati dalla Risoluzione delle Nazioni Unite A/RES/70/1 del 2015: i 17 goals dell’agenda 2030 sono quindi dei raggruppamenti tematici.

I 17 obiettivi dell’Agenda 2030

 1. Sconfiggere la povertà: il primo obiettivo è quello di porre fine alla povertà in tutte le sue forme, ovunque nel mondo

2. Sconfiggere la fame: il secondo obiettivo è quello di porre fine alla fame, contemplando anche altre mete parallele, come il raggiungimento della sicurezza alimentare, il miglioramento generale della nutrizione e la promozione su larga scala dell’agricoltura sostenibile

3. Salute e benessere: il terzo obiettivo punta a garantire una vita sana e a promuovere il benessere per tutti, per tutte le età

4. Istruzione di qualità: i Paesi si sono impegnati anche a garantire un’istruzione di qualità inclusiva ed equa, nonché a promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti>

5. Parità di genere: raggiungere l’uguaglianza di genere e garantire l’emancipazione per tutte le donne e le ragazze

6. Acqua pulita e servizi igienico-sanitari: la garanzia della disponibilità e della gestione sostenibile dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari per tutti è un punto fondamentale di Agenda 2030

7. Energia pulita e accessibile: il settimo obiettivo è dedicato alla promozione dell’accesso all’energia sostenibile, affidabile, sostenibile e moderna per tutti

8. Lavoro dignitoso e crescita economica: non sempre avere un lavoro garantisce benessere, ed è quindi necessario promuovere una crescita economica inclusiva e sostenibile, garantendo a tutti un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso

9. Imprese, innovazione ed infrastrutture: il nono obiettivo guarda gli investimenti da fare per creare infrastrutture resilienti, per promuovere un’industrializzazione inclusiva e sostenibile, favorendo una progressiva innovazione

10. Ridurre le disuguaglianze: ridurre le disuguaglianze all’interno di e tra le nazioni, eliminando le disparità.

11. Città e comunità sostenibili: le città e in generale gli insediamenti umani devono essere inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili

12. Consumo e produzione responsabili: è necessario assicurare modelli di consumo e produzione sostenibili

13. Lotta contro il cambiamento climatico: il tredicesimo obiettivo si concentra sulla tematica ambientale, al fine di adottare misure concrete e tempestive per combattere i cambiamenti climatici e le relative conseguenze:

14. Vita sott’acqua: il quattordicesimo obiettivo guarda all’acqua, per proteggere, conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine in ottica di sviluppo sostenibile

15. Vita sulla terra: dal mare si torna alla terra, per proteggere, ripristinare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, con particolare attenzione ai temi della deforestazione, della desertificazione e della biodiversità

16. Pace, giustizia e istituzioni solide: l’Agenda 2030 punta alla promozione di società inclusive e pacifiche, nelle quali la giustizia sia accessibile a tutti

17. Partnership per gli obiettivi: l’ultimo obiettivo sottolinea la necessità di partenariati tra governi, società civile e privati per raggiungere le mete definite.

 L’Agenda 2030 e le infrastrutture del futuro

Diversi obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 hanno a che fare in modo diretto o indiretto con il mondo dell’architettura e delle grandi opere. Quello che tocca più da vicino questi settori è l’obiettivo 11, dedicato a “Città e comunità sostenibili”, e che richiede un approccio multidisciplinare per riqualificare i quartieri, per costruire un’urbanizzazione inclusiva, sostenibile e integrata. L’orizzonte di riferimento è quello di un sempre maggiore accentramento nelle aree urbane: la stima è che nel 2030 il 60% dell’umanità vivrà in città, le quali occupano attualmente il 3% della superficie terrestre. Questi stessi agglomerati urbani, però, sono responsabili del 75% delle emissioni di carbonio, il che ci porta a un altro punto relativo al mondo delle costruzioni, ovvero il 7, dedicato a “Energia pulita e accessibile”: si parla qui di green building, e quindi di edifici che vantano un alto livello di efficienza energetica e una preferenza per le energie rinnovabili. Al crescere della richiesta di green building è peraltro associato un incremento della forza lavoro, il che sottolinea la vicinanza di questi settori anche all‘obiettivo 8, dedicato a “Lavoro e crescita economica” (e a dimostrarlo ci sono i tanti incentivi per la crescita dell’edilizia). Altri obiettivi legati in modo indiretto alla realizzazione e alla gestione delle infrastrutture del futuro sono il 3, “Salute e Benessere”, partendo dalla forte connessione tra progettazione di un edificio e benessere degli inquilini; e il 13, “Lotta al cambiamento climatico”, a partire dalla consapevolezza che gli edifici e il settore delle costruzioni emettono circa il 30% delle emissioni globali di gas serra.

 

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Per una Europa delle diversità nell' unità

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Ed eccoci di nuovo a: „lo stato è tutto, l' individuo nulla“

(G. Gentile)

Aristotele e la Polis greca

 

La realtà politica e i rischi da catastrofe globali, come quella nella quale siamo immersi, hanno riproposto la mai sopita questione del ruolo dello Stato nazionale, prima che di altre istituzioni sovrannazionali, nella Politica e nella democrazia. È un dato di fatto incontrovertibile che da ora in poi deve essere tenuto ben presente e consolidato dove manca o presenta lacune che inevitabilmente deve ricollegare alle sovente dimenticate radici dell' Europa e del mondo occidentale della consolidata cultura, latu sensu e politico-costituzionale, greco-romana sulla si staglia in tutta la sua inscalfibile statura la figura del grande filosofo di Stagira, A r i s t o t e l e.

 

 

Certo, non siamo più nella polis greca (si è avuta una Polis ben più raffinata, ma dimenticata e distrutta: quella della Magna Grecia, Megane Hellas, dove oggi ancora sovrano regna l' antistato), connotata, come nella natura delle cose dall' antagonismo fra classi espressione di aspirazioni e interessi diversi e contrastanti, bensì nella contorta polis moderna europea lacerata dalle sue contraddizioni per la quale è proprio il richiamo al grande esperimento aristotelico è quanto mai urgente e indiliazionabile rinfrescarne almeno il ricordo, lasciando agli operatori di Politia e democrazia, ed alla sensibilità di un cittadino „altro“, il difficile (ma non immane se la ratio vince sull' anarchia) compito di rivifificarne spirito ed essenza, tenendo ben presente che il punto di partenza di Aristotele fu la ricerca di una sezione aurea che identicò nella „medietà“, intesa come ricerca dei mezzi indispensabili a neutralizzare quegli estremi che in una società politica conducono alla sovversione, se in essa non la medietas (la classe dei medi proprietari per Aristotele) che, oggi, intendiamo come classe media, poichè „se un regime intende conservarsi, è necessario che tutte le parti dello stato vogliono che esista e si mantenga nelle stesse condizioni“ (Pol. II, 9 1270 b 21-22).

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Raffaello: La Madonna del Granduca

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Raffaello, „Il grande Genio dell' Arte, spiegato in un solo quadro“:

La Madonna del Granduca

 

 

È l' articolo offerto oggi, 03. Marzo 2020, nel pieno della crisi sanitaria causata del „coronavirus“, dall' autorevole quotidiano della Germania <Die Welt>, Sezione „Cultura“, con l' invito ad osservare attentamente la mano del Bambino.

 

Alcun altro artista nelle sue opere ha elevato come Raffaello (1483-1520) agli alti livelli della classicità la visione degli ideali del Rinascimento in tema di dignità umana, monumentalità della forma ed equilibrio della composizione. Il Papa mediceo Leone X nominò nel 1515 Raffaello quale direttore die lavori della Chiesa di San Pietro e conservatore degli Antichi Monumenti di Roma, i cui scavi archeologici, rilievo e conservazione furono avviati proprio in quel periodo.

 

Come molti artisti del Rinascimento, anche Raffaello ha posseduto gli strumenti di dominio dell' Architettura nella stessa misura di quelli della Pittura. Nella Villa Madama Raffaello riuscì a coniugare la somma delle sue esperienze con l' incarico conferitogli dal Papa, al punto che la fama della sua arte pittorica ha spesso relegato in secondo piano i suoi eccezionali contributi in ambito dell' Architettura che occorre riportare ai livelli di conoscenza che merita(no) in un contesto di grandi innovazioni tecniche e tecnologiche e, soprattuto, della forma.

 

La Madonna del Granduca è considerata come una delle più note opere di Raffaello al punto di essere stata preferita dal Granduca Ferdinando III di Lorena. Si tratta di un dipinto a olio su tavola (84,5x55,9 cm) riconducibile a circa il 1504 e oggi conservato nella Galleria Palatina a Firenze. Incerta è la provenienza originaria che si presume possa essere stata per una destinazione privata allorché il giovane Raffaello giunse a Firenze. Per il volto più espressivo ed enigmatico della Madonna, il dipinto è ritenuto come uno dei suoi più famosi capolavori.

 

La Madonna, raffigurata in piedi, porta la tradizionale veste rossa e il manto azzurro. Si trae l' impressione che avanzi verso lo spettatore spuntando dall' oscurità. La sua figura esprime decisione mista ad una parca monumentalità in un sapientemente bilanciatato rapporto figurale con la Madonna ad accennare una rotazione a destra controbilanciata dalla appena percepita rotazione a sinistra del Bambino con la mano sinistra poggiata con leggiadria sull' asse ideale del viso-busto della madre, quasi a richiamare l' attenzione dello spettatore. Si tratta di un' operazione di grande maestria spaziale e dinamica della già affermata pittura rinascimentale a far dimentare la staticità bizantineggiante della composizione figurale Madonna-Bambino medieveale nel rapporto amoroso madre-figlio.

 

Il gioco dei pieni d' ombra e di luce non v' è dubbio che richiami il noto „sfumato“ leonardesco che certamente l' urbinate incominciò ad apprezzare nei primi anni del soggiorno fiorentino con riferimenti appena accennati alle Madonne dei fratelli della Robbia ed agli effetti del rilievo e della plasticità di scultori fiorentini come Ghiberti e Donatello..

 

Nella Madonna del Granduca, Raffaello esalta il drappeggio del manto della Madonna ricorrendo al richiamo del senso della vita ed è proprio l' accenno al movimento torsoniale del bambino ad evidenziare quella libertà pittorica fino ad allora sconosciuta. In sostanza movimento ed emozione si coniugano per trovare profondità nella calma espressività dei due soggetti esaltati dall' oscurità del sottofondo, aggiunta successivamente alla composizione conforendo così alla Madonna valori di presenza e di spiritualità esaltate, a ben ragione, al ruolo di fama.

 

Vi sarebbe molto da scrivere riguardo a descrizione, interpretazione e simbologia, riferimenti storici, stile e tecnica con il disegno che precede la pittura, colore ed effetti luminosi, composizione e inquadratura del capolavoro raffaellesco che si concretizza in un' immagine finale nella quale a predominare sono l' incarnato della Madonna e del Bambino, la sinuosa leggiadria del drappeggio del mantello di Maria, le linee scandendi in altezza le forme del corpo del Bambino, il tutto esaltato dall' equilibrio cromatico chiaroscurale che si conclude in uno sfumato che è andato oltre Leonardo.

 

Già dai suoi contemporenaei Raffaello era stato visto come „Il Dio della Pittura“, il maestro della bellezza classica, il genio della composizione di forma e colore, luce ed ombra in tutti i media da lui affrontati.A Roma egli si misura con Michelangelo che lo accusa di spionaggio. L' incontro ha luogo nel Vaticano con Michelangelo alle prese con la Cappella Sistina e Raffaello con le Stanze del Papa.

 

Una storia, quella dei due pittori, contrassegnata da una rivalità che ha condotto a capolavori d' Arte con Michelangelo ad accettare contro la sua volontà l' incarico del Papa per la volta della Cappella Sistina, che alla fine rivoluzionò l' Arte e l' immagine dell' uomo, e Raffaello con la Scuola di Atene ed altri affreschi ad inventare una rivulozionaria visione dell' armonia universale.

 

Una storia, quella dei due pittori, contrassegnata da una rivalità che ha condotto a capolavori d' Arte con Michelangelo ad accettare contro la sua volontà l' incarico del Papa per la volta della Cappella Sistina, che alla fine rivoluzionò l' Arte e l' immagine dell' uomo, e Raffaello con la Scuola di Atene ed altri affreschi ad inventare una rivulozionaria visione dell' armonia universale.

 

Armonia celeste, pertanto, e Italia . . . . Italia . . . . . sempre Italia: nel bene e nel male.

. . .

D e u t s c h:

 
Raphael, "Das große Genie der Kunst, erklärt in einem einzigen Gemälde":
Unsere Liebe Frau vom Großherzog

Es ist der Artikel, der heute, 03. März 2020, inmitten der durch das "Coronavirus" verursachten Gesundheitskrise von der maßgeblichen deutschen Zeitung <Die Welt>, Abschnitt "Kultur", mit der Aufforderung zur sorgfältigen Beobachtung der Hand des Kindes angeboten wird .

Kein anderer Künstler in seinen Werken hat Raphael (1483-1520) auf die hohe Ebene des Klassizismus gebracht, um die Vision der Ideale der Renaissance in Bezug auf Menschenwürde, Monumentalität der Form und Gleichgewicht der Komposition zu verwirklichen. Der Medici-Papst Leo X. ernannte Raffaello 1515 zum Direktor der Werke der Kirche San Pietro und zum Konservator der antiken Denkmäler Roms, deren archäologische Ausgrabungen, Reliefs und Konservierungen zu dieser Zeit begonnen wurden.

Wie viele Künstler der Renaissance besaß auch Raphael die Werkzeuge der Herrschaft über die Architektur in demselben Maße wie die der Malerei. In der Villa Madama gelang es Raffaello, die Summe seiner Erfahrungen mit dem ihm vom Papst übertragenen Auftrag zu kombinieren, bis zu dem Punkt, dass der Ruhm seiner Bildkunst seine außergewöhnlichen Beiträge auf dem Gebiet der Architektur, die auf das Niveau von zurückgebracht werden müssen, oft in den Hintergrund gedrängt hat Wissen, das es verdient (nein) im Kontext großer technischer und technologischer Innovationen und vor allem der Form.

Die Madonna del Granduca gilt als eines der bekanntesten Werke Raffaels, bis sie von Großherzog Ferdinand III. Von Lothringen bevorzugt wurde. Es ist ein Ölgemälde auf Holz (84,5 x 55,9 cm) aus dem Jahr 1504, das heute in der Pfalzgalerie in Florenz aufbewahrt wird. Die ursprüngliche Herkunft, die vermutlich für ein privates Ziel bestimmt war, als der junge Raphael in Florenz ankam, ist ungewiss. Für das ausdrucksstärkste und rätselhafteste Gesicht der Madonna gilt das Gemälde als eines seiner berühmtesten Meisterwerke.

Die stehende Madonna trägt das traditionelle rote Gewand und den blauen Umhang. Es entsteht der Eindruck, dass Sie sich dem Betrachter nähern und aus der Dunkelheit auftauchen. Ihre Figur drückt eine gemischte Entscheidung mit einer teilweisen Monumentalität in einer gekonnt ausgewogenen figürlichen Beziehung zur Madonna aus, um auf eine Rechtsrotation hinzuweisen, die durch die gerade wahrgenommene Linksrotation des Kindes ausgeglichen wird. Die linke Hand ruht anmutig auf der idealen Achse der Gesichtsbüste der Mutter, fast um die Aufmerksamkeit des Zuschauers zu erregen. Es ist eine Operation von großer räumlicher und dynamischer Beherrschung der bereits etablierten Renaissance-Malerei, die uns die byzantinische statische Natur der mittelalterlichen figürlichen Madonna-Kind-Komposition in der Liebesbeziehung zwischen Mutter und Sohn vergessen lässt.

Das Spiel von Schatten und Licht erinnert zweifellos an den bekannten "nuancierten" Leonardo, den Urbino in den ersten Jahren seines florentinischen Aufenthalts mit Bezug auf die Madonnen der Robbia-Brüder und die Auswirkungen zu schätzen begann das Relief und die Plastizität florentinischer Bildhauer wie Ghiberti und Donatello.

In der Madonna des Großherzogs erhöht Raphael das Drapieren des Madonna-Mantels, indem er an den Sinn des Lebens erinnert, und genau der Hinweis auf die Torsionsbewegung des Kindes unterstreicht die bisher unbekannte Bildfreiheit. Im Wesentlichen werden Bewegung und Emotion kombiniert, um Tiefe in der ruhigen Ausdruckskraft der beiden Themen zu finden, die durch die Dunkelheit des Hintergrunds erhöht und anschließend der Komposition hinzugefügt werden, wodurch die Madonna-Werte Präsenz und Spiritualität verwirrt werden, die mit gutem Grund die Rolle des Ruhms erhöhen.

Es gibt viel zu schreiben über Beschreibung, Interpretation und Symbologie, historische Referenzen, Stil und Technik mit der Zeichnung, die der Malerei, den Farb- und Lichteffekten, der Komposition und dem Rahmen von Raphaels Meisterwerk vorausgeht, das sich in einem endgültigen Bild materialisiert, in dem es vorherrschen soll Ich bin der Teint der Madonna und des Kindes, die geschwungene Anmut des Gewandes von Marias Umhang, die Linien, die sich in der Höhe über die Formen des Körpers des Kindes erstrecken, alles verstärkt durch das chromatische Hell-Dunkel-Gleichgewicht, das in einer Nuance endet, die darüber hinausgeht Leonardo.

Bereits von seinen Zeitgenossen und Raphael wurde er als "Der Gott der Malerei" angesehen, der Meister der klassischen Schönheit, das Genie der Komposition von Form und Farbe, Licht und Schatten in allen Medien, die er ansprach. In Rom maß er sich mit Michelangelo, der beschuldigt ihn der Spionage. Das Treffen findet im Vatikan statt, wobei Michelangelo sich mit der Sixtinischen Kapelle und Raphael mit den Räumen des Papstes befasst.
 
Eine Geschichte, die der beiden Maler, geprägt von einer Rivalität, die zu Meisterwerken der Kunst mit Michelangelo führte, um gegen seinen Willen den Auftrag des Papstes für das Gewölbe der Sixtinischen Kapelle anzunehmen, der schließlich Kunst und Image revolutionierte des Menschen und Raphael mit der "Schule von Athen" und anderen Fresken, um eine abstoßende Vision der universellen Harmonie zu erfinden.

Himmlische Harmonie also und Italien. . . . Italien. . . . . immer Italien: zum Guten oder zum Schlechten.
. . .
Englisch:
 
 

Raphael, "The great genius of art, explained in a single painting":
Our Lady of the Grand Duke

It is the article offered today, 03. March 2020, in the midst of the health crisis caused by the "coronavirus", by the authoritative newspaper of Germany <Die Welt>, Section "Culture", with the invitation to carefully observe the hand of the Child .

No other artist in his works has raised Raphael (1483-1520) to the high levels of classicism the vision of the ideals of the Renaissance in terms of human dignity, monumentality of form and balance of composition. The Medici Pope Leo X appointed Raffaello in 1515 as director of the works of the Church of San Pietro and conservator of the Ancient Monuments of Rome, whose archaeological excavations, relief and conservation were started right at that time.

Like many Renaissance artists, Raphael also possessed the tools of domination of Architecture to the same extent as those of Painting. In Villa Madama Raffaello managed to combine the sum of his experiences with the assignment given to him by the Pope, to the point that the fame of his pictorial art has often relegated to the background his exceptional contributions in the field of Architecture that must be brought back to the levels of knowledge it deserves (no) in a context of great technical and technological innovations and, above all, of form.

The Madonna del Granduca is considered to be one of the best known works of Raphael to the point of having been preferred by the Grand Duke Ferdinand III of Lorraine. It is an oil painting on wood (84.5x55.9 cm) dating back to around 1504 and now preserved in the Palatine Gallery in Florence. The original provenance which is presumed to have been for a private destination when the young Raphael arrived in Florence is uncertain. For the most expressive and enigmatic face of the Madonna, the painting is considered to be one of his most famous masterpieces.

The Madonna, depicted standing, wears the traditional red robe and the blue cloak. The impression is drawn that you are advancing towards the viewer, emerging from the darkness. Her figure expresses a mixed decision with a partial monumentality in a skilfully balanced figural relationship with the Madonna to hint at a right rotation counterbalanced by the just perceived left rotation of the Child. With the left hand resting gracefully on the ideal axis of the face-bust of the mother, almost to attract the attention of the spectator. It is an operation of great spatial and dynamic mastery of the already established Renaissance painting to make us forget the Byzantine-style static nature of the medieval Madonna-Child figural composition in the love relationship between mother and son.

The play of shadows and light there is no doubt that it recalls the well-known "nuanced" Leonardo that certainly from Urbino began to appreciate in the early years of his Florentine stay with references to the Madonnas of the Robbia brothers and the effects the relief and plasticity of Florentine sculptors such as Ghiberti and Donatello ..

In the Madonna of the Grand Duke, Raphael exalts the draping of the Madonna 's mantle by recalling the meaning of life and it is precisely the reference to the child' s torsional movement that highlights that pictorial freedom hitherto unknown. In essence, movement and emotion are combined to find depth in the calm expressiveness of the two subjects exalted by the darkness of the background, subsequently added to the composition thus confusing to the Madonna values ​​of presence and spirituality exalted, with good reason, to the role of fame.

There would be much to write about description, interpretation and symbology, historical references, style and technique with the drawing that precedes painting, color and lighting effects, composition and framing of Raphael's masterpiece which materializes in a final image in which to predominate I am the complexion of the Madonna and Child, the sinuous gracefulness of the drapery of Mary 's cloak, the lines stretched in height the shapes of the body of the Child, all enhanced by the chiaroscuro chromatic balance that ends in a nuance that has gone beyond Leonardo.

Already by his contemporaries and Raphael he had been seen as "The God of Painting", the master of classical beauty, the genius of the composition of form and color, light and shadow in all the media he addressed. In Rome he measured himself with Michelangelo who accuses him of espionage. The meeting takes place in the Vatican with Michelangelo dealing with the Sistine Chapel and Raphael with the Pope 's rooms.

A story, that of the two painters, marked by a rivalry that led to masterpieces of art with Michelangelo to accept against his will the Pope 's assignment for the vault of the Sistine Chapel, which eventually revolutionized art and image of man, and Raphael with the "School of Athens" and other frescoes to invent a revolting vision of universal harmony.

Heavenly harmony, therefore, and Italy. . . . Italy. . . . . always Italy: for better or for worse.

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Französisch:

Raphaël, "Le grand génie de l'art, expliqué dans un seul tableau":
Notre-Dame du Grand-Duc

C'est l'article proposé aujourd'hui, 03 mars 2020, au milieu de la crise sanitaire provoquée par le "coronavirus", par le journal officiel allemand <Die Welt>, rubrique "Culture", avec l'invitation à observer attentivement la main de l'Enfant .

Aucun autre artiste dans ses œuvres n'a élevé Raphaël (1483-1520) à un haut niveau de classicisme la vision des idéaux de la Renaissance en termes de dignité humaine, de monumentalité de forme et d'équilibre de composition. Le pape Médicis Léon X a nommé Raffaello en 1515 directeur des travaux de l'église de San Pietro et conservateur des monuments anciens de Rome, dont les fouilles archéologiques, le secours et la conservation ont commencé à ce moment-là.

Comme de nombreux artistes de la Renaissance, Raphaël possède également les outils de domination de l'architecture au même titre que ceux de la peinture. Dans Villa Madama Raffaello a réussi à combiner la somme de ses expériences avec la mission qui lui a été confiée par le Pape, au point que la renommée de son art pictural a souvent relégué au second plan ses contributions exceptionnelles dans le domaine de l'architecture qui doivent être ramenées aux niveaux de connaissances qu'elle mérite (non) dans un contexte de grandes innovations techniques et technologiques et, surtout, de forme.

La Madonna del Granduca est considérée comme l'une des œuvres les plus connues de Raphaël au point d'avoir été préférée par le Grand-Duc Ferdinand III de Lorraine. Il s'agit d'une peinture à l'huile sur bois (84,5x55,9 cm) datant d'environ 1504 et aujourd'hui conservée à la galerie Palatine de Florence. La provenance originale qui est présumée avoir été pour une destination privée lorsque le jeune Raphaël est arrivé à Florence est incertaine. Pour le visage le plus expressif et énigmatique de la Madone, la peinture est considérée comme l'un de ses chefs-d'œuvre les plus célèbres.

La Vierge, représentée debout, porte la robe rouge traditionnelle et le manteau bleu. L'impression est tirée que vous avancez vers le spectateur, sortant de l'obscurité. Sa figure exprime une décision mitigée avec une monumentalité partielle dans une relation figurative habilement équilibrée avec la Madone pour faire allusion à une rotation à droite contrebalancée par la rotation à gauche perçue de l'enfant. Avec sa main gauche reposant gracieusement sur l'axe idéal du visage-buste de la mère, presque pour attirer l'attention du spectateur. C'est une opération d'une grande maîtrise spatiale et dynamique de la peinture de la Renaissance déjà établie pour nous faire oublier la nature statique byzantine de la composition figurative de la Madone-Enfant médiévale dans la relation amoureuse entre la mère et le fils.

Le jeu des ombres et de la lumière ne doute pas qu'il rappelle la "nuance" bien connue de Léonard de Vinci que l'Urbino a certainement commencé à apprécier dans les premières années de son séjour florentin avec des références aux Madones des frères Robbia et aux effets le relief et la plasticité de sculpteurs florentins comme Ghiberti et Donatello.

Dans la Madone du Grand-Duc, Raphaël exalte le drapage du manteau de la Madone en rappelant le sens de la vie et c'est précisément la référence au mouvement de torsion de l'enfant qui met en évidence cette liberté picturale jusqu'alors inconnue. Essentiellement, le mouvement et l'émotion sont combinés pour trouver de la profondeur dans l'expressivité calme des deux sujets exaltés par l'obscurité de l'arrière-plan, ajoutés ensuite à la composition confondant ainsi avec les valeurs de présence et de spiritualité de Madonna exaltées, avec raison, au rôle de gloire.

Il y aurait beaucoup à écrire sur la description, l'interprétation et la symbologie, les références historiques, le style et la technique avec le dessin qui précède la peinture, les effets de couleur et d'éclairage, la composition et l'encadrement du chef-d'œuvre de Raphaël qui se matérialise dans une image finale dans laquelle prédominer. Je suis le teint de la Vierge à l'Enfant, la grâce sinueuse de la draperie du manteau de Marie, les lignes tendues en hauteur les formes du corps de l'Enfant, le tout rehaussé par l'équilibre chromatique en clair-obscur qui se termine par une nuance qui a dépassé Leonardo.

Déjà par ses contemporains et Raphaël, il avait été considéré comme "Le Dieu de la peinture", le maître de la beauté classique, le génie de la composition de la forme et de la couleur, la lumière et l'ombre dans tous les médias qu'il a abordés. À Rome, il s'est mesuré avec Michel-Ange qui l'accuse d'espionnage. La rencontre a lieu au Vatican avec Michel-Ange traitant de la Chapelle Sixtine et Raphaël avec les salles du Pape.

Une histoire, celle des deux peintres, marquée par une rivalité qui a conduit à des chefs-d'œuvre de l'art avec Michel-Ange d'accepter contre son gré la mission du Pape pour la voûte de la Chapelle Sixtine, qui a finalement révolutionné l'art et l'image de l'homme, et Raphaël avec "L' école d'Athènes" et d'autres fresques pour inventer une vision révoltante de l'harmonie universelle.

Harmonie céleste donc et Italie. . . . Italie. . . . . toujours l'Italie: pour le meilleur ou pour le pire.

 

 

 

 

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BIG - Bjarke Ingels Group (Traduzione in italano)

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Dal prestigioso quotidiano Svizzero NZZ (www.nzz.ch) . . . . .
per porre in riflessione certi maghi italiani.
Traduzione dal tedesco.

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Il clima ispira la stella dell'architettura Bjarke Ingels: "Proprio perché le persone determinano e accelerano i cambiamenti climatici, saranno la soluzione".

Informazioni sull'architetto danese Bjarke Ingels I film di Netflix sono girati. Preferisce comunicare con i suoi fan tramite Instagram. A suo avviso, la protezione del clima non dovrebbe avere nulla a che fare con il divieto, ma con l'aumento della gioia di vivere. Antje Stahl lo ha incontrato in Norvegia per un discorso.

Antje Stahl, 30.10.2019

 

Bjarke Ingels, fondatore dello studio di architettura danese e internazionale BIG.

 

 

Ora potremmo parlare un po 'della regina Sonja di Norvegia: qualche settimana fa, accompagnata dalla banda di ottoni della banda militare, non ha appena inaugurato un museo privato a nord di Oslo. No, ha anche realizzato stampe colorate di paesaggi per i quasi 500 ospiti di questo evento. A seguito di discorsi, cene e feste, queste immagini sono state firmate da alberi ossuti e distribuite insieme con una salsiccia di alce in un sacchetto di iuta.

Sonja era d'accordo con questo bizzarro mix di goodie bag? Oppure voleva competere con gli altri artisti qui esposti, tra cui Anish Kapoor, Yayoi Kusama e Olafur Eliasson? Dovremo chiarirlo altrove. I reali (anche il principe ereditario Frederik di Danimarca) ci dissuaderebbero troppo dal nostro vero protagonista: dopo tutto, l'architetto Bjarke Ingels è qui nella foresta norvegese vicino a Jevnaker per un'intervista.

Per settimane, o sciocchezze, mesi, abbiamo scritto al suo studio di architettura BIG con la richiesta di fissare finalmente un appuntamento con l'architetto danese che parla in modo così diverso di cambiamenti climatici, sostenibilità e crisi, come quello degli attivisti e I politici e persino gli architetti sono abituati. I film di Netflix sono quindi girati da Bjarke Ingels, nato nel 1974, tiene conferenze TED e comunica con i suoi innumerevoli fan tramite Twitter e Instagram (con quasi 700000 follower). Questo lo rende uno dei pochi architetti che raggiungono le masse. Gli investitori lo adorano anche per le sue capacità di narrazione, raccogliendo ordini in tutto il mondo. Si dice anche che salvi Manhattan dall'innalzamento del livello del mare e costruisca una nuova striscia di terra intorno alla parte meridionale dell'isola entro il 2050. Naturalmente, i colleghi sono infastiditi dal successo su larga scala dell'ufficio. C'è una lettera aperta dell'Università di Harvard , in cui anche la prole ammette quanto sia geloso del successo di Ingels - e quanto frustrato che forse non salverà il mondo con i suoi progetti giganteschi. Quindi c'è molto di cui parlare. Per mezz'ora la macchina di PR ci ha concesso questa pop star in occasione dell'apertura del museo in Norvegia. Pertanto, non perdiamo tempo e. , ,
, , , Dai un'occhiata a lui con una foto di suo figlio di quasi un anno sul suo cellulare, che condivide anche sul suo account Instagram. , ,

Come si chiama tuo figlio?

Darwin. Ha anche il suo account Instagram, mentre pubblico tante foto di lui. Sono proprio come tutti gli altri genitori: penso che sia la creatura più interessante, affascinante, bella e brillante.
Come nota editoriale, "ridere" dovrebbe apparire per la prima volta a questo punto, ma mentre Bjarke Ingels ride incessantemente, ci rinunciamo e assumiamo da ora in poi che il lettore legge questa "risata".
E Darwin come in Charles. , ,
, , , sì, come Charles Darwin. Ha il suo compleanno il 21 novembre e Darwin pubblicò il suo primo libro, "Sull'origine delle specie", il 24 novembre 1859. Anche sua madre Ruth è spagnola e il nome funziona in spagnolo, danese e inglese. E Ruth significa "amico" in ebraico, e Darwin una volta era chiamato il suo "caro amico" in Inghilterra, e sì, adoro Charles Darwin.
Signor Ingels, perché sei l'unico architetto che sembra che il suo lavoro sia davvero buono per lui?
Ah, sì, è divertente. Bene, penso che il mio lavoro sia piacevole come qualsiasi altro. , , Abbiamo appena aperto una mostra intitolata "Formgiving", che consente agli architetti e ai progettisti di ricordare molto bene ciò che rende il nostro lavoro rilevante e importante: che gli diamo una forma che non ha uno, il futuro e soprattutto quello Futuro in cui vorremmo vivere. E non riesco proprio a immaginare un compito più eccitante e significativo di questo. Certo, a volte è difficile e una vera sfida - sicuramente non è sempre stato divertente lavorare su questo progetto, ci sono stati molti momenti di "fanculo, sì", ma poi ancora molti come "Jeeesus".
Bjarke Ingels ama i fumetti, forse dovremmo menzionarlo brevemente. Il suo fumetto architettonico «Sì è di più» è stato preso sul serio anche dal rigoroso settore dell'architettura. In questa Archicomic, il gruppo Bjarke Ingels, in breve BIG, ha formulato per la prima volta la speranza che l'architettura verde non dovrebbe apparire come noiose casse di cemento e non necessariamente vincoli per i suoi utenti.
Sul suo account Instagram, hai pubblicato una foto di un uomo che sembra che dici da 30 a 40 anni. Questo ti aiuta a entrare in empatia con il futuro?
Sì, come tutti, sono rimasto affascinato da questa app. , ,
, , , trasformando uno in una persona anziana usando i filtri. Immagina di avere 80 anni: che cosa hai raggiunto da allora?
Quindi se conti nella vita, ho poco più della metà dietro di me, giusto? Idealmente, sarei ricordato per cose che non ho ancora fatto. Voglio dire, sono molto contento dei nostri progetti, ma stiamo costantemente imparando e lavorando per esso o desideriamo crescere, svilupparci spiritualmente e creativamente. In tal senso, spero che il nostro contributo più significativo sia ancora davanti a noi.
E non hai ancora idea di come potrebbe essere?
Le idee fondamentali che hanno plasmato la nostra pratica per molti anni - come "Pragmatismo utopico" o "Sostenibilità edonistica" - continueranno a svolgere un ruolo importante nel nostro lavoro in futuro. Proprio come la convinzione che l'architettura e il design non abbiano nulla a che fare con lo stile o l'estetica, ma piuttosto modellano il futuro.
"Sostenibilità edonistica" è un'idea così entusiasmante, dopotutto, finalmente dissipa l'idea che sostenibilità significherà abbandono e proibizione: secondo il motto, se vogliamo proteggere l'ambiente, dobbiamo rinunciare alla nostra libertà, non possiamo più volare o carne mangia di più. Tuttavia, dicono: No, sostenibile può dare piacere, aumentare il piacere. Allora, quando hai fondato BIG nel 2005, pensavi che avresti avuto tanto successo?
Assolutamente no. Non sono mai stato particolarmente ambizioso o strategico. Ho aperto il mio ufficio solo perché ho lavorato per alcuni architetti in tutto il mondo e sapevo che volevo andare oltre la politica che è così diffusa negli studi di architettura. A tale proposito, preferivo rimanere senza alternative piuttosto che avere un piano.
Lasciamolo così.
Sempre più persone scendono in strada per il futuro. Ciò che guida e allo stesso tempo li scoraggia è l'idea di un pianeta Terra distrutto. Cosa ne pensi di un attivismo politico che si basa su scenari apocalittici?
Non credo che la disperazione sia particolarmente motivante. C'è molta incertezza sul futuro, non sappiamo se uno scenario del genere diventi davvero realtà. Tuttavia, se la Terra è la nostra unica opportunità di investimento, sarebbe saggio prendersene cura. Non possiamo permetterci di essere sorpresi o incasinati. Mi era stato detto in particolare a Berlino in occasione della conferenza "Progetto Manhattan" sulla molto propositivo sulle nuove tecnologie e il cambiamento climatico: E 'stato in particolare su come CO 2 in grado di ridurre le emissioni di CO 2 -free industria e gli investimenti in redditizia aziende. Una cosa del genere dimostra che stiamo affrontando una grande sfida e crisi, ma noi umani siamo molto bravi a affrontarla. Quindi sono ottimista, non perché penso che le cose funzioneranno da sole, ma perché le ripareremo.
Molti dei tuoi progetti non sembrano voler prevenire il cambiamento climatico, ma assumerlo. "Oceanix City", ad esempio, è costituito da gruppi di isole che possono nuotare nel mare. Forniscono alloggi per le comunità più piccole che sarebbero state sfollate dalle loro città alluvionate entro il 2050 e aree per molluschi e ostriche, centri culturali e sportivi, tetti solari. Tutto sommato un "ecosistema artificiale" senza gas di scarico e immondizia che ricorda un paradiso. Non è cinico vendere l'innalzamento del livello del mare come promessa?
Il chimico ed esperto di clima Sir David Kind ha recentemente mostrato immagini della Siberia, dove si sa che i terreni permafrost si scongelano. Questo rilascia il carbonio immagazzinato al suo interno, che porta a massicce esplosioni. Quindi, quando il mondo cambia, ci sono problemi molto grandi, ma possiamo gestirlo molto bene. Anche la vita si è evoluta attraverso l'adattamento e l'umanità si evolve attraverso la capacità di collaborare.

Se il nostro futuro è così, non viene risolto. Lo studio di architettura BIG, tuttavia, vuole rispondere all'innalzamento del livello del mare e ha progettato una città di isole, che nel 2050 ospiterà fino a 10.000 persone. A Oceanix City, potranno prendersi cura di se stessi, ad esempio attraverso campi di alghe, ostriche e letti di cozze. Esistono istituti scolastici, centri sportivi e ospedali, nonché vivai di bambù, "sei volte più resistenti" dell'acciaio. E ovviamente un bilancio energetico sostenibile. (Immagine: PD) Il tetto della nuova sede di Google dovrebbe ora essere in piedi. Le prove circolano in rete e i blog riportano i progressi del grande campus di Mountain View, in California. Come il guscio di una tartaruga, si trova nella Silicon Valley, i fronti delle finestre tra i tetti a forma di tenda sono chiamati "sorren gaden luce". Insieme a Heatherwick Studio di Londra, BIG ha progettato il nuovo volto del motore di ricerca Internet di successo a livello globale. (Foto: BIG) Al gruppo Bjarke Ingels piace pensare su larga scala: BIG ha completato una piramide residenziale nel 2016 sulla West 57th Street. VIA è ora ufficialmente chiamato l'edificio con le sue circa 700 unità abitative, che BIG descrive come "cortile", ovvero una miscela di cortile e grattacielo. (Foto: PD) Nel giardino del cortile di VIA c'è un grande giardino, come ci si aspetterebbe dalle città europee con sviluppo del blocco perimetrale. Vista sul fiume Hudson sulla West 57th Street. (Foto: PD) L '"8-House" o "Endless House", che è stata spostata nel 2009, collega 475 unità abitative tramite un loop. Ci sono case a schiera da uno a due piani e appartamenti per single, uffici e negozi e strade pubbliche che le collegano. A Ørestad, sull'isola di Amager, tra l'aeroporto e Copenaghen, dove si trova l'edificio, è emersa una piccola città della città. (Foto: PD) Le mini ville della "Mountain House" a Ørestad, che erano ammucchiate sopra un garage, sono state il primo progetto acclamato a livello internazionale di BIG dal 2006. Qui, lo studio di architettura ha giocato con le forme della natura per dare all'architettura un'immagine verde , (Foto: PD) Primo piano delle mini ville. (Foto: PD) Mountain House da lontano. (Foto: PD) Spazio pubblico: la "Piazza Rossa" nella superkilen di Copenaghen con pezzi fissi destinati a commemorare la società multiculturale nel distretto di Nørrebro. (Foto: PD) Con saggi cubici, BIG è stato in grado di realizzare un gesto estremamente efficiente in termini di spazio e formalmente efficace nel magazzino di transito nell'ex magazzino a cielo aperto di Basler Dreispitz. I balconi degli appartamenti angolari si affacciano direttamente sulla torre residenziale "Helsinki" di Herzog & de Meuron. (Foto: PD) La visualizzazione del "Musée Audemar Piguet" a Le Brassus nella Vallée du Joux, che aprirà nell'aprile 2020, mostra una serie di rampe d'accesso che possono essere utilizzate per lo sci di fondo in inverno. (PD)

Se il nostro futuro è così, non viene risolto. Lo studio di architettura BIG, tuttavia, vuole rispondere all'innalzamento del livello del mare e ha progettato una città di isole, che nel 2050 ospiterà fino a 10.000 persone. A Oceanix City, potranno prendersi cura di se stessi, ad esempio attraverso campi di alghe, ostriche e letti di cozze. Esistono istituti scolastici, centri sportivi e ospedali, nonché vivai di bambù, "sei volte più resistenti" dell'acciaio. E ovviamente un bilancio energetico sostenibile. (Immagine: PD)

Ciononostante, sembra che le future bozze come "Oceanix City" dicano: Rilassati, quando il mondo crollerà, possiamo ancora averlo bello.
Sono convinto che possiamo influenzare il futuro. È fantastico essere un formulatore. Ed è fantastico che ora ci sia un museo qui in Norvegia che collega due sponde del fiume, che sono stato in grado di realizzare qualcosa del genere in un periodo di otto anni. Quasi allo stesso tempo, abbiamo aperto la centrale elettrica a Copenaghen dove è possibile sciare perché abbiamo costruito la centrale elettrica più pulita al mondo. Quindi sì, se non facciamo nulla, molto può andare storto, ma è per questo che non dovremmo fare nulla.
(Inserto breve: Copenhill, un inceneritore di rifiuti a Copenaghen dove si può effettivamente sciare, è stato un argomento caldo per la stampa per anni , ed è uno di quei prestigiosi progetti degli architetti BIG che sono tanto sbagliati quanto loro: i rifiuti vengono trasformati in elettricità qui, I filtri del gas di scarico all'avanguardia assicurano che nessuna sostanza tossica penetri nell'atmosfera, come hanno finalmente attestato le autorità danesi, e ai bambini è ora ufficialmente permesso indossare gli sci sulla collina dell'edificio nell'area industriale. "Non c'è neve, ma la plastica verde La domanda è se questa forma di "sostenibilità edonistica" - non segnali anche alla prole che i rifiuti sono buoni per l'uso ricreativo.)
Cosa mi consigliate?
Dovresti trovare suggerimenti pratici e tangibili. Attualmente stiamo lavorando a una sorta di meta-progetto che chiamiamo Masterplanet, un piano generale per il pianeta. Sappiamo che gli umani sono in grado di coordinare le missioni intergenerazionali che hanno bisogno di risorse infinite. È così che abbiamo costruito cattedrali. Abbiamo solo bisogno di un piano generale. Al momento c'è molta letteratura e molti documenti che dimostrano il caos e definiscono i problemi, ma ci sono solo obiettivi climatici parziali: questa città vuole cambiare questo in questo momento e quelli raggiungono qualcos'altro . , , ma questo non va da nessuna parte in un piano generale.
E che aspetto ha questo "piano generale"?
Dobbiamo ancora svilupparlo, ma riunirà alcune grandi società private, istituzioni internazionali, opportunità di investimento e progetti. Il cambiamento climatico è nelle mani dei politici o poi degli scienziati. Ciò che architetti e designer possono contribuire è che le cose vengono realizzate, implementate e progettate. Sappiamo come farlo: tracciare un'idea, studiarla, testarla e sviluppare una tabella di marcia. Politici e scienziati non dovrebbero decidere il nostro futuro, ma architetti, ingegneri e investitori.
Riesci a immaginare di lavorare con Greta Thunberg?
Chiaro! Greta è una grande mascotte per una generazione frustrata dall'idea che il mondo sembra andare in rovina e nessuno ci sta facendo nulla. Mi piacerebbe sentire il tuo contributo, ma probabilmente avremmo bisogno di molta esperienza nel campo della scienza, della tecnologia, della chimica. Si tratterà di materiali, calcestruzzo, soluzioni pratiche.
Un rapporto delle Nazioni Unite del 2017 documenta che l'industria delle costruzioni rappresenta il 36 percento del consumo globale di energia e quasi il 40 percento delle emissioni di CO2. In altre parole, l'architettura è percepita come un problema; tu la presenti come una soluzione. Come funziona?
Se le persone fossero etichettate come parte del problema, sarebbe vero, ma stupido allo stesso tempo o no? Proprio perché le persone stanno producendo e accelerando i cambiamenti climatici, saranno sicuramente la soluzione. Se cambiamo il clima sulla Terra quasi per caso, immagina cosa è successo se volessi cambiarlo consapevolmente. Abbiamo la capacità - il potere di farlo.
Eppure l'industria delle costruzioni sta distruggendo l'ambiente. BIG è al 50 ° posto nella classifica "WA100" con 248 dipendenti nei più grandi studi di architettura del mondo. I tuoi progetti sono all'altezza del nome del tuo ufficio: sono enormi complessi residenziali, hotel, grattacieli per i maggiori investitori. Come si combinano la protezione del clima e la macchina del denaro architettonico?
Chiunque pensi che l'architettura sia un problema così grande dovrebbe cercare di essere senzatetto. Se gli edifici sono un problema, eliminali. Quindi sarà molto difficile sopravvivere all'inverno a Zurigo.

Questa è una risposta molto polemica.

Sì, è anche una risposta stupida, ovviamente, ma se abbiamo una scelta tra architettura e senzatetto, scegliamo architettura. Esistono pochissimi posti al mondo in cui da 7,5 a 8 miliardi di persone potrebbero vivere senza di loro, almeno non in Norvegia, Zurigo o Copenaghen: abbiamo bisogno dell'architettura. Una delle caratteristiche che definisce la vita in contrapposizione alla materia morta è che consuma energia. Il consumo di energia non è una brutta cosa, ma una buona cosa, almeno se pensi che la vita sia una buona cosa. Vogliamo usare l'energia. Non vogliamo semplicemente sprecarlo. In un certo senso, questo è anche il problema dell'inquinamento atmosferico: CO 2 e gas a effetto serra sono sottoprodotti che nessuno vuole o di cui ha bisogno. Ma cosa succede se diventano risorse quando creano nuove cose, ad esempio le fibre di carbonio? In Svizzera, c'è la società Climeworks, che ha sviluppato una tecnologia che cattura il carbonio.
Proprio come le navi dell'aspirapolvere devono pescare la plastica dai mari. Invece di combattere la causa - l'uso della plastica, l'industria dell'imballaggio e così via - stai inventando sempre nuove macchine. Questo aumenta l'economia.
Vedi la verità in faccia. Se vuoi respirare aria pulita, smetti di fumare, ma non lo fai. Quindi dobbiamo pulire l'aria mentre stiamo ancora fumando. Non tutte le auto sono elettriche e tutte le centrali elettriche sono pulite, il riscaldamento globale è realtà. Sono d'accordo che devi arrivare alla causa del problema, ma finché non lo abbiamo risolto, dobbiamo usare altri mezzi. Sono un ottimista, abbiamo la cultura per affrontarla, solo molte persone devono metterci molta energia.
Non di rado, gli architetti cercano di risolvere il problema dal punto di vista architettonico: ad esempio, non ricostruendo, ma utilizzando lo stock esistente o riciclando i rifiuti di costruzione.
Anche questa è un'ottima idea. Tutti i nostri uffici sono situati in edifici esistenti, stiamo trasformando un vecchio grande magazzino sulla 5th Avenue a New York in un ufficio, un vecchio magazzino a Soho presso la sede di "The Atlantic" e un vecchio bacino portuale in un museo. Certo. Ma quando guardi alla crescita della popolazione, è chiaro che avremo bisogno di più edifici, che dovremo sostituire quelli vecchi, che le persone potrebbero voler uscire dalle loro capanne e condividerle con dodici membri della famiglia. Sarebbe folle condannare l'architettura. Al contrario, è così buono che può migliorare la qualità della vita, forse proteggere un bambino dalla respirazione nell'aria inquinata. Stiamo appena iniziando a comprendere le conseguenze delle nostre azioni, quindi saremo in grado di disinnescarle e trasformarle in qualcosa di positivo.
Credono nei buoni vecchi progressi.
L'equilibrio non è uno stato stabile - un funambolo bilancia, perché se si ferma, cadrebbe immediatamente. Continua a muoversi un po ', il che significa che usa molta energia per mantenere l'equilibrio.
Stai parlando di te? Si muovono sempre. Secondo il tuo account Instagram, fai il pendolare tra il Burning Man Festival nel deserto del Nevada, King's Landing, il sito principale della serie televisiva Game of Thrones, le Maldive, le isole greche e, naturalmente, la Scandinavia. Qual è la tua impronta ecologica?
È molto bello che tu lo chieda. Io volo cioè SAS, e ci compensare il CO ₂ emissione di tutti i nostri voli business.
E l'impronta ecologica della tua azienda?
Non ho ancora calcolato, ma sono sicuro che è praticamente nel range negativo. , ,
Come annunciato, eravamo a solo mezz'ora di distanza per questa conversazione. Bjarke Ingels ora deve guidare un gruppo di giornalisti internazionali attraverso The Twist, il museo del ponte privato della Norvegia. Tra un'ora arriverà anche la regina Sonja con la banda di ottoni e i suoi colorati dipinti di paesaggi. Il collezionista d'arte, imprenditore di successo e proprietario del parco di sculture Christian Sveaas la saluta come la sua migliore amica. Prost. Grazie E arrivederci

Riconciliazione con architettura insignificante? Il museo privato norvegese "The Twist" brilla in alluminio, non arte.
Antje Stahl 30.10.2019, 05:30
Un architetto danese si affida alla narrazione
svf. · Bjarke Ingels, nato nel 1974, ha fondato il suo ufficio Bjarke Ingels Group, abbreviato BIG, all'età di 31 anni. Nel frattempo, dopo Copenaghen, la compagnia ha anche sede a New York, Londra e Barcellona, ​​con 17 soci, 26 associati e 15 direttori. La carriera di Ingels iniziò con il boom dell'edilizia abitativa nella parte meridionale della città di Copenaghen, Ørestad, dove dapprima attirò l'attenzione con due edifici figurativi di grandi dimensioni (sotto forma di lettere V e M e poi come paesaggio collinare sopra un garage).
La svolta internazionale è arrivata nel 2009, anche a Ørestad, con la "Casa senza fine" (da non confondere con il lavoro concettuale di Friedrich Kiesler), che non è affatto una casa, ma un intero distretto di case a schiera lungo una strada interna. Questo conduce come un ciclo di Möbius, o proprio come un 8 sdraiato per infinito, attraverso l'enorme struttura. Contrariamente allo scetticismo iniziale dei tradizionali sviluppatori urbani, se il sogno di megastrutture formalistiche non riemerga qui, l'8-House è stata ben accolta dai residenti e, nonostante la sua posizione periferica, un vivace quartiere. L'idea di continuare l'Unité d'habitation di Le Corbusier in un adattamento contemporaneo può essere sentita nelle case a schiera, negli appartamenti e nelle vie di accesso strettamente annidate e collegate. L'unico problema è forse i molti turisti architettonici a cui viene detto alla rampa verso la rampa che le loro visite qui non sono davvero desiderabili.

Tra i numerosi e importanti progetti internazionali che BIG è stato in grado di progettare e implementare parzialmente includono una torre residenziale a forma di piramide a New York e la Lego House a Billund, in Danimarca, che integra la Lego Land danese come hotel. Tutti mostrano non solo il linguaggio pittorico dell'ufficio, ma anche i giochi in scala e talvolta la GRANDE massa. I mattoncini Lego diventano letteralmente il modello di un blocco di case o una spirale ispirata all'orologeria diventa una rampa per gli sciatori di fondo: nel museo dell'orologeria "contemporaneo e tradizionale" con la pensione "Museo Atelier Audemars Piguet" a Le Brassus (Vallée de Joux) nella Svizzera francese , che è attualmente in costruzione e dovrebbe essere aperto nella primavera del 2020. In Svizzera, la conversione e l'estensione del campo di transito di Dreispitz nell'ex magazzino a cielo aperto di Basilea-Münchenstein sono state completate nel 2016.

La mostra "Formgiving" di BIG presso il Danish Architecture Centre di Copenaghen, durerà fino al 12 gennaio 2020.

 


 

 

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