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(L. Mies v. d. Rohe)

 

La lacerante crisi istituzionale dell' Italia che non vuole cambiare

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A mio debol parere dobbiamo partire da tre personaggi di spicco dell' attuale parcoistituzionale: l' ancora Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella-Buccellato-Rimi, il Presidente in fuga della Regione a statuto tutto speciale Sicilia, Sebastiano Musumeci, detto „Nello“ e la vergogna tutta nazionale (ma anche europea) Silvio Berlusconi.

 

Dei primi due sono alcune loro recenti dichiarazioni a darci spunto e motivazione per delinerne succintamente i profili; del terzo è la sua sporca storia personale e la sua gravidanza non interrota del sogno „Quirinale“ che, abbiamo l' impressione, gli andrà di traverso, nonostante le chissà quanti provini e prove, da solo e con la protagonista della sua terza avventura matrimoniale davanti ad un grande specchio o seduti in un comodo sofà o sdraiati a letto,

 

Dalle recite odierne, 14. Agosto 2022, del Presidente della R., Sergio Mattarella-Buccellato-Rimi fu Bernardo, il co-mandante principale della prima strage di stato, Portella delle Ginestre 1. Maggio 1947, estrapoliamo quella inerente il richiamo alla tragedia di Genova del 14. Agosto 2018, ore 11:36, il cui incipit suon: „Una ferita che non si può rimarginare“, certamente per lutti, vergogna e dolore non di minore della testé ricordata strage di Portella delle Ginestre. Ma tant' è.

 

Ai funerali di stato del 18.08. 2018 il Corsera ha ricordato la consueta partecipazione delle più alte cariche dello stato (il Matt, il Conte e il Tonin), le stesse, vili e meschine, che sino ad pggi mai hanno aperto bocca allorché l' incarico per la ricostruzione della vitale infrastruttura autostradale, condido con una generosa insalata di Mln. di €, fu consegnata ai due compari genovesi Bucci e Piano, il primo sindaco di Genova, il secondo nel ruolo di progettista, sedicente <advisor senior>, ma anche senatore a (dolce)vita di questa Repubblica, il cui progetto preliminare (pensato come definitivo), si contraddistinse come un lucertone dalle gambe (i piloni) inspiegabilmente, per una archistar („che tutto il mondo c' invidia“, scrisse più volte un sedicente lacché e giornalista italico) di quella pasta, collegati da tiranti in acciaio, che ci fecero sudare mille camice per sollecitarne l' eliminazione.

 

Di quella sporca vicenda, non ancora conclusa in termini tecnico-amministrativi-giuridici, ricordiamo ancora la presenza di tre „giuristi“ di lusso (il Matt, il Conte e il Tonin), latitanti nelle fasi più scottanti di natura tecnico-giuridica che, ancora una volta, ricordiamo in: a. Il conferimento „motu politicae“ dell' incarico progettuale conferito all' architetto Renzo Piano in assenza (presumiamo) di un disciplinare d' incarico; b. Mancata approvazione del Progetto architettonico da parte del Comune di Genova e della Regione Liguria in ragione della disonesta (altra) latitanza in „questa“ italia di un serio e rigoroso Regolamento edilizio „regionale“ (Diritto edilizio pubblico) sul modello dei tanti, quante sono i Laender (Regioni) regionali“ vigenti in Germania e noti all' archistar Piano; c. Mancata verifica preliminare del Progetto strutturale da parte di ingg. verificatori, rispettivamente e distintamente per le strutture in c.c.a e quelle in acciaio, come da prassi prescritta dal §21 della <Verordnung über bautechnische Prüfungen (BauPrüfVO 1995 mit Stand vom 10. Dezember 2018) mit Verwaltungsvorschrift zu Verordnung über bautechnische Prüfungen (VV BauPrüfVO 2000 mit Stand vom 24. Juli 2020), altrettanto nota all' architettp R. Piano in ragione della sua presenza professionale in Germania per conto della committenza pubblica e privata; d. Assenza di contratti di appalto con le imprese esecutrici die lavori, debitamente sottoscritti da rappresentanti istituzionale della committenza pubblica e rappresentanti giuridici delle imprese esecutrici dei lavor; e. Alla data odierna silenzio assoluto sul costo finale e totale dell' opera, anche in riferimento al generoso finanziamento da parte statale, e quali i vincoli assicurativi in caso di risarcimento di danni per difetti di progettazione e direzione dei lavori (progettista, direttore dei lavori et varia) e di esecuzione per la durata prevista dai capitolati d' appalto.

 

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Dell' ancora Presidente, ma in fuga, della Regione a statuto tutto speciale Sicilia, Nello Musumè, abbiamo estrapollato una sua recente dichiarazione in relazione alla fine della sua vergognosa avventura politica regionale, allorché recentemente, messo alle strette, ha affermato: „Basta con questo interminabile mercato nero di nomi. Cercatevi un candidato che risponda alle vostre esigenze. Mi rendo conto di essere un presente scomodo (e inutile, Ndr). Ringrazio di vero cuore Giorgia Meloni (la „pasionaria“ del desrume incita di Palazzo „Gigi“, Ndr) e Ignazio La Russa per il convinto e tenace sostegno datomi. Torno a fare il militante“,

 

Ma cosa lascia il neo e vecchio „militante“, Vastià Musumè(ci) alla Sicilia che, chissà, in un esilarante perdita di sensi voleva fare „beddrissima“ (it. „bellissima“), se non un' ecatombe constellata di „nobili“ cadaveri da lui vestiti d' oro, come:

 

1. Quel tale fantomatico dirigente responsabile dell' Ufficio Speciale per la Progettazione, certo Leonardo Santoro (curriculum da 28 pagg. di fandonie che sarà messo a disposizione della Commissione Europea) - su proposta dell' assessore alle Autonomie locali, l' avvocaticchio (nella serie: Giuristi, Avvocati, Mezzi-avvocati e avvocaticchi, tutti „dott.“, rifugiatisi nelle pieghe ovattate dell' Alma Mater „Regione) Marco Zambuto-, dal Blog Sicilia del 22.02.2022 venduto ai siciliani già capo deldell' Uffio provinciale del Genio Civile (di Messina?) coordinatore di un altrettanto fantomatico „Gruppo di progettazione“ composto da 1. Ingegnere (il Santoro), 3 Architetti, 1 Agronomo, 1. Geologo, 1 Collaboratore alla progettazione e 1. Geometra per la sicurezza in fase di progettazione.

 

Un „gruppo“ di disperati, voluto e imposto dal Musumeci in forza dei suoi incontrollati poteri e della disonesta latitanza degli organi del Governo centrale preposti al controllo della malapolitica siciliana, che progetta, approva e finanzia progetti di OO.PP. regionali, sottratti ad ogni elemetare controllo preliminare tecnico, amministrativo e giuridico e nel silenzio dei sedicenti Ordini provinciali di ingg., archh., geomm., geoll., avv., precludendo il percorso di qualificazione e affinamento professionale di studi Tecnici, di Architettura e di giovani leve di archh. e ingg. vomitate dalla catene dimontaggio di Palermo, Catania ed Enna;

2. Quel fantomatico dirigente nazionale e regionale, tale Maurio Croce (da uno dei tanti curricula autoelaborati si apprende essersi laureato con votazione finale 110/110, in Chimica presso l' Università degli Studi di Messina – oggi (come ieri), secondo la classifica 2022-23 del Censis, il peggiore (ultimo posto. 19°) tra i grandi Atenei italiani -, attivo nell' orto messinese di FI, che con decreto del 10. Dicembre 2010 il Presidente del Consiglio die Ministri (Silvio Berlusconi?), su proposta del Ministro dell' Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (Stefania Prestigiacomo?), in sostituzione dell' Ing. Santi Muscarà, ha nominato come „Commissario straordinario delegato (come „chmico“! Ndr) per il sollecito espletamento delle procedure relative alla realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico individuati nell' allegato 1 all' Accordo di Programma citato in premessa da effettuare nel territorio della regione Sicilia“. Roba da far raccapponare la pelle!

 

Orbene, su questo „signore“, ripreso, valorizzato, potenziato all' inverosimile dal Musumè(ci) nel ruolo di „Commissario di Governo“, con ufficio sito in Piazza Ignazio Florio,24, Piano t°, Palermo, mi sono imbattutto dopo aver appreso in Germania da un comunicato del Comune di I-90013 Castelbuono (mio paesino di nascita, oggi con 8.177 ab.), pubblicato sul Blog locale, www.castelbuono.org, e redatto della locale Assessora ai LL.PP. e all' Urbanistica (1.431,63 €/m, ma anche vice-sindaco da 1.590,70 €/m.), architetta Annamaria Mazzola, in relazione al finanziamento di un fantomatico progetto per „Opere di drenaggio e consolidamento di via Ten. E, Forte“, per un importo di € 2.300.000,00 Mln.

 

Il progetto esecutivo (e quello preliminare, da sottoporre assieme a quello esecutivo, a rigorosi controlli tecnici e, indi, a deliberazione da parte del Consiglio Comunale, sentito il parere dell' <Assessorato regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica>, ancora diretto dall' avvocaticchio Marco Zambuto), redatto (presumibilmente in assenza degli adempimenti di legge) da un tal ing. „tuttofare“ (ingegneria civile, ingegneria urbanistica, ingegneria edilizia, disegni tecnici, consulenza ingegneristica), Zafonti Michele (Petralia Soprana) è stato sottratto al coivolgimento della popolazione e dei tecnici locali e lontani, come lo scrivente, Dipl.Architekt Nicolo Piro, da 51 anni in Germania (PiroUrbatectureStudio).

 

L' incarico affidato all' ing. Michele Zanfonti deve essere, senza se e senza ma, revocato e nel merito l' invito alla Procura della R. di Termini I. a statuire un esemplare comportamento di conseguenza che possa fare da apripista nel sottobosco della malapolitica isolana e nazionale. Una richiesta, questa, imposta dalla esemplare conduzione e gestione – grazie ad un eccezionale, quanto unanimamente riconosciuto, in Europa e nel mondo, convoluto tecnico-legislativo-, di lavori, valido sia per la committenza pubblica che e privata, della Germania, suffragata della mia lunga e intensa attività professionale in questo Paese.

 

La mancanza di una circonstaziata relazione illustrativa, inclusiva delle cause che hanno condotto ad un rischio dalle immani proporzioni e, soprattutto dell' accertamento di responsabilità di terzi derivanti dalla negligenza disonesta e esecrabile posta in essere nel corso delle tre sindacature consecutive (e ora della quarta) del senza arte e mestiere, e disoccupato di lungo corso, Signor Mario Cicero, ma anche della sua poco chiara gestione di OO.PP., su piccola e media scala, inconcepibili da noi (In Germania), ma prassi costante e cresente in „questa“ italia senza regole e morale sulla linea di partenza dell' ennesima corsa nel sacco all' indietro (Rinnovo del Parlamento nazionale e dell' Assemblea regionale Sicilia), avrebbero dovuto, e da tempo, sollecitare l' azione della Magistratura indagante, in genere, di Palermo e della Sicilia, per quanto attiene le vergogne che si sono accumulate nel caopoluogo e nell' Isola, e, in primis, di Termini Imerese, per le scorribande amministrative e politiche del Signor Mario Cicero.

 

Pertanto un improcastinabile, quanto impietoso, recupero di dignità e morale che vada oltre <manipulite> con legalità e terrore, questi fattori moltiplicatori di ordine, rigore e disciplina, soprattutto in un contesto, quello italiano, di incompiuta democrazia che, compiuta, vorremo possa essere organica, corporativa e sentitamente partecipativa.

 

E, per restare ancora nella mia Castelbuono: le sconsiderate, arbitrarie, in quanto sotratte ad un democratico e corretto dibattito consiliare, oltre al coinvolgimento dei cittadini, intitolazioni di luoghi pubblici a personaggi locali di indubbia condotta politica e morale, anche nella vita privata, quali sono stati gli ex- sindaci e consiglieri regionali, ins. Luigi Carollo, ex Pci (inttolzione del plesso scolastico San Leonardo!) e l' ins. Vincenzo Carollo, ex Dc (intititolazione della sala consiliare del Comune di Castelbuono, testimone silelenziosa delle sue svergognate scorribande, il frate cappuccino Gabriele Barreca, e, a margine trascinando nel ridicolo, il galantuomo, quanto laborioso artigiano Andrea Sottile, al quale è stata intitolata una sala del complesso museale San Francesco soltanto per aver militato e aver svolto il ruolo di consigliere e assessore nei ranghi del Pci locale, del quale, ancora oggi, il Signor Mario Cicero non è ancora stanco di esserne un cantore stonato.

 

Consegnare queste vergogne alle future generazioni di scolari e di cittadini, rese ancora più esecrabili dal silenzio meschino della cittadinanza e dal rinnovo del consenso politico al Signor Cicero, è semplicemente iressponsabile, disonesto e perverso. Che il Prefetto di Palermo, Signor Giuseppe Forlani, faccia, in tal senso, sentire il peso della sua presenza e della sua funzioni istituzionale che gli assicurerebbe, sia pure in ritardo, l' uscita dal tritacarne che raccoglie i resti di parassiti e fannulloni di questa maltrattata Italia.

 

Il ritorno alla militanza (quale e dove?) del Signor Nello Musumè è un suo pio desiderio che deve tenere nel debito conto altre inammissibili sbavature nel corso della sua reggenza del corrotto e fradicio apparato regionale. In tal senso è di quelche giorno su www.buttanissima.it, nel contesto dell' incerto avvio di attività della Giunta-Lagalla per il Comune di Palermo, la pubblicazione del mio post:

 

Facciano attenzione, i „lorsignori“, piccoli e grandi, poiché la sedicente <nuova legge urbanistica> regionale, il sedicente <regolamento edilizio unico> regionale e la fine (aggiungo ora, ingloriosa, quanto prevedibile) del Musumè potrebbero mandare a monte tanti sogni, azzerare illusioni, rovinare più d' uno e, chissà, cambiare in bene „questa“ italia.

 

Un' operazione possibile, solché si trovi il coraggio di denunciare, senza rispetto e pietà per chiccessia, abusi e nefandezze inammissibili a soglia già varcata del XXI Secolo in un contesto mondiale già lacerato da gravi mutamenti climatici e complesse trasformazioni sociali.

 

Il tempo del „babbio“ è finito e quello del „chi sbaglia deve pagare s' impone con possanza. Pertanto il Signor Musumeci (et similia) non pensi(no) di poterl farla franca. Devono pagare!

 

Il coltello è ben affilato, ed è in grado di tagliare carne e osso. L' Europa deve finalmente poter „sapere“.

 

 

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Sicilia "no future"

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buttanissima.it | 16. 08. 2022

Ma Meloni boccia Prestigiacomo

"Non possiamo sostenere chi è salito sulla Sea Watch col Pd". Stoppata l'intesa Salvini-Berlusconi

Paolo Mandarà



Giorgia Meloni boccia la candidatura di Stefania Prestigiacomo a palazzo d’Orleans, vanificando l’accordo tra Lega e Forza Italia: “Abbiamo sempre difeso l’unità del centrodestra e continueremo a farlo, anche in Sicilia, dove il candidato migliore per noi rimane Nello Musumeci – ha scritto la Meloni dopo il passo indietro dell’uscente – Una cosa, però, non ci si può chiedere: sostenere un candidato che saliva sulla Sea Watch con il Pd”.

 

Sulla Prestigiacomo si erano ritrovati Lega e Forza Italia. “Ringrazio Nino Minardo per la disponibilità mostrata nei confronti di un candidato di Forza Italia alla Presidenza della Regione siciliana, che ci consente di uscire dall’impasse”, aveva detto in una nota Gianfranco Micciché. “La Lega si è dimostrata un partito sensibile nei confronti dell’intera coalizione – prosegue -. Un grazie a Matteo Salvini e a Silvio Berlusconi che si sono adoperati per trovare la soluzione. Speriamo che anche gli altri alleati della coalizione dimostrino lo stesso spirito di collaborazione. La nostra candidata Stefania Prestigiacomo è la persona migliore per sfidare i mille problemi atavici di questa Regione e per gestire con intelligenza ed equilibrio i rapporti con tutti i partiti dell’alleanza”, concludeva Miccichè.

Che non sapeva ancora di aver mandato in fibrillazione Ignazio La Russa. O magari lo immaginava soltanto. “Accordo Lega-Fi per la candidatura in Sicilia? A mezzo stampa forse, noi non abbiamo fatto alcun accordo e non facciamo intese sulla stampa – ha detto il colonnello di FdI all’Ansa -. Sicuramente, Giorgia Meloni non si farà imporre nomi, la scelta va condivisa”. A stretto giro di posta è arrivata la controreplica di Micciché: “Legittimo che Fratelli d’Italia, di fronte a una candidatura sostenuta dalle altre forze della coalizione di centrodestra, possa riflettere e discuterne, anche al proprio interno. Attendiamo fiduciosi che maturino certi convincimenti, anche perché l’alternativa sarebbe solo la rottura dell’unità del centrodestra”.

Il passo indietro di Musumeci non è servito a stemperare gli animi: “Non ci hanno ancora spiegato – riparte all’attacco La Russa – perché Musumeci, presidente uscente, onesto, capace e in testa ai sondaggi, non debba essere ricandidato nonostante abbia il sostegno anche di una parte della stessa Forza Italia e di molte realtà siciliane di centrodestra. Non ci hanno ancora fatto capire per quale ragione, la stessa Forza Italia pretenda di esprimere il candidato in Sicilia dove non è più il primo partito e tenuto conto che esprime già i presidenti di diverse altre regioni, sicuramente molti di più di Fratelli d’Italia. Risulta infine incomprensibile – prosegue il colonnello della Meloni – perché tra tutti i possibili candidati, Forza Italia voglia indicare proprio l’onorevole Prestigiacomo che, al di là del rispetto dovuto alla persona, dopo la sua presenza con l’onorevole di estrema sinistra Fratoianni sulla Sea Watch nella vicenda dello sbarco dei clandestini che costò l’imputazione a Matteo Salvini, risulta essere sicuramente la meno indicata a rappresentare tutto il centrodestra. Esattamente come fino a ieri ci hanno ripetuto anche esponenti della Lega. Ci devono infine dire se concordano con le farneticanti dichiarazioni di Micciché che intima “o Fratelli d’Italia è d’accordo sulla nostra scelta oppure rompiamo la coalizione”, mettendo così veramente a rischio quell’unità del centrodestra a cui Giorgia Meloni e tutto FDI stanno dedicando, anche a livello nazionale, ogni sforzo. Se si vuole lavorare per la Sicilia e il centrodestra, si torni ad un percorso di concordia almeno con scelte condivise. In mancanza, la farneticante “minaccia” di Miccichè potrebbe diventare realtà”.

 

C O M M E N T O

 

L' ex ministra che partorì il mostro Maurizio Croce che è un "dott". da laurea in chimica 100/100 nell' ateneo di Messina, oggi come in passato all' ultimo post della classica degli atenei d' Italia. Vorrei vedere la prima a pulire scale e il secondo, col Vastià Musumè(ci) in carcere, spgliati del loro sporco denaro da debito pubblico accumulato nel tempo. Le prove esistono e una é quella riguardante il finanziamento delle sedicenti <opere di drenaggio e consolidamento della via Ten. Forte> di 90013 Castelbuono, con progetto affidato in assenza di delibera comunale, disciplinare d' incarico e polizza assicurativa alla mezzapugnetta ing. di Petralia Soprana: opera magistrale dei politicamente disonesti sindaco e assessora nientepocodimenoche ai LL.PP. e all' Ubanistica, Mario Cicero e Annamaria Mazzola, co-responsabili del brutto affare che ha posto a serio rischio un quartiere urbano.

 

Un primo passo di compostezza, alto senso di responsabilità e serietà dovrebbe essere la immediata sospensione della procedura, revoca dell' incarico all' illustre professionista, un controllo micidiale dei suoi progetti, preliminare ed esecutivo, da parte di veri esperti (vai a trovarli in questa Sicilia (e Italia) di asini raglianti) in geotecnica e maeccanica dei terreni per accertarne il grado di preparazioine professionale il quale, se decante, dovrebbe attivare un' indagine capillare delle opere realizzate in passato su progetti del soggetto le quali, se non a norma, dovrebbero attivare un procedimento penale finalizzato a fare luce su tutte le vergogne seminate in Sicilia e sulla metodologia attivata dalla malapolitica in ambito di OO.PP. lmeno per gli ultimi 30 anni.

 

Si ricorda che per la progettazione di OO.PP. dovere dei sindaci di tutta Italia è la scelta di tecnici preparati da vincolare con la stipula di ferrei disciplinari d' incarico sottoscritti da un rappresentante istituzionale del Comune (l' assessore ai LL.PP.) e il professionista ed estendere questa procedura al rapporto Comune-impresa esecutrice dei lavori da sottoporre a procedure di collaudi in corso d' opera e finale di tutte le categorie dei lavori. L' opera così condotta a termine, "esente da difetti visibili e invisibili di costruzione" (così da noi in Germania e nel corso della mia cinquantennale prassi professionale di architetto) dovrà essere presa in consegna dal Comune sulla base di un dettagliato verbale di consegna sottoscritto da un rappresentante istituzionale della committenza pubblica (nella normalità l' assessore comunale ai LL.PP. con il coinvolgimento del responsabile dell' UTC) e il rappresentante legale dell' impresa/e esecutrice/i dei lavori.

 

Ma la magistratura dorme o preferisce transitare nella fogna della malapolitica (v. Chinnici, Ingroia, Scarpinato et varia) e l' Italia continua a sprofondare nella sentina. Basta, Sigg. Procuratori-Capi delle Procure della R. di Sicilia e Italia, e sveglia, poiché queste vergogne verranno portate a conoscenza delle istanze europee e delle Cancellerie dei Paesi "frugali, della Mittel-e Nordeuropa, un uno con la richiesta di sospensione di altre rete per il PNRR ed un minuzioso controllo sull' impiego delle rate già accreditate.

 

W "questa" italia e marginata dall' Europa!

 

 

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Italia "altra"

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Aristotele distingue tra i diversi stati in base al tipo di potere statale supremo e all'obiettivo dello stato. Prima di discutere i tipi delle singole forme di Stato o di governo, definisce fondamentalmente cosa sono lo Stato, la polis, la comunità politica e quale deve essere lo scopo principale di tale istituzione, poiché per lui "l'uomo per sua natura è predisposto per vivere in comunità, e, pertanto,è una "creatura comunitaria", zóon politikón.

 

Questa affermazione è fatta da Aristotele in modo del tutto senza pretese e senza alcuna sovrastruttura metafisica o ideologica. Nelle comunità politiche, quindi, le persone cercano la possibilità di vivere insieme, e se possibile, di vivere insieme il più possibile, da un lato per sé stessi privatamente e soggettivamente, dall'altro per l'intera comunità della polis. Inoltre, in situazioni di carenza, le persone si aspettano principalmente un aiuto da e nella comunità politica per vivere o sopravvivere. Di conseguenza, il compito principale dello Stato è quello di fornire condizioni-quadro adeguate affinché gli ndispensabili e innumerevoli bisogni umani fondamentali possano essere soddisfatti, il che corrisponde al principio di sussidiarietà.

 

Aristotele definisce la democrazia nel suo rapporto con l'oligarchia, per cui colpisce che, oltre al punto di vista quantitativo che conosciamo, sottolinei soprattutto un punto di vista qualitativo, contenutistico, probabilmente del tutto inaspettato per noi, ma è sufficiente per poter capire che tutti i cittadini che praticano la democrazia - almeno in linea di principio – riconoscano il potere supremo dello Stato e solo pochi rimarrebbero nell'oligarchia, per confermare che "... c'è oligarchia quando i possessori esercitano il potere supremo, mentre c'è democrazia quando sono i poveri ... ciò che distingue democrazia e oligarchia l'una dall'altra sono povertà e ricchezza, donde dove il potere dello Stato si esercita in forza della ricchezza, che sia una minoranza o una maggioranza, c'è un'oligarchia, ma dove i <poveri di spirito> predominano e predominano, come in questa Italia, lì il caos democratico è la logica e naturale conseguenza. In questo caso si è in presenza di una erosione della democrazia, che richiede nuovi movimenti democratici.

 

Quali le riflessioni, allora? La prima sembra essere quella che evoca l'evidenza del blocco delle formazioni capitaliste avanzate e liberali. Nessuno dei problemi rilevanti che hanno caratterizzato le società capitaliste per diverse centinaia di anni è stato risolto: povertà e disoccupazione, violenza eteronormativa tra i sessi e gli orientamenti sessuali, razzismo e dominio coloniale di molte regioni del mondo da parte di pochi centri privilegiati, la distruzione della natura come condizione della vita umana, le gravi conseguenze del cambiamento climatico, l'erosione del suolo, la desertificazione e la scarsità di acqua potabile pulita, inoltre lo sfruttamento della capacità lavorativa umana e l'enorme aumento della ricchezza sociale che si è concentrata nelle mani di pochi.

 

Questi drammatici problemi richiedono soluzioni politiche e sociali, ma la democrazia, che arebbe dovuto contribuire allo sviluppo dinamico e innovativo di quelle società, è essa stessa in crisi. Ci si chiede, ora, che cosa abbia realizzato, o tentato di fare, la teoria della democrazia, in primis per superare questo stato di cose disastroso e poter uscire dall'impasse. Quella teoria della democrazia, cioè, che guardava al sistema politico della democrazia rappresentativa senza alternative, escludendo che potessero essere possibili altre forme di democrazia, una delle quali, certamente, la democrazia organica, corporativa e partecipativa, che potrebbe essere anche una democrazia radicale, senza per questo essere o diventare autoritaria, come infinite volte quante volte è stato ds noi, indicando come vettore politico un costituendo <Partito Socialista Repubblicano d' Italia> (PSRd'I.).

 

In „questa“ i t a l i a nel pieno, se non oltremisura, di un degrado istituzionale emorale non riscontrabile nelle democrazie europee, i tempi sono più che maturi per andare alla ricerca e individuazione di nuovi canali di rappresentanza, sufficientemente anticipati dal SocialFascismo, imposti dalle evidentissime disfunzioni dell' attuale sistema rappresentativo, saldamente ancorato alla partitocrazia, donde l' esigenza di una iniziativa chiara e coraggiosa in relazione alla partecipazione organica, cioè diretta e responsabile, delle forze del lavoro e della produzioni al potere decisionale, almeno in riferimento specifico alle grandi scelte di politica sociale ed economica, alla programmazione, all' assetto territoriale, al decentramento amministrativi in senso federalistico, senza per questo mettere in discussione il ruolo dello Stato consegnato ad un „primus inter pares“ (v. La Confederazione elvetica) eletto dai cittadini per la durata massima non rinnovale di 5 anni, dotato di ben altre prerogative (nella Confederazione elvetica il Capo dello Stato, eletto con scadenza annuale, è anche ministro dell' Esecutivo di Governo).

 

In altri termini si incomincerebbe a metabolizzare, dopo la fine die partiti politici della prima repubblica, la nascita ed il proliferare di accozzaglie di incogniti eavventurieri che non rappresentano l' aggregazione omogenea degli interessi e delle istanze degli operatori nella reltà sociale ed economica, donde, come conseguenza, l' indisponibilità delle diverse categorie nei partiti, in quanto non più che sufficientemente, „adeguadatamente“ rappresentate in ragione della monopolizzazione del potere decisionale, fino al condizionamento della vita sociale.

 

L' impellente esigenza di andare alla ricerca fruttuosa e istituzionalizzare altri canali di rappresentanza, nel rispetto più assoluto del sano principio del pluralismo ideologico, finirebbe per assumere una dimensione storica, traducendosi nell' esigenza della ristrutturazione della democrazia reale sulla base di una partecipazione organica delle forze del lavoro e della produzione alla gestione del potere decisionale, sia sul piano legislativo che economico.

 

Non vediamo altre alternative per poter uscire da un tunnel 77ennale e liberare l' Italia da uno sciacallaggio predatore che continua, dopo il massacro della dignità e dell' onore della Nazione, a mettere in serio rischio il futuro delle future generazioni.

 

Dalla Germania, su: www.buttanissima.it

 

 

 

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Digitalizzazione: molti aspetti ancora da chiarire

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La digitalizzazione ha cambiato le nostre vite in molti modi. Anche prima della pandemia di coronavirus, aveva trovato la sua strada in quasi tutte le aree della vita, ma il blocco ha alimentato questa tendenza ancora una volta. Amazon, Netflix e Google sono senza dubbio tra i vincitori della crisi, come si può facilmente constatare dall'andamento dei prezzi in borsa. Abbiamo anche fatto amicizia con videoconferenze, home office e piattaforme di apprendimento digitale più o meno volontariamente.

 

I progressi associati alla digitalizzazione offrono numerose opportunità. Impressionanti, ad esempio, sono gli enormi progressi nella cosiddetta agricoltura di precisione, nota anche come agricoltura intelligente. La natura del terreno è registrata viene monitorizzata con precisione quasi al centimetro quadrato, in modo che semi, fertilizzanti e pesticidi possano essere dosati esattamente, tenendo conto del clima locale e delle condizioni meteorologiche. Questo è un vero progresso della produttività che ci rende ottimisti sulla necessità di nutrire una popolazione mondiale in crescita. Progressi simili sono stati compiuti in molti altri settori della vita, come l'approvvigionamento energetico, i trasporti, la logistica e la produzione.

 

Tuttavia, anche la digitalizzazione è motivo di preoccupazione. Da un lato, c'è la paura di perdere il controllo sulla propria vita. Gli algoritmi e i giganti di Internet dettano ciò che leggiamo, vediamo, ascoltiamo, compriamo, mangiamo, beviamo e non ce ne accorgiamo nemmeno – una paura così comune. D'altra parte, i processi di concentrazione e il potere economico e politico associato di alcune società digitali sono accolti con sospetto. Circa dieci anni fa, le compagnie petrolifere e del gas erano ancora le cinque società più preziose al mondo in termini di capitalizzazione di mercato. Oggi è Google (o Alphabet), Amazon, Facebook, Apple e Microsoft.

 

Il modo in cui il potere dei giganti di Internet può essere efficacemente limitato e l'abuso di potere prevenuto è stato oggetto di un intenso dibattito in politica, scienza e pubblico da qualche tempo. All'inizio dell'anno in Germania, il Ministero federale dell' Economia e dell'Energia ha presentato un progetto considerevole per la modifica del Diritto della concorrenza. In quanto "Legge fondamentale dell'economia sociale di mercato", il diritto della concorrenza è stato tradizionalmente lo strumento indispensabile finalizzato a limitare l'accumulo di potere economico. La concorrenza non solo porta a prezzi bassi, offerte interessanti e a prodotti innovativi, ma libera anche l'individuo dalle dipendenze creando un vasto panorama di opportunità e di scelte. Pertando s la domanda: come si possono preservare le scelte in modo da non diventare dipendenti dai giganti di Internet?

 

La prevista modifica del Diritto della concorrenza prevede un intero bouquet di nuove norme per l'economia digitale. Ad esempio, le piattaforme Internet dei potenti del mercato non devono rendere più difficile la vita ai loro utenti in guisa che costoro possano diventare attivi su altre piattaforme in parallelo o, come spesso dicono gli economisti, operare "multihoming". Allo stesso modo, le piattaforme dei potenti del mercato dovranno presentare ragioni convincenti in futuro, se vogliono negare a terzi l'accesso ai dati. Una ragione convincente può spesso risiedere nella protezione dei dati, ma molto spesso non sarà così per i dati di fatto. In futuro, il Bundeskartellamt della Germania potrà vietare alle piattaforme con "eccezionale rilevanza inter-mercato per la concorrenza" di riservare un trattamento preferenziale ai propri servizi e di discriminare le offerte dei concorrenti. Queste proposte hanno anche trovato la loro strada nel piano della Commissione europea per una "legge sui servizi digitali".

 

Ma anche se la legge antitrust è probabilmente lo strumento giusto per limitare il potere economico dei giganti di Internet, non tutte le domande del mondo digitale possono essere risolte in base alla legge antitrust. Il Diritto della concorrenza, ad esempio, non può fare nulla per il fatto che i processi di formazione delle opinioni sono cambiati, in quanto il cittadino-utente rischia l' immersione in bolle di filtro e l' isolamento da informazioni che non corrispondono al proprio punto di vista. Non è la mancanza di diversità di opinioni o di scelta per gli utenti che sta plasmando il panorama dei media oggi, compresi i social media. A lungo termine, tuttavia, la percezione selettiva di informazioni vere e false da parte dell'individuo è probabilmente un problema per lo Stato costituzionale per il quale non esiste ancora una soluzione facile.

 

 

 

 

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"Via col vento", ma . . .

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non con Clark Gable e Vivien Leigh, ma con Christian Lindner, Ministro delle Finanze, e Robert Habeck, Ministro dell' Economia e Energia, entrambi di

G e r m a n i a

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Il ministro della Germania dell' Economia, Robert Habeck, spinge il passo con l' eolico. Per molti è un' imposizione. (Ma chi sono i molti? I pochi! Ndr) . . . Secondo i piani dei ministri federali Christian Lindner (Finanze) e Robert Habeck (Economia), circa 200 miliardi di euro saranno investiti nella protezione del clima entro il 2026. In particolare, si tratta di ridurre le emissioni di anidride carbonica, espandere l'economia dell'idrogeno, il cosiddetto supplemento EEG e più stazioni di ricarica per veicoli elettrici.

Il governo federale ha presentato i punti chiave per una "legge sul vento sulla terra".
In futuro, il due per cento della superficie terrestre del paese sarà utilizzato per le turbine eoliche. Il governo vuole anche consentire la costruzione di turbine eoliche in aree di conservazione del paesaggio.
NABU (NAturschutzBUnd), l' associazione/unione (Bund) per la difesa della natura (Ndr), teme un indebolimento della conservazione della natura - e la CSU (non i "fu" milazziani della Sicilia!) vede l'accettazione tra i cittadini in pericolo.

Il governo tedesco vuole accelerare l'espansione dell'energia eolica. Due ministri hanno presentato la bozza di una legge sul <vento sulla terra> alla conferenza stampa federale di mercoledì (e le conferenze-stampa dei malgoverni-penombra italiani?Ndr). La costruzione di nuove turbine eoliche deve fare progressi "su larga scala", afferma il ministro dell'Economia e del Clima Robert Habeck (Verdi). Ciò è importante non solo per gli obiettivi di protezione del clima, ma anche per la sicurezza energetica e l'approvvigionamento.

Ma Habeck ammette anche: "Non voglio nascondere il fatto che ciò che presentiamo oggi significa anche un'imposizione per molte persone e regioni". L'espansione prevede sempre resistenza e paure. (Minchia, più chiaro di così si muore. Vai a trovare in questa italia un bastardo politicante che ti sa parlare in questo modo!). (C' è un ministro per le Costruzioni in questa scassata italia?Ndr).

Obiettivo: due per cento della superficie terrestre del paese per l'energia eolica

Finora, lo 0,8% della superficie terrestre della Germania è stato designato per il funzionamento delle turbine eoliche, ma solo lo 0,5% è realmente disponibile. L'obiettivo del governo federale ora è quello di aumentare questa quota: all'1,4 per cento entro il 2026 e al due per cento entro il 2032.

A seconda delle condizioni locali, i 13 stati federali devono destinare tra l'1,8 e il 2,2% della loro area all'espansione dell'energia eolica. Per le tre città-stato densamente popolate, si applica un obiettivo inferiore dello 0,5%. "Questo governo federale ha cercato di rimuovere tutti gli ostacoli all'espansione dell'energia eolica", afferma il ministro delle Costruzioni Klara Geywitz (SPD).
In primo luogo, il governo federale vuole eliminare le distanze minime generali tra turbine eoliche ed edifici residenziali se i Länder non raggiungono i rispettivi obiettivi di espansione. Finora, diversi paesi hanno tali regole, ad esempio la cosiddetta regola delle 10-H in Baviera. Lì, la distanza minima di una turbina eolica per la colonizzazione deve essere dieci volte la sua altezza.

In secondo luogo, il governo vuole cambiare il Federal Nature Conservation Act: in futuro, vuole abilitare le turbine eoliche nelle aree di conservazione del paesaggio (LSG) – finora sono state l'eccezione lì. Dalle associazioni di conservazione della natura sono arrivati mercoledì elogi generali per i progetti, ma anche critiche sui dettagli. Questo si riferisce principalmente alle aree di protezione del paesaggio, ma NABU teme l'indebolimento della conservazione della natura

Le aree di protezione del paesaggio (LSG) non devono essere confuse con le riserve naturali (NSG), perché in un LSG si applicano requisiti significativamente meno severi. La Nature Conservation Union Germany (NABU) teme in una dichiarazione sulla legge pianificata comunque un "indebolimento della conservazione della natura". Quindi la protezione della natura e delle specie viene sacrificata alla protezione del clima? Il ministro federale dell'Ambiente Steffi Lemke (Verdi) lo nega. Annuncia un fondo per il quale il governo federale vuole fornire 80 milioni di euro e in cui devono pagare anche gli operatori di energia eolica. Questo è destinato a finanziare misure di protezione per le specie animali in via di estinzione che sono minacciate dall'energia eolica. Ad esempio, la nidificazione aiuta al di fuori delle aree di energia eolica per rapaci o pipistrelli.


Allo stato attuale, la partecipazione finanziaria dei comuni e dei residenti nei parchi eolici non è ancora possibile ovunque, ammette Habeck. "Ci sono regioni in Germania in cui alcuni investitori esterni hanno collocato parchi eolici. E cosa ne ricavano le persone? Letteralmente niente. Lo guardano, ma non hanno alcun coinvolgimento in esso". Habeck promette un miglioramento qui: un emendamento alla legge sulle fonti di energia rinnovabile ha lo scopo di rendere più facile per le persone partecipare al reddito delle turbine eoliche nel loro ambiente in futuro.

Finora, lo 0,8% della superficie terrestre della Germania è stato designato per il funzionamento delle turbine eoliche, ma solo lo 0,5% è realmente disponibile. L'obiettivo del governo federale ora è quello di aumentare questa quota: all'1,4 per cento entro il 2026 e al due per cento entro il 2032. A seconda delle condizioni locali, i 13 stati federali devono destinare tra l'1,8 e il 2,2% della loro area all'espansione dell'energia eolica. Per le tre città-stato densamente popolate, si applica un obiettivo inferiore dello 0,5%. "Questo governo federale ha cercato di rimuovere tutti gli ostacoli all'espansione dell'energia eolica", afferma il ministro delle Costruzioni Klara Geywitz (SPD). In primo luogo, il governo federale vuole eliminare le distanze minime generali tra turbine eoliche ed edifici residenziali se i Länder non raggiungono i rispettivi obiettivi di espansione. Finora, diversi paesi hanno tali regole, ad esempio la cosiddetta regola delle 10-H in Baviera. Lì, la distanza minima di una turbina eolica per la colonizzazione deve essere dieci volte la sua altezza.

Facilitare la partecipazione dei cittadini ai parchi eolici

Le critiche alla legge sul vento sulla terra sono arrivate dalla Baviera pochi giorni fa: il ministro locale delle Costruzioni Christian Bernreiter (CSU) ha annunciato: "Le tattiche della coalizione dei semafori sono chiare: complica le leggi così tanto che regole di distanza significative e accettabili diventano praticamente impossibili. In tal modo, mette a repentaglio l'accettazione della transizione energetica da parte dei cittadini. Se approvi questo disegno di legge, devi anche spiegare gli effetti alla gente".
Il ministro federale dell'Economia Habeck non nega la necessità di spiegazioni: spetta ora ai politici comunicare i vantaggi dell'energia eolica. Il settore delle energie rinnovabili è un vantaggio di localizzazione, sottolinea il politico verde: per l'economia tedesca, ma anche per la popolazione locale.

A seconda delle condizioni locali, i 13 stati federali devono destinare tra l'1,8 e il 2,2% della loro area all'espansione dell'energia eolica. Per le tre città-stato densamente popolate, si applica un obiettivo inferiore dello 0,5%. "Questo governo federale ha cercato di rimuovere tutti gli ostacoli all'espansione dell'energia eolica", afferma il ministro delle Costruzioni Klara Geywitz (SPD).
In primo luogo, il governo federale vuole eliminare le distanze minime generali tra turbine eoliche ed edifici residenziali se i Länder non raggiungono i rispettivi obiettivi di espansione. Finora, diversi paesi hanno tali regole, ad esempio la cosiddetta regola delle 10-H in Baviera. Lì, la distanza minima di una turbina eolica per la colonizzazione deve essere dieci volte la sua altezza.

Espansione dell'energia eolica: quali miti sull'energia eolica sono veri?

Il governo vuole cambiare il Federal Nature Conservation Act: in futuro, vuole abilitare le turbine eoliche nelle aree di conservazione del paesaggio (LSG) – finora sono state l'eccezione lì. Dalle associazioni di conservazione della natura sono arrivati mercoledì elogi generali per i progetti, ma anche critiche sui dettagli. Questo si riferisce principalmente alle aree di protezione del paesaggio. Quindi la protezione della natura e delle specie viene sacrificata alla protezione del clima? Il ministro federale dell'Ambiente Steffi Lemke (Verdi) lo nega. Annuncia un fondo per il quale il governo federale vuole fornire 80 milioni di euro e in cui devono pagare anche gli operatori di energia eolica. Questo è destinato a finanziare misure di protezione per le specie animali in via di estinzione che sono minacciate dall'energia eolica. Ad esempio, la nidificazione aiuta al di fuori delle aree di energia eolica per rapaci o pipistrelli.



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Il programma elettorale di "Cambiamo Castelbuono"

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2 avvocati e 1 avvocatessa, non sappiamo se "giuristi" per affrontare Diritto urbanistico, Diritto edilizio pubblico e Diritto contrattuale come "Cultura del Diritto" nei modi unici, unanimemente riconosciuti alla scala europea ed oltre, da me metabolizzati e posti in opera in 51 anni di esperienza professionale come Architetto (Dipl.- Architekt) in Germania; 1 ingegnere civile del quale non si conoscono percorsi di approfondimenti ed esperienza professionale quali premesse alla responsabilizzazione di un Assessorato allo Sviluppo, Pianificazione urbana, Edilizia e Mobilità; 2 esperti in discipline commercialiste (il "dott." è veramente fuoritempo, ridicolo e fuoriluogo!) da ipotizzare come ispiratori di scelte e prospettive strategiche reali per una Castelbuono del futuro; 2 medici dalla tempra ferrea da prefigurare nel ruolo di tessitori di relazioni/connettori, si, di politiche urbatettoniche (p.e.: rigenerazione urbana), medicina residenziale e fisiologia abitativa (non si tratta di voli pindarici, bensì di realtà nel contesto geopolitico mitel- e nordeuropeo!); 1 discutibile figura accademica (dottoressa contabile) che sfugge ad ogni razionale collocazione nel contesto europeo; 1 ingegnere energetico che potrebbe già far pensare a grandi cose;1 agrotecnico che già ci pone in un clima di autentica transizione alimentare; 1 artista a portare una nota tutta nuova nel mondo della cultura e dell' arte; 1 esperta in servizi sociali indispensabile alla gestione degli aspetti e delle complessità della terza età, ma anche dei negletti bisogni dell' infanza e dell' adoloscenza (quel "dottoressa" disurba non poco!) che in armonia con 1 docente assolverebbero un ruolo di primo piano al servizio delle generazioni future; 1 artigiano nella vitalità di attivare la rinascenza di un artigianato moderno in tante delle sue molteplici articolazioni e, dulcis in fundo, 1 imprenditore ad introdurre le giovani generazioni nel mondo affascinante dell' intrapresa e dell' intraprendere. Il tutto nella mente di un primo cittadino che deve essere dotato da grande spirito di coordinamento e visioni, se non vuole piompare nel clima stagnantedi una routine anticipatrice di un <patatrac> impietoso e intollerabili. Entusiasmante, quanto potrà essere la prospettiva, amara quantro potrà essere una fine impietosa. Ma le sfide non possono essere intese tali, se non se accettano rischi e pericoli da sodomizzare col ricorso alla collegialità decisionale, alla tolleranza, al confronto delle idee con la realtà quotidiana, al coinvolgimento dei cittadini e, non ultimo, al pragmatismo. Auguri, pertanto, avv. Antonio Maiorana e candidati tutti. Ma anche estrema attenzione, Sigg. Giuristi, ad evitare il tonfo in quel pantano di avvocaticchi, notaricchi, architetticchi, ingegnericchi, pepè e piripillè, à la Marco Falcone, Salvatore Cordaro, Calogero Beringheli, ma anche Leonardo Santoro e, dulcis in fundo, Nello Musumè(ci) dietro i quali non possono sfuggire i contorcimenti spasmotoci dei vari Maurizio Carta, Franco Miceli, Iano Monaco et varia che non solo non hanno "veramente" capito quanto assente siano i sani concetti e principi di Urbatettura e Pianificazione urbana in "questa" italia (con esclusione della Regione Trentino/Alto-Adige a caratterizzazione sudtirolese), ma anche, e soprattutto, una Legge urbanistica "nazionale" (la 1150/'42 !), un Ordinamento "nazionale sull' uso dei suoli e dei lotti edificabili (Diritto urbanstico), così come Regolamenti edilizi "regionali" e Statuti urbani (Diritto edilizio pubblico). È si, poiché la "Rivoluzione Urbanistica" in Sicilia, come imposta da menti malate di sedicenti urbanisti nella ridicola versione di <Nuova legge urbanistica regionale, n, 23 (che poi è "culo")/2021, supinamente accettata dal culturame siciliano intriso di avvocaticchi, notaricchi, sedicenti architetti e urbanisti, geomtri sempri e laureati (che vergohne!), alias "Norme per il buon governo del territorio siciliano, Note a margine di una legge" (Maurizio Carta), impugnata dal Governo, in quanto "postasi in contrasto con le norme statali di grande riforma economico-sociale" è semplicemente un bluff da paese di terzo o quarto mondo.

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Putin non s' ispira a Hitler, ma a Mussolini

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La tesi dell'economista russo che fa discutere

di Michela Cilenti

Fra lo zar e il Duce ci sono varie analogie, dall'irredentismo all'economia corporativa. Ma non più di tanto. Per lo storico Silvio Pons "Putin è figlio di una storia precisa, che è una storia comunista, nazionalista e soprattutto russa"

16 Marzo 2022 alle 19:10

Fin dal suo primo mandato presidenziale, Vladimir Putin ha dato inizio in Occidente ad uno strano gioco di associazioni. Sia per il suo temperamento che per il suo profilo autoritario è stato accostato a sovrani, a despoti, a generali. Dal 24 febbraio, però, la rosa delle possibili associazioni si è progressivamente ristretta, e dagli inziali Ivan III, Ivan IV e vari altri zar e autocrati, si è arrivati rapidamente ad una reductio ad tres: Putin somiglia di più a Mussolini, a Hitler o a Stalin?

L'economista russo Vladislav Inozemtsev, in un'analisi tradotta dal Sole24Ore, ha optato per l'opzione "italica".



C o m m e n t o

 

Se d' interesse e si hanno i nervi saldi su www.youtube.com è a disposizione un video, curato nel dettaglio da storici ed esperti militari seri della Germania, su quello che sarebbe stata la realtà mondiale, se Germania e Giappone fossero usciti vittoriosi dal secondo conflitto mondiale. Un' operazione che anche in un' ipotesi ingenua mai sarebbe riuscita all' Unione Sovietica. Ma c' è di più: perché Mussolini s' è deciso all' ultimo momento per raccattonare quei disperati dotandoli di fasce e scarponi bucati a difesa di gambe e piedi, istituendo l' Armir e mandare quei poveracci allo sbaraglio senza alcuna possibilità di ritorno in Italia, grazie, soprattutto, al caldo interessamento dei traditori (dal cittadino sovietico Palmiro Togliatti, al cognatino Robotti, al transfuga socialista D' Onofrio, al compagno Luigi Longo e a tante altre carogne) in un' operazione di vigliaccata già precedentemente ben collaudata in occasione delle purghe staliniane consegnando gli antifascisti italiani rifugiatisi a Mosca alle torture della feroce polizia segreta sovietica nei sotterranei della Lubijanka e, infine, al classico colpo alla nuca con sepoltura in fosse comuni nelle betullaie della periferia mos- covita. I resti mortali di quei nostri fratelli pianti dai loro cari sono ancora lì, sottoterra, mentre il debosciato e parassita Giorgio Napolitano si gode la sua lauta pensione (ed altri ssucculenti contorni a base di rubli con i quali l' Urss foraggiava il Pci e mai restituiti al benefattore, il popolo russo, dopo il crollo del Comunismo sovietico) nel calduccio dalla sua comoda dimora romana con la sua tenera Clio, i figlioli (nessuno sa come e dove si guafagnano la pagnotta) e i nipoti, certamente allietiati dai racconti delle gesta nobili della partigianeria comunista del <mordi e fuggi> dove a morire, vittime sotto la brutalità della Wehrmacht e delle feroci SS in ritirata erano quasi sempre vecchi, donne, adulti e bambini.

 

Ma andiamo alla fonte d' ispirazione del Presidente russo Vladimir Putin per Benito Mussolini, poiché il fatti, storia e circostanze possono avere connotati di travolgente fascinazione. Da curioso lettore, non nascondendo proprio nulla del mio essere "socialfascista", ho attivato un contatto fecondo con la redazione di un noto quotidiano russo, e allorché si presentò l' occasone, nella dovuta discrezione mi sono adoperato a farle conoscere, il rapporto personale del Duce (e del Fascismo) nei riguardi del Comunismo sovietico e della Russia, rispettivamente reperiti da:

 

  1. "Entfernte Verwandschaft: Fascismus, Nazionalsocialismus, New Deal, 1933-1939", di Wolfgang Schivelbusch, pubblicato nella prima edizione dl 1930 in lingua inglese dalla Henry Holt & Company, New York, e nel 2005 in lingua tedesca dalla C.E. Carl Hanser, München und Wien; e,

     

  2. COLLOQUI CON MUSSOLINI, di Emil Ludwig, il giornalista e scrittore ebreo-tedesco, pubblicato nella edizione Le Scie, giugno (settembre) 1932 dalla Arnoldo Mondadori Editori.

     

    In 1., pag. 29, scrive il Schivelbusch: <Nel dibattito fascista un' interessante analogia per mettere a confronto New Deal e Corporativismo, da un lato, Fascismo e Comunismo Sovietico, dall' altro. (Vgl. Rosaria Quartararo: " Roma e Mosca. L' immagine dell' Urss nella stampa fascista 1925-1935, in Storia contemporanea, pag. 447-72).

     

    Al contrario del Nazionalsocialismo e della sua demonizzazione del Bolscevismo, negli anni 1925-35 il Fascismo manifestò un interesse pubblico per l' Esperimento russo e una straordinaria sete di conoscenza di misurare il proprio sistema con quell' "Esperimento". Sulla stampa e sui periodici la Russia era presente quanto l' America. Noti autori come Curzio Malaparte, Luigi Barzini,Giacomo Gandolfi si recavano nell' Unione Sovietica per riferire, poi, in Italia in lunghi servizi sulle loro positive impressioni. Naturalmente non venne messa mai in discussione la superiorità storica del Fascismo, mentre la controparte, sottoposta con rispetto altrettanto ad una analisi obiettiva quanto scrupolosa, non polemica e approfindita. Allo stesso modo il New Deal giudicato come passo nella giusta direzione nella quale il Fascismo già si muoveva con conseguenza, il Comunismo Sovietico riconosciuto com un sistema anti- e postliberale al quale mancava soltanto la visione fascista nel senso che la soluzione non era da ricercare nella lotta di classe, bensì nel concetto di Nazione.

     

    Secondo Critica fascista se il Bolscevismo rappresentava il preludio al Fascismo, allo stesso modo il New Deal costituiva la prima tappa in direzione dell' autentico Fascismo. Questo interesse s' era manifestato già agli inizi del regime fascista. Nel dicembre 1922 "Il Popolo d' Italia", l' organo ufficiale del nascente Partito fascista, scriveva: <La Rivoluzione russa e fascista possono essere comprese soltanto nella sintesi che allarga ed abbraccia, mai nell' analisi che separa e impicciolisce" (7.12.22, cit. secondo Quartararo, pag. 452). La ragione di questa apertura e strategia del successo, in Italia e all' estero, almeno fino al 1935, era vista per Mussolini come occasione per porsi quale arbitro tra oriente e occidente, aumentandone peso e rilievo.

     

    Il "Patto di Amicizia" del 1933 tra Roma e Mosca e il riconoscimento dell' Unione Sovietica degli anni precedenti si trovavano sulla stessa linea (Quartararo, pag.452)>.

     

    Nei COLLOQUI CON MUSSOLINI, Emil Ludwig pone ad apertura delI' intervista al Duce il motto: "Handeln ist leicht, Denken schwer; nach dem Gedachten handeln, unbequem". In italiano: "Agire è facile, pensare difficile, agire secondo quel che si è pensato, incomodo". Così scrive il Ludwig: <Le circostanze. I seguenti colloqui tra il giornalista e scrittore ebreo-tedesco, ebbero luogo dal ventitré marzo al quattro aprile 1932, quasi tutti i giorni e per circa un' ora al giorno nel palazzo Venezia, a Roma, e in lingua italiana; immediatamente furono da me scritti in tedesco. Solo poche frasi sono state aggiunte dai miei colloqui precedenti. Il manoscritto tedesco fu presentato a Mussolini, il quale, fidandosi nella memoria, riscontrò tutti i passi in cui vengono riferite le sue parole. Non mi sono servito di materiale estraneo, devo tuttavia alcuni suggerimenti alla biografia di Margherita Sarfatti. Questi "Colloqui" non contengono alcuno degli anedotti di cui Roma è piena, né informazioni dei collaboratori di Mussolini - che potrebbero servire a illustrare taluni aspetti della sua personalità - ma soltanto i dialoghi tra noi scambiati>.

     

    E, in riferimento alla Russia, nel contesto dei COLLOQUI, è il Ludwig che ad un certo punto pone a Mussolini la domanda: <Esiste allora imperialismo senza impero?>. <Esistono una mezza dozzina di imperialismi> rispose con un certo impeto. <Un impero non è perciò veramente necessario, anzi è persino pericoloso. Quanto più si espande, tanto più perde la sua forza organica. Ma la tendenza dell' imperialismo è una delle forze elementari della natura umana, appunto come la volontà di potenza. Ora abbiamo l' imperialismo del dollaro, un' altra volta un imperialismo religioso, un' altra ancora un imperialismo artistico. Comunque, sono tutte le manifestazioni della forza vitale dell' uomo. Finché uno vive è imperialista. Cessa di esserlo con la morte>. In questo momemto Mussolini appariva terribilmente napoleonico; in questi casi assomiglia in modo singolare all' incisione di Lefèvre del 1815. Poi i suoi lineamenti si spianarono e mutò il tono di voce quando concluse: <Naturalmente ogni impero ha il suo zenit. Poiché si tratta sempre di una creazione di uomini sia pure eccezionali, le cause del tramonto vi sono insite. Come tutte le eccezioni, ha in sé qualche cosa di effimero. Può durare uno o due secoli o soltanto dieci anni. Volontà di potenza.> Occorre sostenerlo esclusivamente con le guerre?> chiesi io. <Non esclusivamente> rispose, e sedette sporgendosi un poco in avanti, alla sua maniera, appoggiando le braccia, come se parlasse da una cattedra. <I troni hanno bisogno di guerre, per sostenersi. le dittature non sempre. Alcune possono farne a meno. La potenza di una nazione è il risultato di una quantità di elementi, non soltanto di quello militare. Però, devo aggiungere, le posizioni di una nazione fino ad oggi, nel concetto comune, è determinata dalla sua forza in guerra. Fino ad oggi la forza militare è considerata la sintesi di tutte le forze nazionali.> <Fino a ieri> dissi io. <E domani> <Domani!> ripetè egli scetticamente. <Certo, non è più un criterio sicuro, questo è vero. E così per domani sono necessarie un' istanza internazionale (più tardi l' ONU, ndr.), l' unità almeno di un continente (più tardi l' Unione europea, ndr.). Dopo l' unità degli Stati, si deve tendere all' unità dei continenti, ma questo è in Europa straordinariamente difficile, perché in Europa ogni popolo ha un volto speciale, lingua, costumi, caratteristiche diverse. Una percentuale, diciamo x, rimane in ogni popolo completamente originale e si oppone per prima alla unione. In America è indubbiamente più facile unire quarantotto Stati, con la stessa lingua, e senza una storia secolare.> <Ma non c' è in ogni popolo> chiesi io nuovamente <un' altra certa percentuale y, che è puramente europea?> <Questa percentuale esiste all' infuori della potenza di ogni nazione. Napoleone ha voluto una Europa. Il suo grande orgoglio era quello di unirla. Oggi è forse maggiormante possibile, ma soltanto intendendo europeo in un determinato senso, secondo le concezioni di Carlomagno e di Carlo V, dall' Atlantico sino agli Urali.> <Allora non soltanto sino alla Vistola?> <Forse anche solo fino alla Vistola.> <E Lei non si è immaginato questa Europa sotto la guida fascista?> <Che vuol dire guida?> interrogò vivacemente a sua volta. <Il nostro Fascismo è come è. Contiene però alcuni elementi che anche altri potrebbero accettare.> <Quando si ascoltano i suoi discorsi> dissi < si trova che Lei è sempre più misurato che non la maggior parte dei fascisti. Lei si stupirebbe se sapesse tutto quello che uno straniero a Roma deve ascoltare. Probabilmente è stato cosí per Napoleone, al suo apogeo. E saprebbe inoltre spiegarsi perché Napoleone non ha mai potuto impadronirsi completamente della sua capitale, perché è sempre rimasto le fiancé de Paris?> Mussolini sorrise. Poi disse in francese:<Ses manières n' étaient pas très parísíennes. Forse egli aveva tuttavia in sé qualcosa di brutale. Inoltre lo avversavano i giacobini, perché aveva soffocato la rivoluzione, i legittimisti, perché era un usurpatore, il clero a cagione della sua lotta contro il papa. Gli unici che lo amavano erano i popolani, che sotto di lui avevano da mangiare. La gente semplice, poi, è aperta alla gloria, perché la gloria non si può capire logicamente; essa appartiene al sentimento.> . . . . . . . .

Mussolini, nel cui volto, quando non lo vuole nascondere, si preannuncia il tono di ogni risposta, divenne nuovamente serio, espresse tutta la forza della sua volontà (in questi momenti sembra più giovane), ed esclamò dopo una lunga pausa: <Forse Cesare. L' uccisione di Cesare fu una disgrazia per l' umanità.> Poi aggiunse sottovoce: <Io amo Cesare. Egli solo riuniva in sé la volontà del guerriero con l' impegno del saggio. In fondo era un filosofo, che contemplava tutto sub specie aeternitatis. Sí, Cesare amava la gloria, ma il suo orgoglio non lo separava dall' umanità>. <Allora dunque un dittatore può essere amato?> <Lo può> disse ora Mussolini <con sicurezza. Quando la massa nello stesso tempo lo teme. La massa ama gli uomini forti. La massa è donna.>

 

E sul libro, così Arnoldo Mondadori, Milano 1950, conclude la sua prefazione:

 

<Ritengo che il libro possa servire come documento ai posteri, quando si accingeranno a scrivere, sine ira et studio, la storia del ventennio fascista.>

E, allora, buona lettura, Presidente Putin, se ne avrà voglia e tempo, mentre noi „socialfascisti“ continueremo a sognare la Grande Russia nell' Europa.

 

 

 

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Pensiero della notte

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Draghi pigliatutto

di Gregorio De Falco

 

Con l'attuale premier al Quirinale si creerebbe una concentrazione di potere del tutto incompatibile con l'ordinamento della Repubblica



Huffingtonpost 23 Gennaio 2022



quirinale



 

Due premesse di fatto:

1. La credibilità internazionale del nostro Paese dipende dalla credibilità personale di Mario Draghi;

2. È necessaria, e richiesta, assoluta continuità nell’azione di governo.

 

Poste queste premesse, che se vere rappresentano indubbiamente un limite imprescindibile, si deve osservare che l'Ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualunque altra carica, come sancisce la norma e la logica costituzionale.

E tuttavia, se Draghi venisse eletto Presidente della Repubblica, allora o le premesse in fatto sono false, e non lo sono, oppure Draghi cumulerebbe in sé la Presidenza della Repubblica e, al contempo quella egemonia di fatto sul Governo che consentirebbe rimanere credibili, assicurando continuità all'azione di Governo, ma che andrebbe contro il dettato costituzionale.

E d'altra parte, vi sarebbero espressioni anche formali di tale commistione, poiché è il Presidente che nomina il Presidente del Consiglio e ha la potestà di sciogliere le Camere, ad esempio qualora queste non sostenessero il Presidente del Consiglio da lui incaricato.

Inoltre, nell'attuale contesto la maggioranza parlamentare che sostiene il Governo, per molte ragioni, è assolutamente schiacciante mentre si registra l'assenza di qualunque bilanciamento e contropotere, formale o informale che sia, con una magistratura disgregata e delegittimata e un’informazione totalmente appiattita, rende evidente la inaccettabile violenza agli equilibri tra le istituzioni costituzionali.

Al di là, e propriamente al di sotto, di queste considerazioni, se ne potrebbero formulare altre di natura politica, ma sarebbero impertinenti rispetto al livello istituzionale e sempre lecitamente discutibili.

Qui, invece voglio segnalare quanto sia concreto, attuale ed imminente il pericolo per il corto circuito istituzionale che si creerebbe con l'elezione di Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica: una concentrazione di potere del tutto incompatibile con l'ordinamento della Repubblica.

C O M M E M T O

Pensiero a notte profonda su una scelta che più della mente deve coinvolgere lo spirito e la coscienza, poiché il non sapere è un grande impulso del pensiero e della scienza che non assolve dal peccato, se una scelta è sbagliata. Contrariamente alle forme di ignoranza che sorgono a causa di limitate capacità cognitive umane, mancanza di metodi adeguati, mezzi insufficienti, sviluppo tecnico insufficiente, il problema è troppo poco attraente o il problema è troppo complesso, ma che potenzialmente può essere convertito in conoscenza si sviluppa una forma di ignoranza fondamentale, che è ignoranza verificabile. È così che la conoscenza emerge dall'ignoranza. Esempi di ciò possono essere i teoremi di incompletezza di Gödel in matematica o il principio di indeterminazione di Heisenberg in fisica. L'ignoranza di base nasce anche dalle proprietà autoreferenziali dei sistemi sociali e socio-economici. Potrebbe esserci una fondamentale mancanza di conoscenza in merito allo stato mentale alieno o in connessione con questioni etiche e legali particolarmente difficili, e allora occorre approfondire la questione delle forme in cui l'ignoranza di base può manifestarsi nei vari campi del sapere. Dovrebbero essere discusse anche le conseguenze di ciò per il concetto di conoscenza e per il concetto di scienza. Or quì non vuol farsi un discorso di lana caprina, donde attenersi al dato (o ai dati) di fatto molto evidente/i dell' Italia riconducibile/i ad una profonda crisi istituzionale, etica, morale e sociale senza precedenti nelle democrazie occidentali il cui tentativo si soluzione può essere delegato al ricorso della Cultura, latu sensu, e giuridica, strictu sensu. Ecco perché a notte avanzata, allorché lo spirito si riflette sullo specchio della coscienza per affrontare con una certa serenità la fatica del giorno che viene, sento il dovere di raccomandare ai grandi elettori di abbandonare per una volta le passioni e immaginare la leggiadria di una donna, che da tempo ho visto nella persona della ND Signora Prof. Dr. Marta Cartabia, rapresentarci come Italia, sintesi di Cultura ed emozioni, dentro e fuori dei confini nazionali. A mio debol parere sarebbe un atto d' amore nei riguardi della nostra strafigurata Italia. Buona notte. 

 

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Italia e PNRR allo sbando

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La mossa di Draghi: non fare nessuna mossa

di Ugo Magri

 

Magari alla fine i “grandi elettori” sceglieranno un altro perché non scatterà la combinazione giusta per spalancargli le porte del Quirinale. Ma se il colpo riuscirà, Super Mario diventerà re d’Italia senza dover dire grazie a nessuno

 

Huffingtonpost 23 Gennaio 2022

 

C O M M ENT O

 

Cosa vogliono significare quei due puntini verdi sotto? Equivalgono a censura preliminare? Intanto che il Drago, sulla scorta di un dettagliato consuntivo, informi il Parlamento e l' Unione europea quanto e cosa ha fatto, cioè realizzato, con le prime rate di miliardi previsti per l' attuazione del PNRR senza testa e senza coda. E lo faccia subito, cioè prima che possa esplodere un grande bomba capace di bloccare il tutto.

 

nicolo piro

G e r m a n i a

 

https:teorico.eu

Categoria:Varie

 

p.s.: Si fa presente che questo commento, in comunicazione circolare, viene inviato per conoscenza ad alcune Cancellerie europee.

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Filosofia, Diritto dello Stato e Urbatettura

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POLITICA

Huffingtonpost 16/01/2022 18:41 CET

Il Parlamento sventola bandiera bianca

Cinque scenari per il Colle, ma nessuno che contempli un parlamentare. Eppure sono 945, gli eletti...

By Ugo Magri



Indovinello sul Quirinale: che cos’hanno in comune le varie ipotesi di cui più si parla? Mettiamole in fila. La prima è l’incoronazione di Mario Draghi, il quale vince la scommessa col suo barista diventando presidente e Maresciallo d’Italia. Il secondo pronostico consiste nella clamorosa rivincita del Cav, alla faccia di chi pensava di averlo liquidato per via giudiziaria. La terza eventualità è che si richiami in servizio Giuliano Amato, dai tempi di Bettino Craxi eterna “réserve de la République”. La quarta possibilità si declina tutta al femminile, tanto che si tratti di Letizia Moratti quanto di Marta Cartabia. L’ultima via d’uscita, la più disperata, fa leva su Sergio Mattarella e sul suo senso di responsabilità, ma solo se rischieremo il collasso delle istituzioni.

Cinque scenari molto diversi, con un minimo comune multiplo: nessuno di questi personaggi è deputato o senatore. Sono tutti fuori del Parlamento. Draghi vi ha messo piede solo da premier, prima frequentava i santuari della finanza; Berlusconi venne cacciato da Palazzo Madama nel 2013 a seguito della condanna per frode fiscale; Amato da otto anni è giudice della Consulta, a fine mese dovrebbe diventarne il nuovo presidente; Cartabia (e Moratti prima di lei) è diventata ministro direttamente, senza fare gavetta; quanto a Mattarella lui senatore tra poco lo diventerà, ma “di diritto” in qualità di ex.

Insomma, ecco la risposta all’indovinello: i principali candidati sono tutti esterni alle Camere, in qualche caso zombie, in altri dinosauri, in altri ancora alieni. Gli unici membri del Parlamento che, sulla carta, avrebbero qualche chance sono Elisabetta Casellati e Pier Ferdinando Casini. Però la prima non viene mai presa in considerazione; quanto a Pier Furby (grande esperienza da vero professionista) circola insistente voce che Draghi non rimarrebbe a Palazzo Chigi un giorno di più se gli facessero il torto di piazzare sul Colle qualcuno non all’altezza della sua statura; dunque il cerchio si stringe alle figure elencate sopra. E ciò, in fondo, potrebbe apparire ovvio, banale, anzi scontato visto che gli “onorevoli” sono da tempo la categoria sociale meno onorata, semmai quella maggiormente disprezzata, incarnazione della Casta, quintessenza del vero o supposto privilegio.

Leader di spessore nel Parlamento non ve ne sono; quasi esclusivamente comprimari, figure talvolta anonime e senza storia; sarebbe interessante scoprirne il perché. Forse la politica non ha più attrattiva. Magari ha suscitato disgusto, cosicché la gente perbene se ne tiene alla larga. Oppure, semplicemente, quelli in gamba non hanno alcuna possibilità di arrivare in alto. Il sistema elettorale ci ha messo del suo creando masse di “nominati”, di raccomandati dai capi, di “paracadutati” in collegi dove nessuno ce li ha mai visti, dunque di traditori e di “voltagabbana” (ben 276 i cambi di casacca in 5 soli anni). Tra l’altro le Camere si sono auto-sputtanate varando nel 2019 una riforma della Costituzione che tratta gli eletti dal popolo quali costi da abbattere, cioè spese di cui si può fare tranquillamente a meno in ossequio alle visioni tecnocratiche, piazzaiole, neo-fasciste, populiste, grilline che vanno per la maggiore.

Adesso siamo alla desolazione finale. Nel momento in cui c’è da scegliere il nuovo vertice delle istituzioni, il Parlamento rinuncia a esprimere candidati propri. Sull’onda dell’anti-politica riconosce che di 945 eletti non ce n’è uno (o una) in grado di rappresentarci a certi livelli, con uno standing adeguato alle funzioni presidenziali. Si prepara a un’umiliazione perfino peggiore di nove anni fa, quando le forze politiche si inginocchiarono davanti a “Re” Giorgio Napolitano supplicandolo di concedere il “bis” e lui accettò prendendole a male parole. Allora perlomeno un paio di personaggi erano scesi in campo, salvo venire massacrati (Franco Marini e Romano Prodi); stavolta, a quanto pare, nemmeno quello. Una resa non priva di conseguenze. Si stanno gettando le basi, politiche e psicologiche, per qualche cambio di sistema. Un Parlamento masochista, privo di orgoglio, incapace di reagire, che prova addirittura imbarazzo di sé, non può pretendere di restare l’ombelico del mondo. Inchinandosi davanti al “Papa straniero” perderà ogni residuo credito agli occhi dei cittadini e darà più forza alle ragioni di chi cerca salvezza nel presidenzialismo: visto che i rappresentanti del popolo non si reputano essi stessi all’altezza, preso atto che alzano bandiera bianca senza nemmeno combattere, anzi già sarebbe tanto se salvassero le apparenze, tanto vale che in futuro si saltino le inutili mediazioni e si dia voce direttamente alla gente perché scelga da chi farsi buggerare. Forse, a questo punto, non sarebbe nemmeno tanto sbagliato.

C O M M E N T O

Filosofia, Diritto dello Stato e Urbatettura

 

Ippodamo da Mileto (498 - 408 a.C.) è stato un architetto, urbanista, medico, matematico, meteorologo e filosofo greco antico, noto come "il padre della città", il padre della pianificazione europea. Ippodamo nacque a Mileto e visse nel V secolo a.C. a.C., considerata la sorgente dell'antica epoca classica greca. Suo padre era Eurifone. Dopo Aristotele, Ippodamo fu il primo autore che scrisse sulla teoria del governo senza conoscere le questioni pratiche. I suoi piani delle città greche erano caratterizzati da ordine e regolarità in contrasto con la complessità e la confusione delle città comuni dell'epoca, anche Atene.

 

È considerato l'ideatore dell' idea-teoria secondo la quale il piano della città formalmente dovrebbe incarnare e chiarire un ordine sociale razionale. Nelle opere di Aristotele, Stobäus, Strabone, Esichio, Fozio e Theano viene ricordato come un pedante osservatore e nel Trattato Sulla Virtù, Theano (apparentemente con riferimento alla moglie di Pitagora) scrisse di un tal Ippodamo di Thurium (presumibilmente quello stesso uomo) che nelle sue opere introdusse la dottrina della Media aurea.

 

Secondo Aristotele (in Politica ii.8), Ippodamo fu un pioniere dell'urbanistica e progettò una città ideale per essere abitata da 10.000 uomini (cittadini maschi liberi), mentre la popolazione totale (compresi donne, bambini e schiavi) arriverebbe a 50.000. Ha studiato i problemi funzionali delle città e li ha collegati al sistema dell'amministrazione statale. Di conseguenza, divise i cittadini in tre classi (soldati, artigiani e "mariti"); divideva anche il paese in tre (sacro, pubblico e privato). Aristotele ha criticato il monopolio delle armi da parte di una singola classe negli scritti di Ippodamo sullo "Stato migliore", sostenendo che ciò avrebbe portato all'oppressione dei "contadini" e dei "lavoratori" da parte della classe armata. Il concetto di Aristotele prevedeva una grande classe media in cui ogni cittadino svolgeva tutte e tre le funzioni di autolegislatore, detentore delle armi e lavoratore".

 

Secondo Aristotele („Politica“), fu il primo urbanista a prestare attenzione alla corretta disposizione di una città ideale per essere abitata da 10.000 abitanti (cittadini maschi liberi), mentre la popolazione totale (compresi donne, bambini e schiavi) sarebbe dovuto arivare a 50.000 abitanti con i problemi funzionali collegati al sistema dell' amministrazione statale. Di conseguenza divise i cittadini in tre classi (soladati, artigiani e „mariti“) e il territorio della città in <sacro, pubblico e privato>, criticandone fortemente il monopolio delle armi da parte di una singola classe, sostenendo che ciò avrebbe portato all'oppressione dei "contadini" e dei "lavoratori" da parte della classe armata”, ma anche la personalità eccentrica “con i suoi capelli lunghi, ornamenti costosi e gli stessi vestiti caldi a buon mercato indossati inverno ed estate". Nel Trattato sulla virtù, Theano (apparentemente la moglie di Pitagora) disse a un certo Ippodamo di Thurium (presumibilmente quello stesso uomo) che la sua opera contiene la dottrina della media aurea. Il concetto di cortesia di Aristotele includeva una grande classe media in cui ogni cittadino svolgeva tutte e tre le funzioni di autolegislazione, deposito di armi e lavoro".

 

Per il Pireo (il porto di Atene) di Pericle, Ippodamo progettò un' ampia strada che si irradiava dall'agorà centrale, comunemente chiamata Hippodameia (in suo onore), e costruì la città rifondata di Rodi a forma di un teatro. Nel 440 a.C. andò tra i coloni ateniesi e progettò la nuova città di Thurium (poi Thurii nella Magna Grecia), con strade che si incrociavano ad angolo retto; di conseguenza, a volte viene indicato come l'Ippodamo di Thurium.

 

I suoi principi furono in seguito utilizzati in molte città importanti, come Alicarnasso, Alessandria e Antiochia. Per la pianta della nuova città di Rodi concepita da Ippodamo nel 408 a.C., Strabone elaborò il layout; tuttavia, poiché Ippodamo morì nel 479 a.C, se fosse stato coinvolto nell'assistenza alla ricostruzione di Mileto nel 300 a.C., sarebbe stato molto anziano quando ha avuto luogo questo progetto. La pianta della griglia a lui attribuita consisteva in una serie di strade larghe e diritte che si intersecavano ad angolo retto. A Mileto troviamo il prototipo del piano di Ippodamo. Di grande rilievo nel suo piano era un'area centrale più ampia che, secondo la sua previsione urbana su macroscala, è stata tenuta nel limbo, sviluppandosi più tardi nel tempo con lo sviluppo dell' Agorà, il centro urbano e nello stesso tempo sociale

 

Lo studio urbanistico per il Pireo (451 aC), formulò gli standards urbanistici di quell'epoca e fu utilizzato in molte città dell'epoca classica. Secondo questo studio, sono stati costruiti quartieri di circa 2.400 m2 con isolati di case a 2 piani. Le case erano allineate con muri contigui che le separavano (un sistema ripreso nell' urbs romana e più tradi nella civitas medievale, fino ai giorni nostri) mentre le facciate principali erano rivolte a sud. Lo stesso studio utilizza formule polinomiali per la costruzione di di infrastrutture di pompaggio dell' acqua. fil

 

Da Ippodamo giunsero le prime nozioni di diritto dei brevetti. Ippodamo ha suggerì che la società dovrebbe premiare quegli individui che creano cose utili alla società. Aristotele ha criticò l'approccio utilitaristico di Ippodamo mettendo in rilievo la tensione insita nel premiare singoli individui pel bene che arrecano alla società, nel senso che, premiando gli individui viene dimenticato lo Stato che è quello che deve provvedere al bene collettivo, quasi a ricordarci il pensiero di Giovanni Gentile secondo il quale „lo stato è tutto, l' individuo nulla“. Insomma, secondo Aristotele, lo Stato potrebbe effettivamente soffrire a causa dell'attrattiva delle ricompense individuali, poiché gli individui possono proporre concetti che lo indebolirebbero.

 

In sostanza, Aristotele prevedeva la tensione intrinseca tra le ricompense private per il servizio sociale, la potenziale biforcazione tra interessi individuali e sociali. La più grande critica di Aristotele a Ippodamo, tuttavia, è se gli individui gratificati“cosa che suona allettante, effettivamente scoprono qualcosa di benefico per la città... „.. Infatti, mentre l'innovazione è di grande beneficio per le arti e le scienze, "il cambiamento in un'arte non è come il cambiamento nel diritto; in quanto il diritto non ha forza rispetto all'obbedienza fuori dall'abitudine, e questa non si crea se non nel tempo.

Quindi il facile modificare delle leggi esistenti a favore di nuove e diverse leggi indebolisce la forza stessa del Diritto.

 

Un rispecchiare, questo, la situazione caotica nell' Italia odierna con in primo piano la crisi dello Stato (e delle sue Istituzioni) che viviamo nella scelta del suo rappresentante istituzionale e che ci fa accopponare la pelle al pensare Silvio Berlusconi, Capo dello Stato italiano e presidente del Consiglio Superiore della magistratura. Insomma, roba(ccia) da Lega e fratellini d' italy o da Salvini, Meloni et varia.

 

Che vergogna!

 

 

 

 

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Infrastrutture possono essere "debito buono", se . . . .

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ECONOMIA

Huffingtonpost 13/01/2022 14:42 CET

Daniel Gros: "Quello per le infrastrutture è debito buono, per tornare a crescere"

Intervista all'economista tedesco e membro del Board del Ceps

 

By We Build Value



 

Le infrastrutture migliorano l’ossatura del Paese, velocizzano le comunicazioni, creano insomma le premesse per una crescita sostenuta, robusta e duratura”. Così Daniel Gros, economista tedesco e membro del Board del Center for European Policy Studies di Bruxelles, uno dei più prestigiosi think-tank europei, spiega in un’intervista a “We Build Value” il ruolo delle infrastrutture nella ripartenza economica post-Covid.

Dall’Europa agli Stati Uniti i nuovi piani di sviluppo stanno sostenendo la crescita, grazie anche alla comprensione che quello per le infrastrutture ”è un debito buono, che favorisce l’economia e non rischia di far aumentare l’inflazione”.

 C O M M E N T O

Una rondine non ha mai fatto primavera, se per rondine si debba intendere qualche rara impresa italiana (penso al Gruppo Webuild) che si è confrontata, e anche bene, con il concetto di "infrastruttura", coniugando impegno e innovazione tecnologica. Tutto il resto è buio, ignoranza, presunzione e arretratezza paurosa, se, in particolare, si rivolge il pensiero a rete idrica e fognante nazionali, le infrastrutture più vicine agli interessi e bisogni dei cittadini che possono autorizzare a parlare di "paese moderno". Certo, qualcuno continua a riempirsi la bocca parlando e scrivendo del <nuovo Ponte San Giorgio>, una normalissima e contorta normalità, del quale i cui due aspetti costitutivi, Progetto architettonico e Progetto strutturale, sono stati rispettivamente sottratti a rigidi controlli preliminari, quale il rilascio dell' indispensabile <permesso a costruire> da parte del Comune di Genova e Regione Liguria (Progetto architettonico) con il coinvolgimento di tante istituzioni intermedie, ed una verifica preliminare del Prgetto strutturale, separamente per le strutture in c.c.a. e le strutture in acciaio, da parte di ingg. verificatori, all' uopo abilitati (senza i consueti inciuci italiani) e secondo le rigide prassi vigenti in Paesi come Austria, Svizzera e Germania (soprattutto). Senza queste premesse si può parlare di <infrastrutture come debito buono per crescere>, in ispecie se inesistenti sono volontà politica e il rigore irrinunciabile di serie istanze di controllo (Provveditorati reg.li alle OO.PP. e Uffici prov.li del Genio Civile), Ordinamento sull' aggiudicazione dei lavori (il serio VOB di Germania!), Diritto contrattuale, quello che regola i rapporti tra committenza pubblica e impresa esecutrice dei lavori e concede alla prima tutte le garanzie per la durata prevista ai sensi di legge dalla data di presa inconsegna di un' opera essente da difetti visibili e invisibili. Pertanto riempirsi la bocca di belle parole continua ad essere un fare disonesto, irresponsabile e provocatorio da condannare e necessariamente collegare alla irresponsabile leggerezza con la quale il Capo del Governo, Mario Draghi, in procinto di varcare per viltà la soglia che lo separa dal Quirinale, ha avviato la sua avventura di <salvator italiae>. Che la varchi pure, gli si deve far sapere, ma in tal caso non s' illuda di avere una vita facile come capo dello Stato, nella certezza che accanto ad un movimento di protesta nazionale, anche Bruxelles possa finalmente svegliarsi dall' incomprensibile, quanto irresponsabile torpore e, accanto al dolore espresso per la dipartita di una figura politica e istituzionale di grande rilievo e carica umana, come il compianto Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, sia in grado di onorarne la memoria col ricorso un rigore senza precedenti, se si vuole salvare l' Italia da una vergogna programmata per continuata assenza di regole e morale dalla quale si voluto far scaturire il sedicente PNRR.

 

 

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In cerca dell' unità di misura per il PNRR

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ECONOMIA

HuffPost 23/12/2021 14:59 CET | Aggiornato 9 ore fa

Il Pnrr misura "la nostra credibilità", richiede "rapidità, efficienza, onestà"

La bozza della relazione sullo stato d'attuazione visionata da Huffpost, con premessa firmata Mario Draghi: "Sfida decisiva"

By Giuseppe Colombo

 

Perché l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza è una “sfida decisiva” per il Paese lo scrive Mario Draghi nella premessa alla prima relazione al Parlamento, in cui chiede “rapidità, efficienza, onestà”. Nella bozza di cui Huffpost è in possesso, si legge che dal Pnrr “dipende la nostra credibilità nei confronti dei cittadini e dei nostri partner”. È la raccomandazione a tenere alta la guardia sui prossimi obiettivi, dopo aver conseguito tutti i 51 che scadono a fine anno, il messaggio che il premier consegna al Parlamento. Ma anche al Governo, senza specificare che sarà il suo a occuparsene. E questo è un elemento che rafforza quanto detto durante la conferenza stampa di ieri, quell’abbiamo creato le condizioni “perché il lavoro continui, indipendentemente da chi ci sarà al governo”. 

È lo stesso Draghi a ribadire questi concetti durante la riunione della cabina di regia a palazzo Chigi per l’esame della relazione. Sollecita “un impegno quotidiano fino al 2026” perché “non è il momento di adagiarsi per l’obiettivo raggiunto”. Invita i ministeri ad attivare la cabina di regia subito in caso di difficoltà nell’attuazione. Ripete il senso stesso della missione Recovery: spendere “correttamente e onestamente, evitando fenomeni di corruzione e infiltrazioni delle organizzazioni criminali”. 

Il successo dell’avvio del Pnrr è nella richiesta di pagamento della prima rata da 24,1 miliardi (12,6 miliardi in prestiti e 11,5 miliardi a fondo perduto) che il Governo invierà nei prossimi giorni alla Commissione europea. Un paio di mesi di valutazione e se, come è ampiamente prevedibile dal check fatto dalla relazione, arriverà il disco verde allora il Tesoro incasserà il secondo bonifico. In cassa finiranno 21 miliardi perché dai 24,1 miliardi sarà scalata una quota del prefinanziamento ricevuto il 13 agosto. 

Ora inizia un’altra partita, che non è solo la programmazione per centrare i prossimi obiettivi, suddivisi tra riforme e investimenti, fissati per fine giugno. Bisogna completare i bandi e soprattutto avviare la spesa, ancora completare il rafforzamento della macchina amministrativa che muove il Pnrr a tutti i livelli, dal ministero all’ufficio comunale. Qui il messaggio del premier, in questo caso veicolato attraverso le parole della relazione, è “mettere la cultura della programmazione al centro dei processi della pubblica amministrazione”. Insomma bisogna continuare a fare bene anche nel metodo, quel metodo che dentro ha le leggi, ma anche una miriade di decreti attuativi e di atti amministrativi. Il precedente - è il senso del messaggio - c’è perché si è già conseguito un risultato tondo che ”è una prima importante dimostrazione della capacità del Paese di attivare i processi di riforma e di investimento previsti dal Piano”. 

È il Parlamento il destinatario delle consegne più importanti. Il premier gli riconosce “un contributo essenziale al conseguimento degli obiettivi e
ha dimostrato notevole sensibilità nell’approvare in modo tempestivo riforme e norme essenziali per la riuscita del Piano”. Parole che sono funzionali anche per provare a spegnere le polemiche che hanno accompagnato il Pnrr prima ancora che fosse scritto, già ai tempi del Conte 2. La scia velenosa delle Camere coinvolte poco e spesso per ratificare decisioni già blindate ha impattato anche sul governo Draghi. Non ci sono però solamente i ringraziamenti. C’è l’impegno a coinvolgere il Parlamento con un vasto programma di open data e a inviare una nuova relazione sull’attuazione del Piano alle Camere entro la prima metà di aprile, in corrispondenza con la trasmissione del Documento di economia e finanza. Una terza relazione a settembre e via via ogni sei mesi. 

Alla trasparenza del Governo, però, deve corrispondere un impegno di Camera e Senato. Non è un caso se la relazione pone l’accento proprio sulle riforme in Parlamento quando passa in rassegna gli elementi sull’attuazione del Piano. Ricordare cosa deve fare da subito e in un anno equivale a dire che la corsa va tenuta ad alta intensità. Eccola la corsa: quasi un terzo delle milestone e dei target (154 su 250) del Pnrr richiedono l’approvazione di “riforme”. Tra queste, più di un terzo (59 su 154) dovrà essere soddisfatto mediante l’approvazione
di disposizioni legislative. L’impegno per il 2022 è più che denso: 23 riforme su 66 richiedono atti legislativi, mentre 43 su 66, con una concentrazione notevole tra aprile e giugno, fanno riferimento a atti normativi secondari. 

Solo per fare alcuni esempi. Entro il 30 giugno bisognerà fare la riforma della carriera degli insegnanti e la delega per la riforma del codice degli appalti pubblici. Ed entro il 31 dicembre del prossimo anno bisognerà istituire un sistema di formazione di qualità per le scuole, uno di certificazione della parità di genere e dei relativi meccanismi di incentivazione per le imprese. Ancora la legge annuale sulla concorrenza. ”È quindi fondamentale - scrive ancora il Governo nella relazione - come è già stato nel corso del 2021, il ruolo del Parlamento nell’attuazione del Pnrr, nella definizione e piena realizzazione delle riforme e degli investimenti previsti nel Piano. Lo stesso Parlamento ha inoltre il compito di monitorare e, ove ritenuto opportuno, indirizzare l’attività del Governo nel corso dell’attuazione del Pnrr”.

 

Quello che va evitato, invece, è uscire fuori dal cronoprogramma perché “comporta costi molto alti”. Il passaggio che viene subito dopo suona come un richiamo a evitare di cadere nell’incompletezza e nella lentezza che ha  caratterizzato tradizionalmente la spesa dei fondi europei: “L’opzione di rinvii incompatibili con le tempistiche indicate non appare più percorribile”. 

Il ruolo del Parlamento e quello del Governo sono intersecati. Anche il futuro inquilino di palazzo Chigi, in caso di trasloco di Draghi al Colle, dovrà fare sua una logica che impone, oltre alle “tempistiche relative all’approvazione delle misure legislative”, l’indicazione di “scadenze tassative anche per gli atti normativi del Governo attuativi delle leggi indicate”. 

Un esempio lo fa la stessa relazione: la delega per la riforma del Codice degli appalti. Come detto dovrà essere approvata entro il 30 giugno 2022. Per l’entrata in vigore dei relativi decreti legislativi è previsto il termine del 30 marzo 2023. Poi, per la predisposizione di tutti gli atti attuativi (regolamenti di esecuzione, linee guida e altro) ci sono solamente altri tre mesi. ”È evidente - dice la relazione - che le Camere per l’approvazione della legge, il Governo per la predisposizione dei decreti legislativi e, di nuovo, le Camere per la relativa attività consultiva, sono tenuti ad attrezzarsi per rispettare tutte le scadenze, che si impongono all’Italia nel suo complesso e richiedono perciò il superamento di ogni tempistica che risulti incompatibile con gli impegni assunti con il Pnrr”.

Prossima fermata: 30 giugno. Gli obiettivi da raggiungere sono 47

Una tabella riassume gli obiettivi da portare a termine ogni sei mesi per richiedere la tranche successiva di risorse. Le rate sono in tutto dieci, con gli ultimi milestone e target che andranno chiusi entro il 30 giugno del 2026. Da gennaio a giugno del prossimo anno sono 47 gli obiettivi da raggiungere per il terzo bonifico da 21 miliardi. 

 

HUFFPOSTScadenze e rate Pnrr

La macchina del Pnrr

La Pubblica amministrazione - si legge sempre nella bozza della relazione - è chiamata a rispondere a questi impegni in modo agile ed efficace, senza
diminuire i propri obblighi di controllo, salvaguardando l’interesse generale e massimizzando le esperienze e le competenze maturate”. Il Governo mette in fila tutti gli interventi realizzati per dare conto del lavoro fatto con il coordinamento del Dipartimento della Funzione pubblica. Dalle convenzioni con le società a partecipazione pubblica all’assunzione di mille esperti per il potenziamento del personale delle Regioni e degli enti locali. Ma anche le convenzioni Consip e soprattutto l’ampliamento delle facoltà di assunzione. Ci sono anche i 2.800 funzionari per il Sud e i fondi ordinari per la progettazione.

Il protocollo sindacati-Governo. Tavoli per valutare le ricadute dell’attuazione del Pnrr

Cgil, Cisl e Uil firmano un protocollo con Draghi per “la partecipazione e il confronto” sull’attuazione del Pnrr. L’intesa prevede l’attivazione di “tavoli nazionali di settore finalizzati e continui nei quali sia dato conto delle ricadute sociali, economiche e occupazionali degli investimenti e delle riforme previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dal Piano nazionale per gli investimenti complementari”. 

Saranno i ministeri coinvolti ad attivare i tavoli, che vedranno partecipare il ministro competente per gli interventi, i dirigenti di riferimento, ii rappresentanti della Conferenza delle Regioni, le Province, i Comuni e le parti sociali più rappresentative. Sono previsti anche tavoli territoriali, composti dal presidente della Regione o da un assessore delegato, con i dirigenti locali e un rappresentante per ciascuna delle parti sociali. Ci saranno tavoli anche a livello locale, con sindaco e assessori delegati.

C O M M E N T O

E se insistono a scriverlo i piccioni non ancora colombi, beh . . . ci deve pur essere una ragione. Ma, ahinoi, a pensarla come i piccioni, che ancora colombi non sono, sono pochissimi e sorge il dubbio che tra tanti non a pensarla come il non ancora colombo sia anche il Capo del Governo e artifex Mario Draghi alla richerca, chissà, dell' unità di misura necesaria per misurare "la nostra credibilità" richiedendo "rapidità, efficienza, onestà". . . . pani schittu e libertà (per la traduzione in italiano della mia aggiunta, rivolgersi al siciliano PdR. uscente). Nix "credibilità", che questa Italia ha smarrito cammin facendo, e l' osservazione che l' efficienza non può essere mai raggiunta con la rapidità, laddove richeste sono "menti raffinatissime", professionalità, organizzazione e idee chiare: molto chiare. E l' onestà? Non è mai stata il forte di questa Italia, donde "scadenze e rate", Mettiamola, oertanto, così: quanto è stato fatto con "boni" (plurale di "bonus") è roba da sollecitare di mettersi davanti ad un muro della vergogna, cospargersi il viso di cenere e piangere, almeno dal mio modesto punto di vista maturato all' interno del mio osservatorio di Germania. Insomma, il problema è veramente cornuto: o prendere una saggia decisione nell' interesse delle generazioni future o lasciare. A presto e con prove alla mano.

 

nicolo piro

G e r m a n i a

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