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eno è più)
(L. Mies v. d. Rohe)

 

Quale futuro per l' abitare alla luce di una crescente crisi economica?

Il futuro dell' abitare si sta ridefinendo attorno a un cambio di paradigma: la casa non è più intesa solo come bene di proprietà individuale, ma come servizio flessibile ed ecosistema sociale integrato per rispondere a una crisi economica che vede l' Europa e l' Italia in forte deficit abitativo. Con una carenza stimata di 9,6 milioni di alloggi in Europa (oltre 1,3 milioni solo  In Italia), l' architettura, l' urbanistica e i modelli di businnes si stanno muovendo verso soluzioni ibride e accessibili.

L'  Affordable Housing Act può essere considerata una risposta normativa?  A livello istituzionale, la Commissione Europea ha introdotto l' Affordable Housing Act, un quadro normativo che mira a considerare la casa come un diritto e non come una mera merce.Questa misura concede magiǵiori poteri ai Comuni per:

  • Porre limiti stringenti sugli affitti brevi (un fenomeno che a Milano assume i caratteri di uno scandalo) e sulle secondo case nelle aree ad alta tensione abitativa.
  • Regolamentare le gestione degli immobili sfitti per rimetterli sul mercato a prezzi calmierati.
  • Utilizzare il rapporto tra prezzi degli immobili e reddito disponibile pro capite come indicatore chiave per interventi locali.

La contrazione del potere d' acquisto spinge verso soluzioni contrattuali e abitative flessibili nel contesto di nuovi modelli di gestione e spazi condivisi come:

  • Co-housing e CComunità ibride caratterizati dalla condivisione di spazi e servizi (lavanderie, spazi di coworking, cucine comuni) per abbattere i costi di gestione individuali e combattere l' isolamento sociale.
  • Student and Senior Housing come soluzioni specializzate e gestite da operatori professionali per rispondere al disallineamento demografico e alle nuove necessità di studenti e anziani.
  • A fronte di tassi di interesse che rendono i mutui difficilmente accessibili, cresce l' offerta istituzionale di alloggi in locazione standardizzati e protetti dal punto di vista dei costi energetici. In buona sostanza si tratta di affitto a lungo termine strutturato. 

Il focus si sta spostando dal centro delle grandi metropoli (ormai inaccessibili) verso la riqualificazione di quartieri periferici e aree rurali. E così siamo alla rigenerazione urbana e alla delocalizzazione nella considerazione che la digitalizzazione e il lavoro agile consentono di redistribuire la domanda abitativa, a patto che i territori offrano infrastrutture digitali e trasporti efficienti. in una visione a lungo termine come quella in via di attuazione a New York, grazie alla ferrea volontà del sindaco socialdemocratico Mamdani, che prevede trasporti urbani gratis, dietro i quale si articola una tassazione radicale dei ricchi. Aspetto che dovrebbe aiutare a capire come: a. Impatterebbero le nuove regole dell' Affordable Housing Akt in Italia; b. L' esplorazione dei dettagli operativi e i costi dei modelli di co-housing; c. La valutazione dell' impatto economico della direttiva "Case Green 2030" sul valore degli immobili di proprietà.

Affordable Housing Act: L' impatto in Italia

La proposta di Reolamento europeo del 9 settembre 2026 non introduce divieti automatici, ma fornisce uno "scudo giuridico" a Comuni e Regioni per limitare il mercato privato a favore dell' accessibilità. E quì occorre capire cosa si deve intendere per: A. Criteri dello "Stress Abitativo" (Housing Stress) al fine di applicare restrizioni. Nel merito le autorità locali devono dimostrare scientificamente l' emergenza tramite il rapporto "Price-to-Income (PTI)", nel senso del presso delle case rispetto al reddito locale. In città come Milano, Roma o Firenze, dove i prezzi superano ampiamente le 8 annualità di reddito, scatteranno i presupposti legali per intervenire; B. Per l' aspetto sulla "Stretta sugli Affitti Brevi", i Comuni italiani potranno imporre tetti massimi  di giorni o bloccare le licenze per le locazioni turistiche gestite da host commerciali o multiproprietà. Resta tuttavia esclusa dai blocchi l' abitazione principale (il singolo cittadino che affitta una stanza o la propria casa quando viaggia). Per quanto attiene la durata e i piani nazionali, le limitazioni del mercato avranno una durata massima di 5 anni. Parallelament, il gverno italiano dovrà spingere sugli Housing Ecceleration Plans raccomandati dall' EU, accelerando permessi burocratici per riconvertire uffici e immobili pubblici dismessi in alloggi per studenti e sociali.

Co-housing: Dettagli operativi e costi

Il co.housing separa lo spazio privato (la propria casa, ridotta all' essenziale) dagli spazi comuni e di servizio gestiti in condivisione. La riduzione della propria casa all' essenziale mi ricorda quell' Existenzminimum dell' architetto Alexander Klein di memoria weimariana in Germania dopo la fine del 1° conflitto mondiale . Per quanto attiene il funzionamento operativo, gli abitanti partecipano attivamente alla progettazione e alla gestione della comunità. Si creano comitati per la manutenzione e per i servizi condivisi (es. asili nido interni, lavanderie industriali, vetture in car-sharing, cucine per cene comunitarie, etc.). L' aspetto dei costi di acquisto/affitto occorre considerare che l' acquisto di un modulo abitativo all' interno di un progetto di co-housing ha costi in linea con il mercato dell' edilizia locale o del social housing, ma garantisce circa il 15-20% di spazio calpestabile in più grazie alle aree comuni integrate. In relazioni al vero risparmio sui costi di gestione, la condivisione di utenze (impianti centralizzati termici o fotovoltaici avanzati), la spesa all' ingrosso tramite Gruppi di Acquisto Solidali (GAS) - il coraggioso sindaco di NY, Mamdani ha gia introdoto supermercati a prezzi calmierati del 30%  in alcuni quartieri critici della città -, e la manutenzione fai-da.te riducono le spese di gestione mensili di una famiglia media in ragione di una percentuale stimata tra il 20% e il 35 % rispetto a un condominio tradizionale.

Direttiva Case Green 2030: L' Impatto economico sugli immobili

La direttiva UE sulla prestazione energetica nell' edilizia impone scadenze rigide per ridurre drasticamente i consumi degli edifici residenziali entro il 2030 nel contesto di una polarizzazione del mercato immobiliare dove è in corso di verifica un mercato "green premium" per le case di classe A e B, il cui valore di mercato regge o aumenta. Al contrario, gli immobili di classi energetiche più basse (F e G), che rappresentano la maggioranza del patrimonio italiano, subiscono una svalutazione stimata tra il 15% e il 30% nelle aree non di pregio, poiché i compratori scontano in anticipo i futuri costi di ristruttirazione. Sull' aspetto dei costi del Retrofit Energetico, v'è da dire che per far fare a un condominio o una villetta il salto di classe richiesto (es. cappotto termico, pompa di calore, infissi nuovi, fotovoltaico), la spesa media stimata per singola unità abitativa oscilla tra i 20.000 e i 55.000 euro. Infine un accenno al ritorno dell' investimento (ROI) per il quale, in assenza di forti investimenti statali (post-Superbonus), l' investimento ha tempi di recupero lunghi tramite la sola bolletta (ca. 12-15 anni). Tuttavia, l' adeguamento diventa fondamentale per non azzerare la liquidità dell' immobile in caso di futura vendita o per l' accesso a mutui green a tassi agevolati da parte delle banche.