< weniger ist mehr >
(m
eno è più)
(L. Mies v. d. Rohe)

 

L' isolato perimetrale chiuso

La città costruita forma una struttura complessa composta da singole parti: spazi ed edifici. Quali elementi caratterizzano la progettazione urbana? Cosa li contraddistingue? Come si sono originati e come possono essere utilizzati nella pianificazione?

Queste e altre domande sono al centro del ciclo "Elementi di Progettazione Urbana" che „teorico.eu“ si propone di affronatre prossimamente, grazie al ricorso ad esempi concreti ripescati negli ambiti di  Storia e Teoria dell’ Urbanistica e analizzando spazi ed edifici urbani espressi dalla metà del XIX Sec. fino ai nostri giorni.

Il lavoro di attenta ricerca si pone nell’ attuale contesto di stasi e di crisi dell’ Urbanistica contemporanea con particolare riguardo all’ immobilismo didattico permanente nelle Facoltà di Ingegneria e di Architettura del nostro Paese dove incomprensibilmente permane ancora l’ assenza di un vivo e chiarificatore dibattito sui ruoli del Piano Regolatore Generale e del Piano Particolareggiato o Piano di Sviluppo, quest’ ultimo alla luce di quella che fu la rivoluzionaria L.U. 1942. 

L' isolato perimetrale chiuso nella Teoria dell' Urbanistica

Ecco brevemente tre riferimenti sull' isolato perimetrale chiuso:

1. Caso studio specifico: L'Eixample di Barcellona (Ildefons Cerdà, 1859)

Il piano di ampliamento di Barcellona si basa su una griglia geometrica perfetta di isolati quadrati di 113x113 metri con angoli smussati (smussi). Cerdà aveva originariamente concepito l'isolato perimetrale in modo "riformato": l'edificazione doveva occupare solo due o tre lati del lotto, lasciando il centro e un lato aperti come giardino pubblico per garantire massima luce, igiene e ventilazione. Tuttavia, la successiva speculazione edilizia del Novecento ha progressivamente saturato i quattro lati e i cortili interni, trasformandoli in blocchi completamente chiusi ad alta densità.

2. Aspetti normativi e indici di densità

  • Indice di Densità Fondiaria ed Edilizia: L'isolato chiuso esprime livelli di densità edilizia e demografica molto elevati pur mantenendo altezze moderate (5-7 piani). Questo smentisce il mito che l'alta densità richieda necessariamente grattacieli.

  • Rapporto di Copertura (RC): Indica la percentuale di suolo occupata dagli edifici rispetto alla superficie totale del lotto. Negli isolati ottocenteschi superava l'80% (generando cortili-pozzo malsani); negli standard moderni e contemporanei viene regolato (spesso sotto il 40-50%) per preservare la permeabilità e la vivibilità del cortile interno.

  • Allineamento e distanze: La norma impone l'allineamento obbligatorio sulla linea di confine stradale (cortina continua), mentre la distanza tra le facciate interne è regolata da norme sul soleggiamento e sui requisiti antincendio.

3. Modelli alternativi proposti nel Novecento

Nel corso del XX secolo, per superare i limiti igienici dell'isolato chiuso, sono stati teorizzati tre modelli principali:

  • L'isolato a strisce parallele (Zeilenbau): Sviluppato dal Funzionalismo tedesco (Gropius, May) e dai CIAM. Gli edifici vengono disposti in file parallele orientate rigorosamente secondo l'asse eliotermico (nord-sud), ignorando il disegno stradale per garantire a tutti gli alloggi la stessa quantità di luce e aria.

  • Il blocco super-aperto nel verde (Ville Radieuse di Le Corbusier): Gli isolati tradizionali vengono demoliti a favore di giganteschi edifici autonomi su pilotils (pilastri), lasciando il 90% del suolo urbano a parco pubblico e autostrade.

  • L'isolato aperto contemporaneo (IBA Berlino, anni '80): Un modello ibrido che ricompone la cortina stradale dell'isolato tradizionale ma lascia aperti gli angoli o ampi varchi di accesso, integrando il cortile interno con lo spazio pubblico della città e riducendo l'effetto barriera.

Esempi classici di blocco perimetrale chiuso

I vantaggi e svantaggi del blocco perimetrale chiuso mostrano chiaramente perché questo modello sia stato amato nell'Ottocento e poi criticato dal Movimento Moderno nel Novecento.

Vantaggi (Perché funziona)

  • Definizione dello spazio pubblico: Gli edifici allineati creano una chiara separazione tra la strada (pubblica) e l'interno (privato). La via diventa una "stanza urbana" accogliente, viva e sicura per i pedoni.

  • Alta densità urbana: Permette di ospitare molte persone in modo compatto, riducendo il consumo di suolo e supportando la nascita di negozi, servizi e trasporti pubblici a pochi passi da casa.

  • Protezione e privacy: Il cortile interno è protetto dal rumore, dal traffico e dall'inquinamento della strada. Diventa un'oasi protetta per i residenti.

  • Flessibilità commerciale: Il piano terra si presta perfettamente a ospitare vetrine, bar e attività commerciali, rendendo i quartieri dinamici e attivi.

Svantaggi (I limiti storici)

  • Carenza di luce e ventilazione: Negli appartamenti che affacciano solo sul cortile interno (soprattutto se piccolo o profondo) la luce solare diretta è minima e il ricambio d'aria è scarso.

  • Mancanza di verde effettivo: Nei modelli più speculativi (come i vecchi Mietskasernen di Berlino), i cortili venivano pavimentati e usati solo per i servizi, azzerando gli spazi verdi.

  • Monotonia visiva: Se ripetuto all'infinito su una griglia regolare, può generare un paesaggio urbano rigido e ripetitivo.

  • Problemi di orientamento solare: Poiché gli edifici seguono l'andamento della strada, molte case sono orientate a nord, risultando fredde e buie in inverno.

Come gli urbanisti moderni hanno cercato di risolvere questi problemi (ad esempio con i blocchi aperti o i superblocchi ecologici)?

I blocchi aperti moderni e i superblocchi ecologici nascono proprio per superare i limiti storici (come la mancanza di aria e luce) del blocco chiuso ottocentesco, ribaltando completamente il rapporto tra spazio costruito e natura.

Ecco come i due modelli risolvono i problemi del passato:

1. I blocchi aperti (Il modello del Movimento Moderno)

Nati negli anni '20 e '30 del Novecento grazie a architetti come Le Corbusier e ai principi del Bauhaus in Germania (es. i quartieri Siedlungen di Berlino e Francoforte).

  • Come risolvono il problema: Gli isolati vengono "spezzati". Gli edifici non formano più una cortina continua lungo la strada, ma diventano barre parallele (o a ventaglio) immerse nel verde.

  • Luce e orientamento perfetti: Tutti gli edifici sono orientati nello stesso modo (asse Nord-Sud o Est-Ovest) per garantire a ogni appartamento lo stesso quantitativo di sole e una ventilazione incrociata perfetta.

  • La critica: Sebbene più igienici, spesso questi quartieri hanno distrutto il concetto di "strada", creando spazi aperti dispersivi, privi di negozi al piano terra e con una minore sicurezza percepita (mancanza di controllo visivo sulla strada).

2. I superblocchi ecologici (L'evoluzione contemporanea)

Il caso più famoso e attuale è quello dei Superilles (Superblocks) di Barcellona, un progetto avviato negli ultimi anni per ripensare l'Eixample ottocentesco senza demolire nulla.

  • Come risolvono il problema: Gli urbanisti uniscono idealmente 9 isolati tradizionali (una griglia 3x3). Il traffico automobilistico pesante e i bus vengono spostati solo sulle strade perimetrali esterne di questo macro-blocco.

  • Le strade interne diventano piazze: Le vie interne al superblocco diventano zone pedonali a velocità ridottissima (10 km/h), accessibili solo ai residenti o ai mezzi di soccorso.

  • Verde e socialità: Gli incroci stradali si trasformano in parchi giochi, piazze alberate e spazi per i cittadini, restituendo lo spazio pubblico alle persone e riducendo drasticamente inquinamento e rumore.