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(L. Mies v. d. Rohe)

 

La Neapolis (Napoli) sotterrata

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Una vera e propria area archeologica si estende oggi a circa 10 metri di profondità, sotto la chiesa di San Lorenzo Maggiore. All’interno del chiostro settecentesco è visibile parte del macellum, il mercato romano, databile alla seconda metà del I secolo d.C.: esso era costituito da uno spazio porticato rettangolare, su cui si aprivano botteghe, e da un cortile interno scoperto e pavimentato a mosaico, al centro del quale era collocata una tholos, un edificio circolare destinato alla vendita degli alimenti. Sono però i livelli inferiori dello scavo a chiarire la complessa strutturazione dell’intera zona. All’età greca rimanda il tracciato di una strada, uno stenopos, poi definito cardo (cardine) di Neapolis, messo in luce al di sotto del transetto della chiesa, ricoperta da un lastricato del V secolo d.C.. L’antica via correva lungo il lato orientale di un articolato edificio romano che, distribuendosi su tre ali, fungeva anche da sostegno artificiale della terrazza sovrastante, sulla quale era posizionato poi il mercato, contribuendo nello stesso tempo a definire la porzione inferiore del Foro.

La costruzione si componeva di una serie di nove botteghe (tabernae), composte ciascuna di due stanze voltate a botte e aperte sulla strada, in cui si svolgevano attività commerciali e artigianali: vi si sono individuati un forno e vasche per la tintura dei tessuti. Alla fine del cardine, sulla destra, si giunge al criptoportico (mercato coperto), suddiviso in piccoli ambienti com uncinati e dotati di banconi in muratura per l’esposizione delle merci. Facevano eccezione solo tre di essi, che probabilmente costituivano l’erarium, dove era custodito il tesoro cittadino. Tale organizzazione rimase in luce fino agli ultimi anni del V secolo d.C., quando, colmata la zona da strati di natura alluvionale, si diede avvio alle successive trasformazioni culminate nel XIII secolo con la costruzione del convento e della basilica gotica, che comportarono la definitiva obliterazione di tutte le strutture precedenti.

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Teoria: La casa come piccola città (L.B. Alberti)

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La Teoria dell' Architettura è uno strumento della riflessione e, pertanto, parte integrante della pratica architettonica. Nella comprensione della disciplina dell' Architettura come „progetto“ , atto in sé e progetto dell' „essere nel mondo“, allora la Teoria dell' Architettura va considerata come irrinunciabile parte del processo progettuale in quanto nell' essenza di progetto mentale formula, per dare sostanza, al <Progetto di Architettura>.

Il progetto architettonico dell' „essere nel mondo“ premette un' attenta osservazione del mondo nel quale siamo, poiché soltanto nella conoscenza del mondo nel quale siamo possiamo entrare in rapporto, prima, e in sintonia, poi, con esso. Ai fini di una oggettiva considerazione del mondo negli ultimi tempi metodologie transdisciplinari e scientifico-culturali hanno sensibilmente influenzato la Teoria di Architettura.
I media di lavoro in testi e immagini della Teoria dell' Architettura sono stati in tal guisa estesi ad altri ambiti interdisciplinari e così applicati nei contesti di didattica e ricerca, donde il compito della Teoria dell' Architettura di rimettere in discussione gli acquisiti modelli di pensiero per svilupparne nuovi al fine di fruttificare la prassi architettonica.
. . .
Nei <Dieci libri sull' Architettura>, il trattato in latino sull' Architettura edito postumo nel 1485, Leon Battista Alberti pone il rapporto Architettura e Città o Casa e Città in un ben definito rapporto reciproco secondo un principio dialettico operante sempre in contraddizione alla ricerca costante di una condizione ideale tale che possa, più che conciliare, accostare gli opposti. Il mondo viene pensato e articolato secondo forze equilibrate e in questa visione anche l' Architettura deve poter trovare la sua collocazione.
Il punto di forza di questa teoria è il concetto della Bellezza, la „concinnitas“ (concinnare: ordinare, sistemare appropriamente; concinnus: conveniente, adatto, bello, elegante, ricercato sino all' estremo, per Immanuel Kanti: sublime), intesa come „armonia di tutte le parti nell' unità di cui fan parte secondo cui non si possa aggiungere o togliere o cambiare nulla se non in peggio“ (De re aed., VI, 2). Tale senso dell' ideale è per l' Aberti una costante umana: una legge „fondamentale e più esatta della natura“ che consta di numerus (numero), finitio (proporzione fra lunghezza, larghezza, altezza) e collocatio (disposizione) delle parti (De re aed., IX, 5), che, per l' appunto, richiamandosi alla natura, finisce per far superare al concetto di bellezza la razionalità dei rapporti proporzionali, già presenti in Vitruvio, prima, e la concezione medievale, poi, per proporsi come concinnitas, nel senso di valore universale che innesta il significato di armonia a quello di organicità che, a sua volta, si esprime nella ordinata connessione della parti di un tutto, come appreso dallo studio della disciplina della <composizione architettonica> nel corso degli studi di architettura e metabolizzata quale analisi tesa all' aggregazione degli elementi architettonici (e anche urbanistici) che conduce alla connessione tra forma (Gestalt) e funzione.
Per Alberti l' Architettura è ars, un apparato sia per l' individuo che per la società. La „casa“ serve sia all' uomo che alla rappresentazione come partecipazione simbolica alla vita sociale. L' Architettura viene, pertanto, considerata non come fatto in sé, bensì per l' effetto che la casa può avere sulla città e, quale linguaggio, può articolare una teoria della risonanza a conferma di quanto dagli edifici, corrispondentemente ai valori di bellezza espressi dal corpo umano, viene trasferito alla città e che va oltre la sommatoria espressa dai cittadini, per diventare il luogo degli stati d' animo della società che si esprimono in termini di benessere e malessere, disagi e paure, riconciliandoci con la città, il quartiere, la strada, il vicinato: valori da percepire come ambito dove abbiamo sempre vissuto, dove c' erano la nostra casa, le nostre (prime) relazioni e dove, invano, andiamo (o dvremmo ritornare) a riscoprire la nostra memoria.
La città, come la casa, prima ancora di essere pietre e calce (giammai isolamento termico „a cappotto“!), speculazione fondiaria ed edilizia, indice di cubatura, è uno stato d' animo del quale tener conto grazie allo sviluppo di una ritrovata capacità di ascolto - che, intanto, è assente nelle istituzioni -, necessaria per rimettersi in relazione e in discussione e, così, raccogliere i materiali necessari da trasferire poi nel progetto di piano e di architettura partecipato , capace di prendere in considerazione le spinte (e le tensioni) sociali e culturali della città storica e della periferia coniugando vecchi e nuovi assetti alla ricerca di una sintesi.
L' Alberti è stato il primo a cercare di superare l' unità della differenza tra casa e città nel momomento in cui tematizza la „casa come piccola città“. Questo re-entry aveva un carattere funzionale nel senso che l' Alberti trasferendo la differenza tra casa e città nella casa, poteva pertanto parlare sia di un aspetto domestico che di un aspetto urbano della casa collegando la differenzazione con chiusura e apertura come in realtà risulta evidente nella sua Teoria dell' Architettura allorché distingue sei elementi dell' Architettura stessa, affermando: "È chiaro dunque che l' Architettura poggia su sei elementi: Il contesto, la platea o piastra, la distribuzione (la pianta), il muro, il tetto e l' apertura (porta o finestra)".
Questi sei elementi sono comuni a tutte le case, emergendo così in maniera evidente il pensare albertiano per contraddizioni: La casa è essenzialmente costituita da una serie di delimitazioni (contesto, platea o piastra, distribuzione, muro, tetto) e nella demarcazione (apertura). Soltanto la interrelazione o diversamente formulato, la differenza tra "chiusura" e "apertura", consente il formarsi dell' Architettura nella funzione preminente del muro e del tetto in relazione alla costituzione dello spazio che in tal guisa diventa il suo "medium", poiché sono proprio le schermature (o delimitazioni) che degli uomini fanno elementi di una comunità.
E Alberti: "Qualcuno ha detto che l' acqua e il fuoco costituissero l' inizio in base al quale sia sia costituita la società umana. Se però considero l' utilità e la necessità del tetto e del muro, allora mi convinco che questi hanno contribuito in misura maggiore a raggrppare gli uomini e a tenerli uniti" (Prefazione, pag. 10).

Il De re aedificatoria (lett.: "Sull'edilizia"), trattato in dieci libri sull' architettura, scritto da Leon Battista Alberti intorno al 1450, durante la sua lunga permanenza a Roma, su commissione di Leonello d' Este, con l' edizione del 1452 dedicata a Niccolò V, e pensato come rilettura critica del testo di Vitruvio, è a ben ragione considerato il primo trattato di Teoria dell' Architettura finalizzato al modo di costruire (non come fossero costruiti) gli edifici, senza ricorso a illustrazioni, bensì in forza di parole, concetti e istruzioni, grazie anche a riferimenti a Platone e Aristotele, necessari ad inquadrare sociologicamente la funzione dell' Architettura.

Scritto in latino, il trattato è pensato per un pubblico selezionato di colti intenditori che così, rivolto al virtuale architetto, l' Alberti formula: Vorrei che quanto fusse possibile tu t' ingenassi d' aver a fare con prencipi delle città splendidissimi e di fabbricare desiosi" (Libro IX), per affermare la priorità del progetto, considerando l' Architettura come disciplina puramente teorica, fianalizzata tuttavia alle redifinizione fisica, sociale e spirituale della città ed alla scoperta di un nuovo principio d' ordine, tant`è che il primo manoscritto, in latino e privo di illustrazioni, viene dedicato al papa Niccolò V che aveva avviato il rinnovamento urbanistico di Roma, mentre l' edizione a stampa, realizzata postuma nel 1485, è dedicata a Lorenzo il Magnifico con uno scritto di Angelo Poliziano.

Un Alberti, pertanto, per riflettere e nella riflessione poter e dover coinvolgere tutti: politici, urbatetti, cittadini . . . assieme per innalzare un inno alla casa e alla città.

"Mi dimetto, qui non ricostruiranno mai"

(Il sindaco di Ussita lascia per protesta dopo il sequestro di un campeggio).

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La muratura storica

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Sono alcuni aspetti tecnici che hanno contribuito alla definizione del concetto di "storicità" per alcune tipologie di muratura, prima che le epoche della storia dell' uomo e del costruire. C' è una definizione che si può definire "canonica" per postare il discorso nei suoi gangli naturale: <La
muratura storica è quella muratura tradizionale la quale nel riferirsi alla Regola dell' Arte impiega conci lapidei e/o laterizi disposti più o meno regolarmente Secondo ortostati e diatoni. I conci possono essere squadrati o appena sbozzati, tuttavia ciò che individua principalmente la muratura storica è l' assenza di cordolature almeno così come intese nell' accezione moderna e nella loro esecuzione in calcestruzzo armato>.
La caratterista prima della muratura storica è costituita, pertanto, dalle sue sembianze connotate dalla presenza della pietra e dei giunti tra i conci di pietra che possono essere pieni e lavorati in diverse forme e modalità, e vuoti. Altre caratteristiche sono costituite dalla geometria, tessitura, dimensione dei conci e, non ultimo, dalla composizione delle malte (calce, cementizia, etc.), il tutto a comporre una costruzione nella sua capacità
attitudine a poter essere dissassemblata e riassemblata, rispettivamente in una demolizione e ricostruzione controllate. Nel contesto murario la nostra Cultura occidentale si fonda su diverse specie di muratura delle quali è nostro dovere curarne la la conservazione in quanto "eredità culturale". Alla conservazione e cura di una muratura storica che si propone come "edificio", cioè cellula formata da quattro muri, chiusa ed
autoportante, sono ncecessarie le informazioni sulla struttura interna, sulle modalità costruttive, sui carichi esistenti, sull' umidità e i contenuti dei sali, etc.
Nel quadro della "ricerca di base" sulla difesa dei monumenti si è stabilizzata nel corso degli anni una prassi metodica che che riconduce a concetti ricorrenti nella medicina come "Anamnese, - Diagnosi - Terapia. Come nella medicina, un edificio deve essere sottoposto ad una accurata analisi,
necessaria all' accertamento del suo stato di salute e, conseguentemente, poter definire interventi e loro modalità di esecuzione per la sua conservazione nel tempo e la consegna alle generazioni future. A tal uopo crescente s' è rivelata una collaborazione interdisciplinare specialistica che coinvolge ricercatori, studiosi di scienze naturali, archeologi e ingegneri. Una preliminare analisi sulla natura dei materiali fornisce le prime
informazioni su pietre e malte in dipendenza delle fasi d' epoca nelle quali sono state impiegate. La focalaizzazione dell' analisi trova nella regola i suoi ambiti precipui nello <stato di salute> sia delle fondazioni e della struttura interna grazie al ricorso a perforazioni, analisi endoscopiche, sino all' impiego di "Radar per l' edilizia", laddove l' aspetto dell' economia degli interventi deve svolgere un ruolo preminente.
Se si pone attenzione sullo stato generale del patrimonio immobiliare edilizio del nostro Paese, e in particolare su quello urbanistico dei centri minori dell' Italia centro-meridionale, all' evidenza del dato sismico interessante la fascia settentrionale della Sicila e tutto il dorsale appenico dell' Italia in connessione stretta con la consistenza delle murature emersa in tutta la sua tragica realtà a seguito dei recenti eventi sismici sismici, non si può più parlare di catastrofe incombente, bensì di perdita lenta di un patrimonio storico, architettonico-urbanistico e paesaggistico
che non trova il suo pari nel mondo.
Si tratta di una realtà allarmante in quanto non alla preminenza della imprevedibilità dei fattori naturali sulla mano, sui comportamenti e sulla volontà dell' uomo, bensì sull' essere stato questo, l' uomo (cioè il cittadino, "zoon politikoon", l' uomo come essenza politica e sociale, per Aristotele
dopo le sue osservazioni e il convincimento che gli uomini possedevano la "tendenza" di vivere in comunità con altri uomini nella Polis, questa nelle sue valenze sia di Stato che di Città), ridotto allo status di essere "non pensante", nel senso cartesiano.
Cosa, allora, occorre fare all' evidenza della mancata ricostruzione postsismica, fotografia autentica dell' homo italicus contemporaneo, da percepire come preludio alla scomparsa definitiva della <città medievale> italiana? Storia della città, Cultura edilizia, formazione professionale (Didattica) e artigianale, Ricerca e Innovazione, impegno politico et varia possono servire ad uno stimolo?
Nutro i miei seri dubbi, diventati amarezza e sofferenza.
p.s.
Il Castello dei Ventimiglia (v. foto parziale sottostante) presenta una tipica costruzione muraria ad <Opus incertum>, eseguita prevalentemente con
ciottoli fluviali o di raccolta campestre (pietrame di rinfusa) legati da malta di bassa qualità o da fango essiccato, vittima dell' incuria secolare umana, dell' azione del sole, della pioggia, del vento, dell' umidità capillare ascendente nelle fondazioni e dell' umidità da vapore acqueo procedente dall' interno riscaldato verso l' esterno a temperatura più bassa (nei mesi invernali) e dall' esterno verso l' interno (nei mesi estivi) attrarsante i muri
portanti perimetrali e, di conseguenza, indebolendone portanza e stabilità stabilità strutturale. In considerazione della Classe sismica (2) del Comune di Castelbuono, allo stato delle cose l' accesso e la permanenza di persone al/nel maniero non dovrebbe essere consentito.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Musica & Architettura

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Musica & Architettura: un articolo ispirato dall' ascolto di „Benedictus“ (www.youtube.com) del M° e dirigente d' orchestra Sir Karl Jenkins

 

 

Le proporzioni numeriche della musica si riflettevano nell'architettura dell'antica Grecia. Fronte del Tempio di Poseidone a Paestum.

 

Il rapporto tra architettura e musica nella teoria estetica.

(Il M° e dirigente d' orchesta Sir Karl Jenkins è il compositore del capolavoro musicale "Benedictus" che di seguito viene eseseguito dallo stesso in una esecuzione al piano e da un complesso orchestrale con coro.)

 

 

Il presente articolo è stato elaborato in connessione con il progetto pel <Nuovo Cine-Teatro „Le Fontanelle“> di Castelbuono e va ricondotto alla mia Tesi di Diploma in Architettura Civile, Chiesa-Teatro come organismo polivalente, relatore il compianto Prof. Alberto Sartoris, presso l' Athenaeum di Losanna (CH), 1972, ed esamina il rapporto tra architettura e musica. Il titolo “Musica congelata” fa riferimento alla famosa metafora, che diventa il punto di partenza per un'indagine sull'interrelazione tra le due arti nella teoria dell'architettura e nell'estetica. I quattro capitoli della tesi si riferiscono ciascuno alla metafora in modi diversi. Nella prima parte viene ricostruita la genesi della metafora, del luogo, del tempo e delle circostanze della sua creazione, per quanto possibile dalle fonti odierne.

La paternità della metafora potrebbe essere attribuita a Schelling e indirettamente a uno dei suoi studenti, Henry Crabb Robinson. Nel secondo capitolo, il termine "musica congelata" determina il punto di partenza mitologico per una considerazione storica di entrambe le arti. Il rapporto tra le due arti, l'architettura e la musica si basa sui primi miti della creazione indiana, egiziana e cinese, in cui il mondo diventava materiale nel processo di "tacere" di un suono originale. L'origine concettuale della metafora della "musica congelata" sta nascosta nella transizione di fase dal suono alla materia; questa è la base della speculazione metafisica sul rapporto tra architettura e musica fino all'età moderna, nutrita da principi matematici in entrambe le arti . Verso la fine del XVII secolo, con l'emergere della conoscenza fisiologica, fu messa in dubbio la validità di un concetto dogmatico di armonia nell'architettura e nella musica.

Con riferimento al “pittorico” e al “poetico”, la teoria architettonica si è rivolta ad altri generi artistici a partire dal Settecento. Da questo punto in poi, il conflitto tra architettura e musica si svolge nelle teorie estetiche della filosofia. Nella terza parte sul rapporto tra architettura e musica nella filosofia idealistica - anche il capitolo principale dell'opera - viene esaminato il background storico intellettuale da cui è scaturita la metafora. Nei sistemi artistici dell'idealismo tedesco, il rapporto tra le due arti diventa paradigmatico. Due diversi modelli di classificazione delle arti derivano direttamente dal rapporto tra architettura e musica. Nel “modello dell'organismo” dell'arte, come in Schelling, Solger o Lotze, l'architettura e la musica costituiscono i due poli essenziali da cui emergono tutti gli altri generi artistici.

Un'arte - la musica - rappresenta il momento fugace e soggettivo, l'altra - l'architettura - il momento permanente e oggettivo. Nessuna forma d'arte può esistere senza un principio musicale e architettonico. Nel modello teleologico, come in Hegel, Vischer, Schopenhauer e Carriere, tra gli altri, entrambe le arti rappresentano l'inizio e la fine di una tendenza evolutiva nell'arte che progredisce dalla materia prima allo spirituale-immateriale. In questo modello, le analogie tra le due arti riguardano solo la forma formale, esterna e mai l'essenza in entrambe le arti. L'ultimo capitolo mostra gli effetti e le conseguenze dell'affrontare la metafora e il suo ambiente spirituale nel periodo successivo.

Nelle concezioni successive dell'idealismo tedesco e nelle teorie dell'arte psicologica del periodo successivo, il rapporto tra architettura e musica fu posto su una nuova base. Il momento del temporale diventa il punto di partenza per una ridefinizione dell'architettura come arte spaziale, così come il momento dello spazio diventa importante per spiegare l'effetto psicologico della musica. Le leggi delle proporzioni in architettura erano un'espressione del vecchio pensiero metafisico dell'arte.

Nel ritmo della struttura spaziale come principio coreografico-temporale, nasce un nuovo punto di riferimento con la musica nella teoria dell'arte psicologica per l'architettura. Al contrario, il concetto di spazio dà alla musica un nuovo contesto architettonico. Nel discorso spazio-temporale della teoria psicologica dell'arte, la discussione tra architettura e musica prosegue a un livello superiore.

 

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A Eindhoven le montagne olandesi formano un nuovo collegamento

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Con la realizzazione delle montagne olandesi, Eindhoven inizia a svilupparsi verso nord. Lo Studio Marco Vermeulen ha tradotto le ambizioni innovative del nuovo quartiere in un design straordinario. Usi diversi e carattere pubblico dovrebbero conferire all'edificio un carisma speciale e renderlo un nuovo luogo di incontro in città.

Con la realizzazione delle montagne olandesi, Eindhoven inizia a svilupparsi verso nord. Lo Studio Marco Vermeulen ha tradotto le ambizioni innovative del nuovo quartiere in un design straordinario. Usi diversi e carattere pubblico dovrebbero conferire all'edificio un carisma speciale e renderlo un nuovo luogo di incontro in città.

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THE URBAN VISION

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Certo . . . . Castelbuono non è Shenzhen (Cina) con a Sud Hong-Kong e a Ovest Macao, né un Comune di un Paese della Mittel e del Nordeuropa, ma è un piccolo centro delle basse Madonie dalla dimensione (ancora) umana ad appena 14 km dal mare e da due arterie, ferroviaria ed autostradale, di grande rilievo che, in uno con la sua placida orografia, in ispecie quella a nord e ad est dell' agglomerato urbano, gode di tutte le premesse per essere promossa ad <area speciale di sviluppo economico> di un terziario avanzato da terzo millennio, capace di mobilitare risorse della natura più svariata tra il territorio meropolitano di Palermo fino alll' hinterland nisseno, il tutto da tessere con commercio, intrapresa, cultura e turismo. ambiti sufficientemente ispiratti dallo spirito intreprenditoriale e di grande respiro dai F. lli Martino, Nicola e Fausto Fiasconaro e facendo del generoso e raro dono della natura. la "manna", un punto di forza di benessere fisico dall' imprevedibile sviluppo. Il punto è come disegnare le linee-quadro di un sì grande progetto individuandone i cardini di base (pochi, ma efficaci) da ancorare saldamente alla visione di una politica da costruire passo....passo in realtà articolate e aperte nei modi più efficaci ad innovazione e flessibilità e e tali da connettere con i sempre più mutevoli e rapidi segni del tempo, poiché il mondo corre come mai è accaduto in passato e, pertanto è vietato sia restare indietro che lasciarsi trascinare dagli altri. Indispensabile è il dover entrare in sintonia con questo "ordine"di cose imponendosi coordinate sicure e individuere alla micro ed alla grande scala polarità di sviluppo tali da scuotere immobilismo, pigrizia e fatalismo, liberando, in primis, la politica dalle scorie umane e ideologiche che continuano ad impastoiarla. Poche idee, ma efficaci e di rottura, che non possono prescindere dai sani principi di ordine, partecipazione e democrazia , premesse tutte per poter crescere nel senso più vasto e nobile del termine, poiché sani crescita e sviluppo possono danzare soltanto in un <pas de deux> regolato dall' ordine. E quando si parla di ordine, da architetto con esperienza di di vita e professionale in un Paese come la Germania, non posso esimersi dal riferimento ad un ordine di Piano e Architettura e, per la nostra Castelbuono, esigere a breve scadenza l' eleborazione di una un Piano Regolatore Generale che in forza delle sue "indicazioni" (donde il suo carattere di programmazione) sia capace di fare buon uso di tutto il territorio comunale individuandone le più sagge "destinazioni d' uso" e i capisaldi di un Piano Particolareggiato, fecondato dal contributo di "Statuti urbani" (e così siamo alla ancora negletta Urbanistica medievale italiana nella sua unicità in Europa e nel mondo), che con le sue "prescrizioni", la condanna del disonesto "indice di cubatura" (il PP è "pro-getto"!) ed una oculata gestione dei suoli è ragione di una costruzione "logica e razionale" (L.B. Alberti) della città, oltreché di difesa di uomo, ambiente e natura. Gestire, dopo lo stupro del territorio a decorrere dagli anni Sessanta del secolo scorso, in maniera ragionevole la contrazione urbana in atto deve essere percepito dalla politica e dal pianificatore urbano come "legge morale", oltre a fare da soglia di accesso al concetto imprescindibile e canonico di <spazio urbano>, nei suoi aspetti di vie, piazze e aree pubbliche, che, ahinoi, a Castelbuono - come alla scala nazionale - è stato consegnato al caos d' auto, alle polveri sottili ed agli scarichi industriali e delle centraline dei riscaldemanri domestici. Si, poche ma solide, coraggiose e, pertanto, realizzabili idee a breve scadenza per la nostra Castelbuono, quali, p.e., potrebbero essere dalla valorizzazione paesaggista, come grande spazio urbano, della vasta area castellana da consegnare ad un concorso di progettazione con prevalenza di architetti-paesaggisti, alla pianificazione organica del vasto bacino ad est dell' agglomerato urbano compreso tra l' ex via Geraci e la tangenziale-est da consegnare ad un concorso di progettazione con prevalenza di pianificatori urbani, il tutto a riprendere e continuare la trama del tessuto edilizio urbano esistente, liberato dal ricorso a cortine doppie e connotato dalla casa urbana "a schiera", mono e plurifamiliare, questa da elevare al ruolo di "sistema" in un ormai indilazionabile contesto (nazionale) di rigenerazione urbana (renovatio urbis, latu sensu) come risposta certa alle paure di un latente rischio sismico che una politica cieca e ottusa, in versione di malopolitica, ha consegnato ad un inutile, diseducante e populistico <bonus-sisma>, alla pari del sedicente <bonus-facciate>, a conferma sia di una inspiegabile assenza di coscienza civica nazionale e stato di necessità metabolizzato che del pauperismo formativo e professionale di ingg., archh., geomm. e maestranze, imperante, funzionali soltanto alla perpetuazione di un clima di rassegnazione, assuefazione e avvilimento, piuttosto che ad onorare i propositil le risorse (che saranno le generazioni future a restituire all' Europa) e le finalità di un coraggioso PNRR.
Vehicles Of The Future - Future Transportation System 2050

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Urbanistica per Mussolini (di Harald Bodenschatz)

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L'Italia fascista era il leader europeo nello sviluppo urbano nel periodo tra le due guerre, solo l'Unione Sovietica a quel tempo perseguì una politica di riprogettazione urbana di altrettanto vasta portata. È questa la conclusione a cui è giunto l'urbanista e sociologo berlinese Harald Bodenschatz, che finora è emerso attraverso diversi studi rilevanti, soprattutto sull'urbanistica stalinista, e può quindi essere considerato un comprovato esperto di tali considerazioni comparative. [ ] Questa scoperta potrebbe sorprendere i lettori tedeschi: a questo proposito, la prima cosa che viene in mente sono i giganteschi programmi di costruzione del "Terzo Reich" con i piani di Albert Speer per convertire Berlino nella metropoli della "Germania". Tuttavia, mentre sotto il nazionalsocialismo molto rimaneva una fantasia da tavolo da disegno, nell'Italia fascista l'azione fu intrapresa già nel 1922. Dopotutto, Mussolini salì al potere undici anni prima di Hitler, e poté utilizzare un periodo di pace più lungo per attuare le sue visioni urbanistiche. Come chiariscono Bodenschatz e i suoi coautori Daniela Spiegel, Uwe Altrock, Lorenz Kirchner e Ursula von Petz nella loro antologia, corredata di numerose splendide illustrazioni, l'Italia ha conosciuto una massiccia espansione delle sue infrastrutture da quando Mussolini è salito al potere. Il regime fascista non solo costruì numerosi ostentati edifici di rappresentanza per il suo tentacolare apparato statale e di partito. Anche ospedali, stadi sportivi, stazioni ferroviarie e uffici postali sono stati aggiunti in numero in rapida crescita. L'Italia conobbe un boom edilizio senza precedenti, che non solo contribuì in modo significativo al consolidamento della dittatura, ma fece scalpore anche all'estero.

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Prevenzione e ricostruzione postsismica / Renovatio urbis

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Macerie, macerie, macerie . . . . . ancora oggi macerie!

 

Deve essere percepita come fenomeno complesso con al centro l' uomo e la città, questa considerata latu sensu, deve necessariamente essere incastonata tra polarità come antropologia umana e sociologica urbana, da una parte, urbanistica e architettura (URBATETTURA), dall' altra, tenendo in debito conto categorie come teoria (Teoria di architettura e Teoria di urbanistica) e ricerca (urbana, abitativa, edilizia, sociale, etc.), aperta ad un contributo internazionale il più ampio possibile e non consegnata ad avventurieri accademici, cotti e stracotti, della malapolitica italiana, quali sono il sedicente commissario straordinaro di turno per la ricostruzione postsismica (Pd), la capra belante del MIT, Paola De Micheli (Pd) e il suovice, l' asino ragliante Giancarlo Cancelleri (M5S), ingegneri, architetti e geometri montati dalle catene di montaggio di sedicenti università e istituti tecnici, giuristi passatempo e istituzioni nate fallite, etc., tutti a danzare, ora attorno al sarcofago contenente ecobonus e sismabonus al 110 % con sconto in f(r)attura in stato avanzato di putrefazione buoni soltanto a generare commiserazione in Paesi come Svizzera, Austria, Francia, Germania, Olanda e i Paesi „frugali“ del Nordeuropa. Che vergogna!

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Stoccolma: Più di un complesso per Uffici

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Lo Studio di Architettura danese 3XN ha vinto il concorso di progettazione per il “Kvarter 15” a Stoccolma. E ciò che costruirà sarà più di un moderno e flessibile complesso per uffici. Poiché il nuovo edificio curvilineo è statoallo stesso tempo pensatto a dinamizzare l'intero quartiere. Con una superficie lorda di oltre 24.000 metri quadrati, il nuovo edificio creerà molti e articolati luoghi di lavoro moderni  dotati di molta luce naturale, ovviamente, e così flessibile che la creatività e la comunicazione possono svilupparsi liberamente. Ma questo non è affatto tutto ciò che il design, del progetto vincitore del concorso „Kvarter 15“ offrirà a Stoccolma (https://de.wikipedia.org/wiki/Stockholm).

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L' offerta progettuale di 3XN () esprime una funzione ancora più ampia in quanto il design di grande respiro del nuovo complesso per uffici ha lo scopo di rendere l'intero distretto un punto d'incontro attraente e https://3xn.comvivibile. Una proposta finalizzata a collegare nella piena libertà di scelta in particolare a chi preferisce andare in bicicletta e camminare piuttosto che infilarsi in altri mezzi di trasporto lo apprezzerà grazie al percorso in elevazione, pedonale e per ciclisti,  con notevole vantaggio anche di coloro che non frequenteranno l'edificio per ragioni di lavoro. Inoltre, il progetto è stato pensato come collegamento tra la vecchia "cava", il pubblico Hagapark e il Brunnsviken Tuttavia, le funzioni di luogo di lavoro e di comodo collegamento delle destinazioni urbane non sono affatto tutto ciò che il nuovo complesso ha da offrire, in quando l' idea di 3XN mira ad attirare i visitatori nella zona di sviluppo urbano di Hagastaden di Stoccolma integrando gastronomia (caffè, ristoranti), cultura (teatro, biblioteche, etc.) e commercio (boutiquw e negozi) alternandoli ad interessanti ed innovative proposte per gli spazi pubblici.

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La nuova architettura della Cina

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Mostra a Stoccarda e discussione del curatore online


Enormi uffici di pianificazione governativa continuano a dominare la maggior parte dell'architettura in Cina. Le metropoli, d'altra parte, amano permettersi i progetti di prestigio di studi stranieri, uno sviluppo iniziato quasi quattro decenni fa dall'allora presidente Deng Xiaoping come parte della sua fondamentale riforma economica. Negli ultimi anni, tuttavia, una scena architettonica piacevolmente non convenzionale si è affermata in Cina, a parte il mainstream, i cui rappresentanti sono caratterizzati dall'uso sensibile dello spazio, della luce e dei materiali, nonché dalla gestione del contesto e della propria tradizione.

La mostra "China's New Architecture - Building in Context", che si tiene alla Raumgalerie di Stoccarda dal 19 marzo 2020, mostra esempi di questo nuovo edificio cinese, che è arrivato all'attenzione di un pubblico professionale internazionale con il vincitore del premio Pritzker Wang Shu. Lo spettacolo è stato curato dall'autore e pubblicista Christian Schittich, che ha anche pubblicato l'omonimo libro.

In sostituzione della vernissage della mostra, che purtroppo è stata cancellata a causa di Corona, la mostra, che è stata estesa fino al 4 luglio 2020, mentre precedentemente la Raumgalerie Stuttgart aveva organizzato per il 17 Giugno 2029 "Das digital Raumgeflüster": una discussione online con Christian Schittich e Thomas Geuder della Raumgalerie alla quale il pubblico ha potuto partecipare in maniera straordinariamente numerosa.

 

Questa Italia è troppo “nobile” per disenteressarsi di quanto avviene altrove nel mondo vivace dell' Urbatettura.

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A S M A R A: dove il tempo è ancora

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Molti di noi hanno familiarità con i principi di base dell'architettura moderna. Tuttavia, quando si tratta di elencare città che rappresentano linee chiare, trasparenza e poca decorazione lontane dal continente europeo e americano, le risposte sono rare. Poche persone conoscono la peculiarità di Asmara, una vera "perla della modernità".

Anche se il termine "architettura moderna" richiama alla mente grandi nomi come Walter Gropius, Le Corbusier, Mies van der Rohe e Co., alcuni degli esempi più interessanti di architettura modernista non si trovano in Europa, ma in Africa. A circa 4.500 km dall' Italia, un distributore di benzina Fiat Tagliero con le sue due "ali" ai lati dell'edificio e il suo balcone rotondo ricorda un aereo che sembra stia per decollare dalla pista. Questo spettacolare edificio futuristico è solo uno dei tanti ad Asmara. La capitale dello stato dell'Africa orientale dell'Eritrea è la prima città modernista ad essere inclusa nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO nel luglio 2017.

 

 

 

Costruito da costruttori italiani durante il periodo coloniale tra il 1893 e il 1941, qui è stato creato un insieme urbano di architettura moderna che è stato completamente conservato fino ad oggi. Ma non solo il razionalismo preferito in Italia si trova in Asmara, ma anche lo stile Bauhaus tedesco e il futurismo. Mentre alcuni edifici governativi con le loro curve bianche ricordano fortemente la Città Bianca di Tel Aviv, case a forma di scatola evocano associazioni con la proprietà Weissenhof di Stoccarda. Fusioni uniche di architettura europea e africana si trovano anche ad Asmara. La cattedrale ortodossa Enda Mariam, costruita nel 1938, combina z. B. metodi di costruzione, come sono comuni in Africa orientale, con elementi modernisti. Negli anni '30 Asmara era una delle metropoli più moderne in Africa. Ampi viali conducevano attraverso la città, fiancheggiati da magnifiche aiuole. È difficile immaginare che ci fossero più semafori ad Asmara in questo momento che a Roma e la città aveva persino una funivia da 75 km che collegava la costa e il centro. Inoltre, piscine, campi da golf, piste per corse di cavalli e auto, fiorenti negozi, bar e ristorani. Non a caso Asmara era chiamata „Piccola Roma“. Oggi "La piccola Roma" o "Africa di Miami", come spesso viene chiamato Asmara per via dei numerosi edifici in stile art deco, sembra quasi surreale in un paese che dalla sua indipendenza dall'Etiopia nel 1993 come nazione con uno dei più repressivi Governi del mondo, spesso indicato come la Corea del Nord in Africa.

"Asmara sembra una città degli anni '30 e '40", spiega Edward Dension, fotografo e professore di architettura all'University College di Londra (UCL). Il motivo principale per cui gli orologi di Asmara si fermano è che dopo la seconda guerra mondiale la città, abbandonata dal culturame italiano, non si è più sviluppata e nel 2000 è stato imposto un divieto di costruzione per proteggere gli edifici. Sebbene le città moderne spuntino dal sud del Sahara, la decisione di mettere Asmara nel sonno della "Bella Addormentata" sembra ragionevole. Perché a differenza di altre città africane, gli edifici non si riferiscono all'odiato dominio coloniale come un memoriale, ma rappresentano gli intellettuali eritrei dell'epoca.

Nonostante il suo carattere coloniale, Asmara è stata integrata nell'identità eritrea ed è diventata molto importante durante la lotta per l'autodeterminazione", spiega l'UNESCO. Allo stesso tempo, il desiderio di preservare Asmara aveva poco a che fare con la nostalgia: "La motivazione per l'applicazione dell'UNESCO non era il desiderio di preservare la storia, ma il desiderio di sviluppare la città preservandone le peculiarità", spiega Dension. 


Le voci critiche notano che gli edifici sono edizioni provinciali dei rispettivi stili architettonici. Nella migliore delle ipotesi, i nomi degli architetti dei capolavori sono noti, ma non sono più menzionati nell'ulteriore storia dell'architettura. Tuttavia, se cammini da solo lungo le strade sabbiose di Asmaras, vedrai e sentirai perché il centro città è più che degno del titolo di "Patrimonio dell'Umanità".

Benito Mussolini e Marcello Piacentini a Latina

Questa è Asmara, „La Piccola Roma“, abbandaonata dal culturame dell' Italia democrOtica e repubblicOna, ma riabilitata dalla Cultura internazionale. Gli architetti dei capolavori sono noti, ma non sono più menzionati nell'ulteriore storia dell'architettura. Tuttavia, se cammini da solo lungo le strade sabbiose di Asmaras, vedrai e sentirai perché il centro città è più che degno del titolo di "Patrimonio dell'Umanità".

Questa è Asmara, „La Piccola Roma“, abbandaonata dal culturame dell' Italia democrOtica e repubblicOna, ma riabilitata dalla Cultura internazionale.

 

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