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(L. Mies v. d. Rohe)

 

La città | L' urbatettura | L' energia

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I problemi energetici attualmente dominano l'edilizia urbana e di solito sono visti come un compito puramente ingegneristico correlato al singolo edificio. Inoltre sovente vengono trascurate le potenzialità di soluzioni e design del quartiere e del contesto urbano. Tuttavia per realizzare effettivamente la transizione energetica e promuovere unp sviluppo sostenibile nelle nostre città e quindi nel modo di vivere, è necessaria una riflessione globale. Il quartiere è un ambito di azione adeguato, ppiché è lì che la complessità della città e la questione della responsabilità che essa mpone si riflettono su una scala gestibile e risolvibile. Inoltre, alla scala di quartiere c'è tanto di quel potenziale necessario a ridurre i consumi energetici e ad aumentare l'uso delle energie rinnovabili.

 

Per risolvere l'aspetto energetico alla scala di quartiere e integrare l'adeguamento qualitativo sia dell'edificio che dell'intero quartiere, è necessaria la ricerca di un “modello”. Un modello in grado di considerare la transizione energetica come una componente dei compiti architettonici e urbanistici e in tal guisa d' interpretare la questione energetica come un catalizzatore per l'ulteriore sviluppo urbano. È una cogente questione della quale i dipartimenti universitari di competenza.dovrebbero tenere in debito conto e conseguentemente includere - come altrimenti accade in molte università e politecnici in Germania, dove vengono concepiti concetti energetico-spaziali a definire una metodica per l'integrazione delle questioni energetiche in uno sviluppo integrale del quartiere.

 

Un primo passo potrebbe essere la commistione di destinazioni d'uso, come abitare, svago, lavoro e consumo, in modo che i quertieri possano essere percepiti come luoghi di vivacità. Oggi lo sviluppo dei quartieri misti rappresenta una sfida del tutto particolare. È urgente ampliare le aree residenziali per includervi altri usi: in questo senso le moderne strutture commerciali non costituiscono solitamente più un handicap per la vita urbana, al contrario: migliorano l'offerta di approviggionamento, oltre a creare nuove occasioni di lavoro nelle immediate vicinanze dell'area residenziale facendone parte della vita e della reltà quotidiana. Ciò comporta un ridotto volume di traffico, un fabbisogno energetico costante e la possibilità di utilizzare l'energia in eccesso proveniente dalle aree commerciali.

 

Inoltre impellente si impone l' urgenza d' integrazione delle aree commerciali e industriali (del tipo leggero) con la residenza ida trasformarle in quartieri con nuove qualità. Anche in questo caso valgono i vantaggi del mix, quali la riduzione del traffico e un migliore utilizzo dell'energia in eccesso. “Densità” dovrebbe essere la parola magica, poiché la <città europea> nella siamo cresciuti, viviaamo e dobbiamo continuare a vivere, ha bisogno di densità come generatrice “urbanità e vitalità”, aspetto che allo stesso tempo significhi brevi distanze e meno traffico.

La densità riduce, inoltre, il fabbisogno di risorse per l'infrastruttura tecnica, oltre a consentire una maggiore efficienza energetica.

 

Con l'aumento della densità d'uso del patrimonio edilizio esistente si registrano notevoli riserve d'uso che consentono nuovi usi e quindi incidono positivamente sullo sviluppo dei quartieri. Inoltre, l' edificazione di lotti liberi (interstizi urbani), in uno con la densificazione degli spazi urbani e la soprelevazione di piani o l'ampliamento di edifici esistenti consente un migliore sfruttamento delle infrastrutture tecniche (Reti idriche, fognanti, telefoniche e telematiche, etc., e sociali (case per anziani, asili, bibliotech, club's, etc.) esistenti. Ma c'è un altro aspetto da considerare ed è quello relativo ad un uso mirato della luce e del sole, poiché l'uso architettonico della luce diurna non solo riduce i consumi energetici, ma ha anche effetti positivi sul benessere dei residenti.

 

Ragionando è agevole constatare una molteplicità delle possibilità di ottimizzazione e tra queste non va trascurato il miglioramento della riflessione del calore delle superfici orizzontali urbane, poiché le superfici luminose riducono la necessità di luce artificiale negli spazi pubblici urbani e negli edifici, nonché la maggior richiesta di raffrescamento estivo, se consideriamo gli aspetti letali dei mutamenti climatici già consolidatisi. Regolare, pertanto, l' intensità della luce diurna e l'ombreggiatura attraverso il ricorso a particolari vegetazioni urbane (donde un ricorso senza limiti ad architetti paesaggisti), contribuiscono in modo significativo alla protezione dal caldo estivo degli spazi urbani e degli edifici.

 

Particolare attenzione dovrebbe essere prestata al potenziamento dei sistemi energetici, poiché, come come nella logica delle cose, aumentare l'efficienza nell'uso dell'energia non è solo un compito puramente tecnico. Piuttosto, pone grandi sfide di progettazione. I necessari adeguamenti tecnici risulterebbero socialmente più accettabili soltanto se risolti n maniera adeguata a sostegno di un uso diverso e più razionale dell'energia.

 

Una nuova prassi progettuale a beneficio di nuove forme di composizione architettonica significherebbe consegnare alle facciate degli edifici ben altre pontezialità progettuali in termini di valori di isolamento termico, agevolando così l'integrazione dei sistemi di energia rigenerativa. La produzione di energie rigenerative, come quelle eolica e solare, spesso intesa come un compito puramente tecnico, assume di conseguenza un carattere di pusvalore. In un futuro che spinge deve, pertanto, essere ancora più rilevante una „intelligente“ integrazione di tali tecnologie nella città e nel paesaggio. Impiegate in modo sensibile in termini di design, possono aprire a nuove ipotesi di approvvigionamento energetico più rispettoso dell'ambiente.

 

A ciò potrebbe contribuire una sensibile integrazione architettonica dei sistemi energetici planari, poiché i sistemi solari, come collettori, sistemi fotovoltaici, dispositivi di protezione solare o elementi di direzione della luce, richiedono un'integrazione creativamente più sensibile e contenuta nell'involucro dell'edificio. Un 'integrazione che consente il risparmio di spazio aggiuntivo, ma anche di sinergie, come, ad esempio, una connessione con l'involucro dell'edificio e/o la protezione solare, aumentando conseguntemente la durata di tali sistemi.

 

Pertanto la raccomandazione del all' impiego di nuovi sistemi energetici rispettosi paesaggio urbano nella considerazione che i nuovi componenti di sistema di un approvvigionamento energetico sostenibile, come reti di riscaldamento, sistemi geotermici, fotovoltaici e altri sistemi di energia rigenerativa -, cambieranno sensibilmente l'immagine della città, in genere, e della città storica europea, in particolare. In conclusione, sistemi energetici da non intendere soltanto come elementi tecnici, bensì, e/o soprattutto, un multiplicatore di benessere estetico e funzionale nella vita del quartiere e, latu sensu, della città.

 

In ispecie se si tratta della <città europea>

 

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Palermo: "mon amour"

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Intanto incominciamo a fare qualclche pensierino su questi concetti nel contesto generale di: Sviluppo, Pianificazione urbana, Traffico e Trasporti.
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Gestione del traffico
 
La gestione del traffico fa parte della telematica del traffico. Dal punto di vista del gestore di un sistema di traffico, si occupa del miglioramento dei flussi di traffico nell'ambito delle infrastrutture strutturali del traffico esistenti e degli impianti di traffico.
 
Di norma, la gestione del traffico è di casa nel reparto operativo del rispettivo mezzo di trasporto. Nel caso della manutenzione stradale si tratta dei centri di controllo dei sistemi di controllo del traffico e dei controlli in galleria, nei comuni i centri di controllo del traffico, nel caso delle aziende di trasporto pubblico, i centri dei sistemi di controllo operativo computerizzato e dei controlli di rete (interlocking) degli operatori dell'infrastruttura ferroviaria.
 
La gestione del traffico utilizza la moderna tecnologia digitale per raggiungere i propri obiettivi e si basa sui seguenti sottosistemi: 1. Sistemi di sensori per il monitoraggio del traffico Reti di segnalazione di eventi (cantieri, eventi) basate sulla percezione degli organi del vettore o delle procedure ufficiali Sistemi di trasmissione per la comunicazione tra campo e centrale; 2. Dispositivi di controllo per il controllo del flusso del traffico (controllo del traffico); 3. Strutture informative per guidare i flussi di mobilità attraverso informazioni mirate per gli utenti della strada (gestione del traffico); 4. Centri di controllo per monitorare la situazione attuale del traffico, derivare le misure necessarie, attivare i sistemi di guida e controllo e coordinarsi con le altre modalità di trasporto. Le seguenti strutture devono essere gestite nei centri di controllo: Modelli di traffico per l'interpolazione e la previsione dell'andamento del traffico e per la valutazione delle strategie; 5. Archivi di dati per il riconoscimento di modelli comportamentali e relazioni causali; 6. Sistemi di gestione delle strategie per attivare, coordinare e sincronizzare le strategie predefinite.

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Palermo o Della . . .

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. . . . <città intelligente>, per neutralizzare le iniziative e i propositi idioti dei neo-assessori Salvatore Orlando e Maurizio Carta, e animare gli studenti della Facoltà di Architettura a scendere in piazza per far sentire la loro voce di protesta e cambiamento.
 
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In un momento in cui il benessere e l'ecologia sono al centro del dibattito è auspicabile che edifici possano anche diventare più facili da vivere e sostenibili. Ma come si può fare se non affidarsi alla ragione e concedendo fiducia allo Smart Building e, di questo, ad una delle sue creature, lo IoT. L' acronimo, che si è già affermato nell'uso comune e sta per Internet of Things (o Internet of Things).
 
Si riferisce a tutti gli oggetti fisici che possono essere collegati a Internet e collegati in rete tra loro. In questo modo è possibile, ad esempio, accendere e spegnere una lampadina collegata o cambiarne il colore solo con il suono della voce. Tuttavia, lo IoT non si limita all'hardware, ma include anche la connettività (trasmissione dei dati) e il software (analisi dei dati). L'idea alla base dell'IoT è quella di colmare il divario tra il mondo virtuale e quello reale con l'obiettivo di rendere la nostra vita quotidiana più facile o addirittura migliore.
 
Lo IoT è un universo dai possibili utilizzi pressoché infiniti, in cui secondo un recente report di IoT Analytics ci sono già 11,3 miliardi di dispositivi connessi di ogni tipo nel mondo. Si prevede che questo numero aumenterà a oltre 27 miliardi di dispositivi entro il 2025. Ma non solo il grande pubblico ha scoperto l'Internet delle cose da solo. Vari settori economici lo utilizzano per posizionarsi meglio. Questo vale anche per il settore edile, che dai primi anni 2000 ha conosciuto uno sviluppo rivoluzionario verso gli edifici intelligenti, ovvero verso gli “edifici intelligenti”. Attraverso l'uso combinato di IoT, AI (intelligenza artificiale) e big data, gli edifici sono diventati più flessibili, rispettosi dell'ambiente e più sicuri. E la gamma di possibilità è quasi illimitata!
 
Prendiamo come esempio il tema dell'energia: secondo il Building Energy Act, nessun edificio può essere costruito nel settore commerciale o privato se non soddisfa determinati requisiti energetici minimi. Pertanto, gli edifici in cui viene utilizzato IoT sono dotati di sensori in grado di monitorare e regolare la temperatura in particolare negli ambienti. Insomma utilizzando IoT, i dispositivi in ​​loco raccolgono e analizzano i dati rilevanti. Ciò consente quindi a un'intelligenza artificiale di controllare il consumo di elettricità (ad es. in base all'occupazione della stanza) e di conseguenza anche la manutenzione dell'impianto di riscaldamento e condizionamento.
 
Tali sistemi sono così affidabili che un rapporto pubblicato da Transforma Insights e 6GWorld's prevede che le soluzioni IoT ridurranno il consumo energetico di oltre 1,6 petawattora (PWh) entro il 2030. È abbastanza per alimentare circa 5 milioni di case negli Stati Uniti per un anno. C'è ancora molta strada da fare dagli edifici intelligenti alle città intelligenti Questi dati promettenti aprono la strada alle cosiddette città intelligenti. Si tratta di città fantascientifiche progettate esclusivamente per migliorare la qualità della vita degli abitanti attraverso una maggiore adattabilità ed efficienza. Ma c'è ancora tanta strada da fare. Anche se alcuni edifici, come il Cube a Berlino, The Edge ad Amsterdam o, più recentemente, il Tour Alto a La Défense, sono diventati il ​​punto di riferimento per gli edifici intelligenti, c'è da dire che non sono rappresentativi della maggior parte degli edifici o di ciò che è realizzabile per un edificio medio negli anni a venire.
 
Secondo IoT Analytics, il 58% degli edifici residenziali commerciali su larga scala in tutto il mondo dispone di un'infrastruttura tecnologica che consente un'ulteriore digitalizzazione. Di questo 58%, tuttavia, solo il 36% è già dotato di sistemi di gestione dell'edificio e ha digitalizzato diverse parti dell'edificio, ad esempio con soluzioni di accesso. Tuttavia, gli analisti presumono che l'edificio intelligente sarà la norma in futuro se le persone non solo vogliono consumare meno, ma anche meglio. Ma come si suol dire: la pazienza è la madre di tutte le virtù.
 
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Diciamocelo con tutta la modestia del caso: con questa Giunta municipale, Palermo è destinataa piombare negli abissi del più alto medioevo "moderno" siciliano per incontravi "questa" italia in attesa spamosdica della postfascista (e, meno male, che tale è per non creare zone d' ombra intorno ad un crescendo sentito anelito di SocialFascismo) Giorgia Meloni e della sua consorteria di disperacidos per risalire in superficie.
 
Tutti vi hanno contribuito e tutti portano i nomi di: "pepè e piripillè".

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Palermo: per una città "altra"

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Si rendano conto, il Signor Tantillo e il Prof. Lagalla, che la sedicente <città metropolitana> à l' italiana s' è rivelata un flop, un carrozzone con un' anima vagabonda in un corpo malato. Blufi, Fasanò, Bompietro, le Petralie e giù di lì, Castelbuono sino a Cefalù, satellitini lontani 100 e + km dal mostro <città metropolitana> Palermo! In Germania, luce e orientamento d' Europa e fonte di saggezza, una gestione su grande scala del <sistema> ha trovato il solido assetto istituzionale nell' istituzione dei <Comprensori di Comuni> (Landkreise) - nel contesto generale dell' assetto istuzionale in Bund (Stato Federale), Laender (Regioni), Lankreise (Comprensori), Gemeinden (Comuni), con l' ancoraggio dei <Distretti Amministrativi> (Regierungsbezirke), competenti per il numero dei Compensori (e Comuni) loro assegnati e in funzione di ponte efficiente tra l' Amministrazione regionale e i Comprensori, ai quali nulla sfugge in termini di controllo e lubrificazione della complessa macchina amministrativa.
 
Giammai il caos imperante in "questa" italia senza timoniere dal 25 aprile 1945, il proliferare inarrestabile di mezzepugnette in Regioni, Prefetture (ancora!), Province (ancora!) e Comuni, fabbriche, tutte, di parassitismo, inefficienza, debito pubblico, sperperi sfrenati, di risorse da PNRR, sotttratte ad ogni forma di elementare controllo, il tutto nel silenzio disonesto (già portato a conoscenza delle istanze europee) della Magistratura indagante.
 
Che il Signor Tantillo si dia almeno una parvenza di serietà tracciando, con l' apporto di consulenti, soprattutto esterni, un programma che sia <piano d' azione>, abbandonando il perverso contesto della <città metropolitana> ed oscurando sul nascere le fandonie urbanisticheggianti dell' assessore Maurizio Carta sulla sedicente "città policentrica>, o chissà sulla Smart City, versus: a. La fine della "zonizzazione della città" che continua ad imporre l' uso dell' auto e, b. Pro quartieri nella totale indipendenza dotati di tutti i servizi, edifici "BES" (belli, economici, sicuri), un modello elaborato in Germania da PiroArchitektenAssoziirte, esercizi commerciali, uffici integrati negli edifici, il tutto finalizzato ad abbattere (o mitigare) traffico ed inquinamento, con ricadute positive su socialità, sicurezza e vivibilità degli spazi urbani all' insegna di quartieri intesi come autentici luoghi di aggregazione e soglia valicabile verso: c. La <città dei 15 minuti>, pensata dall' urbanista franco-colombiano della Sorbona, Carlos Moreno; d. La <città intelligente> dal traffico automobilistico urbano affidato all' attivazione dell' <onda verde> nella regolazione dei semafori, monitorizzata da una efficiente <centrale del traffico>, sino, e. Alla <città olistica> nella quale la città è vista come sintesi e luogo di aggregazione socio-culturale, economica e commerciale e, soprattutto, come <ecosistema>soggettivizzata da biodiversità e dialogo con la natura, in una visione cosmica capace di coinvolgere, oltre ad architetti, urbanisti, ingegneri del traffico, anche figure professionali come sociologi, psicologi, pneumologi, tecnologi e biologi, antropologi ambientali, etc., in grado di elaborare modelli alternativi con al centro la città come <catalizzatore>, capace di attivare mutamenti e reazioni nell' opinione pubblica e, pertanto, consegnare valore alla sfera antropologica del vivero "altro" a garanzia di un' alta qualità della vita.

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Comune di Palermo

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buttanissima.it | 05.08.2022

 

Tantillo nuovo presidente del Consiglio

Palermo. Il forzista eletto presidente del Consiglio comunale nonostante le tensioni con FdI

Paolo Mandarà



Con 32 voti Giulio Tantillo, di Forza Italia, è stato eletto presidente del Consiglio comunale di Palermo. Esponente di lungo corso a palazzo delle Aquile, Tantillo ha ricevuto la benedizione alla seconda votazione. La prima era stata annullata per un vizio di forma. In mattinata hanno giurato i 40 nuovi eletti a Sala delle Lapidi. Sono stati eletti inoltre i vicepresidenti: si tratta di Giuseppe Mancuso, eletto con la lista “Lavoriamo per Palermo”, che ha totalizzato 19 voti, e Teresa Piccione, eletta nelle fila del Pd, che ha ottenuto 12 preferenze. A tutti sono pervenuti gli auguri di buon lavoro del sindaco Lagalla.

 

 

C O M M E N T O

 

 

Già l' esperienza di casi classici di studio di chiese, palazzi e strutture sociali nei tessuti urbani hanno fornito risposte sufficienti al riguardo donde, per quanto riguarda Palermo (e latu sensu), occorre che siano verificati e ampliati allo scopo di connettere studi sulla stratificazione dei luoghi simbolici e sull' esame artistico della storia, grazie anche all' ausilio di strumenti metotologici offerto dalle annotazioni testuali e critiche di mappe urbane storiche, georeferenziate (o ancora da georeferenziare) all' attuale mappa della città, con la corripondente letteratura descrittiva, e dalle opportunità offerte dalle conseguenti ricostruzioni digitali, nella considerazione secondo la quale la stratificazione cartografica acquisita consente di muoversi agevolmente nel tempo e nello spazio di una città.

 

Sulla città policentrica, sì cara all' accademico Carta, si deve fare un accurato e lungo discorso guardando ad esperienze del passato, come il piano ideogrammatico policentrico del papa Sisto V per Roma, ad esperienze in Paesi più avanzati, alla latitanza incomprensibile di Diritto urbanistico e Diritto edilizio pubblico "moderni" in Italia e al grande contesto di connessione tra conurbazione, città metropolitana (e loro poteri), abrogazione delle 80 province italiane, ivi compresi i sedicenti 6 liberi consorzi comunali della Sicilia, da sostituire con Comprensori (comunali), nel contesto generale dell' assetto istituzionale e funzionale dello Stato in: <Stato, Regioni, Comprensori (i "Landkreise" della Germania) e Comuni> (esemplare, in proposito, quello efficiente della Germania) e dell' istituzione dei "Distretti Amministrativi (esemplari, in proposito, i "Regierungsbezirke" della Germania), posti a regolare in maniera organica e razionale i rapporti tra Amministrazione regionale, da una parte, Comprensori e Comuni dall' altra.

 

E, allora, non si conceda alla faciloneria, l' ex rettore, della quale, grazie al cielo, la Sicilia (e "questa" italia) ne hanno avuto ben donde.

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La città compatta: genesi, sviluppo e futuro

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Dalla polis greca e della Magna Grecia, all' urbs romana e alla civitas medievale, sino ai nostri giorni, in questo caso con i peccati di speculazione urbana commessi dal 18° Secolo in poi, la visione del futuro della città è modellata dalla dichiarazione della „città compatta“, Leipzig Charta 2007, ma in chiave „sostenibile“, senza per questo metterne in discussione la compatezza da non confondere con la densità negli aspetti di destinazioni d' uso del tipo „misto“ e della policralità o polifonia nell' esaltazione che ne è stata fatta per la città di Vienna. Sostenibilità intesa essenzialmente come città delle brevi distanze, dove gli abitanti possono avere ciò di quanto bisogno a portata di mano ottenendolo a piedi o in bicicletta.

 

Per poter affrontare il complesso requisito di poter essere più densa, più ecologica e più sociale (la „città sociale“ è stata saldamente ancorata nella Legge/Codice urbanistica/o della Repubblica Federale di Germania), la città compatta del futuro post-Covid genera meno traffico , riduce al minimo la generazione di rumore e inquinamento ponendo, tuttavia, in primo piano la questione di come poter far fronte agli impatti climatici nella considerazione che una città con pochi spazi aperti è in grado di compensare meno il caldo estivo, da una parte, e tamponare meno le forti piogge. Ed è allora in questo caso che si deve andare alla ricerca di soluzioni che efficaci possono essere, a condizione che possano essere prese al momomento giusto, ricordando che in passato le città sono state costruite senza tener conto della ventilazione naturale nei modi con i quali gli antichi greci progettarono le loro città nel Mediterraneo (Grecia e Magna Grecia) in modo tale che fosse sempre garantita una ventilazione sufficiente da tener ben presente nelle fasi di riorganizzazione, di rinnovamento e di riproposizione facendo ricorso alla scienza ed alla ricerca tecnologica a sostegno dell' azione politica. Ricerca il cui compito è essenzialmente quello i sviluppare i risultati conseguiti e applicarli nella pratica, donde quella transdisciplinarietà nella quale ricerca e pratica operano all' unisono , come avviene in Germania per l' edilizia sperimentale e interessanti aspetti dello sviluppo urbano espressi in progetti di ricerca con la messa in primo piano l' implementazione pratica sugli esempi di istituti innovativi e d' avanguardia, come il BBSR (Istituto Federale per l' Edilizia, la Città e la Ricerca spaziale) e il Difu (Deutsches Institut für Urbanistik) di Dortmund, nella considerazione consilidata di non poter fare astrazione dell' auto e, di conseguenza, del concetto di mobilità e traffico, il secondo pensato nell' aspetto olistico: dall' uscio di casa a piedi, in bici, mezzi pubblici o auto, come praticato in città come Kopenhagen, Vienna, Zurigo e in città della Germania come Friburgo, Karlsruhe, Tubingen e Muenster, potenziando la costruzione di parcheggi sotterranei accessibili non più con il ricorso a rampe, bensi adottando piattaforme verticali e concedendo così lo spazio in superficie ad aree verdi, per la ricreazione o per nuove piste ciclabili, soluzioni tutte dalle quali l' Italia è lontanissima, intanto per l' assenza ingiustificata di Diritto urbanistico e Diritto edilizio pubblico in dipendenza della sostituzione della efficiente e eccellente Legge Urbanistica nazionale n.1150 del 17 agosto 1942, che rimandava esppressamente il ricorso al Piano Particolareggiato, che „prescrive“, al posto del Piano Regolatore Generale che „indica“ l' ubicazione delle destinazione d'uso (zoning“) sul territorio comunale.

 

Ma c' è un' altro concetto di enorme rilievo che occorre tener nel giusto debito: quello della „resilienza“ della città europea, in circostanze come p.e. conversioni e ristrutturazioni ovverossia la sua capacità di reagire a condizioni climatiche estreme, laddove già la capacità di reagire a condizioni climatiche estreme costituisce un aspetto dell' adattabilità a condizione, però, che si proceda ad ridisegno urbano e infrastrutturale da organizzare in reti più piccole e decentralizzate in modo che nel caso di malfunzionamenti, la funzionalità dell' intero sistema non possa correre pericoli. Si tratterebbe di un primo passo di rilievo in direzione di una migliore adattabilità e capacità di apprendimento. Inoltre urgente è tenere d' occhio lo sviluppo interno della città con l' attenzione rivolta alla definizione di condizioni giuridiche „quadro“ allo scopo di garantire un ottimale sviluppo dei quartieri del centro urbano nei due aspetti del diritto a pianificare e costruire in sintonia con la protezione dell' ambiente, allorché si tratta di inquinamento acustico e inquinamento atmosferico, senza perdere mai di vista il recupero delle periferie, onde evitare l' effetto-Francia (segregazione sociale), in Italia, da nord a sud, un alto rischio latente a causa della cattiva gestione del fenomeno immigratorio, della gestione dei rifiuti urbani, spesso in città come Roma e Palermo una vergogna in assoluto, anche per l' incapacità di guardare oltre l' orlo del piatto nel quale si mangia, cioè in direzione di Paesi come Austria, Svizzera, Germania, Paesi Bassi, tanto per restare vicino casa nostra, coinvolgendo cittadini, fondazioni comunitarie, istituzioni religiose, etc.

 

Insomma la discussione sulla città compatta è più attuale che mai senza per questo creare un' altra parola d' ordine ben formulata, ma vuota. La città compatta è un concetto strutturale che può fornire orientamento alla politica di pianificazione come modello per lo sviluppo dello spazio urbano a soglia del 21. secolo già sufficiencemente superata o, come affermato in occasione del Congresso nazionale per lo sviluppo urbano di Berlino nel 1999 nel suo comunicato finale:“La politica e l' amministrazione, il settore privato, l' architettura e l' urbanistica hanno l' importante compito di promuovere e preservare la distintività della cultura urbana europea. Poiché le città riflettono l' mmagine di sé e la volontà di una società democratica e di prosperità economica“.

 

La „compattezza“ deve evolvere da un programma ad un concetto di azione. Sulla base dei concetti e dei progetti di pianificazione di Francoforte degli ultimi decenni, documentati in una infinità di testi di studio, questa iniziativa deve finalmente poter essere ora avviata in Italia, rimasta indietro per la disonesta irresponsabilità delle classi politiche che si sono succedute nel tempo, almeno se si vuole prendere sul serio il portato del PNRR, ahinoi concepito e avviato male, allo scopo di dimostrare in che misura lo sviluppo urbano soddisfi i requisiti di compattezza.

 

La „città compatta“, come riorientamento contempraneo nella pianificazione urbana, è oltremodo di attualità grazie alla sua storia ed ai suoi inconfondibili caratteri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mobilità (del futuro) come rivoluzione urbana con riflessi su Urbanistica e Pianificazione urbana e territoriale

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È un dato ormai acquisito, la mobilità (del futuro) essere un pilastro a sostegno della prosperità nelle società e nelle economie moderne nella considerazione del dato secondo cui l' auto è sinonimo di libertà, flessibilità e locomozione individuale. In quanto consente ai produttori di commercializzare i loro manufatti e materie prime in tutto il mondo o ai viaggiatori di raggiungere quasi tutte le destinazioni del mondo, le reti di trasporto garantiscono l' accesso ai servizi essenziali, in primis nel campo dell' istruzione e della sanità, contribuendo così a migliorare la qualità della vita. La varietà delle opzioni di trasporto promuove anche l' economia in regioni remote che contribuiscono alla creazione di posti di lavoro ed alla diffusione della prosperità.

 

Tuttavia, in relazione al sovraffollamento delle città e dei cambiamenti climatici in corso (e, ahinoi, già consolidati), l' industria e la società (meno la politica e le istituzioni universitarie, in Italia) hanno dato segni tangibili di voler accettare le grandi sfide e metabolizzato il dato insito nelle nuove visioni e proposte, ma anche i requisiti elevati del concetto di mobilità sostenibile nella considerazione acquisita secondo cui la mobilità del futuro dovrebbe diventare più diversicata, intelligente, efficiente e, soprattutto, più pulita.

 

Le abitudini del traffico, in uno con i veicoli e le infrastrutture, stanno affrontando il fondmentale cambiamento di rotta e le risposte altre non sono che tecnologie di guida alternative, sistemi di trasporto intelligenti e auto a guida autonoma, già sulla linea di partenza del percorso della nuova era post-tecnologica in direzione dell' avventura digitale.e del networking. Nuovi servizi e concetti di trasporto: dalla condivisione di mobilità e micromobilità nel trasporto pubblico versus un ulteriore sviluppo di tecnologie innovative – come elettromobilità, idrogeno, guida autonoma, infrastrutture di ricerca e produzione di batterie, etc. -, sono tutte sulla prima pagina dell' agenda internazionale.

 

Il dato assunto e consolidato, il tema della mobilità, viene considerato come uno dei campi centrali di sviluppo per affrontare le sfide sociali, economiche ed ecologiche del futuro per rendere la mobilità più sostenibile, climaticamente neutra e accessibile tenendo conto della richiesta di forza innovativa e ricerca al fine di orientare al futuro la mobilità intelligente sulla scorta di un un intenso e multidisciplinare lavoro di ricerca su base mondiale facendo così dell' industria, latu sensu, un volano per tecnologia e innovazione.

 

La lenta uscita dai tempi di stallo imposti dalla crisi di coronavirus ha consentito di ritrovare il vero significato della mobilità, la sua diversità e le sue alternative, ma anche le sue prospettive e valutazioni di merito, diventando, così, baricentro del cambiamento nello spazio, nel tempo e nella società, in genere, e della società della rete (conoscenza), in particolare, lasciando emergere un nuovo paradigma di mobilità che, si ha l' impressione, priverà sempre più l' auto del suo ruolo come oggetto di „status“, per diventare in futuro soltanto una componente integrata, tra tante altre, in un sistema senza soluzione di continuità, più post-fossile, in rete e (parziamente) autonomo, secondo la visione del noto Istituto di ricerca Jan-Philipp Hasenberg al quale, per la sua multidiscipinare competenza, continuano a rivolgersi molti Paesi europei.

 

Tutto questo non può e deve mettere in discussione il ruolo della „prassi“ inerente alla Pianificazione urbana e della „teoria“ inerente all' Urbanistica, e sollecitare la Politica a: 1. Una urgente rivisione dei piani di studio nelle facoltà di Ingegneria e Architettura abbandonando i vecchi schemi di offerte formative di sedicenti „fondamenti di urbanistica“ in una Italia che ha rinunciato alla nobilitazione dell' efficiente Legge urbanistica „nazionale“ n.1150-'42, mortificandola con l' imposizione di vuote e cretine leggi urbanistiche regionale, consegnando al Piano Particolareggiato; 2. L' abrogazione di tutte le vuote e cretine leggine urbanistiche regionali salvando la seria normativa relativa alla Provincia autonoma di Bolzano; 3. La revisione e aggiornamento della L.U. n.1150/'42 (L' ultimo aggiornamento della Legge urbanistica „nazionale della Germania, alias BauGB, è del 26. Aprile 2022 con l' edizione commentata e illustrata a cura del Dr.-Ing. Timo Munzinger, Eva Maria Niemeyer.); 4. L' elaborazione di un „Ordinamento „nazionale“ sull' uso dei suoli e dei lotti edificabili“ sul modello dell' esemplare „Verordnung über die bauliche Nutzung der Grundstucke“(Baunutzungsverordnung-BauNVO nell' edizione del 21.Novembre 2017, aggiornata al 14. Giugno 2021) della Germania; 5. L' elaborazione di Regolamenti edilizi „regionali“ (Diritto edilizio pubblico), autentici volani di economia, sul modello del Regolamento Edilizio della Regione Nordreno-Westfalia (Germania), aggiornato al giugno 2021.

 

Basta con malaffare, caos, improvviisazione, ragli isolati e corali di asini, e finalmente l' avvio di un procedere nell' ordine, rigore, metodo e discplina dei quali, Palermo e la Sicilia, immersi come sono nell' afflato della grande cultura greco-romana e islamica, possono, più che mai, essere luce e ispirazione.

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Lagà e Maurì hanno conquistato Balerm per distruggerla. Non vi riusciranno!

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Maurizio Carta nominato avendere "fumiere" di qualità e tutti sanno a Palermo cosa s' intende per "fumiere". Nel merito della labile denominazione dell' assessorato messogli a disposizione dal sindaco, chissà se più per ragioni di simpatia e richiamo a vecchi rapporti ai tempi del suo rettorato o cognizione di causa, ho ritenuto di postare sul mio sito-internet (www.facebook.com/nicolo.piro.50) un video con punto di forza la <riqualificazione edilizia e trasporti green in città (integrale)>.

Uno dei tanti vomiti-denuncia che connotano il fare-(mala)politica in "questa" italia delle pose e della bellafigura istituzionalizzate che dalle sdolcinate Torino e Milano scende "verso il basso", facendo un sosta in Toscana, breve sosta nella capitale stracolma di monnezza, vergogne e di suidi made Ps-sinistrume, dalle cui concimaie istituzionali palazzo Gigi e Quorinale, rispettivamente esalano i gas pestiferi prodotti dalla "sfinge" (Mario Draghi) e tutta la sua corte di ben nutriti parassiti, e dalla smorfia umana (l' eterno e inamovibile per il bene dalla partria, quel Sergio Mattarella- Buccellato-Rimi, rettore del Clan de' Mattarella) che per poter stare in piedi, dopo il suo oscuro genitore, ha dovuto vergognosamente fare ricorso alle due stampelle: il portatore della voce, Giovanni, il suffleur Ugo. Non sappiamo bene cosa la Palermo dell' ex rettore dell' Unipa abbia reclutato per muovere i primi passi verso il principio e se nell' agenda del Lagà ad emergere sono le spine al cuore della città: malaffare, sporcizia e Rotoli, quest' ultima con in cima un umano crematorio da città civile e moderna e la redazione di un PRG di un cimitero - almeno nella pervenza di una delle tante serie realtà nell' ordinata Germania della quale a breve pubblicherò una documentazione fotografica-, da mettere nei pidi dell' ancora non emerito prof. ordinarius di urbanistica, Maurizio Carta. Padre-autore di quella vergogna che va al nome di "nuova legge urbanistica regionale" il tipo continua ancora a godere dalla fortuna di non venire pernacchiato tutte le volte che apre il foro della bocca per emettere note stonate di partiture che dalla sua "città aumentata", oggi coprono l' arco a sesto ribassato a base di conci che da una presunta rigenerazione urbana, via sviluppo urbanistico (piuttosto urbano), tange una sedicente "città policenrica", per emettere l' ultimo respiro nella mobilità sostenibile. Il "genio" ha parlato o ancora vomitato? Fatto è che al Lagà non restava che calare la testa, e basta, al posto di saggiamente dire al suo Maurì: lascia ch' io prima m' informi con "specialisti" di ars urbium e poi si vede. Iintanto incomincia dalla "Città del Sole, del domicano Tommaso Campanella, se riesci a capirne senso e sostanza. E, no, il Maurì, criniera al vento, dà sotto con la moda corrente in "questa" italia dai "vomiti continui" e della perenne, quanto irrisolvibile (come tutte le sue cogenti "questiones"), dicotomia "centro-caod-periferia", senza preventivamente adoperarsi di far capire al confuso cittadino e ai suoi sfornutati discepoli la semplice differenziazione di sostanza tra policentrismo e monocentrismo e di conseguenza, nel merito, tra città policentrica e città monocentrica, laddove:

 

Una città policentrica (struttura spaziale) si riferisce all'orientamento di una città (struttura spaziale policentrica) verso più luoghi centrali.

 

Una città monocentrica (struttura monocentrica), invece, si riferisce all'orientamento di una città o di una conurbazione verso un centro urbano in contrasto con l' articolazione strutturale della città policentrica.

 

Una "città multicentrica" ​​si differenzia per via delle strutture urbane omogenee o monocentriche a servizio dell'esistenza di numerose sottoaree, per lo più più piccole, strutturalmente dense con funzioni diverse per il contesto urbano complessivo, senza dimenticare la storia della città centro-europea, il suo sviluppo e la sua vasta area che ha prodotto nel tempo strutture disomogenee. Le città con una struttura centrica erano il risultato di società orientate al mercato che tendevano ad essere egualitarie. Già la città medievale, orientata al ruolo ed alla funzione del mercato, strutturata funzionalmente e socialmente, organizzata in corporazioni e/o gilde. Le espansioni urbane stavano già creando periferie in questo momento, che spesso avevano una propria chiesa, piazza del mercato e, talvolta, anche un proprio municipio.

 

Mentre, soprattutto, negli stati con una struttura più centralizzata, una metropoli dominante spesso promuove lo sviluppo di una struttura spaziale monocentrale, per la qualcosa ,p. e., gli assi di traffico principali radiali diretti verso un punto sono caratteristici, gli stati organizzati a livello federale hanno spesso una struttura spaziale multicentrica (policentrica). Gli svantaggi dei fenomeni di concentrazione unilaterale, da un lato, e delle tendenze allo svuotamento su larga scala, dall'altro, vengono così parzialmente evitati.

 

In Germania, p.e., la struttura spaziale policentrica è rafforzata dalla distribuzione delle funzioni principali in diverse città o agglomerati (metropoli bancarie come Francoforte, città fieristiche come Colonia e Lipsia, città-capitale come Berlino. città della stampa e dei media come Amburgo e Monaco, etc..). La struttura spaziale policentrica viene propagata anche per l'intera regione europea nel concetto di sviluppo spaziale europeo (EUREK). Un concetto più recente basato sul principio di una struttura spaziale policentrica è quello della concentrazione decentralizzata.

 

Il Concetto di sviluppo spaziale europeo (EUREK) è un concetto generale di pianificazione territoriale (concetto di sviluppo spaziale) a livello europeo, adottato nel 1998/1999. Può essere definito un "master plan europeo". Consente agli Stati membri dell'UE di influenzare la pianificazione del territorio e fornisce il quadro per la pianificazione del territorio a livello dell'UE, includendo interventi e orientamenti per lo sviluppo territoriale al fine di rafforzare gli obiettivi di coesione economica e sociale. Il predecessore di EUREK è stato il cosiddetto programma Europa 2000.

 

EUREK ha lo scopo di garantire la coerenza e la complementarietà della pianificazione territoriale dei vari Stati membri. Non è giuridicamente vincolante e non conferisce all'UE nuovi poteri nel campo della pianificazione territoriale, oltre a perseguire persegue essenzialmente l'obiettivo di uno sviluppo spaziale equilibrato nel senso della sostenibilità.Secondo il Brundtland Report non solo i tre aspetti classici della sostenibilità (ecologica, economica, sociale) fanno parte dello sviluppo sostenibile, ma anche uno sviluppo spaziale equilibrato. Questo sviluppo spaziale comprende quattro aree importanti: 1. Lo sviluppo delle aree urbane 2. Sviluppo rurale 3. Traffico 4. Patrimonio naturale e culturale. Altri suoi aspetti sono: coesione economica e sociale, tutela e onservazione delle basi naturali della vita e del patrimonio culturale, competitività più equilibrata dell'area europea, poiché le disparità spaziali continuano ad aumentare. L' EUREK funge da mezzo di comunicazione tra gli stati membri dell' UE.

 

Sulla base degli obiettivi dell'EUREK, sono stati inclusi tre modelli, che tuttavia erano già stati formulati nel 1994. Lo sviluppo della struttura spaziale e insediativa dell'UE dovrebbe basarsi su quanto segue: Lo sviluppo di un sistema urbano equilibrato e policentrico e le nuove relazioni urbano-rurali. (vedi anche Sistema dei Luoghi Centrali); garantire parità di accesso alle infrastrutture e alla conoscenza; lo sviluppo sostenibile, la gestione „intelligente“ e la tutela del patrimonio culturale e naturale.

 

La prospettiva di sviluppo dello spazio europeo è applicata a livello comunitario, transnazionale, nazionale, regionale e locale. Viene utilizzata anche nei cosiddetti PECO (Paesi dell'Europa centrale e orientale). Si tratta di un importante insieme di strumenti per la formazione di <reti transeuropee>. Fornisce inoltre un quadro di orientamento per le regioni metropolitane europee. Sebbene, come sopra accennato, l' EUREK non sia in alcun modo giuridicamente vincolante per gli Stati partecipanti, è generalmente molto efficace, poiché la partecipazione e l'attuazione nazionale degli obiettivi sono ampiamente finanziate dall'UE.

 

Non partire da queste cognizioni di base, oltre ad essere stupidi, si è oltremodo perversi, in sintesi: tipicamente italiani postfascisti „superficiali e approssimativi“, così come, per un sedicente „ordinarius“ di urbanistica, la negazione a studenti (e società ,in genere) di significato, ruolo e funzione di urbaniistica, pianificazione urbana, Diritto urbanistico (Legge urbanistica „nazionale“ nella preminenza di piano regolatore generale, e piano particolareggiato), Diritto edilizio pubblico (nella preminenza di Regolamenti edilizi „regionali“ e Statuti urbani) equivale a disonesta irresponsabilità, nella considerazione che percorsi irrinunciabile di un paese civile protesi alla realizzazzazione di ordine, rigore e disciplina (anche) in una democraziache, in Italia, possa a breve scadenza essere a vocazione „corporativa e organica“.

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Brevi cenni sulla storia dell' abitare

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(Articolo pubblicato in concomitanza con il conferimento degli incarichi ai componenti della nuova Giunta comunale di Palermo, presieduta da Roberto Laganà)

 

La storia dell'abitare e delle "proprie quattro mura" si presenta come una storia di un bisogno di isolamento dall'esterno e di una crescente differenziazione interna dello spazio concreto dell'abitare, corrispondente ad una crescente consapevolezza della distanza tra individui e gruppi, man mano che si sviluppano nel corso della specializzazione crescente e dello sfruttamento specifico del gruppo e degli interessi di potere sviluppati.

 

Le prime forme abitative arcaiche possono essere viste, ad esempio, in Catal Hüyük (6500 aC) come case rettangolari di una stanza che sono vicine tra loro e mostrano convivenze condivise e separate. Il rifugio più antico è stato scoperto sulla Costa Azzurra. 400.000 a.C Datato al 300 a.C, è considerato il precursore di tutte le successive costruzioni con tetto a falde ea falde. Il "tetto sopra la testa" e il "muro di protezione" sono all'inizio della storia dell'abitare. A partire dal donjom, la torre residenziale del castello altomedievale (XII secolo), si possono osservare processi di differenziazione orizzontale e verticale nella divisione dello spazio, che hanno portato all'odierno. Come prima figura storica di separazione, la sala e la camera emergono come uno spazio pubblico e intimo. Il processo di ulteriore differenziazione può essere visto nella vita borghese in ulteriori divisioni di stanze come salotto, cucina e altre stanze.

 

L'edilizia popolare come fenomeno urbano inizia nel XIX secolo nel corso della rivoluzione industriale e die primi processi di industrializzazione.Il perverso abbinamento luogo di lavoro-luogo di residenza avrebbe dovuto garantire la disponibilità (produzione!) di lavoratori ai primi conati del nascente capitalismo e così Londra, New York, Parigi e Berlino si rivelarono luoghi ideali e palcoscenici di edifici per l' abitazione di massa.

 

Col senno e i progressi del poi si trattava di condizioni di vita inimmaginabili. Mancava tutto: aria, luce, attrezzature igieniche. Il rischio di epidemie era permanente. Il primo edificio comunitario di New York comprendeva 116 "appartamenti" su un'area di 850 metri quadrati. Un alveare o "rifugio notturno" che si è consumato nei suoi 50 anni di vita per essere, infine, demolito. Il primo regolamento abitativo prescriveva una finestra per ogni stanza e dimensioni abitative minime sulla base del numero delle persone in contrasto stridente con le abitazioni della borghesia.

 

Dal punto di vista socio-politico una ulteriore organizzazione delle abitazioni di massa seguì a lenti passi e si dovette attendere le coraggiose iniziative del socialismo utopico di pregnanza francese per poter balbettare di evoluzione, giammai di rivoluzione. Di pari passo la differenziazione della stanza evolve da un modello unicellulare a uno multicellulare. Le stanze passanti sono sostituite dalla concezione dell'appartamento anticamera.

 

Oltre alla componente sociale sul miglioramento delle condizioni di vita, la costruzione di alloggi di massa per la popolazione attiva urbana può anche essere vista come un progetto di disciplina, addomesticamento e privatizzazione. Oltre a una nuova etica del lavoro, doveva essere appresa una nuova etica di vita secondo il principio: lavora per vivere invece di lavorare come prima per poter vivere.

 

Oltre alla differenziazione della struttura spaziale come processo culturale, incominciavano a farsi strada i primi concetti di approfondimento su una sua differenziazione all'interno, prima, e contestuale, poscia, e sul suo significato, per passare, infine, all'esterno, attraverso la facciata (l'architettura), il giardino, il luogo, facendo così dell' edilizia abitativa una localizzazione sociale e una messa in scena culturale oberata da complessità ancora, oggi, irrisolte.

 

Renovatio urbis, come sensibile operazione culturale; rigenerazione urbana, come critica e sociale operazione di salvezza della città europea, latu sensu, e della città storica italiana, strictu sensu, nell' Itali(ett)a dei festivals di San Remo e dei malgoverni in serie fibonacciana si sono rivelate sfide (e sono sino ad oggi con certezza di prosecuzione per domani) socio-economico-politiche rimaste nel limbo, vuoi per il consolidamento del culturame vetero comunista in nuove forme di subdola, quanto camaleontica, sopravvivenza della quale l' ultimo conato è stata l' apparizione serafica e provocante dell' architetto Franco Micelli nella corsa nel sacco all' indietro verso il Palazzo delle Aquile e la sua sparizione nell' inganno di una presunta, quanto vana, rianimazione di un sedicente Consiglio Nazionale di categoria.

 

Ora siamo al travaso di un destrume degenerato da un agonizzante Musumè(ci), dimentico del default cui è stata consegnata dal suo destrume la sua dinamica Catania alla sceneggiata del Palazzo delle Aquile della Balerm, resa ancora più ridicola dalla presenza di due accademici dell' Unipa: un ex-rettore e un afono „ordinarius“ di Urbanistica, quanto tozzo, pel suo ambito professionale con riferimento alla sua creatura: la sedicente, nuova legge urbanistica regionale.

 

Il clima di degrado istituzionale, socio-economico e morale, e il pietoso tonfo nella mota della malapolitica di quello che, elevato ai cieli di <St(r)upor mundi> et <secundus homo providentiae italiae> è proprio quello ideale.

 

 

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Costruire Abitare Pensare: l' attualità di Martin Heidegger

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Nella vita di tutti i giorni, la domanda filosofica su cosa significhi effettivamente vivere non ha un ruolo. Viene soppiantato dalle urgenti esigenze pratiche dell'organizzazione della vita e dalle sfide sempre crescenti del finanziamento di un appartamento, soprattutto nelle città in espansione alla moda e in numerose città universitarie. Nel senso stretto della parola, anche il vivere non è affrontato dalle scienze; Il focus è invece sulle questioni derivate, in sociologia la mediazione sociale dell'abitare, in economia l'appartamento come merce (come investimento, redditività e oggetto speculativo) e in architettura e ingegneria la progettazione e costruzione tecnica di edifici residenziali. Nel seguente articolo, sul confine tra scienze umane e scienze sociali, indago sulla questione di come e quali luoghi e pratiche dell'abitare si rappresentano. In questo seguo la richiesta di Martin Heidegger di rendere l'abitare memorabile, perché tutti gli edifici che sono destinati a servire l'abitare (direttamente e indirettamente) possono essere costruiti con cura solo dopo aver chiarito la nostra comprensione dell'abitare.  

Housing - un approccio

Vivere va oltre "abitare" e significa soprattutto "abitare". Esige da ogni individuo un pensiero percettivo, compassionevole e responsabile, l'attenta pianificazione e progettazione costruttiva degli spazi attraverso i luoghi. Vivere non è passivo. Essendo-con-gli-altri, cambia il mondo - non solo di fatto, ma anche atmosferica.

Il modo in cui le persone vivono è un'espressione della tradizione e del costume, uno specchio dei tempi e degli standard tecnici. Le abitazioni più antiche (era glaciale) erano buche nel terreno e grotte naturali, poi semigrotte e capanne fatte di sterpaglie e foglie nell'età della pietra. Nel Neolitico vi erano palafitte nel Nord Europa, nell'età del Bronzo vi erano edifici rotondi con semplici tetti conici. Dopo lo sviluppo di tecniche di falegnameria differenziate, seguirono semplici costruzioni in blocchi. Tutte le abitazioni dovrebbero offrire protezione dal vento e dalle intemperie, dalle stagioni, dai nemici e dagli animali selvatici.  Nella pratica di utilizzare i mezzi di isolamento necessari per questo, diverse 
culture viventi si sono formate fino ai giorni nostri . Nel 21° secolo, le seguenti domande chiave sono associate alla vita: 

[3] Cosa fai quando vivi? Chi vive con chi? Come viene vissuta la vita? Come si arriva all'appartamento? L'importanza di vivere qui si concentra sul mondo spaziale dell'appartamento . Uno sguardo alla vita dei senzatetto solleva ancora di più la questione di come e se vivano anche coloro che non hanno un appartamento.  Questa domanda è allo stesso tempo: si può vivere solo di persona o negli spazi comuni interni, di solito si fa una telefonata " abiti da vivere ", o anche in città? Il giardino (non importa quanto piccolo) accessibile tramite la terrazza appartiene all'appartamento e il balcone nell'appartamento di città. Di conseguenza, l'abitare non si limita agli spazi interni. Ma "fuori" ci sono anche le strade, i negozi, il mercato e la stazione dei treni. Tuttavia, non tutti i luoghi dello spazio pubblico possono essere attribuiti alla vita. Per il filosofo Hermann Schmitz, il residente di una città (in contrapposizione all'"utente") si caratterizza per il fatto che, con la sensazione di essere a casa, è cresciuto insieme a luoghi che non sono solo luoghi da affrontare .] La soglia tra il complesso residenziale radicato in un'area e l'uso prettamente funzionale dei siti verorteter ha per lui carattere atmosferico. Il confine tra ciò che è unico nel mondo domestico dell'abitare e ciò che è strano in un mondo (almeno psicologicamente) distante è fluido e si sviluppa e cambia con il cambiamento delle situazioni di vita. Negli anni '50, un aumento della mobilità ha portato lentamente a un cambiamento nelle forme di vita. La vita sedentaria divenne sempre più una cosa ovvia. 

 Nelle società altamente mobili e globalizzate, la vita quotidiana ha subito un'accelerazione immensa da allora, a volte di più (ad esempio con gli uomini d'affari), a volte di meno (come con gli impiegati) e in modi molto diversi (dalle frequenti mosche all'aumento dell'uso delle biciclette in centro). È vero che il significato di "vivere" è legato allo 
stare perseverare sentirsi a proprio agio e contenti benessere in un posto; ma non si tratta di una sorta di "bloccato" nello spazio. Le persone della tarda età moderna vivono tra l'essere in movimento e il riposo: "in transizione". Vive (a volte) qui (a volte) lì così come per le sue vie - in una via di mezzo. Il "vagare" apre spazi abitativi. I movimenti allocativi del proprio corpo da un luogo all'altro ei movimenti esistenziali della vita sono inscritti nelle biografie così come nella storia (s) delle strutture sociali più piccole e più grandi. Nella tarda era moderna, la maggior parte delle persone non vive in un posto per sempre . È così che praticano lo scivolamento vivendo in un ambiente fluido. La maggior parte delle persone vive nelle città e lì in grandi serie di complessi residenziali. Tali "fabbriche abitative" sono il modello della Carta di Atene   

[10] . Ha diviso le persone in segmenti funzionali e le ha impiantate in un mondo di sistema macchinista. Questa finzione modernista-anti-individualista tiene sotto controllo l'organizzazione spaziale della vita nelle città anche oggi. Gli edifici sorti sotto il potere del mito dell'industrializzazione hanno sempre messo in pratica programmi criptici di educazione umana segreta. Nella loro collocazione in grandi complessi residenziali, alle persone dovrebbe essere assegnato un posto sociale nella società e quindi dovrebbe essere assegnata un'identità (nella DDR attraverso il "socialista" e nella Repubblica federale attraverso l'edilizia abitativa "sociale"). 

Vivere come espressione esistenziale

Il tipo (e il design) di un appartamento riflette la situazione abitativa di una persona, famiglia o qualunque gruppo di persone sia formato. È vero anche il contrario: l'appartamento individua anche i residenti. Fino ai primi del Novecento il padrone di casa ha vissuto con la famiglia e la servitù nella tenuta, l'alta nobiltà in edifici aristocratici (castelli e palazzi), contadini in semplici case coloniche, impiegati e operai in appartamenti in affitto. Questa struttura gerarchica piuttosto semplice è implosa da tempo: le persone anziane bisognose di cure vivono in case residenze per anziani . I dipendenti affittano acquistano case unifamiliari campeggiano - come molti camper fissi - in roulotte e case mobili. I giovani lavoratori autonomi prendono parte a progetti abitativi alternativi o si stabiliscono in lussuosi appartamenti in case di portineria postmoderne . I "comuni" degli anni Sessanta vivevano in appartamenti; ma erano meno interessati alla vita che al "tentativo di rivoluzionare l'individuo borghese"         [11] - trovare modi di vita alternativi. "Vivere" e "vivere" non sono termini opposti, ma due pieghe di una situazione esistenziale. Non tutti i modi di vivere sono scelti. Coloro che - come i senzatetto che fluttuano nella stanza - devono spostarsi da un luogo all'altro e non hanno la minima vita a metà sono diversi in città rispetto alle persone stabili, specialmente tra i privilegiati economicamente. Chi non ha (più) un appartamento vive spesso "a verbale" negli spazi pubblici. I sofferenti sono doppiamente situati - per la natura del loro Sole -Lebens e (come risultato dell'attribuzione di identità) per esclusione sociale. Soprattutto è lei che sottrae alla preoccupazione la vita improvvisata all'aperto e indifesa e solo in casi eccezionali la rende cosciente come surrogato, in sostituzione o emergenza abitativa. Eppure la permanenza precaria dei senzatetto negli spazi pubblici e semipubblici potrebbe rendere la vita in generale memorabile. Tuttavia, il luogo più naturale in un appartamento ordinario merita un'attenzione interrogativa: il soggiorno. Fino alla metà del XX secolo, era quasi mitizzato come un luogo caldo degli ideali borghesi e dotato di un'industria di "mobili per la casa" ad ampio raggio secondo il ritmo delle ondate cicliche della moda. Tuttavia, dietro il segno del postmodernismo tecnologico-mediale, lo scopo del "salotto" si è staccato in molti luoghi: dallo spazio sociale del "noi" al semi-deserto comunicativo di una bolla televisiva e dell'intrattenimento costantemente pulsante. L'influenza degli sforzi di costruzione della comunità sta diminuendo, a favore di inondazioni immersive e sconfinate di immagini provenienti da macchine dell'immaginazione dei mass media di ogni tipo. 


Costruire e vivere

In antico alto tedesco significava costruire: "Il modo in cui sei e io sono, il modo in cui noi esseri umani sulla Terra sono ., Il Baun, i vivi" . Costruendo, le persone creano un luogo in cui vivere. "Vivere e costruire sono in relazione tra loro nel rapporto di fine e mezzo."  Nella Costruzione sorgono (comprese le condizioni materiali) per tali persone sulla Terra sono e possono condurre le loro vite. Ecco perché "costruire" sta etimologicamente accanto a "esistere", che si esprime fortemente in "vivere" ma piuttosto debolmente in "abitare". I senzatetto in fuga non possono né vivere né costruire finché fuggono, perché la loro mobilità non segue una forma coltivata di vita errante (come con i nomadi). Ma le strutture ausiliarie fatte di cartone, legno di scarto e materiale da costruzione abbandonato avanzi per una o due notti, che servono ai senzatetto come rifugi di emergenza e proteggono i senzatetto nel modo più minimale, sono strutture (improvvisate). Ma sono anche luoghi di residenza per questo motivo? I nomadi vivono anche in luoghi (temporaneamente) fissi in movimento. Tuttavia, la loro vita errante è l'espressione di una tradizione e non il risultato di vere difficoltà. Il loro soggiorno spesso solo breve in abitazioni dismesse offre un rifugio confortevole, tranquillo e suggestivo grazie alle cose familiari che hanno portato con sé e alle situazioni in continua evoluzione dell'essere a casa. Non da ultimo per questo, il nome della yurta (per la tenda rotonda dei nomadi) è anche associato al significato della casa. Al contrario, la situazione dei senzatetto significa che la permanenza fluttuante nello spazio pubblico è più salvavita e l'esenzione grezza in non protetta. Non offre alcuna opzione di casa. L'edificio lascia residui, spazzatura, buche, spazi vuoti - problemi per chi viene dopo di loro. Le persone fisiche, le aziende e le società, però, non fanno affidamento solo sulle proprie risorse, ma anche sui beni comuni: materiali finiti della natura e risorse sociali di terzi. Anche perché il mondo dell'abitare ha cominciato a spaccarsi in modo socio-economico discutibile, si rivendica una revisione critica dell'abitare. Laddove la produzione edilizia di appartamenti serve solo a massimizzare i profitti da affitti esorbitanti, che distruggono anche il più piccolo spazio abitativo, l'edilizia e l'abitare devono diventare memorabili. Tanto più che spesso sono abbastanza i senzatetto che permettono la loro pseudo-edificazione con i rifiuti e gli avanzi dell'edilizia “normale” che viene divorata dai materiali.     

 
Culture viventi disparate

Anche nelle società urbane dell'antichità le condizioni di vita non erano uguali (qualità), ma piuttosto caratterizzate dalla differenza sociale. Nella tarda era moderna neoliberista, il divario tra ricchi e poveri si allargava e le forme di vita seguivano sempre più solo un percorso economico. La frammentazione sociale della società mostra nel suo volto spaziale (urbano) dell'abitazione come e dove le persone sono radicate. Il grattacielo attira nelle metropoli alla moda come un mondo da sogno per eccellenza. Nomi clamorosi come "Onyx", "Omni Tower", "Tower 90", "One Forty West" o "Praedium" stanno (usando l'esempio della città di Francoforte sul Meno) per la massima stravaganza e la più alta "cultura" di rappresentazione. Prezzi al metro quadro radicalmente esagerati garantiscono effetti di bottega chiusa nella vita cittadina, che rendono ridicola ogni retorica di “inclusione” a sfondo socio-politico.

Il contromondo del glamour si rivela da un lato nell'espulsione dei senzatetto, dall'altro nel loro luogo di residenza sotto forma di un'occupazione fluttuante di alloggi di emergenza improvvisati-informali (compresi i livelli B di sotterranei e treni suburbani) e angoli bui (accanto ai moli dei ponti e negli sporchi ingressi delle proprietà di demolizione). Ci sono aree di sosta (temporanei), i senza tetto di elemosine non monetari 
dato essere - "doni", nel senso della parola, perché non richiedono equivalente al di qua di ogni logica dello scambio. Il danno socio-economico collaterale di un'economia scatenata dal neoliberismo si rivela nei luoghi in cui le persone vivono invece di vivere: biografie tragicamente sfuggite di mano e "cadute nel dimenticatoio" di sogni di vita più modesti che fantastici, esuberanti. Se ci sono anche stanze di "gioco" monetarie che situano in modo speciale la vita e definiscono il quadro di ciò che è possibile in essa, non ci sono solo contrasti abbaglianti e clamorosi - per così dire tra la mensa dei cappuccini e la residenza nobile . Ci sono anche laboratori viventi sperimentali per i campi della classe media. Originali e innovative in questo senso sono le cosiddette tiny house, progettate per generare i massimi benefici abitativi negli spazi più ridotti e per rendere accessibili gli affitti cittadini. Caratteristicamente, il rinascimento è radicato in un'idea antica  

 nella crisi immobiliare statunitense e la tattica di fare della necessità una virtù. Le varianti collaudate in questo paese colpiscono per il loro coraggio decisamente audace di reinterpretare eufemisticamente le esigenze esistenziali dell'abitare. 
Se il Ministero federale dell'edilizia avvia un programma per promuovere la costruzione dei cosiddetti appartamenti vari (da 14 a 30 metri quadrati) per studenti e anziani nel 2015/16, questi micro-appartamenti dovrebbero suscitare rapidamente un vivo interesse al di là dei gruppi di utenti previsti perché sono più abbordabili rispetto ai formati comuni sul mercato immobiliare “libero”. Ciò che significa vivere nel presente non si attualizza solo ai margini (lussuriosi ed emarginati) della società, ma in un dramma strisciante già nel mezzo. Le idee viventi nate nei laboratori di tendenze urbane di New York, Londra e Amsterdam possono essere considerate "hip"; alla fine sono meno innovativi che rassegnati. Travestiti nelle vesti architettoniche della "Nuova ondata di postmodernismo", illustrano in modo più impressionante il restringimento dello pseudo-scarto politico nella progettazione dei mercati immobiliari. Il modello di co-housing co-living (ibrido tra arcipelago di appartamenti e hotel di servizio), celebrato nell'ingenuità post-critica come la rinascita del comune , non può che essere frainteso come una forma di vita "alternativa". Metafore collettiviste, utopie di sostenibilità e democrazia di base esaltano (spesso con una forte punta di esoterismo) solo i disagi sociali di un mercato immobiliare oppressivo. 

Piccole case nel senso della parola sono state a lungo i "mobili" dei castelli di carri che sfidano le norme di un'estetica residenziale regolata dai mass media. Ma i rimorchi da costruzione colorati e i rimorchi non sono creazioni alla moda del "bel vivere". Nella loro forma miniaturizzata, sono più simili a think tank 
Tuttavia, ciò non impedisce alle autorità di regolamentazione di percepire ripetutamente gli insediamenti fluttuanti nel loro programma visibilmente alternativo come un fattore di disturbo e di trattarli di conseguenza. Sono una spina nel fianco della società borghese, anche perché usano la forza della comunità come spirito sperimentale per sperimentare alternative al vivere e vivere "ordinati".  

Abbiamo bisogno di un'etica del vivere?

Il comando di Heidegger di considerare la vita come qualcosa di discutibile porta a un'etica del vivere. "Sarebbe sufficiente se vivere e costruire entrasse nel discutibile e rimanesse qualcosa di così memorabile ".   L'obiettivo di ogni persona di condurre una vita felice si esprime anche nel modo in cui vive. Tuttavia, non è una questione di etica promuovere l' impegno individuale per la felicità (illimitata), ma cercare standard per la regolamentazione di una buona e premurosa convivenza. Poiché è improbabile che lo sviluppo "libero" delle forme di vita alla ricerca della felicità venga limitato dal potere della saggezza divina, viene rivendicata la raccolta di tutte le facoltà riflessive immaginabili dell'uomo - in altre parole: la critica del suo pensiero e della sua volontà. È ovvio che i sentimenti giocano un ruolo di primo piano, motivo per cui questi dovrebbero essere prima di tutto oggetto di un esame critico delle conseguenze di una realizzazione (illimitata) di desideri viventi. La misura normativa guida della valutazione non può che risiedere nella conoscenza dei limiti del vivere possibile. Questo è il motivo per cui Aristotele ha osservato sulla ricerca della felicità delle persone: "Il fatto che il destino della prole e di tutti gli amici non dovrebbe influenzare affatto la felicità sembra troppo disumano e contraddice le convinzioni generali".   

Un'etica del vivere equivarrebbe a un programma di valutazione della filosofia esistenziale. Come un codice di "preoccupazione e una cultura multidimensionale di lungimiranza e considerazione, Heidegger ha usato la parola "risparmiare". Nell'attualità politica quotidiana, tuttavia, manca una lungimiranza come il pensiero di verifica multiprospettica, perché i limiti dei diritti di 
apparenza "democratici" all'autorealizzazione dovrebbero poi venire in luce critica. Non solo per questo è evidente che vivere nelle metropoli in forte espansione si avvicina a una duplice crisi: in primo luogo, quella della divisione sociale nella società e dell'abbandono della società civile, e, in secondo luogo, della disillusa intuizione della contraddizione pratica del obiettivi di sostenibilità intesa in modo olistico. Da un lato, le forme lussureggianti dell'abitare aumentano in una coreografia di esuberanza a una danza sul vulcano. D'altro canto, i crescenti problemi dei senzatetto rivelano l'enigma di una cultura dell'abitare dilaniata in termini di legittimazione politica. Numero in rapido aumento di persone affette da senzatetto richiamano l'attenzione sul fatto che la politica degli insediamenti e della costruzione di alloggi si occupa da tempo della questione esistenziale della disponibilità di appartamenti cittadini a prezzi accessibili. Già solo per questo motivo abitare sarebbe troppo sommariamente inteso come allestire con mobili o garantire un regolare approvvigionamento di energia e acqua potabile. Diventa una situazione problematica delicata in cui la migrazione interna porta ad un aumento selettivo dell'attrattività di città già ambite, mentre altre sprofondano sempre più nella crisi (infra)strutturale attraverso l'emigrazione. Di conseguenza, c'è un rischio crescente di drammatica divisione sociale. Ciò non riguarderebbe quindi solo i distretti, ma intere città. Ciò rende ancora più urgente il compito di una revisione critica dell'organizzazione sociale dell'abitare nel senso di ciò che Martin Heidegger ne intendeva: il modo in cui le persone (con gli altri!) vivono sulla terra. "Il rapporto tra le persone e lo spazio non è altro che il vivere essenzialmente immaginato."  Poiché le condizioni di vita sono soggette a continui cambiamenti, la vita deve essere praticata e reimparata ancora e ancora. Ciò include non solo preoccupazioni pratiche, ma anche etiche. 

 

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I fondamenti intellettuali ed teorici dell' arte del Rinascimento tra natura e l' umano

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Il processo di individualizzazione è strettamente correlato a una nuova percezione del mondo. La convinzione che le persone possano plasmare liberamente la propria vita è una delle posizioni fondamentali del nuovo modo di pensare. Uno dei testi più famosi sul nuovo ruolo dell'uomo nel mondo viene da Giovanni Pico della Mirandola (1463-1494) e si occupa della creazione dell'uomo: "Finalmente il sommo artista decise che colui al quale non poteva dare nulla di la propria parte hanno tutto ciò che ciascuno aveva per sé. Allora si compiacque dell'uomo, ponendolo in mezzo al mondo e rivolgendosi a lui così: 'Non ti abbiamo dato una dimora permanente, Adamo, nessuna tua apparenza, né alcun dono speciale, affinché tu potessi avere la dimora, l'apparenza, e i doni, che tu stesso scegli, hai e possiedi secondo il tuo desiderio e decisione. (...) Ti ho messo in mezzo al mondo affinché da lì tu possa guardarti intorno più comodamente a ciò che c'è nel mondo. Non ti abbiamo creato né celeste né terreno, né mortale né immortale, affinché tu, come il tuo stesso scultore creativo decidendo liberamente in onore, ti formi nella forma che preferisci. Puoi degenerare nell'inferiore, nell'animale, ma puoi anche rinascere nell'alto, nel divino, se la tua anima decide di farlo." L'arte è fondamentale per l'idea dell'individuo autonomo e responsabile che è formato da influenze esterne strumento della sua educazione. Facendo seguito ai punti focali che sono stati associati all'emergere e al carattere della cultura rinascimentale fin dai tempi di Burckhardt, la discussione sull'antichità e le sue tradizioni intellettuali dovrebbe essere all'inizio, che è stato uno dei veicoli più importanti che modera l'emancipazione dall'assolutezza Valori della cultura cristiana e moralità cristiana. Dopo Pico della Mirandola, il mondo che si rivela nel suo stesso tripudio di colori non richiedeva più di credere nell'umiliante dipendenza del terreno dall'aldilà celeste. L'enfasi si sposta dal Creatore alla Creazione. Il sensibilmente percettibile ora conta come il più alto. Con questa visione del mondo divenne possibile una visione diversa del mondo antico e dei suoi testimoni materiali. Un'altra conseguenza dell'emancipazione è stato un nuovo rapporto con la natura e il mondo e con le difficoltà che le persone hanno dovuto superare nell'affrontarlo. Leon Battista Alberti >L.III.3, che inventò congegni tecnici e congegni nelle ore del tempo libero, era convinto che l'uomo fosse "creato per l'attività e che fosse suo destino produrre cose utili". Questo si basava sulla convinzione che gli esseri umani migliorano attraverso l'attività creativa. L'architettura era un importante campo di applicazione per l'invenzione di innovazioni tecniche e macchine. Furono inventati strumenti meccanici e idraulici per il sollevamento e il recupero di pesi e carichi. Gli inventori di questi dispositivi e di nuovi strumenti furono artisti, ma soprattutto architetti e ingegneri. Uno dei primi rappresentanti della nuova professione di ingegnere (ingegnum = invenzione) fu Mariano di Jacopo, detto Taccola, che si fece chiamare Archimede da Siena. Molti dei suoi disegni si riferiscono a testi antichi, che cercò di comprendere con l'aiuto dei suoi schizzi di costruzione per riacquistare la conoscenza pratica delle conquiste tecnologiche dell'antichità. Il fatto che uno dei suoi interlocutori fosse l'architetto fiorentino Brunelleschi >L.III.5 è evidente dal verbale della loro conversazione contenuto nel suo manoscritto "De ingeneis". Brunelleschi si lamenta qui che le invenzioni non sono tutelate e che chi ha fatto solo uso di queste invenzioni spesso si spaccia per inventore. I frutti della mutata prospettiva sul mondo visibile e sulle persone e le loro attività rispetto ai tempi precedenti si articolavano soprattutto nella triade delle tre arti, che nonostante alcuni spostamenti sono ancora oggi considerate le aree centrali dell'attività artistica: architettura, scultura e pittura.

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Das Konzept von "r a u m"

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Was ist Raum? Wo ist der Raum? Und wie wird Raum wahrgenommen? Ausgehend von der Entität „Raum“ soll die Forschung verschiedene Konzepte räumlicher Konstrukte untersuchen, um sich dem Phänomen der Dreidimensionalität zu nähern.

 

Der Architekt soll durch das Handeln nach eigener These / Aussage eine architektonische Antwort auf das Thema Raum formulieren können. Ausgehend von einem dualistischen Modell von physischem Raum (extern, objektiv) und mentalem Raum (intern, subjektiv), in dem auch unsere Wahrnehmung stattfindet, soll ein drittes räumliches Modell erarbeitet werden, nämlich ein Modell des „absoluten Raums“, Raum oder Dreidimensionalität werden nicht mehr als abstrakte Hülle mit ihrer Fähigkeit, Inhalte zu tragen, gesehen. Es ist die Idee, dass Raum durch die einzige Eigenschaft definiert wird, räumlich zu sein.

 

Ausgehend von dieser Annahme wird der "absolute Raum" schließlich zu jenem Urraum als grundlegendem Vormodell für weitere Raumkonzepte. Durch diese oben erwähnte theoretische Anlage wird jene Idee des „Projekts“ (Heideggers ent-wurf) als Prämisse für ein architektonisches Projekt verfolgt, in dem drei unterschiedliche Raumkonzepte und die ihnen zugrunde liegende Beziehung im Glauben thematisiert werden dass Architektur als eine Disziplin, die Räume generiert, in der Lage sein muss, jede Art von Raum - einschließlich nicht-physischer Räume - zu produzieren oder zu modellieren, um ein Projekt zu generieren, das auf Fragen der Konzeption, Wahrnehmung und Verlagerung von Raum antwortet.

 

Als Folge dieser Praxis wird die Unterbringung als Programm gewählt. ein Haus einzurichten, egal ob als Wohn- oder Feriendomizil, auf jeden Fall als intimes persönliches Refugium wahrgenommen, um sich gegen die Außenwelt zu wehren oder um zu entspannen und sich neu zu entdecken. Wie die drei genannten Konzepte enthält das Haus drei verschiedene räumliche Universen:

 

Das erste Universum befasst sich mit dem physikalischen architektonischen Raum, begrenzt und klar definiert - mit Bezug auf das Thema der umgebenden Landschaft, mit der massiven Struktur, die die Hülle definiert. S es ist ein Strandhaus - z.B. in Holland - je nach Flut oder Ebbe betreten Sie das Gebäude mit dem Boot oder zu Fuß.

 

Das zweite Universum oder räumliche Konstrukt befasst sich mit der mentalen, inneren oder subjektiven Realität. Wo Gedanken, Träume und die Wahrnehmung der Außenwelt stattfinden. Es ist ein Versuch, unserem unendlichen und schwer verständlichen Raum unserer selbst eine physische Präsenz zu verleihen. Ein Raum, wo es mit dem physischen Raum außerhalb des mentalen Raums bricht, wo kein Zentrum, keine Masse oder Struktur (mehr) identifiziert werden kann. Räumlich ist es die Idee einer Hülle, in der die Einfaltungen einen beleuchteten begehbaren Bildrahmen erzeugen. Wo nur Licht Raum formt. Wo nur die Oberfläche vorhanden ist und die Masse verschwunden ist. An diesem Ort dieser zwischen Innen und Außen gerahmten Bilder spielt sich das „Leben“ ab. Es geschieht an dem Punkt, an dem die äußere Wahrnehmung im inneren mentalen Raum erscheint.

 

Das dritte Raumkonzept stellt den absoluten Raum dar: der einzige Raum im Haus, der in der Lage ist, die notwendige Introversion zu erzeugen, um sich zu verstecken und zu denken und / oder in dieser Art von absoluter Leere allein zu sein. Dort wird die Vorstellung vom absoluten Raum, wie man ihn sich in einer Hülle oder einem Container vorstellen kann, körperlich erfahrbar. Es ist Raum ohne Inhalt. Der abstrakteste Ort, an dem es scheinbar keinen Maßstab, keinen Abstand, keine Grenze oder Elemente gibt, die den Raum bilden. Es ist drinnen oder draußen – es ist ein Ort dahinter.

 

Es ist der Ort des Potenzials.

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